Achille Colombo Clerici “Basta coi palliativi, è un problema di politica urbana” – Articolo pubblicato su Nuova Energia n.1/2020

Pubblicato luglio 8, 2020 di instat
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Achille Colombo Clerici
“Basta coi palliativi, è un problema di politica urbana”
Il presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia interviene sul tema dello smog nelle nostre grandi città e auspica (finalmente) soluzioni politiche di ampio respiro, con un orizzonte temporale capace di andare oltre la durata del mandato di una singola amministrazione

di  Davide Canevari

Non risulta che Greta abbia mai parlato di teleriscaldamento. E si sa che, nell’attuale contesto mediatico, ogni parola che pronuncia la Thumberg diventa pressoché virale.

Eppure, negli ultimi tempi – almeno in Italia – questa tecnologia ha ricominciato a essere citata con una frequenza assolutamente sconosciuta in anni recenti, da una pluralità di soggetti spesso coinvolti a vari livelli nella filiera edilizia (dalle associazioni dei consumatori a quelle degli amministratori di condominio, fino ai costruttori). La platea è divenuta più ampia e diversificata. Le parole da sole, naturalmente, non bastano ad aprire un cantiere. Ma intanto giornalisticamente cogliamo lo spunto.

L’Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (AIRU), con cui Nuova Energia collabora proprio sui temi della comunicazione, ha pubblicato sul suo sito un intervento di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia, che di sicuro esce dagli schemi e che riproponiamo quindi ai nostri lettori. Lo spunto di partenza è quello del superamento delle soglie di inquinamento in ambito urbano, quell’emergenza smog che ormai da decenni si ripresenta puntuale come un treno giapponese.

“Il tema è estremamente complesso – esordisce Clerici – e va inquadrato nella più generale stortura delle scelte energetiche del nostro Sistema Paese, avendo deciso di utilizzare prevalentemente fonti fossili e di inquinare dove l’energia si consuma e non dove si produce. Nelle nostre città sono milioni i punti di inquinamento, tra automobili, camion, bus, fornelli delle cucine domestiche, caldaie, caldaiette e stufe per il riscaldamento”.

“Ai fini della lotta all’inquinamento atmosferico – e mettiamo bene in chiaro che il PM10 non è l’unico problema – occorre puntare sull’uso dell’energia elettrica, la più pulita poiché, se inquina, ciò avviene nel luogo in cui viene prodotta in grandi impianti, con sistemi di controllo e abbattimento, programmi di manutenzione, che certamente sono più difficili da attuare nel caso del singolo cittadino. E poi, di solito, le centrali di potenza sono posizionate in zone aperte, dove lo smaltimento dell’inquinamento è più agevole”.

Da un paio di anni a questa parte l’attenzione si è fortemente spostata sul tema del riscaldamento, mentre prima si è sempre parlato solo di traffico veicolare. Come mai ci è voluto tanto?
In realtà le evidenze scientifiche ci sono, e da tempo; tra gli operatori di settore c’è sempre stata una consapevolezza del problema. Va anche detto che il riscontro di emissioni al di sopra delle soglie si ha spesso a partire da ottobre, quando ancora gli impianti di riscaldamento non sono accesi. E questo può fuorviare.
In realtà è un problema politico e in questo momento la pressione della green economy spinge su una filiera di soluzioni che tende più al singolo cittadino piuttosto che a una programmazione urbana. Sono queste le due parole chiave: programmazione urbana. Per questo abbiamo sempre detto che il teleriscaldamento era ed è una delle soluzioni chiave.

Mentre nella realtà dei fatti…
Andiamo indietro fino al referendum sul nucleare del 1987. Come dicevo, abbiamo “scelto” di inquinare e di farlo non dove si produce, ma in milioni di piccole sorgenti domestiche. Di più: abbiamo di fatto delegato ai singoli cittadini la gestione degli interventi di riduzione delle emissioni, chiedendo di volta in volta di cambiare l’impianto o di modificare gli orari di utilizzo o di sostituire i serramenti… Solo palliativi, senza una minima traccia di programmazione urbana. A volte difficili anche solo da capire.

