Il referendum sull’autonomia del Veneto: i nodi da sciogliere – Ettore Bonalberti, Venezia 23 ottobre 2017

Pubblicato ottobre 23, 2017 di instat
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Questione settentrionale: i nodi da sciogliere
di Ettore Bonalberti

Venezia 23 ottobre 2017

I nodi da sciogliere

Non era un risultato affatto scontato, considerato che non c’è stato un dibattito antagonista proprio delle campagne elettorali e referendarie. Se si esclude l’amico Dino Bertocco, “popolare” del PD, che ha, quotidianamente, contestato motivazioni ed obiettivi del referendum veneto, l’ampio schieramento politico culturale a favore del SI poteva indurre gli elettori veneti a dare per scontato l’esito. Fortunatamente, anche se non privo di rischi, nella nostra Regione era stato previsto il raggiungimento del quorum oltre 50% più uno degli elettori votanti, quale condizione per la validità dell’esito referendario.

Recatomi al seggio alle 8 del mattino, non ero sicuro che avremmo raggiunto quel quorum e, invece, i veneti hanno risposto alla grande, sfiorando quasi il 60% della base elettorale e con un’adesione plebiscitaria alla richiesta di maggiore autonomia. A questo risultato abbiamo concorso significativamente anche noi Popolari e democratico cristiani che, coerenti con la nostra migliore cultura autonomistica, sin dal Febbraio 2016 ci eravamo schierati a sostegno di una macroregione triveneta che assumesse la centralità e il valore aggiunto di Venezia.

La nostra proposta non intendeva e non intende ridurre il grado di autonomia conquistato dalle consorelle realtà regionali friulane e trentino-altoatesine, ma, semmai, di aumentare quello ora garantito al Veneto come regione a statuto ordinario. E lo facciamo indicando in Venezia e nella migliore tradizione storico politica della Repubblica Serenissima il punto di riferimento centrale della nostra proposta. Ieri i veneti, come felicemente ha ricordato il Presidente Zaia, hanno risposto alla grande dimostrando che: “non bisogna voltare le spalle alla mamma” e che la nostra mamma è l’autonomia, nel solco della migliore tradizione politica ispirata ai valori della sussidiarietà.

Nessuna velleità scissionistica, ma il riconoscimento di una specifica autonomia nel quadro di ciò che prevede la nostra Costituzione repubblicana.

Che esista una questione settentrionale, lo ha ben descritto l’amico Achille L. Colombo Clerici in un suo recente saggio, che ripropone quanto da lui esposto in una conferenza tenuta a Zurigo all’Istituto svizzero per i rapporti culturali ed economici  con l’Italia nel giugno 2008.

Il estrema sintesi Colombo Clerici fa presente quanto segue:

Se la questione meridionale italiana da quasi un secolo è al centro del dibattito storiografico e politico nel nostro Paese, scarsa attenzione viene data alla questione lombarda che si inserisce, più in generale, nella questione settentrionale, il cui confine è tracciato dal perimetro delle cosiddette regioni a residuo fiscale negativo: cioè di quelle regioni che allo Stato danno in tasse più di quanto ricevono in servizi.

Si delinea un’area geografica comprendente le regioni del Nord, un’area entro la quale si riscontra una certa omogeneità storico cultural-sociale ed economica. Anche se dobbiamo dire che, grazie a Milano, la Lombardia è la Regione che più assomiglia ad uno stato autonomo, nel quale esiste in modo inequivocabile un vero riconoscibile polo di potere socio-economico-amministrativo a reggerne la vita. La questione settentrionale potrebbe oggi, per grandi linee, affacciarsi nei termini problematici del compito e della responsabilità, maturati sul piano storico, delle Regioni del Nord di tenere agganciato il Paese al mondo internazionale.

Mentre le risorse per consentire questo compito non sono per niente definite. Anzi, non se ne parla nemmeno. L’ assistenzialismo centralistico verso le regioni del Sud ha dato luogo a ingenti trasferimenti finanziari alle famiglie senza la contestuale creazione di nuovi posti di lavoro. Si è in tal modo sviluppato un modello di società dei consumi senza una corrispondente produzione.  Lo Stato Italiano ha sottratto ingenti risorse finanziarie agli investimenti in infrastrutture di servizio, tanto al Nord, quanto al Sud; dove peraltro gli investimenti realizzati non hanno dato i risultati ipotizzati.

