QN Il Giorno pag. 24 – 11.01.2020 “I molti ostacoli sul cammino della locazione” di Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 17, 2020 di instat
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Secondo il rapporto biennale del Mef e dell’Agenzia delle Entrate (dati fermi al 2016), tre italiani su quattro risiedono in case di proprietà. Un dato che si può interpretare in positivo, ma che può anche generare perplessità. Non è tutto oro quel che luccica. Infatti le abitazione in proprietà (a differenza della locazione) non producono gettito fiscale: né Imu, né imposte dirette, o indirette. E danno luogo in misura molto minore all’indotto, in quanto non si eseguono lavori di ammodernamento necessari per locare a terzi: rifacimenti di impianti, certificazioni energetiche, imbiancature, pulizie. Si tratta insomma di un patrimonio economicamente statico. Il turn over abitativo della locazione comporta viceversa spese di trasloco, adeguamento tecnologico, professionali e via dicendo. Le case di proprietà sono anche di impedimento ai processi di ristrutturazione economico industriale del Paese, che richiederebbero una forte mobilità abitativa; e un freno all’ammodernamento delle città. Non parliamo poi degli effetti sul mercato immobiliare, in termini di incontro di domanda e offerta, oggi praticamente mancante per l’80 % del patrimonio abitativo nazionale. Per tanti anni l’Italia ha praticato una politica abitativa che ha penalizzato la locazione privata. L’ attuale situazione, che ci vede lontani dagli standard dei Paesi più evoluti, è la conseguenza di quella politica. I blocchi dei contratti e dei canoni, la legge dell’equo canone, i blocchi degli sfratti, l’eccessivo carico fiscale, hanno prodotto dismissioni, frazionamenti. In sintesi, la politica italiana ha sempre interpretato in modo distorto e distorcente il dettato del secondo comma dell’art. 47 della Costituzione. Ostacoli sul cammino della locazione, invece di strada spianata all’acquisto in proprietà.

Achille Colombo Clerici con Nicolo’  Zanon

CIS Certificato di idoneità statica degli edifici – Incontro di Assoedilizia con l’Assessore Maran del Comune di Milano – Il monitoraggio continuo degli edifici ai fini della sicurezza

Pubblicato gennaio 16, 2020 di instat
Categorie: Assoedilizia informa

A s s o e d i l i z i a

 

Incontro di Assoedilizia con l’Assessore comunale Pierfrancesco Maran e il Direttore dello Sportello Unico per l’Edilizia Giovanni Oggioni

CIS-CERTIFICATO IDONEITA’ STATICA DEGLI EDIFICI
AFFRONTATI DUE NUOVI ASPETTI DELLA COMPLESSA QUESTIONE

Una delegazione di Assoedilizia, composta dal presidente Achille Colombo Clerici, dal segretario generale Cesare Rosselli e dai consiglieri Bruna Vanoli Gabardi e Luca Stendardi, ha incontrato l’Assessore al PGT del Comune di Milano Pierfrancesco Maran, con il Direttore dello Sportello unico per l’Edilizia Giovanni Oggioni: tema dell’incontro la certificazione di idoneità statica degli edifici.

Da qualche giorno è iniziato il procedimento di revisione del Regolamento Edilizio del Comune di Milano alla luce dell’entrata in vigore del Regolamento edilizio tipo della Regione Lombardia.

Assoedilizia ha offerto la sua collaborazione per questa fase dei lavori, ribadendo nel contempo la sua posizione di fondo.

Ha peraltro brevemente fatto cenno a due questioni nuove.

Anzitutto ha osservato  che, poiché per l’adempimento del prescritto normativo regolamentare il Comune ha dettato un procedimento basato su  “Linee guida” che prevedono una collaborazione da parte dell’Ordine degli Ingegneri di Milano – linee tra l’ altro già seguite in  una serie di casi –  potrebbero  sussistere dubbi sul fatto che tale procedimento di formazione del CIS rispetti pienamente, tra l’altro, le disposizioni di cui agli art. 5 e 6  del Regolamento Europeo n. 679 del 2016 in materia di privacy.

Inoltre la legge di bilancio 2020, all’art. 1 comma 118, prevede uno stanziamento di 1,5 milioni per l’istituzione di un fondo per finanziare crediti di imposta al fine di incrementare il livello di sicurezza degli immobili. Il fondo interviene per spese documentate relative all’acquisizione e predisposizione dei sistemi di monitoraggio strutturale continuo degli edifici.