Tipo?
In passato, ricordo che per le strade di Rapallo hanno circolato per circa un anno autobus adibiti al trasporto pubblico che recavano un messaggio di questo tipo “Non volete più pagare le tasse sui sistemi tradizionali di riscaldamento? Cambiate le finestre”. In un’area del Paese dove, obiettivamente, l’inquinamento dell’aria non può essere considerato un problema. Questi erano (e in parte sono) i messaggi che partivano in maniera disarticolata e spesso fuorviante.

Ha fatto riferimento alle nuove politiche green europee quasi fossero un limite…
Di per sé non sono certo un limite. Ma “insistere” sull’autoproduzione, sui pannelli solari a gestione individuale e familiare, sull’accumulo, vuol dire tornare a “scaricare” sul singolo cittadino il problema. Tornare per molti versi a un approccio frammentato, che deresponsabilizza il settore pubblico dal prendersi le responsabilità di interventi strutturali e in un’ottica di lungo periodo. Già il passato è ricco di occasioni perse.

Quali ad esempio?
Quando hanno aperto cantieri in tutta Milano per i lavori di cablatura, era l’occasione giusta per posare anche i tubi del teleriscaldamento, per lo meno con l’obiettivo di alimentare tutto il centro storico. È mancata la volontà politica… e si continua a invocare la pioggia come il miglior rimedio all’abbattimento del PM10, già emesso, che finisce quindi nei corsi d’acqua! Se questa è la soluzione…

Torniamo ancora sulla questione del Green New Deal europeo: nelle proposte il teleriscaldamento non è considerato una soluzione sostenibile?
No, è semplicemente diversa la platea degli operatori coinvolti. Come già detto, si continua a insistere su una filiera economica e industriale che parla direttamente al singolo. Lo strumento tampone torna ad essere privilegiato rispetto a una visione di insieme di programmazione urbana che implica decisioni radicali e – diciamolo con chiarezza – politiche territoriali che vadano oltre la durata di un singolo mandato politico di una amministrazione.

Ricetta finale?
Energia elettrica come obiettivo primario, teleriscaldamento, pompe di calore.

 

Decisione Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile 23 giugno 2020, n. 12292.20 – Classamento unità immobiliari Comune di Milano

Pubblicato luglio 8, 2020 di instat
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Decisione Corte Cassazione 12292.20 mod.

Blocco sfratti anche per morosità nel Decreto rilancio. – Provvedimento di estrema gravità, che non trova giustificazione alcuna. Blocco della economia – Confedilizia

Pubblicato luglio 6, 2020 di instat
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Ansa 06.07.2020

QN IL Giorno del 4 luglio 2020 “Edilizia Sociale, una situazione desolante” di Achille Colombo Clerici

Pubblicato luglio 6, 2020 di instat
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In Italia il tema sembra bandito da decenni dal dibattito politico e socio-economico.

Ed anche in questo momento storico, di ricostruzione del Paese, in cui si sta ponendo mente alla messa a fuoco di piani di intervento che riguardano, non solo l’universo dei problemi che ci affliggono, ma anche questioni di molto minor rilevanza, non se ne sente minimamente parlare. Quasi a volerlo esorcizzare; ma il problema resta ineludibile e macroscopico.

Voglio parlare della edilizia residenziale pubblica, un tempo chiamata più efficacemente edilizia popolare.

In Italia c’è una fascia di popolazione, purtroppo destinata a crescere, che l’alloggio non se lo può pagare né in locazione, né a maggior ragione in acquisto. Vogliamo pensarci o continuiamo a cullarci con suggestivi discorsi di risparmio del suolo, social housing, efficientamento energetico, green economy e via dicendo?  Ma, soprattutto, vuole pensarci l’edilizia residenziale pubblica o dovranno pensarci i privati?

