Corpo Consolare Milano Lombardia – Premio Annuale 2018 – Cerimonia alla Società del Giardino Milano – Europasia informa

Pubblicato novembre 15, 2018 di instat
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Premiazione annuale del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia
GRAZIE A SEI PERSONALITA’ PER LA FATTIVA COLLABORAZIONE

Come ormai da tradizione, a fine novembre si è svolta la cerimonia di Premiazione Annuale del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia. Un evento molto significativo durante il quale si assegnano  riconoscimenti a personalità che si sono distinte per il loro impegno nella promozione dell’immagine dell’Italia all’estero e per la particolare collaborazione con il Corpo Diplomatico.

L’edizione 2018 si è svolta a Palazzo Spinola di Milano, sede storica della Società del Giardino. Premiati Giovanna Vilasi (Prefetto di Monza); Marina Anna Tavassi (Presidente della Corte d’Appello di Milano, prima donna a ricoprire l’alto incarico); Generale di C.A. Silvano Frigerio (Comandante della 1^ Regione Aerea e del Presidio Militare dal quale dipendono circa 200 aerei e 8.000 uomini); Generale di C.A. Gaetano Maruccia (Comandante Interregionale Carabinieri “Pastrengo”); Generale di C.A. Roberto Perretti (Comandante del Corpo di Reazione Rapida della Nato); Generale di C.A. Giuseppe Vicanolo (Comandante Interregionale della Guardia di Finanza dell’Italia Nord Occidentale sempre più impegnata nel contrastare organizzazioni criminali che superano i confini di Stato). A conferire i riconoscimenti Fabrizio Sala, Vice Presidente della Regione Lombardia; Renato Saccone, Prefetto di Milano; Alessandro Fermi, Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia; Roberta Guaineri, Assessore al Turismo, Sport, Spettacolo e Tempo Libero del Comune di Milano; Walid Haidar, Decano del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia; Patrizia Signorini, Vice Decano del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia.

Nel qualificato parterre di invitati, il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

“Il premio – spiega Patrizia Signorini, che ne è stata tra gli ideatori e ne cura direttamente l’organizzazione – nasce nel 2008 ed è assegnato ogni anno ad autorità civili, militari, istituzionali, oltre che a personalità del mondo della cultura, dell’economia e della società civile che hanno dato un contributo fondamentale all’immagine dell’Italia nel mondo.”

Con 123 rappresentanze, il Corpo Consolare di Milano e della Lombardia è numericamente il più significativo al mondo a dimostrare l’importanza della città e della regione nel panorama internazionale.

Gli stranieri a Milano rappresentano una importante e vitale componente della città: non soltanto da un punto di vista economico, ma anche culturale considerato che sono oltre 60 gli istituti culturali di Paesi esteri presenti in città. Si inseriscono pienamente in una regione che produce 130 mld di PIL, annovera quasi un milione di imprese e vede rafforzare continuamente la sua immagine nel mondo anche grazie ai diplomatici che vi risiedono.

Foto:

Walid Haidar e Consorte, Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici, Gian Valerio Lombardi, Fabrizio Rindi

Antonio Pennino, Arturo Artom, Achille Colombo Clerici, Gianvico Maria Camisasca

Marina Tavassi con Achille Colombo Clerici

Il prefetto di Monza Giovanna Vilasi con Achille Colombo Clerici

 

 

 

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Marcello Staglieno ricordato a Milano con la presentazione del Libro sulla Famiglia – Biblioteca Sormani Sala del Grechetto Milano – Europasia informa

Pubblicato novembre 13, 2018 di instat
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Ricordato a Milano In occasione della presentazione del libro sulla famiglia

MARCELLO STAGLIENO, ARALDO DEI PIU’ NOBILI VALORI BORGHESI

Marcello Staglieno, giornalista scrittore e politico, è stato ricordato a Milano, Sala del Grechetto – stracolma – della Bibblioteca Sormani in occasione dell’ottantaquattresimo anniversario della nascita con la presentazione del volume “Gli Staglieno. Origini, ritratti e protagonisti di una storica famiglia patrizia genovese” a cura di Andrea Lercari, Sagep Editori Genova. Tra i selezionati invitati, accolti dalla signora Monica Amari Staglieno, con il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, che di Staglieno fu amico ed estimatore, Pasquale e Amalia Spinelli, Domingo ed Elena Merry del Val, Fernanda Giulini, Maria Antonietta Paveri Fontana, Virgiliana Tibertelli de Pisis, Lorenza Fisogni, Maria Grazia Cassitto, Antonino Giannone.

