Esplosioni di gas nelle case del Milanese – Sesto S. Giovanni e Rozzano – La posizione di Assoedilizia – Genn. 2018

Pubblicato gennaio 15, 2018 di instat
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A S S O E D I L I Z I A

 

Esplosioni di gas nelle case: quasi un bollettino di guerra
Colombo Clerici (Assoedilizia): è inconcepibile che ciò continui ad avvenire, negli anni duemila e in un paese moderno

Questa mattina  a Sesto San Giovanni e a Rozzano, nel Milanese, due esplosioni in abitazioni dovute  a fughe di gas.  Bilancio, 9 feriti, tre dei quali gravi.

Sono troppo frequenti i casi che dimostrano la pericolosità del gas (metano in particolare). Secondo i Vigili del Fuoco, in Italia si sono contati nei primi mesi del 2016 38 esplosioni e 10.625 fughe di gas. L’anno precedente si erano registrate 177 esplosioni (una ogni due giorni e oltre 23.000 fughe di gas.  Morti, feriti, danni difficilmente calcolabili. E’ quasi un bollettino di guerra. Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese moderno e civile?

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici dichiara:

“C’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas.  Emblematica è la storia del metano: il “pubblico” fornisce ai cittadini una materia altamente deflagrante (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città ed inoltre stratifica rendendo difficile la dispersione).

In questo quadro, si potrebbe pensare che il pubblico debba assumersi l’onere di tutelare la sicurezza dei cittadini, ma non ne dispone la integrale obbligatorietà; non stabilisce che gli enti erogatori (che esercitano un’attività economica, traendone profitto, costituente però al tempo stesso un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza all’interno delle abitazioni, oltre che all’esterno, interrompendo l’erogazione in caso di anomalie; non dispone per una assicurazione sociale (come la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento,  sul piano non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte.

I controlli della rete di distribuzione del gas a monte del contatore sono a carico dell’ente erogatore che li effettua sotto la sua responsabilità, anche ai fini della responsabilità civile (se qualcosa non va, dovrebbe bloccare subito la erogazione).

A valle dei contatori (cioè nelle abitazioni) i controlli sono a carico dell’ASL.

Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che nelle case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Il tutto sotto la responsabilità degli enti erogatori che dovrebbero, in presenza di difetti, interrompere immediatamente la fornitura del gas.

Sui nostri suggerimenti tecnici concorda anche il C.I.G. Comitato Italiano Gas.

Per contenere se non eliminare il fenomeno Assoedilizia, oltre alle misure di sicurezza suesposte, propone che venga incentivato l’utilizzo di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici attraverso:

– agevolazioni per chi opera la trasformazione da alimentazione a gas ad elettricità simili a quelle per il contenimento energetico (contributi delle amministrazioni locali all’installazione e detrazione delle spese in più anni dall’Irpef);- obbligatorietà della trasformazione per cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici;
– tariffe elettriche agevolate.
– Congegno di blocco manuale generale della erogazione del gas da attivare in caso di fughe di gas.

Quando si sente odore di gas chiunque deve potersi attivare per eliminare il pericolo: un po’ come avviene sui treni dove esiste il comando di freno di emergenza, azionabile prima ancora di avvisare il capotreno (“gli abusi verranno puniti”, intimano i cartelli, ma intanto si deve poter agire).

Occorre dunque installare un comando nelle parti comuni degli edifici che permetta, a chiunque avverta il pericolo ed ovviamente sotto la sua responsabilità, di interrompere il flusso del gas bloccando le condutture direttamente all’esterno dell’ edificio stesso.

Poi arriveranno i Vigili del fuoco, i tecnici del settore e faranno tutte le verifiche ed i controlli o le riparazioni del caso prima di “riarmare” il congegno di blocco e ripristinare il flusso del gas.

Ad evitare scherzi scriteriati potrebbe essere installata una telecamera collegata al dispositivo di blocco per identificare l’autore dell’allarme.

Ovviamente il costo di tale installazione di sicurezza va addebitato non al proprietario di casa, ma all’azienda erogatrice.