La soluzione? Alcuni sostengono un’idea più avanzata sul piano del “federalismo”, soprattutto in campo fiscale; altri più sfumatamente parlano di “regionalismo”, in aderenza sostanzialmente all’idea di una maggiore autonomia dell’ente locale. Ma poi inevitabilmente nelle risposte degli uni e degli altri emergono tutte le tematiche del dibattito generale: dai principi di interdipendenza, di sussidiarietà, di solidarietà, al policentrismo ed al cosmopolitismo. Il tutto inquadrato in un sistema che sia in grado di conciliare le esigenze di autogoverno–partecipazione locale, con la salvaguardia del principio di unità-solidarietà nazionale.

Questi sono i nodi che, dopo la conferma plebiscitaria alla richiesta di autonomia veneta, il consiglio regionale del Veneto dovrà tentare di sciogliere. Zaia ha garantito che, già da oggi, la Giunta adotterà un disegno di legge da portare all’approvazione del consiglio regionale; una piattaforma per il confronto con il governo di Roma per dare pratica attuazione all’autonomia veneta che guarda a quella garantita alle Regioni confinanti del Friuli V.Giulia e del Trentino AA.AA.

Se, come è assai prevedibile, la nostra proposta non potrà essere discussa in questa fase terminale di un’equivoca legislatura, sarà il prossimo governo a dover sciogliere i nodi aperti con la locomotiva italiana lombardo-veneta, riscoprendo l’opportunità di un nuovo assetto finalmente federale del Paese, con cinque o sei macroregioni e una guida autorevole e forte centrale, come il compianto prof. Miglio, profeta inascoltato, autorevolmente auspicava.

 

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“Referendum Lombardia” dibattito al Giorno ediz. del ottobre – Achille Colombo Clerici e Giuseppe Valditara – IEA informa

Pubblicato ottobre 23, 2017 di instat
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IL REFERENDUM
LE TEMATICHE

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PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ NELL’UTILIZZO DEI BENI PER USCIRE DALLA CRISI

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IL DATO
CON UN MODELLO VIRTUOSO APPLICATO IN TUTTA ITALIA RISPARMIO DI 83 MILIARDI

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Non solo questione Settentrionale: “L’autonomia fa bene anche al Sud”

Valditara e Colombo Clerici: un segnale contro lo spreco di risorse

di Fabio Florindi

– Milano

Esiste una questione lombarda e settentrionale? Se ne discute da anni e tra gli alfieri più combattivi che rivendicano una “responsabilizzatone” di tutte le regioni nell’uso delle risorse ci sono certamente il professore universitario di Diritto romano Giuseppe Valditara e il presidente dell’Istituto Europa-Asia Achille Colombo Clerici.

Il confronto tra i due esperti della realtà settentrionale è andato in scena nella redazione del Giorno di Milano, moderato dal direttore Sandro Neri.

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GIUSEPPE VALDITARA. La vittoria del sì può essere utile anche al Mezzogiorno.

Strumento per risolvere le tematiche lombarde

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Per Valditara, che ha da poco pubblicato il saggio “La questione lombarda”, il referendum consultivo per l’autonomia di domani può essere «uno strumento per risolvere la questione lombarda e anche la questione nazionale». Il punto centrale è che «bisogna introdurre in Italia un principio di responsabilità e una vittoria importante del sì può essere utile anche per il Mezzogiorno”. D’altra parte «secondo i dati della Confcommercio, se la spesa per beni e servizi delle pubbliche amministrazioni in Italia fosse pari a quella lombarda si risparmierebbero 83 miliardi di euro”.

Il professore sostiene che in questo modo “ci sarebbero le risorse per abbattere della metà le imposte sugli stipendi». Dunque “è una necessità rendere più efficace il sistema Italia sia a livello centrale che regionale, non si possono più permettere sprechi ingenti di risorse”. E su questo punto Valditara ricorda che “a Palermo solo qualche anno fa hanno abolito lo straordinario per gli spalaneve ad agosto”. Secondo il professore “le competenze Lombardia e Veneto le gestiscono meglio rispetto allo Stato centrale», quindi «più risorse vuol dire più sviluppo”.

Una visione simile è quella del presidente Colombo Clerici, per il quale “la questione settentrionale è la questione Italia e il suo rapporto con l’Europa e il mondo”. Più competenze e risorse farebbero bene alle regioni del nord e a tutto il Paese. Il residuo fiscale pro-capite, sostiene il presidente, «consente di capire le logiche e i modi attraverso cui una regione può essere competitiva”.