L’Italia, rispetto ad altri Paesi europei, come spesso succede, è piuttosto indietro. Housing Europe, network delle federazioni europee che si occupano di edilizia popolare, cooperativa e sociale con sede a Bruxelles, ci offre un quadro desolante. Viene stimato che nel nostro Paese solo il 4% del patrimonio residenziale è adibito a edilizia sociale. Giusto per fare un confronto, in Olanda la percentuale è del 30%, in Gran Bretagna del 18%,  in Austria del 23%, in Danimarca del 21%  mentre in Francia, il Paese più vicino a noi per cultura e abitudini,  è del 17%. Solo Spagna, Portogallo e Grecia sono dietro di noi.

Le Ater, eredi dei vecchi Istituti per le case popolari, hanno patrimoni abbondantemente sottoutilizzati e un arretrato di migliaia di domande di assegnazione di alloggi da soddisfare. Perché, ora che si prospettano ingentissimi flussi di finanziamenti dall’ Unione Europea, non scendono in campo massicciamente diventando autentici motori di “rigenerazione urbana” per concorrere a risolvere i problemi del fabbisogno abitativo e al tempo stesso del rinnovamento urbano?

Si deve pensare ad un Piano di ERP che, oltre a soddisfare la cronica richiesta di case che viene dalla parte economicamente più debole degli italiani, vada nella direzione della Raccomandazione della Commissione Europea per l’efficienza energetica e il clima che punta a ridurre l’inquinamento atmosferico del quale (secondo le risultanze U.E.) per il 40%  sono responsabili gli edifici più vecchi. In Italia circa 500.000 alloggi, la metà di quelli gestiti dalla mano pubblica, è caratterizzata da un alto consumo energetico e versa in condizioni più o meno sensibili di degrado. Le nuove costruzioni evidentemente risponderebbero ai criteri indicati dalla UE.

Ebbene, la citata politica europea per l’efficienza energetica e il clima punta ad interventi in primis nei confronti dei patrimoni immobiliari pubblici, e per diverse ragioni.  Cito solo la più importante. Rigenerare significa, in sostanza, o ristrutturazione profonda o abbattere e ricostruire; ma tra abbattimento e ricostruzione, dove si sistemano le famiglie? Relativamente facile è nei Paesi nordici, che dispongono di un consistente patrimonio edilizio sotto il controllo pubblico, mettere a disposizione gli edifici-parcheggio: ma in Italia, dove non c’è neppure la possibilità di alloggiare chi la casa non ce l’ha?

Premio Eccellenze di Impresa 2020 – 30 giugno 2020

Pubblicato luglio 1, 2020 di instat
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Tavola rotonda del Premio Eccellenze d’Impresa 2020
IMMOBILIARE RESIDENZIALE, SOLO UN ANNO DI TURBOLENZA

Il mercato immobiliare residenziale post-covid non risentirà della pandemia in misura particolare – ad eccezione del comparto uffici – in quanto l’anno di turbolenza che ci si attende è un lasso di tempo troppo breve per gli investitori: perciò meglio non svendere.

E’ il parere emerso dalla tavola rotonda/webinar dedicato al tema dell’attrattività finanziaria, dal titolo: “Stato o Mercato: quali strategie per il rilancio dell’economia e delle imprese” in occasione dell’assegnazione dei Premi Eccellenze d’Impresa.

Più che Stato o mercato meglio sarebbe parlare di Stato e mercato: al primo spetta il compito non di sostituirsi alle imprese ma di agevolarle utilizzando strumenti che ha già a disposizione: defiscalizzazione, industria 4.0, apprendistato diffuso, pagando i debiti alle imprese, potenziando le garanzie per le pmi, per citare. Soprattutto mettendo in moto, con adeguati incentivi, l’enorme massa di risparmi che le famiglie tengono nei conti correnti – 1.500 miliardi – per generare investimenti: i nuovi Pir, con circa 10 miliardi di raccolta, potranno fare per poco per l’economia del Paese.