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“Più investimenti pubblici” Il Giorno del 13 gennaio 2018 – Rubrica Casa Città e Società di Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 15, 2018 di instat
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Chi l’avrebbe detto? Negli ultimi mesi del 2017 l’industria italiana ha effettuato investimenti più di Germania e Francia. Nel Nord e nel Centro del Paese si contano 300.000 occupati in più dell’anno d’oro 2008 e talvolta le imprese non riescono a trovare personale. L’Italia, con la Germania, è l’unico grande Paese al mondo che paga cash gli interessi sul suo pur enorme debito pubblico (la Francia, ad esempio, li aggiunge al suo debito). I tanto criticati 80 euro hanno avviato la, sia pur relativa, ripresa dei consumi. L’Italia risulta prima, seconda o terza al mondo, secondo i diversi comparti commerciali, per surplus con l’estero in ben 844 prodotti – dalla rubinetteria agli elicotteri, alle macchine utensili, moda, navi da crociera, farmaceutica, agroalimentare, turismo e tanto altro – per un valore complessivo di 161 miliardi di dollari. E ancora: quanti sanno che l’Italia è il secondo Paese manufatturiero d’Europa? Che il nostro surplus commerciale con l’estero è stato lo scorso anno di 52 miliardi (per inciso: ai tempi “d’oro” della lira e delle svalutazioni competitive il record era stato equivalente a 32 miliardi di euro)?
Questi dati, assieme a moltissimi altri, sono stati presentati dal prof. Marco Fortis agli invitati all’incontro “Economia italiana. Scenario nazionale ed europeo” organizzato a Milano da Kairos (private banking ed asset management) nella propria sede.

Un bagno nell’ ottimismo? No, nella realtà, afferma Fortis. E allora perché la vulgata sostiene – anch’essa ricca di dati – che l’Italia viaggia a una velocità inferiore a quelli dei Paesi competitors?
Perché in Italia non c’è soltanto il gap tra Nord e Sud, ma anche tra imprese: a un 55% di esse che hanno superato la terribile crisi si contrappone un 45% di imprese che arrancano. E soprattutto sono venuti a mancare gli investimenti pubblici: in un paese come il nostro, nel quale l’economia pubblica è oltre il 50% del totale. Citando ancora la Germania, Fortis dice che quasi la metà dell’incremento del suo Pil 2016 – pari all’ 1,9% – è dovuto ad interventi dello Stato nella misura dello 0,9%, in particolare per gestire l’afflusso di un milione di immigrati nell’anno precedente, e calcolando anche l’incremento edilizio da esso causato. Pure il suo gigantesco surplus commerciale è in buona parte dovuto alla spesa pubblica. Se ciò fosse avvenuto anche in Italia, saremmo quasi alla pari.

La via della seta e le opportunità per le aziende italiane – “The New Silk Road for Italy” – Convegno organizzato da RINA, Comune di Genova e Baker McKenzie a Genova 24 gennaio 2017 Palazzo Ducale – IEA informa

Pubblicato gennaio 15, 2018 di instat
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Convegno a Genova il 24 gennaio 2018 organizzato da RINA, Comune di Genova e Baker McKenzie

LA VIA DELLA SETA E LE OPPORTUNITA’ PER LE AZIENDE ITALIANE

RINA con sede a Genova che dal 1861 svolge attività di verifica, controllo e certificazione, Comune di Genova e Baker McKenzie organizzano l’evento “The New Silk Road for Italy” il giorno 24 gennaio 2018 a Palazzo Ducale di Genova.

I lavori si propongono di analizzare il fenomeno di integrazione economica eurasiatica spinto dal progetto cinese lanciato nel 2013 dal Presidente Xi Jinping noto anche come “Nuova Via della Seta” per sviluppare l’integrazione Eurasiatica realizzando una serie di connessioni via terra e via mare; e le opportunità che tale integrazione rappresenta per le aziende italiane e degli altri Paesi dell’Unione Europea che operano in Cina, in Asia Centrale e in Russia.