Se si guarda a questo dato “tre regioni contribuiscono in modo molto forte e sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto”.

In particolare la Lombardia ha un residuo fiscale pro-capite di 5.511 euro “sfavorevole” nei confronti dello Stato: in pratica ogni lombardo ogni anno versa in tasse 5.511 euro in più di quanto riceve in investimenti, infrastrutture e servizi. Colombo Clerici sottolinea che «la ridistribuzione della

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ACHILLE COLOMBO CLERICI
La ridistribuzione delle ricchezze può essere attuata favorendo la crescita dei territori trainanti

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ricchezza può essere attuata in due modi: il primo è quello improprio, sottraendo risorse finalizzate alla crescita; il secondo è il modo virtuoso e si applica favorendo la crescita delle regioni trainanti.

Ed è una cosa che va “nell’interesse dell’intero Paese”.
Infatti, conclude il presidente, per continuare ad essere regioni trainanti “servono servizi e infrastrutture all’altezza”.

 

Stato dell’Unione – Conversazione all’Ufficio del Parlamento Europeo di Milano – Alessia Mosca – IEA informa

Pubblicato ottobre 23, 2017 di instat
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Conversazione sullo Stato dell’Unione all’ Ufficio di Mialno del Parlamento Europeo.

Il discorso di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea,  sullo stato dell’Unione che ha delineato   lo  stato dell’arte – dal punto di vista economico, sociale, politico ma anche delle relazioni internazionali –  e, soprattutto, ha presentato la propria visione per il futuro e le proposte politiche attraverso le quali realizzarla, è stato oggetto di commento all’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano con una conversazione organizzata dall’europarlamentare monzese Alessia Mosca, membro della Commissione INTA (Commercio Internazionale) e vice presidente della Delegazione per le relazioni con la Penisola arabica.

Sono intervenuti Federiga Bindi, Senior Fellow SAIS Johns Hopkins University, Washington e Jean Monnet Chair, Roma; Fabio Franchino, docente nell’Università degli Sudi di Milano; Bruno Marasà, responsabile Ufficio d’Informazione a Milano, Parlamento Europeo; Matteo Scotto, Research Fellow di Villa Vigoni.

Se è vero che gli anni dell’Unione hanno portato – oltre a decenni di pace impensabili – ad un maggior benessere dei cittadini, è altrettanto vero che hanno creato profonde disuguaglianze: per citare, ad una Grecia che vede il Pil diminuito del 25% rispetto agli anni pre-recessione si contrappongono la Germania con più 25% e la Francia con più 15%; e se l’abbattimento delle barriere ha rilanciato la politica commerciale, è altrettanto vero che importanti settori dell’economia continentale ne hanno subito pesanti conseguenze. Vasti settori della popolazione hanno subito danni economici e quindi sociali generando il manifestarsi di proteste che vengono etichettate quali “fenomeni populistici”.

Non è che altrove vada meglio. Gli Stati Uniti, modello cui in qualche modo l’Unione Europea si ispira, vedono lo stato di New York con un pil procapite di 65.000 dollari, quello del New Mexico registra 34.000 dollari procapite: altrochè, diremmo noi italiani, la differenza tra i nostri Nord e Sud!

Ma sicuramente un problema, forse il problema, per gli auspicati “stati uniti d’Europa” è costituito dallo strapotere nelle decisioni continentali dei singoli Stati i cui governi antepongono gli interessi nazionali a quelli dell’Unione.

Certo mai come oggi ci sono state condizioni favorevoli per un’Unione più forte anche in campo internazionale:  l’uscita della Gran Bretagna, da sempre contraria a un rafforzamento dell’Unione – non per caso alla vigilia di un passo avanti in tal senso si sono verificati eventi internazionali quali la guerra in Iraq -; il disimpegno Usa; l’emergere di potenze geopolitiche quali la Cina impongono al Vecchio Continente scelte drastiche quali, in primis, un esercito comune.
Come la storia insegna, la pace si difende quando si è in grado di dialogare da una posizione di forza, sia pure democratica.

Foto d’archivio: Alessia Mosca con il pres. di IEA Achille Colombo Clerici

“Pagare meno, pagare tutti.” Pubblicato su Il Giorno del 22 ottobre 2017 – di Achille Colombo Clerici

Pubblicato ottobre 23, 2017 di instat
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Le isole Cayman, territorio britannico d’Oltremare, hanno 55mila abitanti e 800.000 tra società, banche, assicurazioni e fondi comuni d’investimento. Sono la quinta piazza finanziaria del mondo. Gli attivi ammontano a 1.600 miliardi di dollari.