La straordinaria avventura umana e professionale di Staglieno germina in una famiglia (che rivendica la discendenza da Caio Elio Staleno, senatore romano e tribuno della plebe, nemico di Marco Tullio Cicerone) la quale si afferma nel tessuto sociale ed economico genovese il XIV e il XV secolo, prendendo anche parte ai commerci internazionali nel Mediterraneo, come consuetudine dei membri del ceto dirigente genovese.

Nel libro, attraverso i saggi di Monica Amari Staglieno, Franco Contorbia, Diego Divano e Andrea Lercari, si ripercorre quindi una storia familiare che dal Medioevo arriva ai giorni nostri, nella quale emergono, tra le altre, tre figure omonime di particolare rilievo: il magistrato Marcello Staglieno (1772-1847), presidente del Senato di Piemonte; il marchese Marcello Staglieno (1829-1909), poliedrico studioso di storia patria , antesignano degli studi colombiani; per arrivare al giornalista Marcello Staglieno (1938-2013), cofondatore con Indro Montanelli de Il Giornale, scrittore, senatore e vice presidente del Senato della Repubblica italiana.

Staglieno – come hanno tratteggiato gli interventi di Fernando Mezzetti, editorialista, già corrispondente de Il Giornale da Pechino e da Mosca, Gabriella Airaldi, Università di Genova, Pier Luigi Vercesi del Corriere della Sera – fin dall’età nella quale i coetanei si impegnano nelle partite di pallone all’oratorio, si proietta in un mondo di grande valenza culturale: per citare, conosce letterati e scrittori. A Genova frequenta Giovanni Ansaldo, partecipa col padre Aldo Luigi alla ricerca e al ritrovamento delle spoglie di Emstel Junger, figlio del filosofo e scrittore Ernst autore di Tempeste d’Acciaio, caduto nel ’44 sulla Linea Gotica.

Giuseppe Prezzolini lo presenta a Indro Montanelli che con lui lavorerà fianco a fianco per ben 18 anni; un rapporto cementato da una comunanza di valori borghesi intesi nel senso più alto del termine, fino  a quando Staglieno decide di mettersi in politica con la Lega di Bossi. Montanelli ci resta male. Ma Staglieno ha visto nel nuovo movimento uno strumento di rinnovamento di una classe politica travolta non solo da Mani Pulite ma soprattutto da una crisi profonda dei valori da essa sin lì propugnati. Con Miglio intendeva migliorare la Lega dall’interno per renderla adatta alla guida del Paese. Tentativo che fallì e che portò Staglieno ad abbandonare la politica attiva. Perché era stato educato, e perché si era sempre comportato, con coraggio, sapere e dignità nelle alterne e complesse  vicende della vita.

Come è stato ricordato nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani  dove Staglieno nel 1984 presentò il libro su Longanesi scritto con Montanelli.

Foto:
Fernando Mezzetti, Monica Amari Staglieno, Achille Colombo Clerici

 

 

Qn Il Giorno pag. 22 – Ediz. 10.11.2018 Il verde va curato – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato novembre 12, 2018 di instat
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Le drammatiche calamità naturali di queste settimane – destinate a verificarsi in numero e gravità sempre maggiore a causa dei mutamenti climatici – hanno riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica la fragilità del territorio sul quale vive la grande maggioranza degli italiani.

Secondo il rapporto Ispra del 2017 è a rischio il 91% dei nostri comuni. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% in zone alluvionabili.

