Articolo della Proprietà Fondiaria sul Convegno “Incendi boschivi”

A Milano convegno organizzato da Assoedilizia.

L’intervento del Presidente della Proprietà Fondiaria

 

Incendi boschivi: un problema etico per la nostra società

 

Colombo Clerici: “Compromettono il territorio e l’ambiente mettendo a repentaglio vite umane”.

Dozzio Cagnoni: “Spazio al privato là dove il Pubblico non riesce ad intervenire”

 

di ALESSANDRA COLOMBO

 

Con il ritorno dell’estate si ripropone all’attenzione pubblica il problema degli incendi boschivi che nel 2007 hanno provocato gravi danni in tutta Europa, soprattutto nella parte meridionale di Spagna, Francia e Grecia. In Italia sono divampati 10.614 incendi che hanno percorso 225.563 ettari di superficie, della quale oltre il 50% rappresentata da boschi e foreste.

I danni causati dagli incendi sono importanti non solo dal punto di vista ambientale per la perdita di biodiversità e di habitat, per la compromissione della stabilità idrogeologica, per l’impoverimento dei suoli e per la consistente emissione di CO2 in atmosfera ma anche dal punto di vista umano per la perdita di paesaggi, storia e identità territoriale nelle zone rurali e montane.

Per ragionare su questi aspetti così diversi tra loro ma tutti strettamente legati il 27 giugno scorso nella sede di Assoedilizia a Milano si è tenuto un convegno sul tema: “Gli Incendi boschivi” promosso da Assoedilizia, INSTAT e Regione Lombardia.

I lavori sono stati introdotti dall’avvocato Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia, deciso sostenitore dell’opinione che, per fronteggiare l’emergenza, è necessario iniziare e favorire una stretta collaborazione istituzionale con la Pubblica Amministrazione

Quello degli incendi boschivi – ha affermato Colombo Clerici – è un grande problema etico per la nostra società. Questi roghi non solo bruciano risorse naturali ed economiche, compromettono il territorio e l’ambiente mettendo a repentaglio vite umane, ma costituiscono in sé, quando si presentano associati a logiche malavitose, un fattore di squilibrio, di ingiustizia e di prevaricazione all’interno della società”.

Passando ad analizzare la legge 353 del 2000 “Legge-quadro in materia di incendi boschivi”, il Presidente di Assoedilizia si è soffermato in particolare sull’articolo 10 che riporta divieti, prescrizioni e sanzioni. Fondamentalmente, oltre alle pene personali pecuniarie o detentive, sono previste tre misure: il divieto per 15 anni del cambiamento di destinazione d’uso, il divieto di costruzione per 10 anni e il blocco per 5 anni del rimboschimento.

L’apparato giuridico sanzionatorio ha proseguito Colombo Clerici – prevede misure che, accerchiando a 360 gradi il problema, verrebbe a colpirlo alla radice sui diversi fronti dove si articolano i differenti interessi. Ma forse meritano una riflessione più attenta, ad evitare che la loro combinazione produca a causa di effetti distorti, più danni che benefici”.

Colombo Clerici ha quindi concluso l’intervento sottolineando che: “Gli interessi in gioco sui quali si fondano le motivazioni delle azioni illegali all’origine del fenomeno sono molteplici e contrastanti. Non solo e non tanto quelli di coloro che vogliono costruire, ma soprattutto di coloro che vogliono impedire di costruire”.

All’aspetto giuridico si è ricollegato l’intervento del professore Giovanni Bovio, Ordinario dell’Università di Torino e membro dell’Accademia dei Georgofili.

La legge 353 del 2000 ha nobili obbiettivi – ha detto.- ma occorre evitare l’interpretazione emotiva perché le conseguenze possono essere disastrose: l’incendio non è sempre doloso. In questi ultimi anni, però, si vanno diffondendo gli incendi di interfaccia urbano-forestale”.

Il fenomeno, nuovo per noi, ma presente da decenni negli USA e in Canada, è particolarmente dannoso perché oltre alla distruzione di territorio provoca perdite umane. Gli incendi si sviluppano nella zona abitata, città o campeggio ma si propagano e si alimentano nella zona boscata. Ed è proprio in questa fascia urbano-forestale che occorre intervenire con le iniziative di prevenzione previste dalla stessa legge.

Quello che storicamente, in una visione antropocentrica, era una fonte di reddito da curare e far fruttare – ha proseguito Bovio – è diventato, nella moderna visione biocentrica, un’entità un soggetto con diritti. Oggi la nostra attenzione per il bosco non può prescinde dal valore economico dell’ambiente, soprattutto nell’interfaccia urbano-forestale dove la sua presenza, la sua esternabilità, valorizza gli immobili”.

Come confermato nei successivi interventi dal professor Marco Lombardi, docente di Sociologia dell’Università Cattolica Di Milano e dal professor. Vincenzo Pepe, Presidente di FAREAMBIENTE e Ordinario di Diritto dell’ambiente della Seconda Università di Napoli, occorre recuperare la cultura di un tempo, quando l’uomo si prendeva cura dell’ambiente non solo per il valore economico che aveva ma perché rappresentava il suo habitat e se ne sentiva responsabile. L’educazione civica ed ambientale, che una volta faceva parte della nostra cultura, va reintrodotta nelle scuole perché il rispetto e la cura dell’ambiente torni ad essere un valore condiviso.

Nel suo intervento l’ingegnere Leonardo Corbo, VicePresidente ISPRO (Istituto di Studi e Ricerche sulla Protezione Civile e Difesa Civile) ha portato la sua esperienza diretta di Direttore della Protezione Civile-Ministero dell’Interno.

La mentalità corrente ritiene – ha sostenuto – che gli incendi si spengano con l’intervento dei canadair, ma in realtà è importantissimo l’intervento dell’uomo. Occorre quindi modificare la normativa per permettere di integrare gli interventi dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato che dipendono da diversi Enti e sostenere e formare i volontari che costituiscono una splendida risorsa”.

Intervenendo alla tavola rotonda successiva il dottor Ugo Dozzio Cagnoni, Presidente della Federazione Nazionale della Proprietà Fondiaria, ha portato l’esempio della Lombardia dove il 30% del territorio è costituito da aree protette.

“La Regione non può occuparsi – ha evidenziato Dozzio Cagnoni – della sicurezza di tutte queste aree, è quindi auspicabile che venga messo in atto un intervento che sproni, o quanto meno non scoraggi i proprietari a farsene carico direttamente”.

Il Presidente della Proprietà Fondiaria ha quindi sostenuto che: “Potrebbe essere introdotto un incentivo economico. Sicuramente vanno evitati i lacciuoli burocratici, lasciando spazio al privato là dove il Pubblico non riesce ad intervenire”.

Un altro aspetto preso in esame da Presidente Dozzio Cagnoni è stata la politica agricola forestale che incentiva la creazione di nuove aree boschive, anche come mitigazioni delle grandi infrastrutture, ma non interviene per la loro gestione ed il mantenimento di quelle esistenti.

L’intervento di Camillo Paveri Fontana Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane sezione Lombardia, ha ricordato che in passato l’Unione Europea aveva dato ai proprietari di giardini e boschi storici dei contributi per il mantenimento e il taglio del bosco. “Bisognerebbe reintrodurre i contributi e consentire ai proprietari – ha sostenuto Paveri Fontanadi prendere delle iniziative, anche economiche, perché un buon governo del bosco e del sottobosco può ridurre il numero degli incendi”.

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