Relazione del Presidente Assoedilizia, Avv. Achille Colombo Clerici, alla Tavola rotonda Assoedilizia: “Il Piano casa del Governo” – 20 aprile 2009

Credo che il piano casa, nei termini in cui si va configurando nel lavoro governativo, in questo momento storico, sia suggerito da alcune ragioni.

– Valenza anticiclica sul piano economico.

Non tanto e non solo dall’opportunità di creare, in questi tempi di congiuntura economica negativa, importanti occasioni di lavoro in tutto il settore edilizio.

– Valenza sociale.

Ma, dall’esigenza di attenuare alcuni squilibri abitativi presenti nel nostro paese (conseguenti ai vasti processi di trasformazione socio-economica ed ai fenomeni migratori che hanno interessato le nostre città).
Squilibri, non solo da città a città; ma, anche nel confronto internazionale, nel quale l’Italia si presenta come il fanalino di coda, in Europa, quanto a disponibilità di alloggi in locazione.

Con evidenti distorsioni quanto alla possibilità di trovar casa per i meno abbienti; quanto ad un accentuato pendolarismo (fenomeno derivante dal processo di marginalizzazione delle residenza che è stato tipico di molte nostre città; pendolarismo che produce conseguenze negative sulle vita delle città, quali ad esempio il congestionamento del traffico, l’inquinamento atmosferico, uno squilibrio nei bilanci degli enti locali).

Quanto ad una scarsa mobilità abitativa (cui segue una scarsa mobilità delle forze di lavoro e sociali: pensiamo ai lavoratori ed agli studenti, ai ceti manageriali e dirigenziali) che è di ostacolo ai processi di trasformazione socio-economica; gli unici in grado di rendere competitive, sul piano internazionale, le diverse regioni.

Oltre tutto, la preponderanza della proprietà sulla locazione, come titolo di godimento dell’immobile, rallenta il processo di rinnovamento e di adeguamento tecnologico del patrimonio edilizio e complessivamente delle nostre città.

Anzitutto, perché il “turn over” abitativo legato alla proprietà dell’alloggio è molto meno dinamico di quello legato alla locazione.
Il primo si misura mediamente in termini di decenni, l’altro in termini di generazioni.

Ed in secondo luogo perché’, in un Paese “in proprietà dei condominii, le città sono prigioniere dell’immobilismo: poiché non c’è soggetto meno reattivo del condominio, di fronte alle esigenze di rinnovamento urbano.

– Sul piano ordinamentale. Razionalizzazione del sistema normativo edilizio-urbanistico.

Il Piano-casa è suggerito anche dall’esigenza di sfrondare alcune rigidità normative, che ancora permangono nel campo del recupero, del riuso e della sostituzione del patrimonio edilizio esistente; rigidità che sono di ostacolo ad un quanto mai opportuno pieno utilizzo, anche sul piano funzionale, di una serie di strutture inutilizzate o sottoutilizzate presenti sul nostro territorio.

* * *

– In tale ottica, soprattutto in questa fase del dibattito che ha accompagnato lo studio e la definizione di un testo legislativo da parte del governo, la nostra organizzazione, si è espressa su alcuni punti particolarmente significativi e qualificanti della materia; avanzando anche alcune proposte tecniche.

Anzitutto esprimiamo un giudizio complessivamente positivo sullo spirito dell’iniziativa governativa. Sulla filosofia che ispira le linee guida del provvedimento legislativo in itinere, anche a seguito dell’intesa con le Regioni; e quindi intervenendo lo stato nella determinazione dei principi fondamentali in materia edilizio-urbanistica, nell’ambito della sua competenza legislativa concorrente con quella regionale.

– Sul piano dei principi, dunque, nello specifico condividiamo l’idea di permettere, entro determinati limiti, alle famiglie ogni intervento edilizio volto ad adeguare la casa alle esigenze familiari.

– Concordiamo altresì con l’intento di liberalizzare gli interventi edilizi, correlandoli alla assunzione di responsabilità da parte, sia del soggetto che vi è legittimato (avente titolo), sia, attraverso la certificazione di conformità delle opere, da parte del professionista qualificato ed abilitato, subordinatamente alla efficienza ed all’efficacia di adeguati controlli pubblici.

– Apprezziamo l’idea di introdurre incentivi, in termini volumetrici e fiscali, che valgano a rendere economicamente sostenibili gli interventi di sostituzione e di riuso edilizio, soprattutto in presenza di opere intese alla riqualificazione edilizio-energetica (uso di fonti di produzione energetica alternative e rinnovabile) e statico-antisiamica degli edifici; nel rispetto della sostenibilità ambientale.

– Sosteniamo con interesse e vigore la linea di intervento governativo volta a potenziare l’investimento pubblico e privato nelle abitazioni in locazione.

– Confidiamo sulla chiarezza di pensiero e sulla fermezza di giudizio governative di fronte alle proposte che talune parti, sull’onda dell’ emozione creata dal terremoto d’Abruzzo, avanzano a proposito ad esempio della assicurazione obbligatoria antisismica (soprattutto nella forma generale applicabile su tutto il territorio nazionale, anche in quelle regioni che non presentano rischio sismico di sorta) e del libretto fabbricato.

In quest’ultimo caso l’idea potrebbe reggere semmai per le nuove costruzioni; dove però già ci sono dei responsabili per legge (oltre il proprietario) che peraltro non dovrebbero essere deresponsabilizzati.

Ma, se si tratti di verificare a posteriori il costruito, allora siamo nel campo delle cento pertiche.
Chi controlla il controllore, che è il professionista del proprietario ?

Sarebbe bene, viceversa istituire dei seri controlli pubblici, facoltizzando i comuni che non fossero in grado di effettuarli a rivolgersi agli uffici tecnici degli Assessorati alle Province: che, pur dotati di una alta competenza in materia di gestione e di manutenzione degli immobili, sono attualmente sottoutilizzati.

Il Libretto casa non è altro che un’occasione di lavoro per moltissime categorie professionali ed imprenditoriali che oggi, trincerandosi dietro la giustificazione dell’accertamento della sicurezza statica degli edifici, si fanno portatrici di un’idea che finirebbe per comportare costi gravosissimi ed assolutamente ingiustificati per la maggior parte dei proprietari immobiliari (soprattutto relativi ad interventi che nulla hanno a che fare con la sicurezza statica ed antisismica degli edifici).

www.assoedilizia.com

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