Alla Società del Giardino Galà di Riccardo e Magdy Riccardi – IL GIORNO DEL 13 Dicembre 2017

Pubblicato dicembre 15, 2017 di instat
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Alla Società del Giardino Galà di Riccardo e Magdy Riccardi – IL GIORNO DEL  13 Dicembre 2017

Che Gran Galà al Giardino

La festa della Milano solidale

Gli auguri di Natale di Magdy e Riccardo Riccardi

 

TRADIZIONALE festa natalizia alla Società del Giardino di Magdy e Riccardo Riccardi, smoking bianco con braccio ingessato per lui e abito stile Charleston per lei.

Riccardo Riccardi, già presidente della Banca Nuova Terra, con la passione della scrittura, attuale collaboratore de «Il Giorno» ha scelto il nome dei tavoli con i tipici dolci italiani: panettone, struffoli, buccellato, strudel.

Mise colorate per le signore, rosso fuoco per Carla Limido, pailletes oro per Alessandra Artom, nero con ricami bianchi firmato Tolentino per Antonella Arcuri, rosa lungo per Silvana Fiolini, verde per Maria Luisa Celoria.

APERITIVO con isole con polenta, formaggi, salumi e l’immancabile culatello in onore di Riccardo Riccardi, socio dell’ordine del culatello supremo che si riunisce da quasi quarant’anni a Soragna alla ricerca del Culatello Supremo. La serata è stata aperta con l’inno nazionale, cena con risotto, baccalà mantecato, agnello e un mega panettone di dieci chili e tutti in pista con musica dal vivo del maestro Mario Pinna. In una serata ludica, i coniugi Riccardi hanno pensato anche alla solidarietà con una lotteria, in palio gli originali centrotavola natalizi rappresentati dal tipico dolce meneghino, il panettone.

Il ricavato sarà devoluto all’opera San Francesco per i Poveri, fondata nel 1959 dai Frati Cappuccini di viale Piave che offre ai poveri assistenza gratuita e accoglienza, oltre a soddisfare bisogni primari e reali di persone in grave difficoltà offre a loro ascolto e protezione.

TRA I PRESENTI il Direttore de Il Giorno Sandro Neri, Roberto Gervaso, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sopranzetti direttore Banca d’Italia di Milano, il professor Gianpiero Campanelli, Ernesto Pellegrini, Annalisa e Umberto Paolucci, Simone e Carla Limido, Alessandra e Arturo Artom, Fabio Cerchai, Salomone ed Emanuela Gattegno, Rosario ed Annamaria Alessandrello, Lucia e Mario Boselli, Marinella Di Capua, Silvana e Urbano Alessi, lo stilista Gianni Tolentino, Antonella Arcuri. Raffaella Parisi, Miriam Volterra che ha scelto un abito nero vedo-non vedo con camicia in pizzo e gonna, completano il look gli orecchini importanti.

Tra gli ospiti anche Fabio Cerchiai con la moglie in tubino rosso di pizzo e stola in tinta; tra gli altri, Roberto Gervaso ed Ernesto Pellegrini,  Gianni Tolentino con Antonella Arcuri; Gianmaria Pinna con la moglie; Giuseppe Sopranzetti con la moglie e Simone Limido.

 

Foto:

– Achille e Giovanna Colombo Clerici con Riccardo Riccardi

 

– Pierluigi Magnaschi, Giuseppe Sopranzetti, Achille e Giovanna Colombo Clerici, Ines Pellegrini

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Banca d’Italia Bankitalia Milano – Libro “Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca” di Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca, Donzelli Editore – Presentazione. – IEA informa

Pubblicato dicembre 15, 2017 di instat
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Istituto Europa Asia IEA

EUROPASIA

Europe Asia Institute

 

La Redazione informa

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In Banca d’Italia, sede di Milano, presentazione del libro di Bolaffi e Ciocca

GERMANIA ED EUROPA, OPPORTUNITA’ E RISCHI

Faville – di falò o di stelline di Natale – alla presentazione alla Banca d’Italia di  Milano del libro “Germania/Europa”.

Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca” di Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca, Donzelli Editore. A innescarle con la franchezza di una discussione tra amici il console generale aggiunto di Germania Peter von Wesendonk il cui esordio (sintetizziamo) “Voi italiani non soltanto difendete i vostri difetti ma pretendete che gli altri Paesi li accettino” ha vivacizzato non poco il dibattito fino ad allora parecchio interessante, ma obbediente ai crismi di ogni simile evento. Trasformandolo in un confronto tra nord e sud del Continente, con rispettivi portavoce Italia e Germania, appunto.