Sui giovani. Trattenere quelli che emigrano e favorire l’immigrazione dei talenti stranieri in Italia, Paese primo al mondo nel quale vorrebbero vivere: ma, a prescindere dalle opportunità, all’estero il giovane è un collaboratore, qui un dipendente.

L’Europa, dal canto suo, deve attivare risorse pari al 20-25% del Pil comunitario a favore di imprese ed economia per uscire dall’angolo nel quale sta finendo.  Infine la semplificazione: meglio, ad esempio, togliere qualche controllo sugli appalti – punendo veramente chi ne approfitta per affari loschi – perché la troppa burocrazia è nemica dello sviluppo.

Dopo i saluti introduttivi di Ugo Loser, Ceo, Arca Fondi Sgr, alla tavola rotonda sono intervenuti: Ferruccio De Bortoli, Il Corriere della Sera (chairman); Giovanna Della Posta, Ceo, Invimit SGR; Bob Kuntz Concewitz, Ceo, Campari Group; Stefania Triva, Presidente e Ceo, Copan; Corrado Passera, Ceo, Illimity.

Negli scorsi giorni si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Attrattività Finanziaria 2020, il riconoscimento dedicato alle imprese, quotate e non quotate, che presentano caratteristiche di eccellenza in termini di trasparenza, governance e capacità di attrarre risparmio privato per la crescita. Il Premio tra le quotate è andato a Campari Group, tra le non quotate a Copan (tamponi). Accanto ai vincitori, due menzioni speciali per ognuna delle due categorie: DiaSorin e IMA S.p.a. per il gruppo quotate e Caffè Borbone e Bending Spoons e per il gruppo non quotate.

Il premio, istituito nel 2018, fa parte del programma Eccellenze d’Impresa, promosso da GEA-Consulenti di Direzione, Harvard Business Review Italia e Arca Fondi Sgr, con il patrocinio di Borsa Italiana, per la celebrazione del valore e delle eccellenze della piccola media impresa italiana.

Rivolto a tutte le aziende italiane e straniere operanti in Italia, senza limite dimensionale e settoriale, il Premio si pone l’obiettivo di dare un riconoscimento ad aziende solide sotto il profilo reddituale, con elevati standard di investimento e innovatività, e soprattutto capaci – grazie a una governance corretta e di forte trasparenza – di attirare capitali finanziari per la crescita.  La Giuria del Premio è composta da Federico Ghizzoni, Giovanna Della Posta, Raffaele Jerusalmi, Emma Marcegaglia, Corrado Passera e Marco Fortis

“Le “leve dell’eccellenza” hanno supportato la crescita industriale negli anni e favoriscono oggi una particolare resilienza all’emergenza Covid. Queste leve sono solo italiane, specifiche del nostro ecosistema e rappresentano una condizione di adattabilità unica al mondo. L’attrattività finanziaria diventa rilevante per supportarne ulteriormente la crescita”, ha commentato Luigi Consiglio, Presidente di GEA-Consulenti di Direzione presentando una ricerca condotta su oltre 7.000 imprese italiane.  “Se si riuscisse a “rafforzare la struttura patrimoniale di questo tessuto d’imprese con una maggiore quantità di mezzi propri, sarebbe possibile moltiplicare fatturato, lavoro e occupazione dell’intero Paese”. La ricerca ha stimato che “raggiungere il livello di capitalizzazione delle aziende tedesche, circa il doppio dell’indice italiano, permetterebbe al Pil industriale di crescere del 26% e a quello totale del 6%”.  Tanto più che le imprese italiane – secondo lo studio – offrono un ottimo rendimento. In particolare, considerando solo le 1.031 imprese eccellenti individuate (con risultati superiori alla media) si registrano rendimenti complessivi anche al di sopra del 40% annuo.