Sono previsti investimenti per 1.400 miliardi di dollari e oltre 62 Paesi coinvolti. Sei i corridoi economici:
Cina-Mongolia-Russia (CMREC)
New Eurasian Land Bridge (NELB)
Cina-Asia Centro-occidentale (CCWAEC)
Cina-Penisola dell’Indocina (CICPEC)
Cina-Pakistan (CPEC)
Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIMEC)

Ad oggi sono state create 56 aree di cooperazione economica e commerciale, generando 1.1 miliardo di dollari di ricavi fiscali e oltre 180 mila posti di lavoro.

L’ Italia rappresenta uno snodo strategico per la BRI, sigla internazionale del progetto. E’ importante quindi che possa trarre da questa iniziativa i maggiori benefici possibili.

Il progetto è finanziato da
– AIIB
– Silk Road Fund
– China Development Bank
– China EX-IM Bank

Foto:
Achille Colombo Clerici pres. IEA

 

 

Visita istituzionale del Comitato di Presidenza di Assoedilizia all’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini

Pubblicato gennaio 12, 2018 di instat
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Il Comitato di Presidenza di Assoedilizia, guidato dal Presidente Achille Colombo Clerici, ha reso visita istituzionale all’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Enrico Delpini.

Della delegazione facevano parte i Vicepresidenti Luigi Arborio Mella, Carlo Angelo Menni di Vignale, Bernardo Negri da Oleggio, l’Amministratore delegato Alessandro Panza di Biumo, il Segretario generale Cesare Rosselli.

Colombo Clerici ha salutato l’Arcivescovo con queste parole: “Eccellenza, desideravamo particolarmente questo incontro, anzitutto per recarLe, dopo la Sua nomina ad Arcivescovo di Milano da parte del Santo Padre, il saluto del mondo che rappresentiamo e per esprimerLe l’augurio di ogni successo nel compimento della Sua Missione Pastorale.
E poi, anche per rispondere all’appello contenuto nel discorso alla città da Lei pronunciato in occasione della Festività di Sant’Ambrogio, nel quale era espresso l’invito a tutte le componenti attive di Milano a riunirsi in una costruttiva alleanza, in nome della solidarietà reciproca: per il bene comune.
Eccellenza, noi siamo qui in questo spirito perché, in conformità a quelli che sono sempre stati la nostra presenza ed il nostro impegno sociale, desideriamo continuare, se possibile con maggiore determinazione, a collaborare per la soluzione dei vari problemi esistenti”.

La visita e l’impegno sono stati particolarmente apprezzati da monsignor Delpini il quale, assicurando il coinvolgimento di Assoedilizia sui temi di maggior impatto sociale della Diocesi, ha espresso l’auspicio di una sempre più stretta collaborazione con le forze più attive e organizzate: perché anche in una città prospera e moderna come Milano pesano povertà, disuguaglianze, disagio sociale cui tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a porre rimedio.

Foto d’archivio:
Da sin. l’ Arcivescovo Mons. Mario Delpini, Mons. Luigi Manganini, Achille Colombo Clerici

“Un sogno chiamato Italia” – “QN Il Giorno” del 6 gennaio 2017. Rubrica “Casa Città e Società” di Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 8, 2018 di instat
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Concordiamo con il ministro Dario Franceschini: “L’Italia è la meta turistica più desiderata al mondo. Chi viene da noi vuole vivere un’autentica esperienza in cui cultura, cibo, stile e bellezza rappresentano un tutt’uno. Nei prossimi anni il turismo crescerà e a tassi percentuali elevati; la sfida è governare questa crescita valorizzando e salvaguardando il patrimonio diffuso in tutto il Paese”. L’idea del patrimonio diffuso è affascinante perché porta italiani e stranieri a “riscoprire” le innumerevoli opere d’arte presenti in paesi, borghi, campagne.

Lo confermano bilanci e previsioni. Finita nel 2015 la pesante crisi del turismo, solo parzialmente compensata dalla costante crescita dei visitatori stranieri, nel 2016 – dati dall’Annuario statistico italiano Istat – il flusso dei clienti è stato di circa 403 milioni di presenze; in aumento del 2,6% rispetto al 2015. Nell’ambito dei paesi dell’Ue, l’Italia si colloca in terza posizione per numero di presenze totali negli esercizi ricettivi, con un’incidenza di stranieri superiore alla media europea (49,5% rispetto al 45,5%).