Dice Angelo Bolaffi :”Il vero segreto dell’odierna leadership tedesca, quello che potremmo chiamare il fondamento della sua capacità egemonica, non è di natura economica, come molti ritengono, ma è in primo luogo di natura spirituale e culturale: consiste in una trasformazione epocale, in una sorta di miracolo etico-politico, un “miracolo democratico””.

Aggiunge Pierluigi Ciocca: “Sul piano geopolitico la Germania ha rilievo se inscritta nell’Euroarea e nell’Unione Europea. Ha bisogno dell’Europa non meno di quanto ne abbia l’Europa della Germania. La condizione affinché trovi negli altri Paesi europei piena cooperazione è che sappia comprendere i loro problemi, non ne ostacoli il superamento, contribuisca a risolverli senza imporre le soluzioni”.

La Germania rappresenta, in questo difficile passaggio storico, disseminato di sfide inedite del mondo globale, il baricentro di una Europa sempre più fragile nei suoi equilibri e nella sua stessa esistenza: è innegabile che le sorti di un’unione faticosamente raggiunta dipendano fortemente dagli orientamenti e dalle scelte che è chiamata a compiere, nel prossimo futuro, la nazione tedesca.

È una verità di cui spesso i suoi vicini europei stentano a prendere coscienza, manifestando atteggiamenti di aperta insofferenza e incomprensione nei confronti di un paese la cui storia ha dolorosamente pesato sui destini dell’intero Vecchio continente. Cos’è, dunque, la Germania di oggi? È in grado di esercitare quella leadership all’interno dell’Unione che oggettivamente le spetta? Le sue scelte di politica economica, improntate all’austerità e al rispetto dell’ortodossia delle regole di bilancio comunitarie, sono un modello o un intralcio per la costruzione di una politica economica comune?

Partendo da punti di vista autonomi e non sempre convergenti, Angelo Bolaffi e Pierluigi Ciocca affrontano in questo volume i nodi più intricati della vicenda tedesca, e insieme di quella europea, in un confronto serrato su una questione ineludibile per tutti noi europei: cosa ne sarà dell’Europa se la Germania non riuscirà a interpretare con responsabilità e saggezza il suo ruolo di cuore federativo?

A questi interrogativi, che sottintendono di per se’ le risposte, si sono aggiunti, dopo l’articolata presentazione del direttore della Banca d’Italia di Milano Giuseppe Sopranzetti (citando Visco “l’Italia, vittima di un’amnesia collettiva, ha perso vent’anni”)  i pareri di Federico Carli, Associazione Guido Carli; dell’economista Giorgio La Malfa; di Giangiacomo Nardozzi, già professore di Economia politica nel Politecnico di Milano; moderati con la consueta pacata autorevolezza dall’editorialista del Corriere della Sera Federico Fubini.

Se, come afferma la saggezza del popolo “non c’è un fosso se non ci sono due rive” ovvero i torti e le ragioni non stanno mai da una parte sola, di particolare interesse è stata l’opinione di La Malfa: “La moneta unica, voluta da Mitterrand  per  “ingabbiare” lo strapotere del marco tedesco, si è rivelata un errore politico”. L’opinione più diffusa è che i capitali siano affluiti in misura ancora maggiore verso il “centro forte” del Continente, la Germania appunto, la quale continua ad accumulare surplus commerciale. Ma se la Germania che, secondo Fubini, vede aumentare costantemente la presenza di giovani italiani,  intende – e ne avrebbe l’obbligo morale e culturale – guidare in tali termini l’Unione Europea, deve aiutare i Paesi meno abbienti (o anche, diciamolo pure, meno virtuosi), non limitarsi a imporre vincoli di austerità. Se ciò continuerà a verificarsi, la situazione diverrà insostenibile. Ci rimetteremmo tutti: Paesi come l’Italia, ma anche la stessa Germania. E alla fine tutta la costruzione dell’Unione Europea.

 

 

Foto: Il Console generale aggiunto di Germania a Milano, Peter von Wesendonk  con il presidente IEA Achille Colombo Clerici

 

“Città motori di crescita” QN Il Giorno del 9 dicembre 2017 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato dicembre 11, 2017 di instat
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Oggi è ormai largamente condivisa l’idea che la rigenerazione urbana rappresenti nel nostro Paese una urgenza storica sul piano, culturale, sociale, economico.

Le nostre città debbono adeguarsi allo standard europeo per vincere la sfida della competitività internazionale, come motori di crescita, diventando sempre più attrattive attraverso la qualità del vivere per le persone e la qualità dei servizi alle imprese.