Foto: Luigi Consiglio con Achille Colombo Clerici presidente Assoedilizia

 

Abbassare le tasse di chi già le paga, prima di dare soldi a chi non le paga ancora. Il Giorno del 27 giugno 2020

Pubblicato giugno 29, 2020 di instat
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Abbassare le tasse di chi già le paga, prima di dare soldi a chi non le paga ancora. QN Il Giorno del 27 giugno 2020

di Achille Colombo Clerici

 

Uno dei principali elementi di incertezza sulla possibile reazione della nostra economia nel prossimo autunno, come è emerso qualche giorno addietro dal dibattito in Banca d’Italia a Milano in occasione della presentazione del rapporto annuale sull’andamento della economia lombarda, è costituito dalla ripresa o meno dei consumi, che oggi stanno languendo.

Lo scenario generale, descritto dal rapporto, è comunque drammatico, come da attese: perdita di fatturato delle imprese del 25%, calo della produzione industriale e delle esportazioni del 10%, calo del Pil di circa il 6%. Dopo il 2019, anno in cui l’espansione dell’occupazione era proseguita, il blocco delle attività produttive ha coinvolto oltre un terzo degli occupati e le ore autorizzate di Cassa integrazione sono aumentate di quasi venti volte rispetto allo stesso periodo del 2019.  Domina l’incertezza su quanto avverrà nei prossimi mesi: se i tecnici possono elaborare attendibili previsioni sulla base dei dati in loro possesso, il fattore umano sfugge ad ogni calcolo. E diventa decisivo tra ripresa più o meno rapida e crollo ulteriore.
La nostra economia fino ad oggi non ha ricevuto spinte positive: va avanti per forza di inerzia. Ma per quanto tempo lo potrà fare, se non si immettono urgentemente iniezioni di energia e di fiducia che valgano a rilanciare i consumi e a rinvigorire la produttività?
La via più diretta, semplice ed efficace, che non implica dispersioni e  incentiva al tempo stesso la parte attiva della popolazione, come ha avuto modo di affermare la Corte dei conti, è quella di ridurre le aliquote Irpef, in modo tale che coloro che pagano le tasse sui redditi del loro lavoro, siano incentivati a lavorare di più’ ed a consumare di più.

Ma non solo, come limitativamente ha detto la Corte, per i pensionati e i dipendenti. Le aliquote vanno abbassate per tutti i contribuenti, cioè anche per lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, professionisti, risparmiatori i quali oggi, con il sistema delle attuali aliquote, sono penalizzati anche dal fiscal drag.
Ed infine, per completare il quadro di misure efficaci ai fini del rilancio economico, andrebbe anche ridotta l’ Imu su tutti gli immobili, almeno del 50%.

Ne beneficerebbero famiglie e imprese produttive e commerciali, a titolo di alleggerimento dei costi aziendali.

Il Rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Lombardia – 24 giugno 2020

Pubblicato giugno 29, 2020 di instat
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SCENARIO DRAMMATICO, MA POSSIBILITA’ DI RIPRESA

Lo scenario, come da attese, è drammatico: la perdita di fatturato delle imprese potrebbe toccare il 25 per cento nel primo semestre dell’anno, anche a seguito della sospensione per lungo tempo di attività rappresentative di circa il 59 per cento del valore aggiunto del comparto. E’ quanto emerge dal consueto rapporto della Banca d’Italia sulla Lombardia presentato dal direttore della sede milanese Giuseppe Sopranzetti e analizzato dai ricercatori Paola Rossi e Massimiliano Rigon. Nella successiva discussione sono intervenuti Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e Carlo Mazzi, presidente di Prada spa. Conclusione del direttore generale di Banca d’Italia Daniele Franco.

Nel primo trimestre 2020 la produzione industriale è diminuita del 10 per cento circa, sia rispetto allo stesso periodo del 2019 sia rispetto al trimestre precedente. Le riduzioni più marcate sono state nei comparti delle calzature (-24,5 per cento sul periodo precedente), del legno (-19,2 per cento), dell’abbigliamento (-19%) e della siderurgia (-12,1%); nella chimica e nell’alimentare il calo è stato invece più contenuto (-0,1 e -3,7%, rispettivamente). Pesanti gli effetti del Coronavirus anche sull’export della Lombardia. Il rapporto di Banca d’Italia prevede che la domanda di beni proveniente dai principali partner commerciali della regione si possa contrarre di oltre il 10 per cento nel 2020.