Dalle statistiche al rapporto previsionale 2017: ol­tre 420 mi­lio­ni di pre­sen­ze con un +4,2% ri­spet­to al 2016. In Lombardia, terza regione italiana per afflusso di visitatori stranieri, 2017 record, con 37 milioni di presenze, compresi gli italiani. E pure le feste di Natale e Capodanno hanno, come si suol dire, registrato il tutto esaurito.

Perché l’Italia è la meta sognata e fotografata dagli stranieri più di Usa e Australia (seconda e terza in classifica). Accanto alle tradizionali preferenze di americani, tedeschi eccetera si sono prepotentemente proposti i cinesi che con ben oltre un milione di presenze l’hanno eletta prima meta europea.

Del resto, nonostante i problemi di sempre – una promozione spezzettata tra Stato, Regioni e Comuni, deficit logistici, eccesso di costi fiscali, voracità e improvvisazione di taluni operatori – il Belpaese permane vivissimo nell’immaginario del mondo. Basti un solo dato: gli studenti di italiano nelle università americane sono passati dai quasi 50 mila del 1990 agli oltre 71 mila del 2013, afferma la Modern Language Association. E l’italiano è al quarto posto tra le lingue moderne insegnate negli atenei statunitensi, che riscoprono il “dolce sì”, mentre noi abbiamo prontamente adottato l’ok”.

 

“Crisi dell’immobiliare e crisi delle banche, Ripartire dal mattone” QN IL GIORNO del 30 dicembre 2017 – Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 2, 2018 di instat
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Nel 2012 si creano le condizioni così negative per il sistema economico nazionale.
A generarle anche una crisi dell’immobiliare che non è la solita e che, alla fin fine, si sta dimostrando, nel nostro Paese, l’incubatrice di tutte le crisi.

Sino ad allora, c’era sì una latente crisi finanziaria, con l’impennata dello spread, ma il sistema economico mostrava segni di un certo equilibrio.

I consumi interni tenevano, i commerci e la produzione conseguentemente garantivano i posti di lavoro, morosità e insolvenze ordinarie: con fatica, ma il sistema stava reggendo.

A cominciare dalla fine del 2011 il Governo, “accerchia” il settore immobiliare: innalzamento delle imposte comunali, aumento della tassazione dei redditi degli immobili, inasprimento fiscale sugli immobili storico-monumentali, Imu agricola e, dulcis in fundo, approvazione di una riforma catastale dagli intuibili effetti penalizzanti.

Immediato effetto: preoccupazione e sfiducia dei risparmiatori e caduta verticale delle compravendite immobiliari, con calo dei valori di mercato.
Conseguente percezione, da parte della popolazione, di un impoverimento progressivo e diminuzione dei consumi e delle spese. Le aziende chiudono, aumenta la disoccupazione. Un vera spirale negativa.

Quell’equilibrio del sistema economico, sino ad allora faticosamente mantenuto, salta.
Entra in crisi anche tutto l’indotto dell’immobiliare, dalle nuove costruzioni, alle infrastrutture, alle manutenzioni, alla riqualificazione immobiliare. La crisi, da finanziaria che era, diventa economica.

Il sensibile calo dei valori immobiliari si ripercuote negativamente sul pesante patrimonio immobiliare in carico alle banche, sia direttamente, sia a titolo di garanzia dei crediti verso terzi. Si apre il problema degli npl.

Gli istituti bancari che non riescono a riscuotere i crediti, tagliano i prestiti a imprese e famiglie (mutui): un ciclo esiziale.  E l’economia immobiliare stenta a riprendersi.

Il sistema creditizio vede come un incubo le disposizioni della BCE secondo le quali tutti i crediti in sofferenza non garantiti dovranno avere il 100% di copertura entro due anni.
Per le nostre banche una tagliola: o si recuperano i crediti, o si ricapitalizza o si svendono i npl, sulla base di un rating punitivo.
La Germania ha sistemato i suoi analoghi problemi ponendo a carico del bilancio pubblico 240 miliardi.
Poi sono cambiate le regole; l’Italia non lo può più fare.