Complessivamente, sono oltre 7 milioni le persone che risiedono nei territori vulnerabili: oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana e più di 6 in zone a pericolosità idraulica. I valori più elevati di popolazione a rischio si trovano in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Minacciato anche il patrimonio culturale. I dati individuano nelle aree franabili quasi 38 mila beni culturali, mentre sfiorano i 40 mila i monumenti a rischio inondazione.

Anche gli alberi che abbelliscono le nostre città e sono il principale alleato antismog (assorbendo fino a 150 chili di CO2 all’anno per albero) possono diventare un pericolo: sono oltre un milione e vivono in un habitat artificioso; il traffico, l’asfaltatura rovinano spesso le radici e col tempo, possono compromettere la stabilità della una pianta.

Le radici di un albero cittadino spesse volte non sono proporzionate all’altezza del tronco, per difficoltà di crescita dovuta alla scarsa ossigenazione del terreno.

Tagliando le radici superficiali si compromette la stabilità dell’albero.   Inoltre la potatura radicale, praticata nelle nostre città, consente sì una razionalizzazione della gestione del verde, ma finisce per indebolire gli alberi, in quanto senza la protezione della chioma i funghi possono attaccare più facilmente il fusto divorandolo dall’interno.

Sul fronte del territorio, dunque, è evidente l’assoluta necessità di maggiori investimenti in termini di prevenzione, attraverso cui affermare una nuova cultura dell’impiego del suolo che metta al primo posto la sicurezza della collettività e ponga fine, da un lato a usi speculativi e abusivi del suolo stesso, dall’altro al suo completo abbandono. E sugli alberi in città è necessario un monitoraggio costante, e intervenire con l’abbattimento, accompagnato dalla ripiantumazione, laddove esso si renda necessario e nonostante le eventuali e comprensibili proteste dei cittadini.

Immobili della Chiesa – Dato del “20% del patrimonio immobiliare italiano” in proprietà della Chiesa è inattendibile – IEA informa

Pubblicato novembre 7, 2018 di instat
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Achille Colombo Clerici Presidente di Europasia

ASSOLUTAMENTE INATTENDIBILE IL DATO CHE ATTRIBUISCE ALLA CHIESA LA PROPRIETA’ DEL 20% DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE NAZIONALE.

DATI STIMATI DA Europasia:
1 % a livello nazionale
3-4 % nella città di Roma

 

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Riferendosi a quanto riportato da alcuni organi di stampa che, a proposito delle proprietà immobiliari della Chiesa, parlano di ben il 20% del patrimonio edilizio nazionale, l’avv. Achille Colombo Clerici, Presidente dell’Istituto Europa Asia: “Il dato non è minimamente attendibile e risulta assolutamente lontano dalla realtà.”

E tra l’altro tale inattendibilità ictu oculi è di immediata percepibilità.

Tutti gli italiani infatti hanno sotto gli occhi una realtà diversa da quella che viene rappresentata con il dato che parla di un immobile della Chiesa ogni cinque posseduti dalla cittadinanza.

Questo dato non vale nemmeno nella città di Roma dove pure, nel centro storico, si presenta la maggior concentrazione di immobili religiosi a livello nazionale.

Secondo i dati in possesso di Europasia, nella Città Eterna gli immobili riconducibili alla Chiesa Cattolica, nella sua globalità di enti ed istituzioni ecclesiastici (compresi gli immobili extraterritoriali e quelli destinati al culto) dovrebbero aggirarsi attorno al 3/ 4 % del totale.

A livello nazionale, viceversa, la quota di questi immobili (compresi quelli di culto) si attesterebbe attorno all’ 1 % del totale.

Si tratta pur sempre di una quantità considerevole atteso ad esempio  il numero complessivo degli immobili che nella sola Roma supera le 120 mila unità.

Aggiunge Colombo Clerici: “Consideriamo peraltro che la gran parte del patrimonio edilizio esistente nelle nostre città è stato realizzato a partire dal secondo dopoguerra, fuori dai centri storici; e nelle zone periferiche e semiperiferiche la presenza di immobili della Chiesa è rarefatta.