La regione  “locomotiva d’Italia” si conferma tale: nonostante tutto, i suoi indici sono sopra la media italiana. Pur con una economia in rallentamento, ha raggiunto nel 2019 i livelli pre-recessione del 2008 quando l’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown ha causato un calo del pil di circa il 6% nel primo trimestre ed una significativa contrazione del prodotto anche nel secondo trimestre dell’anno, pur in presenza di numerose misure di sostegno dell’economia varate dal governo e dalle autorità locali.

La possibilità di recuperare nel 2020 i livelli di attività dipenderà da un insieme di fattori. Per alcuni settori, come quello manifatturiero, è possibile che venga recuperata parte della produzione persa durante la vigenza delle misure di contenimento; per molti comparti dei servizi si tratta di un’eventualità meno plausibile, anche per la riduzione dei flussi turistici che resteranno verosimilmente modesti per un periodo prolungato (alcune fonti parlano del 2022).

Il mercato del lavoro. Dopo un anno in cui l’espansione dell’occupazione era proseguita, il blocco delle attività produttive ha coinvolto oltre un terzo degli occupati e le ore autorizzate di Cassa integrazione sono aumentate di quasi venti volte rispetto allo stesso periodo del 2019. Dati fortemente negativi riguardano anche i bilanci degli enti territoriali lombardi, in particolare i Comuni, per la riduzione delle entrate e l’aumento delle spese.

Il Rapporto presenta anche una sezione dedicata alla sanità, nella quale si leggono numeri interessanti.
In base ai dati del Ministero della Salute, nel 2018 la Lombardia aveva una dotazione complessiva di posti letto superiore alla media italiana e allineata a quella delle regioni del Nord, coinvolte in misura più intensa nell’emergenza sanitaria. Il confronto è meno favorevole con riferimento ai posti letto riservati alla terapia intensiva, che a inizio 2020 erano in linea con la media nazionale, ma inferiori a quella del Nord (8,6 ogni centomila abitanti in Lombardia e in Italia, contro i 9,0 nella macroarea). E ancora.  In rapporto alla popolazione, la Lombardia si caratterizza per una dotazione di personale in convenzione (che comprende medici di base, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale) inferiore alla media italiana e delle regioni del Nord.   Il divario era più forte soprattutto con riferimento agli anziani: 547 ogni 10.000 curati a domicilio in regione, contro circa 720 nella media del Nord; tale forma di assistenza risultava in Lombardia meno sviluppata anche nel confronto con la media nazionale. L’utilizzo di strutture residenziali e semiresidenziali, in particolare per anziani, era invece superiore in regione rispetto alla media delle altre regioni di confronto. Traducendo: la Lombardia ha puntato sulle RSA più che sulla cura domiciliare degli anziani, così come è avvenuto per la sanità in generale che ha visto penalizzata quella sul territorio a favore degli ospedali pubblici e privati.

Cosa avverrà nei prossimi mesi? Difficile prevederlo anche perché non è possibile tradurre in percentuali la risposta della popolazione allo choc della pandemia: tornerà la fiducia? Riprenderanno i consumi? E in quale misura?

Gli interventi forniscono alcune importanti indicazioni: investimenti sul ‘capitale umano’, in ricerca e sviluppo, formazione, innovazione, velocità di esecuzione dei progetti. La crisi Covid-19 può trasformarsi in opportunità grazie alle risorse europee. A decidere sarà la politica.