La seconda ragione è costituita dalla valenza anticiclica. Per rafforzare i timidi segni di ripresa è quanto mai impellente l’esigenza di dar vita ad un vasto processo di riqualificazione delle città che possa rappresentare il volano per una ripartenza dell’ immobiliare e quindi dell’economia in generale.

C’ è poi la questione del risparmio del suolo, a fronte di una progressiva tendenza al crescere della immigrazione e all’inurbamento. Si dovrà tendere sempre più, non solo al miglior utilizzo delle risorse edilizie esistenti, ma anche ad una progressiva densificazione del tessuto urbano, superando i pregiudizi della vetero urbanistica. Crescita in altezza degli edifici, pieno utilizzo delle risorse edilizie esistenti, conservazione acritica del costruito.

Infine, ma non ultima per importanza, l’urgenza di assicurare sicurezza a chi vive in alloggi esposti alle conseguenze delle calamità naturali: eventi sismici, alluvioni, smottamenti.

Il tema sarà nuovamente riproposto dalla Fondazione Fiorentino Sullo in un convegno che si terrà a Salerno a fine gennaio prossimo.

Per ottenere il miglior risultato nella rigenerazione urbana è necessario approdare ad un processo di sistema che permetta di superare la “resistenza” dei condomini.
E’ dunque opportuno immaginare – per le operazioni di sostituzione edilizia – una serie di incentivi che inneschino forti motivazioni nei condòmini e nell’intera filiera immobiliare, dal promotore, al costruttore, all’ intermediario, all’investitore finale, anche locatore, istituendo una zona franca fiscale, corredata peraltro da incentivi premiali in termini volumetrici.

Alla base, resta il problema di mettere ordine nella legislazione edilizio-urbanistica, intervenendo con i poteri nazionali. Per dire: in Lombardia si fa qualcosa di diverso da quel che si fa nel resto dell’Italia; e a Milano si fa qualcosa di diverso dal resto della Lombardia e del Paese, anche in termini di diritti soggettivi.

 

Maurizio De Tilla, Cordoglio per la scomparsa – La morte a Napoli nella sua casa – Assoedilizia partecipa al cordoglio

Pubblicato dicembre 11, 2017 di instat
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      A s s o e d i l i z i a

La scomparsa dell’avv. Maurizio de Tilla

COLOMBO CLERICI: UNA GRANDE FIGURA DELLA PROFESSIONE LEGALE IN ITALIA

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici esprime profondo cordoglio alla famiglia per la scomparsa dell’avv. Maurizio de Tilla nel ricordo della pluridecennale amicizia e della profonda stima per le preclari doti di umanità, di integrità morale, di alto senso etico nella professione legale in Italia.

La scomparsa, a seguito di una grave malattia, è avvenuta a Napoli, la città in cui era nato nel 1941.   Dal 1966 de Tilla aveva iniziato ad esercitare l’attività di avvocato civilista nel capoluogo campano, ricoprendo, poi, nel tempo, numerose cariche di rappresentanza della categoria: era stato, fra l’altro, presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli, presidente della Cassa nazionale di previdenza forense (dal 1997 al 2007), incarico svolto in contemporanea con l’elezione alla guida dell’Adepp (Associazione degli Enti previdenziali privati e privatizzati). Dal 2013 era al vertice dell’Anai (Associazione nazionale avvocati italiani), organismo nato con “l’obiettivo di difendere i valori morali e civili della professione forense, nonché l’indipendenza e la dignità dell’avvocato, lottando contro quei provvedimenti legislativi che saranno ritenuti inadeguati e dannosi”. Fra le battaglie in difesa dell’avvocatura in cui si distinse, quella condotta dal 2006 contro le liberalizzazioni che portarono all’abolizione delle tariffe minime professionali.

Foto:
Maurizio De Tilla con Achille Colombo Clerici  ad un Convegno in Assoedilizia nel 2014

 

Inaugurazione del “Teatrino” di Villa Medici Giulini a Briosco – Fernanda Giulini – IEA informa

Pubblicato dicembre 6, 2017 di instat
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Terzo concerto del ciclo inaugurale del Teatrino di Villa Medici-Giulini

Serata di classe per gli amanti del belcanto a Villa Medici Giulini di Briosco

CONCERTO FINALE DEGLI ALLIEVI DI MARIELLA DEVIA

Nel “Teatrino” di Villa Medici-Giulini a Briosco ha avuto luogo il Concerto prenatalizio degli allievi della Masterclass di canto tenuta da Mariella Devia.

Eseguiti brani di Handel. Massenet, Puccini, Verdi, Mozart.