Riferendoci al patrimonio italiano edificato, stiamo parlando di una realtà edilizia che si localizza in ben 8102 comuni (oltre la metà dei quali sotto i 2500 abitanti), con una concentrazione demografica del 46% in comuni con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti; in ciascuno dei quali sono presenti solo una o alcune chiese (non sempre dotate delle c.d. attrezzature complementari di culto: ad esempio canonica-oratorio-campo sportivo), qualche struttura appartenente ad ordini o congregazioni religiose; con frequentemente scarsi beni a reddito, quali terreni e fabbricati, gestiti dagli enti diocesani per il sostentamento del clero.”

Abusivismo edilizio – Demolizioni – Intervista di Panorama ad Achille Colombo Clerici 6 nov. 2018

Pubblicato novembre 6, 2018 di instat
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Achille Colombo Clerici intervistato da Panorama
Case abusive: perché in Italia è difficile demolirle

Pubblichiamo l’intervento del Presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia Achille Colombo Clerici sull’abusivismo edilizio nell’articolo della giornalista Eleonora Lo Russo di Panorama

In Italia ci sono oltre 57.400 case abusive, censite e non demolite. Solo il 3% di questi, pari a 1.850, è stato acquisito come patrimonio del Demanio, come previsto dalla legge in questi casi allo scadere dei 90 giorni del decreto giudiziario. Le demolizioni sono pari al 19,6%: in pratica, in meno di un caso su 5 si interviene con le ruspe per abbattere case, capannoni o villette abusive come quella di Casteldaccia, in provincia di Palermo, dove sono morte 9 persone per l’esondazione del torrente Milicia che si trova a soli 150 metri. A dirlo sono i dati del rapporto Abbatti l’abuso di Legambiente, presentati proprio a Palermo meno di due mesi fa.

Colpa della burocrazia, ma anche della mancanza di personale per eseguire controlli o notificare le ordinanze comunali. Senza contare i costi di demolizione vera e propria che spesso ricadono sui Comuni, già alle prese con problemi economici, se non di vero e proprio dissesto, come nel caso della località siciliana. Esiste poi un problema legato alla giustizia italiana.

Ricorsi, sospensioni e giustizia lenta

“Da un punto di vista legale il motivo principale per cui non si riesce a intervenire con le demolizioni è legato all’iter giudiziario: le ordinanze di demolizione emesse dai Comuni nella maggior parte dei casi vengono impugnate dai proprietari degli immobili davanti agli organi della giustizia amministrativa, ossia il Tar. Questi normalmente chiedono la cosiddetta sospensiva che permette di rimanere nell’appartamento o nell’edificio ai proprietari, che nel frattempo presentano un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato. Il Comune avrebbe teoricamente vinto e quindi sarebbe legittimato a intervenire con la ruspa, ma non lo fa perché, nel caso in cui il Consiglio di Stato dovesse dare ragione al proprietario, si troverebbe costretto a pagare i danni. Il problema è che le udienze davanti al Consiglio di Stato sono fissate con tempi lunghissimi e una sentenza può arrivare anche dopo 5 o 6 anni” spiega a Panorama.it Roberto Bergaglio, avvocato penalista del Foro di Milano.

Mancanza di organici

Nel caso di Casteldaccia, l’ex sindaco Fabio Spatafora, ha parlato di migliaia di richieste di sanatoria inevase, per mancanza di personale: l’Amministrazione contava solo su 6 vigili per effettuare sopralluoghi su tutto il territorio comunale. Anche nei casi nei quali il Comune aveva emesso ordini di demolizione, spesso i proprietari o non permettevano di effettuare i controlli o non avevano ottemperato, ricorrendo al Tar, come nel caso di Casteldaccia; oppure ancora avevano ignorato l’ordinanza. Nel caso in cui il proprietario non rispetta l’ordinanza entro 90 giorni, poi, la legge prevede che il bene immobile sia acquisito dal demanio, che deve procedere alla demolizione. Ma se mancano i fondi? E gli occupanti dell’appartamento o dell’edificio, sono obbligati a lasciarlo?