Nella foto: Giuseppe Sopranzetti con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

“Rinegoziazione obbligatoria, orrore ed errore giuridico” QN IL GIORNO del 19 giugno 2020 di Achille Colombo Clerici

Pubblicato giugno 22, 2020 di instat
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I periodi di emergenza, nella storia dell’umanità, sono sempre stato forieri di sconquassi istituzionali e ordinamentali. Raramente si è arrivati a sovvertire i principi millenari cardine del diritto regolatore dei rapporti interumani. Anche perché essi sono il frutto, non di elucubrazioni mentali del momento, fatte da persone più o meno capaci di cogliere la profondità di quel che viene affermato, in altri termini, di valutare appieno le conseguenze di un prescritto normativo, alla luce di una verifica storica. Quei principi sono essi stessi il portato di un equilibrio, storicamente verificato, nei rapporti tra i consociati all’interno di un ordinamento.

Ricordiamo che anche il Code Napoléon di diritto civile, divenuto poi il modello seguito da moltissime legislazioni del mondo occidentale, recava una forte impronta del plurimillenario diritto romano (Corpus juris civilis).

Nell’attuale situazione di transizione al new normal ci sono lobbies che, per mantenere posizioni acquisite riducendo i costi, cercano di far passare (utilizzando il disegno di legge per la revisione e l’integrazione del codice civile) proposte di modificazione del principio cardine della disciplina contrattuale fissata dal codice stesso, secondo il quale l’eccessiva onerosità per una delle parti, dà luogo alla facoltà di chiedere la risoluzione del contratto. Si vorrebbe introdurre, in sostituzione, il principio della rinegoziazione obbligatoria, secondo buona fede.

Un obbrobrio, con nefaste conseguenze sul piano della certezza del diritto in una miriade di fattispecie contrattuali (es. compravendita, somministrazione, appalto etc.) a danno della parte che subisce l’imposizione di legge.

Nel caso della locazione immobiliare, si parla anche di ripartizione per legge del rischio/onerosità tra locatore e conduttore o in via presuntiva o con incentivazione – attraverso la riduzione Imu Tari – della rinegoziazione.

La questione è che la varietà delle situazioni presenti non permette generalizzazioni. Non ci sono solo le boutiques del lusso negli immobili griffati, con canoni negoziati negli ultimi anni tra un locatore che magari ha dovuto pagare fior di buonuscite ai precedenti conduttori riuscendo poi a contrattare ex novo canoni aggiornati ed elevati. Ci sono anche – e sono la gran parte – le locazioni commerciali in cui i locatori sono stati costretti ad un canone basso, bloccato da decenni dal combinato meccanismo dell’indennità di avviamento commerciale e della cessione del contratto di locazione, ad un nuovo conduttore, insieme a quella del ramo di azienda.

Il criterio che deve presiedere alla regolazione della materia, dunque, non può che essere quello della libera valutazione da parte degli interessati. Ovviamente al pubblico spetta il compito di intervenire con provvidenze atte a favorire l’incontro delle libere posizioni di interesse delle parti contrattuali, senza forzarne la volontà.

Da Torre Branca il Rilancio internazionale di Milano – Dibattito sulla ripresa di Milano nella prospettiva del new normal

Pubblicato giugno 22, 2020 di instat
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Da Torre Branca di Milano il dibattito sul rilancio internazionale della città

COLOMBO CLERICI: IL TURISTA MESSAGGERO DELLA NOSTRA COMPETITIVITA’

Dalla sommità della Torre Branca di Milano, un metro sotto l’altezza della Madonnina, la città si stende meravigliosa con i grattacieli, i palazzi, i monumenti, in primis l’Arco della Pace, che sembrano miniature: le forti raffiche di vento di un temporale, che fanno vibrare la struttura, aggiungono ulteriore fascino all’eccezionale palcoscenico dal quale alcuni milanesi doc, di nascita o di adozione, discutono sul rilancio internazionale di Milano post Covid, organizzato dall’associazione Milano Vapore e dal comitato M’Impegno: il direttore del Giorno Sandro Neri, il presidente di Assoedilizia e di Amici di Milano Achille Colombo Clerici, Giampaolo Berni Ferretti consigliere di Municipio 1, Elisabetta Cicigoi docente Master PolisMaker al Politecnico di Milano, Luca Finardi vicepresidente Mandarin Oriental Italia.