Si tratta del terzo di una serie di concerti, che ha concluso le cerimonie di inaugurazione del teatrino, i cui lavori sono stati ultimati alla fine dell’estate.

Il teatrino richiama nell’idea e nella impronta, informata al primo neoclassicismo, quella del “Teatro di Corte” realizzato su progetto del Piermarini nella Villa Reale di Monza, poco distante da Briosco. L’inaugurazione ufficiale, ha avuto luogo alla presenza del Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, ed è stata preceduta da un concerto privato nel quale si esibiva il violino di Wolfang Amadeus Mozart, costruito da Pietro Antonio Dalla Costa nel 1764.

“I suoni di Mozart”. Questo il tema ispiratore del concerto, conseguito con l’uso degli strumenti musicali originali usati da Wolfang Amadeus: un fortepiano Anton Walter della collezione di Villa Giulini ed appunto il violino Costa appartenuto al genio musicale salisburghese.

Il violino era stato recato a Briosco per il concerto, con ogni cautela, direttamente dalla curatrice dello strumento, accompagnata da una delegazione di presidenza della Fondazione Mozarteum, invitata per la cerimonia di inaugurazione del teatro dalla padrona di casa Fernanda Giulini.
La cornice della seletta platea di ospiti era quella di gala.
Il violinista austriaco Franz Stadler eseguiva brani del repertorio mozartiano.

A fine novembre, concerto di chiusura della Masterclass-flauto di sir James Galway. Il Maestro irlandese,  accompagnato dal pianista Mirko Maltoni, si è esibito con la consorte lady Jeanne, anch’ella flautista, in una divertentissima esecuzione della marcia turca trascritta per i due flauti. Il concerto ha visto la partecipazione, come special guest artist, del solista della Orchestra del Piccolo Maggio Fiorentino, Nicola Mazzanti.

Foto:
Un momento della serata: il Presidente del Conservatorio di Milano Ralph Alexandre Fassey, Fernanda Giulini, Laura Perego di Cremnago, Achille Colombo Clerici

Flautisti: Sir James Galway e Lady Jane, con  Nicola Mazzanti

 

 

 

Riforma delle Banche Popolari – Dibattito nella sede di ABI in via Olona a Milano in occasione della Presentazione del libro di Corrado Sforza Fogliani

Pubblicato dicembre 4, 2017 di instat
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Presentato nella sede dell’ABI a Milano il libro-denuncia di Corrado Sforza Fogliani

BANCHE POPOLARI E IL RISCHIO DI UN OLIGOPOLIO BANCARIO

La riforma delle Banche Popolari ha colpito un sistema che per centocinquant’anni ha finanziato la crescita delle piccole e medie imprese che rappresentano il tessuto connettivo del Paese.

Perché questo sistema è stato colpito in Italia e mantenuto altrove? A chi faceva comodo – magari in Europa – indebolire il nostro apparato finanziario già messo a dura prova da dieci anni di crisi economica e dalla moneta unica?

E’ un documentato atto di denuncia quello contenuto nel libro “Siamo molto popolari” che il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani ha scritto per l’editore Rubbettino, riassunto nel sottotitolo “Controstoria di una riforma che arriva da lontano e porta all’oligopolio bancario”. Il libro è stato presentato nella sede dell’ABI-Associazione Bancaria Italiana di Milano, con interventi di Fausto Capelli, Giovanni Ferri, Carlo Fratta Pasini, Andrea Greco, Pierluigi Magnaschi, Nicola Porro, Nicola Saldutti, Giulio Tremonti, coordinati da Nino Sunseri.

La riforma Renzi del 2015, sostiene Sforza Fogliani, ha eliminato un sistema di credito nei mercati legati al territorio che faceva concorrenza alle grandi banche i cui maggiori azionisti, alla fin fine, sono i fondi di investimento speculativi europei e statunitensi, come dimostra la documentazione in appendice al libro stesso.

La riforma delle banche popolari è stata fatta attraverso la decretazione. Una procedura certamente anomala e frettolosa. E la scelta del governo Renzi è intervenuta a poche settimane di distanza dalla svolta della Bce che ha avviato il programma di acquisto di titoli di Stato in Europa (il c.d. Quantitative easing).
Un piano che ha messo in sicurezza il debito pubblico italiano e consentito allo Stato di risparmiare circa venti miliardi di interessi. Ma la coincidenza è alquanto sospetta.