“Presupposti per sgomberare ci sarebbero, ma il timore di un ricorso al Consiglio di Stato frena le Amministrazioni. In caso di sospensiva, come detto, i proprietari possono continuare ad abitare nell’immobile, nonostante un primo riconoscimento dell’abuso edilizio. Il problema vero è che in Italia la giustizia è lenta: lo è quella penale, lo è di più quella civile e lo è ancora di più quella amministrativa” dice l’avvocato Bergaglio.

Demolire costa troppo?

La mancanza di fondi per la demolizione rappresenta spesso un ostacolo per le Amministrazioni comunali. Ma anche quando questi ci sono, spesso non sono utilizzati, come accade al Fondo per la demolizione delle opere abusive, creato dalla Cassa Depositi e Prestiti, di cui sarebbe stato usato poco più della metà (55%). I Sindaci potrebbero contare anche su 50 milioni di euro, a disposizione dall’ottobre del 2004 (a rotazione e senza interessi) per l’anticipo delle spese sostenute e che poi spetterebbe ai proprietari degli immobili abusivi rifondere interamente. Ma solo 140 Amministrazioni ne hanno fatto richiesta nel 2014, per un totale di 509 mila euro.

A questo si aggiungano le lungaggini burocratiche che disincentivano il ricorso a questi fondi: il Comune che ne fa richiesta deve presentare un’apposita documentazione a supporto, poi procede con la demolizione e solo a lavori ultimati viene rimborsato sulla base di quanto fatturato dall’azienda incaricata. Una procedura tale da bloccarsi spesso prima di partire.

Le regioni più “abusive”

Secondo il report di Legambiente il primato negativo spetta alla Campania, dove dal 2004 ad oggi solo il 3% delle costruzioni abusive è stato demolito. A seguire ci sono la Calabria (6%), la Puglia, (16,3%) e la Sicilia (16,4%). La regione più virtuosa risulta, invece, il Friuli Venezia Giulia, con il 65,1% di edifici illegali rasi al suolo, seguita dalla Lombardia (37,7%) e dal Veneto (31,5%). L’unica regione del centro-sud ad attestarsi ai primi posti è la Toscana, con il 24,8% di demolizioni.

Un problema “storico”

A confermare una situazione di forte differenziazione a livello territoriale è il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici: “Purtroppo il fenomeno di un certo abusivismo è localizzato prevalentemente al sud, ma occorre fare delle distinzioni e soprattutto inquadrare il fenomeno a livello storico: fino al 1942 non c’erano piani regolatori, il 30% del patrimonio edilizio è stato realizzato prima, tra gli anni ’20 e ’30. Qualcuno oggi si ritrova semplicemente vecchie case, realizzate in assenza di norme e riammodernate. In questo caso i cittadini non vanno criminalizzati” spiega Colombo Clerici, che è anche presidente di Federlombardia Edilizia.

“Ben diverso è il caso dell’abusivismo per speculazione o quello di immobili realizzati in situazioni di compromissione grave dell’ambiente da un punto di vista paesaggistico, o ancora se ci sono pericoli per quanto riguarda la condizione idrogeologica. Per tutto ciò che non rientra in questa casistica, però, occorre procedere con cautela, anche perché siamo in una situazione di farragine normativa: non c’è uniformità di leggi a livello nazionale e la frammentazione regionale rende tutto più difficile” dice il presidente di Assoedilizia.

Il ministro dell’Ambiente, Costa, ha chiesto una norma veloce contro gli abusi edilizi: “Sono d’accordo, occorre una legge urbanistica, così come una normativa sul regime dei suoli e il consumo dei suoli, che però non sia pensata modulando quelle di paesi come Francia o Gran Bretagna, ma che tenga conto delle peculiarità del territorio italiano” conclude Colombo Clerici

 

QN Il Giorno pag. 27 – 03.11.2018 L’integrazione dà futuro (Achille Colombo Clerici)

Pubblicato novembre 5, 2018 di instat
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Milano è ormai una città che vive pienamente la sua contemporaneità storica: competitività sul piano della attrattività internazionale, funzionalità socio-economica, centralità a livello globale sul piano culturale e dell’immagine.