Con questa disposizione lo Stato sembra quindi indicare ai Comuni la via da seguire ai fini della sicurezza degli edifici.

Foto d’archivio:
Pierfrancesco Maran e Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Milano

 

 

Leonardo da Vinci all’Archivio di Stato Milano – Firma sul contratto di commissione della “Vergine delle Rocce” MOSTRA – Amici di Milano informa

Pubblicato gennaio 14, 2020 di instat
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AMICI DI MILANO
Associazione

 

La scoperta resa pubblica in una mostra del 2015 con la collaborazione di Assoedilizia
LA FIRMA DI LEONARDO ALL’ARCHIVIO DI STATO DI MILANO

Con la mostra all’Archivio di Stato di via Senato dal titolo “Nero su bianco. Carte d’archivio raccontano Leonardo” sull’unica firma autografa esistente di Leonardo, si concludono le celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte del Genio da Vinci. Come pubblica il Corriere della Sera del 14 genn. 2020, all’evento si aggiungono altre due esposizioni: al Castello Sforzesco su una misteriosa carta trovata al Gabinetto dei Disegni e, sempre al Castello, “Una scrittura allo specchio”.

“Nero su bianco” svela i risultati delle indagini diagnostiche multispettrali effettuate sulla firma apposta in calce al contratto che commissionava a Leonardo il quadro “La Vergine delle Rocce”.

La scoperta della firma era stata resa pubblica il 18 maggio 2015 con la mostra “Io Lionardo da Vinci …” alla quale Assoedilizia ha collaborato. Ecco come era stata presentata:

La mostra, allestita nei nuovi spazi delle stanze seicentesche da poco restaurate del Palazzo del Senato, prende le mosse da un’eccellenza documentaria conservata in Archivio: il contratto della Vergine delle Rocce firmato da Leonardo da Vinci il 25 aprile 1483, per poi aprirsi al periodo milanese dell’artista (1482-1499) che si combina con l’attività di altri, artisti e letterati come Bramante, Vincenzo Foppa e Giason del Maino, chiamati dal duca Ludovico il Moro. Milano, in quegli anni, muta il suo volto da città medievale in una delle capitali del Rinascimento italiano.

La firma di Leonardo a tutt’oggi è l’unica conosciuta e pervenuta sino a noi: l’artista non aveva l’abitudine di firmare le sue opere. La sua scrittura rappresenta il caso più famoso di grafia speculare, da destra verso sinistra, seguendo l’andamento delle grafie del mondo arabo e semitico, con una inversione dello spazio grafico. L’autografia della firma di Leonardo è salita alla ribalta delle cronache nel 2011, a seguito di un restauro conservativo del documento, che ne ha enfatizzato l’importanza e ha avuto eco su diversi quotidiani, nazionali e locali. Ora, in occasione di Expo 2015, l’Archivio di Stato di Milano ha il piacere di riproporre al grande pubblico una delle più preziose, più fragili, ma anche più emozionanti memorie del passato conservate nell’Istituto.

La mostra prevede l’esposizione di quattro documenti:

Contratto della Vergine delle Rocce, con l’allegato firmato da Leonardo (1483 aprile 25, Milano);

Lettera di Gualtiero Bescapè a Ludovico il Moro sui lavori eseguiti nella sala grande delle Asse del Castello sforzesco (1498 aprile 21, Milano);

Lettera di Ludovico il Moro a Marchesino Stanga, contenente il ‘Memoriale delle cose che ad fare messer Marchesino’, in cui si parla di Leonardo e del Cenacolo in Santa Maria delle Grazie (1497 luglio 30, Milano);

Privilegio di Ludovico il Moro in favore di Santa Maria delle Grazie (1497 dicembre 4, Milano).

Foto:
– Il presidente di Amici di Milano e di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, e la direttrice dell’Archivio di Stato esaminano la firma di Leonardo. Foto 2015

– Achille Colombo Clerici e Manfredi Landi di Chiavenna pres. Associazione Italiana Archivi Storici Privati con le Consorti

 

Inquinamento atmosferico in città – Teleriscaldamento l’unica via per una azione efficace. Intervista flash al Pres. di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 13, 2020 di instat
Categorie: Assoedilizia informa

Intervista flash al Pres. di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, sul problema dell’inquinamento atmosferico in città,  in relazione agli impianti di riscaldamento domestico o industriale.

