“L’Orticola che passione” di Antonio Piva

Anche quest’anno non potevo mancare a una visita ai giardini di via Palestro che si trasformano per qualche giorno per la festa della primavera, dei fiori e delle occasioni di rinnovare o integrare terrazzi e balconi. L’anno passato avevo notato le segali inconfondibili della decadenza della manifestazione cui i milanesi si sono affezionati ed ero rimasto deluso dalle stesse persone che sostengono l’iniziativa e che avevano concesso al degrado di dar prova della sua forza entrata pure nella roccaforte del bon ton, della tradizione che si rispetta e si ama e di quell’ambiente riservato ed elegante che resiste a tutto senza darlo a vedere.

Quest’anno lo spazio dedicato alla manifestazione si è esteso e dava l’impressione di aver ricuperato un nuovo vigore. L’affollamento del pubblico attorno alle rose, alle idrangee, alle piante officinali e a ogni meraviglia che sprigiona la più piccola genziana e il fragile stelo del prezzemolo che, trovato lì, assume una nobiltà diversa, stava a indicare che la passione per le piante non si è spenta e che, se l’occasione c’è, i milanesi si attivano e partecipano con passione. Se la qualità c’è, il passa parola è immediato e anche la domenica successiva all’apertura riservata ai molti associati, presentava presenze molto articolate. Intere famiglie giovani, vecchi signori e signore dall’incedere lento e attento, manifestavano un interesse che era bello da cogliere come fosse un fiore di questa città. Tra le piante qualche gazebo con arredi vecchi da giardino o leccornie di cui è impossibile mettere in dubbio la perfezione della preparazione.

Il giardino rende schiavi molti di noi che, avendo ridotto per economia la collaborazione dei giardinieri, è molto attento alle proposte che possono ridurre la fatica della manutenzione senza perdita del piacere della contemplazione. La pianta sana e robusta è alla base della ricerca come pure, dopo anni di siccità, quella che non soffre se non piove quasi tutti i giorni, perché in alcune zone lombarde sono vietati gli impianti d’irrigazione e la pianta si deve accontentare di quello che passa la natura e di quello che puoi dare tu nei fine settimana.

Non vi è un vero percorso da fare tra le offerte ma, qualche volta calpestando un po’ di prato, ne raggiungi un0 nuovo che propone alla tua attenzione “un viaggio alla scoperta delle origini della musica e degli strumenti musicali”. Il responsabile della proposta è un giovane, Daniele Delfino, con cui scambio alcune riflessioni sui materiali che espone: conchiglie, noci, selci, sassi, flauti, sonagli, fischietti, piume, canne e alcune ossa che, mi dice, riproducono strumenti di suono dell’uomo della preistoria. M’invita a un piccolo concerto cui partecipo per poter ascoltare i suoni degli oggetti sonori. In breve tempo sono circondato da bambini, genitori, nonni e si crea “un approccio spontaneo artistico e creativo con il suono.” I destinatari di questo progetto sono gli alunni delle scuole materne, elementari e medie che potranno comprendere cosa nasconda la natura fragile e indifesa ma forte di quella poesia di cui è sempre ispiratrice.

A poca distanza fa bella mostra di sé un bestiario che proviene dallo Zimbabwe. Gli animali sono realizzati con materiali di riciclo: lattine, bulloni, tubi di ferro, fili di ferro, di tutto. Anche in questo settore regna un anomalo minimalismo civilissimo e poetico che ci dice come dal nulla si possa fare moltissimo. In poco tempo il bestiario esposto si assottiglia perché pochi resistono alla tentazione di portare a casa una rana o un uccellino che costano anche molto poco. E’ una bella mattina tiepida: mi siedo un attimo e penso che per l’anno venturo gli organizzatori potranno portare alcune migliorie: sostituire la rete di recinzione degli spazi destinati alla manifestazione con qualcosa di più decoroso, prevedere un percorso agevole e chiedere agli espositori di lasciarsi coordinare da qualcuno che dia maggior ordine agli spazi. Pochissime cose che equivalgono a portare il nodo della cravatta aderente al colletto.

da www.arcipelagomilano.org

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