Secondo Neri che ha introdotto e moderato il dibattito, Milano, da sempre capitale d’Italia per economia, finanza, moda e design, grazie ad Expo è salita sul podio anche del turismo: ora la pandemia ha colpito duro, come ripartire?

Colombo Clerici punta sul turismo internazionale: “A Milano – spiega – il visitatore non è ‘mordi e fuggi’: ci si viene per la qualità dell’offerta, dall’hotellerie allo shopping, alla cultura, all’enogastronomia. Ma questo turista internazionale di alto livello, oltre ad attivare l’economia della città, svolge una funzione più importante, quella di ‘messaggero’ della competitività-Milano presso i connazionali investitori, attraendo alla Città investimenti industriali, commerciali, edilizi. Un circolo virtuoso che abbina, caso raro al mondo, modernità e classicità: spezzato dalla pandemia, va al più presto ripristinato.”

Anche Berni Ferretti sottolinea l’importanza per la città del rilancio turistico e ricorda come la nuova trasformazione-modernizzazione di Milano sia merito di uomini lungimiranti come l’ex sindaco Gabriele Albertini che ha tracciato la via del suo avvenire turistico. Ma oggi sono necessari, per tutte le imprese, anche quelle culturali, di capoluogo e Lombardia, provvedimenti forti quali “tassazione zero” fino alla ripresa: non è possibile, per citare, realizzare mostre che riuniscano mille o più persone.

Finardi ha ricordato che nel 2015, anno di Expo, il New York Times ha indicato Milano come prima meta turistica mondiale oltre che per le sue doti intrinseche anche per essere l’hub di località di eccellenza, dai laghi ad Alba con i suoi tartufi e vini: si tratta di confermare il messaggio di allora con il rilancio del ‘prodotto Italia’ attraverso una massiccia campagna di comunicazione internazionale per riportare fiducia. Previsioni sulla ripresa del turismo? Primi passi l’anno prossimo ma per tornare ai livelli pre-covid bisognerà attendere il 2023.

Per Cicigoi solo a Milano il turismo offre lavoro a 160.000 persone e 23.000 aziende. Lo scorso anno-record in città sono giunti 7,5 milioni di visitatori, tra i quali 3 milioni di giovani tra i 19 e i 35 anni molto sensibili ai temi ambientali. Ma manca una visione strategica sul futuro che ha il fulcro in una partnership pubblico-privato. E cita ad esempio di tale alleanza il cond-hotel, albergo già esistente che può trasformare parte delle stanze in appartamenti da vendere ai turisti oppure da costruire con le medesime caratteristiche.

Sollecitato da Neri sul tema infrastrutture, Colombo Clerici ha risposto elencandole: estensione della metropolitana; teleriscaldamento ed energia elettrica per migliorare la qualità dell’aria; riqualificazione della rete dei navigli extraurbani; rigenerazione urbana come sistema di interventi; apertura del Terzo Valico per un veloce collegamento, via Milano, tra Genova e Rotterdam. A Milano l’occasione potrebbe essere il Piano di Governo del territorio sul quale grava il rischio che i grandi investitori internazionali, pur preziosi, soffochino i piccoli e medi operatori. A tal proposito ci sono alcune criticità da emendare.

A concludere, l’emozione di “Va pensiero” magistralmente cantata da Larisa Yudina, presidente di Strawinsky Russkie Motivi dell’Associazione culturale Italia-Russia. Le cupe nubi temporalesche si squarciano e il sole fa brillare la città: un segno?

 

Riflesso-Riflessioni. Autoritratti allo specchio al tempo del Covid 19. Una mostra on line. Scuola di Pittura di Stefano Pizzi. Accademia di Brera

Pubblicato giugno 16, 2020 di instat
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Riflesso Riflessioni. Autoritratti allo specchio al tempo del Covid 19. Scuola di Pittura. Accademia di Brera_