Dichiarazione del presidente:
“La stortura del nostro sistema energetico, sta nel fatto che, utilizzando prevalentemente e direttamente combustibili fossili, inquiniamo dove l’energia si consuma e non dove si produce.

Nelle nostre città sono milioni i punti di inquinamento tra fornelli delle cucine  domestiche, caldaie, caldaiette e  stufe per il riscaldamento.

Ai fini della lotta all’inquinamento atmosferico occorre puntare sull’uso dell’energia elettrica, la più pulita poiché, se inquina,  ciò avviene solo nel luogo in cui è prodotta: solitamente nelle campagne, dove lo smaltimento dell’inquinamento è più agevole.

Nelle città la via maestra rimane il teleriscaldamento (funzionante anche mediante pompe di calore) che permette la concentrazione delle fonti di calore e conseguentemente la  loro miglior gestione ed il controllo del sistema.”

Duomo di Milano – Visita della RAI con Alberto Angela e Roberto Bolle – I Lavori di restauro e la “Fabbrica del Duomo”, intervista flash al presidente di Amici di Milano Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 13, 2020 di instat
Categorie: Amici di Milano

AMICI di MILANO
Associazione

 

Duomo di Milano, un cantiere continuo.

Sabato prossimo RAIuno, visiterà il Duomo di Milano, salendo sul tetto e tra le guglie, con Alberto Angela  accompagnato dall’étoile, il ballerino Roberto Bolle.

Intervista flash al presidente di Assoedilizia e di Amici di Milano. Achille Colombo Clerici

– Ci può dare qualche dato storico.

“Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo per superficie è la quarta chiesa d’Europa, dopo  San Pietro in Vaticano,  Saint Paul’s a Londra e la cattedrale di Siviglia. Con 11.700 m² di superficie in pianta e 440.000 m³ di volume è la chiesa più grande d’Italia.

La costruzione iniziò nel 1386, ma le ultime guglie e decorazioni architettoniche vennero realizzate nel XIX secolo.

Le porte in legno vennero sostituite dalle attuali in bronzo addirittura nel dopoguerra.

In totale il Duomo conta 3400 statue, di cui 2300 esterne, innumerevoli altorilievi, 96 giganti sui doccioni, 135 guglie tra cui il Guglione (la guglia maggiore) che regge la statua della Madonnina a 108,50 metri dal suolo.

Negli anni ’60 l’inquinamento atmosferico, l’abbassamento della falda freatica e le vibrazioni del traffico della vicina linea della metropolitana, unite al degrado naturale dei materiali e ad alcuni errori nella costruzione, portarono a una grave situazione di rischio, che minò seriamente la stabilità dei quattro pilastri che reggono il tiburio.

Il restauro statico venne concluso nel 1986 in occasione del seicentenario della costruzione.

Ancor oggi la manutenzione della cattedrale è affidata alla Veneranda fabbrica del Duomo i cui interventi sono continui tanto da far nascere l’espressione milanese ‘Longh comm la fabrica del Domm’, per significare qualcosa di interminabile.”

– In che cosa sono consistiti i restauri del Guglione e delle altre guglie?

“Le guglie sono soggette ad un fenomeno di lenta, ma progressiva obsolescenza: il marmo di Candoglia, un carbonato di calcio delicatissimo, si consuma per l’inquinamento, e per l’escursione termica di oltre 70 gradi.

Il degrado è particolarmente sensibile sulla Guglia Maggiore.

La Fabbrica non ‘restaura’ propriamente: sostituisce intere parti del Duomo, tanto che all’esterno, si dice, non ci sia più nulla di ‘originale’.

La bravura della Fabbrica è di avere maestranze capaci di riprodurre fedelmente ogni dettaglio, statua, ornato.

In un certo senso è ancora un cantiere medioevale in epoca moderna.

– Qualche anno fa per i lavori di restauro del Guglione venne usata una gigantesca gru. Qual era la sua funzione e quali sono i dettagli della struttura?

“La gigantesca gru è stata di per se stessa un intervento straordinario: lunga 160 metri, è una delle più imponenti macchine di questo tipo disponibili in Italia.

Anche nei lavori del passato non ci sono stati macchinari di tale rilevanza: l’anno precedente era stata usata un’altra gru alta ‘appena’ 106 metri.