Alle Cayman non si paga pressoché alcuna imposta: niente tasse sul reddito, sulle imprese, sulle successioni e donazioni, sulle plusvalenze delle società e sulle proprietà immobiliari.  Esse rappresentano uno tra i più importanti paradisi fiscali del mondo, i quali complessivamente gestiscono 18.000 miliardi di dollari, più di un quarto dell’economia globale.

Sembrano al confronto un’inezia i 208 miliardi di euro di economia sommersa e illegale che l’Istat ha certificato per l’Italia nel 2015 (nel dettaglio, poco più di 190 miliardi di “sommerso” e circa 17 miliardi di attività illegale): che però equivalgono al 12,6% del Pil ed a cinque manovre annuali dei nostri sempre precari conti pubblici. Pagare le tasse è un fatto di democrazia: non ci sono altre strade per abbassare le tasse se non quella che le paghino tutti.

Questi i dati e le considerazioni rassegnati dal Capo della Procura della Repubblica di Milano Francesco Greco, intervenuto al convegno “Il contrasto al riciclaggio, all’evasione fiscale internazionale ed al finanziamento del terrorismo” organizzato in Banca d’Italia a Milano dal Direttore Giuseppe Sopranzetti, con la collaborazione di Anspc-Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, che promuove l’annuale Giornata del Credito.

Spesso i paradisi fiscali non si limitano ad ospitare evasioni più o meno legali, ma anche i proventi di attività criminali e di finanziamento del terrorismo. E altrettanto spesso le norme per combattere il fenomeno vengono applicate con molti anni di ritardo. E sono inadeguate.

L’Italia è all’avanguardia nella lotta alla criminalità economica organizzata e al terrorismo. La Procura nazionale antimafia e antiterrorismo è al servizio delle Procure nazionali offrendo ad esse un’azione di coordinamento e di investigazione, incrociando dati da fonti diverse. Dal 2015 sono state svolte 50.000 indagini antimafia e 1.500 antiterrorismo.

Purtroppo la stessa Unione Europea è ancora priva di questo strumento fondamentale. Ma, aggiungiamo, proprio in questi giorni il Parlamento europeo ha dato il via libera all’istituzione della Procura europea, iniziativa definita di portata storica.

Corpo Consolare di Milano e della Lombardia – Ema Agenzia Europea del farmaco – Convegno alla Camera di Commercio di Milano Ott. 2017 – IEA informa

Pubblicato ottobre 23, 2017 di instat
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In Camera di Commercio incontro in onore del Corpo Consolare di Milano e Lombardia

PER EMA MILANO, LA CITTA’-MONDO

Se non Milano, quale città europea? E’ la domanda, evidentemente retorica, che organizzatori e relatori si sono posti e hanno posto  all’incontro in onore del Corpo Consolare svoltosi alla Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi riferendosi alla candidatura di Milano “non solo città del mondo ma città-mondo”come sede dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco destinata a lasciare Londra come conseguenza della Brexit.

I consoli, con il decano del Corpo Walid Haidar, sono stati accolti dagli interventi di Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio, Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, Diana Bracco, consigliere della Camera di commercio e rappresentante nella Cabina di Regia per Ema.

Parterre di alto livello: oltre ai consoli, rappresentanti delle istituzioni cittadine e regionali ed imprenditori, tra cui il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

In queste settimane Milano si gioca l’ambita assegnazione. Se a suo favore sono sul tavolo importanti atout – dalla locazione immediatamente operativa, il Pirellone, alla centralità del sistema di trasporti, alle università, alle scuole per stranieri, alla disponibilità di alloggi per il personale, alla seconda industria farmaceutica d’Europa e, non ultimo, moda, shopping, enogastronomia, patrimoni paesaggistici e culturali –  il fatidico 20 novembre, giorno della scelta, potrebbero giocare contro valutazioni diplomatiche, geopolitiche, favori incrociati (in quel giorno verrà decisa anche la sede dell’EBA, l’autorità bancaria): i due voti si influenzeranno.

C’è il rischio di un mercato levantino, a prescindere dai meriti. Sulla piazza, delle 16 candidature originarie, sono rimaste Amsterdam, Bratislava, Vienna, Copenhagen mentre Barcellona pare ormai fuori gioco per le note vicende.