Anche se è ancora bruciante lo sfregio subito dalla città e dall’Italia con la mancata assegnazione, della sede EMA, da parte della Unione Europea, di cui tutti oggi sembrano dimenticarsi, la Milano della conoscenza – la più recente fase di una trasformazione continua dalla Milano fordista degli anni ’50-’70 – attira e trattiene talenti: per citare, sono oltre 30.000 gli studenti stranieri che seguono corsi di specializzazione alla Bocconi e al Politecnico.

Mentre sul piano sociologico la condivisione, la sharing economy, con gli scambi culturali sono la chiave di lettura delle nuove tendenze della vita urbana, sul piano territoriale assistiamo ad una forte accelerazione del processo di urbanizzazione, e ad un sovrauso spazio/temporale della città.

Ma i nuovi poli sorti sul riuso delle aree industriali dismesse, nelle periferie, non hanno eliminato isole di emarginazione, periferie sociali nelle quali i rapporti umani sono in crisi: a Milano ben 7 persone su 10 non conoscono neppure il vicino di casa mentre magari sono connesse con mezzo mondo.

Nasce a Bologna, ma trova rapida diffusione a Milano l’idea di utilizzare i social per “mettere in rete” i residenti di un condominio o di una via, di un pezzo di quartiere: 438 le social streets con 50.000 aderenti. Organizzano biblioteche, corsi di cucina, di computer per anziani e molto altro, alcuni bar svolgono funzioni di portineria – ritiro pacchi, custodia di chiavi e quant’altro – per i condomìni che sono privi di tale servizio. Il tutto all’insegna della gratuità.

L’immigrazione è fenomeno non nuovo per Milano che ha accolto una quota consistente dei grandi movimenti interni che interessarono l’Italia degli anni ’50 e ‘60: 17 milioni di persone dal sud e dal nordest. E quelle extracomunitarie di questi anni, 6 milioni.

Se la prima ondata migratoria contribuì a gettare le fondamenta della Milano di oggi, obiettivo della città dovrebbe essere un grande sforzo per integrare la seconda ondata (in maggioranza di religione cristiana) come è avvenuto con la comunità cinese.

L’apporto degli immigrati nelle campagne, come nelle fabbriche, come nell’assistenza agli anziani, come nel commercio e in misura minore, per ora, nelle professioni liberali, rimane fondamentale per il progresso della nostra società.

 

QN – Il Giorno – Ed. Milano pag. 19 – 28.10.2018 “La Banda della Polizia incanta la Scala – Ovazione per Morricone”

Pubblicato ottobre 29, 2018 di instat
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La banda della polizia incanta la Scala.
Ovazione per Morricone.
Un successo il concerto alla Scala della banda della polizia che ha festeggiato 90 anni.

Oltre al capo della polizia Franco Gabrielli al questore Cardona e al ministro Marco Bussetti, il compositore Ennio Morricone E il premio Oscar ha dichiarato: “La banda della polizia è una vera e propria orchestra apprezzo esecuzioni e orchestrazioni di Maurizio Billi che sa cosa significa lavorare con una orchestra di fiati. Non è semplice. Nelle trascrizioni c’è sempre la possibilità di sbagliare gli equilibri tra sassofoni, clarinetti, ottoni e altri strumenti” Per I03 orchestrali classica contemporanea, Verdi e colonne sonore di Morricone

INSIEME Da sinistra il questore Marcello Cardona e il presidente di Assoedilizia e Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici
In alto a sinistra, il sovrintendente della Scala Alexander Pereira a colloquio con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti;
a destra l’ovazione per Ennio Morricone;
a sinistra il capo della polizia Franco Gabrielli e il questore Marcello Cardona