Tutto ciò è giustificato dagli spostamenti (‘tiri’ come li chiamano in cantiere) di materiali (in particolari ornati e lastre di marmo di Candoglia) che devono essere portati sulla Guglia maggiore.”

Foto:
Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo di Milano con Armando Torno e Achille Colombo Clerici

 

 

“Italiani, su la testa” – Passato di millenni e presente: la cultura italiana è sempre rilevante nel contesto mondiale – Intervista di inizio Anno 2020 a Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 7, 2020 di instat
Categorie: Assoedilizia informa

“ITALIANI, SU LA TESTA”
IL NOSTRO GRANDE PASSATO E’ IL FONDAMENTO DEL NOSTRO FUTURO

Su 125 Paesi, Italia, per l’Unesco, primo Paese insieme alla Cina per patrimonio di beni culturali.
La difesa della lingua italiana primo e fondamentale passo per salvaguardare l’identità culturale del nostro Paese.

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Intervista di inizio anno 2020 al presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici.

“Italiani, su la testa.
L’Italia è l’unico Paese del mondo occidentale, fra quelli che vantano una ultra millenaria civiltà, che riesca ad influenzare ancora, a livello mondiale, la cultura contemporanea.

I campi nei quali si esplica la nostra sfera di influenza sono molteplici: letteratura, arti figurative, eleganza e stile, (pensiamo all’automobilismo, alla sartoria e alla moda, alla gioielleria, all’architettura) scienze naturali e mediche, tradizioni, cinema, musica leggera, enogastronomia, know how tecnologico.

Non trascuriamo il retaggio storico in campo monumentale, letterario, filosofico, musicale, artistico e le bellezze naturali e paesaggistiche. Dalla lista del patrimonio mondiale di 125 Paesi elaborata dall’UNESCO risulta che l’Italia è il Paese che detiene, a pari merito con la Cina, il maggiore patrimonio culturale del mondo, in termini di monumenti, musei, chiese, monasteri, palazzi e castelli, ma anche di beni paesistici e paesaggistici. Seguono Spagna, Francia, Germania.

In conclusione. La cultura italiana affonda le sue radici in un passato ultra bimillenario ed è ancora vitale e determinante nel processo di formazione della cultura contemporanea. E studiando il passato, riusciamo a comprendere e affrontare il futuro.

Eravamo all’apice della presenza storica duemila e più anni fa e lo siamo tuttora.

Quella italiana peraltro è la base della civiltà cristiana nel mondo occidentale. Per converso, la Chiesa ha sempre fortemente aiutato l’italianità a conservare la sua identità al vertice storico mondiale.

Il più potente “collante” e “alveo” culturale che ha permesso questo prodigioso risultato è stata la lingua, che ha mantenuto una linea di continuità, pur nella evoluzione delle diverse epoche, ed è stata un determinante fattore di identità. Essa è quindi un prezioso patrimonio da salvaguardare, dalla minaccia di contaminazioni che possano provocarne il declino.

Oggi, per la prima volta nella nostra storia, gli italiani, per parlare anche tra loro, usano l’inglese: si comincia con gli anglicismi e gli americanismi dell’aziendalese e si finisce con il cercar di parlare nella lingua di Shakespeare, Faulkner ed Hemingway  e non più in quella di Dante, Petrarca e Manzoni, evoluzione, sintesi e  sublimazione delle diverse lingue popolari in cui si sono sempre espresse le comunità locali.

Questo è il vero segnale di una possibile rottura con il passato e una minaccia alla continuità ed alla rilevanza della nostra cultura.

Quanto all’Unione Europea essa ci offre, non un’area culturale comune nella quale possa trovare espressione significativa anche la nostra cultura, ma solo un mercato comune di ordine economico.  E questo aspetto, se non corretto, può essere solo il preludio di un appiattimento culturale molto negativo.”

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SCHEDA DEL PATRIMONIO AMBIENTALE, CULTURALE, ARTISTICO D’ITALIA

Questa una sintetica scheda, elaborata dal Cescat-Centro studi casa ambiente e territorio di Assoedilizia, sul patrimonio ambientale, culturale, artistico d’Italia.