 

 

 

 

“Milano, Musica e Cori”, qualche nota rievocativa nel tempo di Natale – IEA con AUGURI

Pubblicato dicembre 28, 2017 di instat
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“Milano, Musica e Cori”, qualche nota rievocativa nel tempo di Natale – IEA con AUGURI

Decine di cori di un certo valore musicale, numerose accademie, celebri teatri lirici – dal Carcano al Tempio mondiale della musica, celebrato dai più eccelsi maestri del mondo “La Scala” – nei quali hanno debuttato le opere di Rossini, Donizetti, Verdi Puccini,  Bellini, Ponchielli, Gounod, Berlioz, Bizet, Wagner…

La Scala, il cui coro è stato costituito fin dall’inaugurazione dell’edificio, nel 1778.

E ancora:  due Conservatori ( dello Stato e del Comune ), alcune tra le orchestre sinfoniche più prestigiose del mondo, le case discografiche che hanno fatto la fortuna dei cantautori della scuola genovese (Bindi, Paoli, De Andrè, Lauzi, Tenco…) e di quelli della scuola milanese ( Jannacci, Gaber, i Gufi, Vecchioni, Svampa ); le scuole di danza classica, le corali delle “cento” Parrocchie della Città.
La chiesa-teatro musicale per eccellenza: San Marco.
Vero epicentro storico-religioso della vocazione musicale della città la cui portata va dal rapporto di Mozart con Milano, alla messa da requiem diretta da Verdi per la commemorazione della morte del Manzoni; alle leggende metropolitane dei quattro violini neri ( Guarneri ?, si dice, ebanizzati con una speciale vernice a gommalacca, derivata da quella dei trumeaux lombardi – dicono fosse usato sangue di bue come additivo – tale da non tarparne la sonorità) che furono usati alla Messa da requiem per le esequie di Maria Teresa d’ Austria, e costoditi da una famiglia milanese; per arrivare all’Oratorio di Marcello Panni, Apokalypsis, eseguito per Expo 2015 con il commento del cardinale Gianfranco Ravasi; all’ aria dell’ “Elisir” donizettiana (Quanto e’ bella, quanto e’ cara, nientemeno) eseguita più recentemente all’organo durante le esequie di un caro amico appassionato musicofilo.

Quando a Napoli c’era Cottrau, a Milano c’era da decenni Ricordi, che pubblicava le opere dei grandi compositori dell’ Ottocento; ma cominciavano a nascere le varie case discografiche, dalla Società anonima Italiana di Fenotipia, più nota come la Voce del Padrone, alla Fonit, fusasi poi con la Cetra, alla RCA Milano, alle Messaggerie Musicali, al CGD … numerosissime imprese che fecero di Milano la capitale della musica moderna.  D’altronde qui è nata nel 1882 la Siae, società che tutela il diritto d’autore; ed erano milanesi sia la Anglo Italian Commerce Co, prima casa discografica italiana, sia la Ditta Vittorio Bonomi, prima distributrice di fonografi e grammofoni del Paese.
Questa la realtà che fa da sfondo a Milano  capitale mondiale della musica.
Una qualità profondamente radicata nella storia della città ( Mozart voleva trasferirsi a Milano, ma ne fu impedito proprio da Maria Teresa d’Austria ) e maturata nello spirito dei milanesi, che mantengono nel tempo un forte cordone ombelicale con la musica e con tutto il suo mondo.

A Milano cantano a livello amatoriale almeno 30 cori polifonici, formati mediamente da 20/25 persone ciascuno; ma sono in attività decine di altri gruppi meno rilevanti per numero ma certamente non per qualità e passione. Un mini-esercito dedito alle armonie di Vivaldi, Bach, Mozart, Haendel, ma Cesar Frank, ma anche all’esecuzione di spirituals, gospel, canti popolari e brani della tradizione alpina, come Stelutis Alpinis di Arturo Zardini.