Secondo Tremonti, che affronta il discorso generale del rapporto banche-risparmiatori nel nostro Paese, siamo passati negli anni da un opposto all’altro.
Dalla sacralità della moneta e dunque per traslato del soggetto che la emetteva, anche per quanto concerne la responsabilità nei controlli dallo stesso compiuti (che un tempo erano più blandi) e dalla Sacralità del risparmio, la cui tutela discende dall’art. 47 della Carta Costituzionale, nientemeno che al bail in.

Pochissimi ricordano l’esempio limite in tema di tutela del risparmio. Il cosiddetto decreto Sindona. Che prevedeva addirittura la possibilità di un prestito dalla Banca d’Italia alle Banche in liquidazione coatta ad un tasso dell’ 1% e per un importo pari all’ammontare dei titoli di Stato depositati presso la Banca d’Italia stessa, in modo tale da permettere la tutela dei risparmiatori attraverso il meccanismo del positivo spread fra i tassi.

Ora, la normativa europea sul bail-in (con il suo limite quantitativo uniforme dei 100mila euro) non tiene conto nemmeno delle differenze economiche e sociali tra gli Stati e della loro cultura del risparmio, e addirittura è assurdamente retroattiva.

Non sono mancate le motivate critiche alla gestione di molte banche popolari precedute da una lapidaria considerazione di Magnaschi che ha ricordato una celebre frase di Luigi Einaudi: il capitalismo possiede in sé un cancro che deve essere scoperto e reciso prima che si trasformi in oligopolio o in monopolio.

Ora che le principali banche popolari non sono più popolari, il credito al territorio come potrà essere assicurato? Le banche possedute dai grandi fondi punteranno tutto sul risparmio gestito, senza rischi. E le imprese che vorranno finanziarsi dovranno ricorrere al capitale di rischio. Chi potrà lo farà, ma ai piccoli imprenditori cosa resta? Lo ha ripetuto, in chiusura l’autore del libro, sottolineando come la riforma abbia colpito in Italia  un sistema creditizio che pure rimane fortissimo in altri Paesi: oggi nel mondo sono attivi oltre 200.000 istituti con 435 milioni di soci, 700 milioni di clienti, 9 .000 miliardi di euro di raccolta.

Una domanda alla quale nessuno sa dare risposta, a cominciare dai grandi soloni della finanza.

Foto di archivio:
Corrado Sforza Fogliani, Giorgio Spaziani Testa, Achille Colombo Clerici

 

 

Sistema sanitario serve una svolta (A.Colombo Clerici) Il Giorno 02.12.2017

Pubblicato dicembre 4, 2017 di instat
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Riusciremo a garantire le cure mediche anche quando i malati pretenderanno, a buon diritto, la somministrazione di farmaci sperimentali costosissimi? E, di fronte all’allungamento della vita (in Italia è mediamente di 82,7 anni), come potrà il sistema sanitario assolvere pienamente al suo compito?

Questi gli interrogativi di fondo del dibattito – cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro della salute Beatrice Lorenzin e il presidente di Aspen Italia Giulio Tremonti – organizzato da Aspenia Talks nella sede di Aspen Institute Italia di Roma. La risposta unanime è nel senso che sarà lo stesso progresso medico e farmaceutico, che prolunga l’attesa di vita, a permettere di risolvere il problema.

Se la ricerca di base non deve essere vista come un costo, ma come il più grande investimento perché produce ricchezza, crea start up, consente all’Italia di metter a frutto il suo potenziale in termini di know-how, tale investimento diventa sostenibile se viene contabilizzato assieme ai benefici.  Nel contempo bisogna diffondere una cultura della gestione collettiva delle risorse per evitare che alle cure sanitarie accedano un domani solo i ricchi. La presenza dei privati nel settore facilita l’erogazione di servizi a costi corretti, lo stesso interesse che ha lo Stato.

Negli ultimi decenni il Servizio Sanitario Nazionale ha assicurato a generazioni di italiani servizi di buon livello e accessibili a tutti, ma oggi si trova ad operare in un contesto diverso rispetto al passato a causa di fattori tecnici, economici ed etici. Il progresso tecnico, assieme ai trend demografici, contribuisce ad allungare la vita media aumentando la domanda di prestazioni sanitarie. I vincoli e i limiti di natura economica hanno un peso sempre maggiore nei processi decisionali. I problemi etici, infine, sono sempre più centrali per il settore.

Per fronteggiare queste sfide, il sistema sanitario italiano dovrà sapersi muovere lungo quattro direttrici principali: continuare a migliorare la prevenzione delle malattie e l’efficienza delle strutture sanitarie, ridurre le disparità tra le prestazioni, definire una politica sanitaria nazionale integrata con le priorità industriali del Paese e semplificare la burocrazia.

In sintesi, prevenire, preparare, proteggere, trasformare.