– 100.000 chiese, cappelle, pievi, basiliche, cattedrali, templi

– 2.400 castelli iscritti al catasto

– 90.000 palazzi di rilevenza storico-artistico-monumentale di cui 42.000 vincolati

– 250.000 vedute, belvederi, luoghi-paesaggio di particolare pregio

– 540 borghi storici, di cui 193 con meno di 2.000 abitanti

– 35.000 ville

– 3.000 musei

– patrimonio arboreo di 12 miliardi di alberi (200 ogni abitante; 40.000 per chilometro quadrato)

– 24 parchi nazionali che coprono oltre 1,5 milioni di ettari tra terra e mare pari al 5% del territorio nazionale

–  6 milioni di ettari (pari al 20% del territorio nazionale) di aree sotto il controllo pubblico, di cui 871 sotto il controllo di Stato, Regioni e Provincie (parchi regionali o provinciali), tra coste, cime, terre e aree marine

– 8.000 chilometri di coste con 171 porti turistici (105.000 ormeggi)

– 4.000 Teatri

In tale contesto, un ruolo particolare viene svolto dalla Lombardia.

La Lombardia si pone, per numero di abitanti, per capacità imprenditoriale e culturale, sullo stesso piano di Paesi quali Svezia, Belgio, Austria e Svizzera. Conta 1500 associazioni, ed è prima al mondo nel volontariato, fattore di sviluppo morale, civile, sociale ed economico. Dodici università, 2200 biblioteche, 330 musei ed altrettanti teatri, mostre di valenza mondiale.

Le Università producono e trasmettono conoscenza puntando ad uno sviluppo non solo economico, ma di miglioramento della qualità del vivere. Possiamo, grazie ad esse, attirare ingegni – come fece la Milano del Rinascimento con Leonardo da Vinci – per rinvigorire questo momento di particolare rinascimento che sta vivendo la nostra regione.

 

QN Il Giorno pag. 24 – 04.01.2020 “Sospesi tra speranze e timori” di Achille Colombo Clerici

Pubblicato gennaio 7, 2020 di instat
Categorie: Assoedilizia informa

All’inizio di ogni anno la speranza di ognuno è che il nuovo sia migliore di quello che si è concluso. Assieme alla speranza, c’è il timore, carattere proprio della natura umana. Ebbene, qual è nella percezione degli italiani la maggior minaccia gravante sul nostro Paese?

Un sondaggio dell’ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale fornisce risultati interessanti se non addirittura sorprendenti, in una serie storica che mostra le variazioni dal 2014.

Le considerazioni sul piano interno. Il timore principale riguarda la situazione economica (spread, tenuta dei conti) decisamente al primo posto per 56 italiani su 100. Il picco era stato raggiunto nel 2014 con il 67%: dopo un calo deciso nel triennio 2015-2017, è tornato a crescere nel 2018. Evidente la convinzione che l’andamento generale dell’economia possa influire sulle possibilità di lavoro, di guadagno di risparmio, e sulla sicurezza del vivere.

Sorprende il dato sull’immigrazione: pur risultando al secondo posto, preoccupa solo 12 italiani su 100, dopo aver toccato il massimo nel 2016 e nel 2017 (22%), anni di grandi sbarchi sulle nostre spiagge.

Il rapporto tra Italia ed Unione Europea, comparso per la prima volta nel 2018 (11%), si è ridotto ad 8%; new entry il tema dei cambiamenti climatici (7%) assente negli anni precedenti. Seguono, a pari “demerito”, la crisi dell’Europa – Brexit, populismi, ecc. – e le politiche di Donald Trump il cui dato si è triplicato (6%) rispetto al 2% del 2018. Chiudono la classifica il terrorismo islamico – che con il 3% è abissalmente lontano dal 26% del 2015 – e il deterioramento dei rapporti con la Russia (2%).

Le considerazioni sul piano globale. Sempre per noi italiani, le minacce che interessano il resto del mondo vedono al primo posto i cambiamenti climatici in misura del 28%, quindi la crisi economica (13), il terrorismo islamico (12) seguito a ruota dalle politiche di Trump (10). Importante anche un’altra rilevazione della ricerca ISPI: la quota di chi guarda esclusivamente all’orto di casa, cioè alll’Italia, è passata in cinque anni dal 25% al 40% e, per contro, la quota degli interessati a quanto avviene al di fuori dell’Italia è diminuita dal 23% al 17%; lo conferma d’altronde il ‘provincialismo’ dei nostri mezzi di comunicazione. E questo, in un mondo strettamente interconnesso, non è un bene.

Foto
Roma, Trinità dei Monti