Nelle file di questi complessi sono rappresentate tutte le età e tutte le professioni: uomini e donne dai 18 agli 80 anni. Casalinghe come professionisti o impiegati, non importa: la musica accomuna. Specialmente in queste formazioni dove l’individualità di ciascuno è sacrificata sull’altare del risultato collettivo.

Sono circa 70 (su 82 censite) le associazioni corali iscritte all’USCI-Unione Società Corali Italiane delegazione di Milano, suddivise per categoria: Ensemble, Giovanile, Gospel, Lirico, Polifonico, Popolare.

A Milano, inoltre, ogni Parrocchia ha la sua corale. Ma ci sono poi tanti cori importanti e si tiene anche una specie di Festival nelle diverse Chiese.

Citiamo S. Babila, Sant’Alessandro, S. Marco, San Simpliciano, San Lorenzo, Sant’Eustorgio, San Fedele, SS Redentore.  Spesso le esibizioni dei cori sono accompagnati dall’organo – sin dal medioevo strumento liturgico per eccellenza anche se è nato nel III secolo a.c. -. Tra i più notevoli di recente installazione citiamo gli organi di S.Alessandro e San Babila.

Di questo meraviglioso panorama vogliamo citare alcuni esempi.

Nel 1991 si costituì un coro sotto la direzione di Gianni Bergamo, un signore della borghesia milanese che ha sempre avuto il culto della musica, e che riunì, con alcuni amici un gruppo canoro denominatosi «Gli amici del Coro». Bergamo viene rappresentato nel quadro «Neoumanesimo milanese, 1992/1994» mt. 4 x 2,50, dipinto da Giulia Michon Pecori per Achille Colombo Clerici,  mentre  al centro, dirige “Il coro degli Amici”. L’opera pittorica rappresenta uno spaccato della società milanese dell’epoca ed evoca un memorabile concerto tenuto da Sviatoslav Richter ( alla tastiera di destra ) su fortepiano di Fernanda Giulini.

Qualche anno prima, nel 1988,  venne costituita, ad iniziativa del magistrato Lucio Nardi della Corte d’Appello di Milano, una orchestra sinfonica nel mondo giudiziario, diretta dallo stesso fondatore. Si denomina Corale Polifonica Nazariana  ed è composta da persone di età e professioni diverse, tutte accomunate dall’amore per la musica e per il bel canto e da un costante impegno che ha reso la Corale molto più di un semplice coro amatoriale.  La Corale Nazariana ha costruito il suo repertorio nell’ambito della musica corale sacra del periodo romantico e contemporaneo, riportando alla luce opere poco conosciute in Italia.

E ancora la Società dei Concerti fondata da  Antonio Mormone scomparso lo scorso agosto e alla memoria del quale si è svolto di recente  il “Concerto per Antonio” in collaborazione con  il Conservatorio di Milano, con Salvatore Accardo e Anna Tifu, ed i Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone.

Anima della Società per oltre 35 anni, Mormone con grande passione e incessante impegno si è prodigato per promuovere e diffondere la cultura musicale; amico di grandi artisti cui non ha mai fatto mancare impegno, stima e concreta ammirazione, è stato anche presidente de I Solisti Veneti. La sua opera è ora proseguita dalla moglie Enrica Ciccarelli Mormone.

Giovanni Vianini,  già maestro della corale del Duomo, organista e direttore del coro Schola Gregoriana Mediolanensis da lui formata nel 1981.

Vianini  inizia la sua attività musicale a otto anni come cantore, contralto, nella Cappella Musicale del Duomo di Milano.
Durante la S. Messa del trascorso Natale, celebrata in Sant’ Alessandro a Milano, ha diretto il Coro.

FOTO:

– “Neoumanesimo Milanese 1992/1994”

– “Concerto per Antonio” Ralpf Alexandre Fassey, Enrica Ciccarelli Mormone, Salvatore Accardo, Claudio Scimone, Anna Tifu, Achille Colombo Clerici, Edoardo Zosi, Laura Gorna

– Il coro di Giovanni Vianini durante la S. Messa di Natale nella Chiesa di Sant’Alessandro in Milano