Ma, a prescindere da come andrà a finire, va reso onore a un gioco di squadra Governo, Regione, Comune, forze economiche che, a prescindere dalle diversità politiche, si stanno impegnando allo spasimo, come avvenne per Expo.

“Il punto di forza di Milano – ha osservato Sangalli – è quello di essere una Città-Mondo con una pluralità di eccellenze che sanno fare squadra. Vincere la sfida di Ema significa un importante vantaggio economico, ma soprattutto accrescere il prestigio internazionale di Milano e dell’Italia. Abbiamo notevoli punti di forza. La sede del Pirellone già pronta. La posizione strategica di Milano con ottime e recenti infrastrutture. Una grande capacità di accoglienza grazie alle imprese del commercio, del turismo e dei servizi diffuse sul territorio”. “Da una prima comparazione effettuata il 30 settembre dalla Commissione Europea si evince chiaramente che le città idonee a ospitare la nuova sede Ema in base ai sei criteri tecnici siano ben poche e che fra queste spicchi Milano, che ha un dossier di candidatura fortissimo e che offre vantaggi unici” ha aggiunto Bracco.

“Voi Consoli – ha concluso Bonomi – siete attori fondamentali del progetto Ema. Perché è nostro e vostro obiettivo quello di contribuire a un progetto più grande: aumentare il grado di internazionalizzazione e di attrattività di Milano, per le nostre imprese e quelle dei vostri Paesi di appartenenza, così come per i vostri concittadini che qui vivono”.

E il potente Corpo Consolare di Milano e Lombardia, primo al mondo per numero di Paesi rappresentati, 122, più di New York, si schiera in toto per Milano “la città di Expo 2015 – ha detto Haidar – oggi sempre più internazionale e aperta al mondo”.

Foto:

Carlo Sangalli e Achille Colombo Clerici

Il decano del Corpo Walid Haidar con il pres. di IEA Achille Colombo Clerici

 

 

Curia Arcivescovile di Milano – Università Cattolica – Ispi – Giuristi Cattolici, Iustitia – Inizio dei corsi di Formazione Politica 2017 – Villa Cagnola alla Gazzada di Varese – Francesco d’Agostino. E Cesare Mirabelli – IEA informa

Pubblicato ottobre 23, 2017 di instat
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Ha avuto inizio, a Villa Cagnola di Gazzada, la prima sessione dei corsi ” Un mondo senza politica?” di formazione alla politica promossi ed organizzati dalla Arcidiocesi di Milano per l’Anno 2017/2018, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’Unione Giuristi Cattolici, l’Ispi Istituto di studi di politica internazionale di Milano.

Hanno tenuto le prolusioni Francesco D’ Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici nonché Direttore di Justitia e Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale.

Le prime lezioni a cura di Antonio Villafranca, Piero Bassetti, Roberto Mazzotta, Simona Beretta, Andrea Perrone.

               *  *  *

Francesco D’Agostino, nel suo brillante intervento sul concetto di potere, è partito dall’apologo di Caracalla, nel racconto che ne fa Elio Spaziano nella sua “Vita di Antonino Caracalla”.
Invaghitosi della matrigna l’imperatore romano, conscio dell’incesto comportato dal suo desiderio, si rivolge a tale Giulia Domna che sentenzia: si libet licet.
D’altronde anche i faraoni egiziani solevano congiungersi in matrimonio con le sorelle, ben consapevoli del divieto esistente per la generalità dei sudditi; proprio a sottolineare la diversità della loro posizione e l’esercizio del potere assoluto.

D’Agostino approda conclusivamente al paradosso che attualmente viviamo, in riferimento alla celeberrima definizione di potere data dall’evangelista Matteo (20.25-28).

Rispondendo a Giacomo e Giovanni che gli chiedono di poter sedere nel Regno di Dio alla destra ed alla sinistra del Signore, Gesù esclama: “Principes gentium dominantur eorum et qui maiores sunt potestatem exercent in eos. Non item erit inter vos, sed quicunque voluerit inter vos maior fieri, sit vester minister; et qui voluerit inter vos primus esse, erit vester servus”
Chi vorrà esser più grande tra voi ed esser primo tra voi sia vostro ministro e vostro servo.

Ebbene, oggi siamo al paradosso che i politici quando raccolgono i voti si presentano come servitori, ma esercitano poi la politica come puro potere e, quel che è peggio, gli elettori ne sono consapevoli anche nel momento del voto.

Foto:
da sin.  Don Walter Magnoni, Alberto Vittorio Fedeli, il Vicario Episcopale mons. Luca Bressan, Achille Colombo Clerici, Benito Perrone, il Dir. del Centro Villa Cagnola di Gazzada Mons. Eros Monti

Piero Bassetti con il presidente IEA Achille Colombo Clerici

Roberto Mazzotta con Achille Colombo Clerici

Banca d’Italia Milano – Convegno in occasione della Giornata del Credito “Contrasto al riciclaggio, all’evasione fiscale e al finanziamento del terrorismo” – Francesco Greco – IEA informa

Pubblicato ottobre 19, 2017 di instat
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Convegno alla Banca d’Italia di Milano in occasione della Giornata del Credito

CONTRASTO AL RICICLAGGIO, ALL’EVASIONE FISCALE E AL FINANZAMENTO DEL TERRORISMO

Le isole Cayman, scoperte nel 1503 da Cristoforo Colombo e territorio britannico d’Oltremare, hanno 55mila abitanti e 800.000 tra società, banche, assicurazioni e fondi comuni d’investimento. Sono la quinta piazza finanziaria del mondo. Gli attivi ammontano a 1.600 miliardi di dollari.

Alle Cayman non si paga pressoché alcuna imposta: niente tasse sul reddito, sulle imprese, sulle successioni e donazioni, sulle plusvalenze delle società, e sulle proprietà immobiliari. Esse costituiscono uno tra i più importanti paradisi fiscali del mondo i quali, peraltro, gestiscono complessivamente 18.000 miliardi di dollari, più di un quarto dell’economia globale.

Sembrano al confronto un’inezia i 208 miliardi di euro di economia sommersa e illegale che l’Istat ha certificato per l’Italia nel 2015: tuttavia essi equivalgono al 12,6% del Pil nazionale ed a cinque manovre annuali dei nostri sempre precari conti pubblici. Pagare le tasse è un fatto di democrazia: non ci sono altre strade per abbassare le tasse se non quella che le paghino tutti.

Questi i dati e le considerazioni rassegnati dal Capo della Procura della Repubblica di Milano Francesco Greco  intervenuto al convegno “Il contrasto al riciclaggio, all’evasione fiscale internazionale ed al finanziamento del terrorismo” organizzato in Banca d’Italia a Milano dal Direttore Giuseppe Sopranzetti, con la collaborazione di Anspc-Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, che promuove l’annuale Giornata del Credito.

Nata nel 1964 presieduta da Giuseppe Pella, l’Associazione è parallela alla Giornata del Risparmio. Il risparmio rappresenta una importante risorsa per il Paese. Ma, pensiamo, solo quello contenuto nelle cassette di sicurezza si calcola possa ammontare a circa 200 miliardi di euro in contanti e non serve al sistema-Paese.

A introdurre i lavori Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede milanese dell’istituto ed Ercole P. Pellicanò, direttore di Anspc. Altri relatori Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; Claudio Clemente, direttore Uif-Unità di informazione finanziaria; Nicola Mainieri, Banca d’Italia, responsabile nucleo presso la Procura di Milano; Carlo Romano, professore, partner di Pwg tax&legal service; Alessandro Savorana, dottore commercialista Studio Savorana&Partners; Giuseppe Vicanolo, Gen, C.A. comandante interregionale Guardia di Finanza.

I lavori sono stati conclusi da Filippo Caciucco, direttore generale Anspc.

Spesso i paradisi fiscali non si limitano ad ospitare evasioni più o meno legali, ma anche i proventi di attività criminali e di finanziamento del terrorismo. E altrettanto spesso le norme per combattere il fenomeno vengono applicate con molti anni di ritardo. E sono inadeguate.

L’Italia è all’avanguardia nella lotta alla criminalità economica organizzata e al terrorismo, ha ricordato Roberti. La Procura nazionale – come il giudice Falcone tentò di spiegare al Consiglio superiore della magistratura – è al servizio delle Procure locali offrendo ad esse un’azione di coordinamento e di investigazione, anche attraverso l’incrocio dei dati provenienti da fonti diverse. Dal 2015 sono state svolte 50.000 indagini antimafia e 1.500 antiterrorismo.

Purtroppo la stessa Unione Europea è ancora priva di questo strumento fondamentale. Ma, aggiungiamo, proprio in questi giorni il Parlamento europeo ha dato il via libera all’istituzione della Procura europea, iniziativa definita di portata storica.

Foto di archivio:
Giuseppe Sopranzetti con Achille Colombo Clerici pres. di IEA