Relazione introduttiva del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici, al Convegno Confedilizia Pavia in data 26 maggio 2009

Veramente due grandi occasioni, per la città di Pavia.
Rappresentate dalla redazione del Piano di Governo del Territorio e dalla prospettiva dell’Expo 2015.

Due occasioni, due opportunità che devono agire in parallelo.

La prima permette di mettere a fuoco il ruolo della città. Come città storica, città d’arte, città del sapere, della scienza e della tecnologia, ma anche città al centro di una provincia dalla profonda tradizione agricola:in grado di coniugare i valori agricoli a quelli ambientali e turistici. Con un forte radicamento culturale al territorio.

L’altra, come vetrina internazionale volta alla promozione del territorio, consente l’innesto della realtà pavese in un contesto sinergico di valenza regionale, in vista di quella sfida internazionale che l’intero polo territoriale gravitante su Expo, sarà chiamato a giocare, in termini di concorrenzialità e di competitività.

E certamente il territorio pavese conquisterà uno spazio ed una funzione complementari di grande rilievo: solo che riesca a cogliere la giusta logica e ad assumere le opportune scelte.

E d’altronde, il P.G.T., come strumento di pianificazione urbanistica estremamente flessibile, permetterà quel continuo adeguamento e aggiornamento delle scelte e degli obiettivi, che costituiscono la base di un processo decisionale efficace al fine del conseguimento del risultato.

L’altr’anno a Cernobbio, nel corso del meeting dell’economia tenuto dallo studio Ambrosetti, nell’ambito della sessione dal titolo “La città motore di crescita”, il business guru Johnas Riddesträle appuntava la sua attenzione sul fatto che le città, per vincere la competizione internazionale che hanno di fronte, debbano essere i fattori di sogno, poli di immagine e di attrattività.

E per essere vincenti, non debbono tanto essere migliori, quanto, viceversa, diverse.

E’ la diversità, dunque, (che spicca ad esempio nel caso delle città storiche, delle città d’arte che non soffrono di alcuna concorrenza), la componente vincente.
Diversità, sirena del mondo esclamava il poeta.

Pavia può giocare appieno questa carta.

Se prendiamo in esame le componenti su cui basa la città, riscontriamo eccellenze in ogni ambito.

Considerando la comunità, vediamo che la società pavese si basa sui principi della tradizione solidaristica tipicamente lombarda (lavoro-operosità; religiosità, intesa non tanto e non solo come fede, ma come coscienza dei valori; famiglia), ma con innesti della cultura piemontese, tradizionalista, riservata e conservatrice.

Quanto all’ambiente, abbiamo un classico esempio del dualismo evocato dalla teoria di John Ruskin tra natura allo stato brado e natura coltivata, costruita dall’uomo; che si fa dapprima paesaggio, poi paese ed infine città.

Questa zona presenta infatti un territorio,una natura costruita, plasmata dall’uomo come vero e proprio giardino agricolo immerso nella storia.

Quanto all’aspetto della cultura, in città e nella provincia, si trovano opere artistico-storico-monumentali legate all’antichità della vita sul territorio ed una realtà di prim’ordine nei domini della medicina, delle scienze,della tecnologia, delle lettere e delle arti;come attesta l’avvocato Carlo Goldoni,che qui trascorse alcuni anni della sua giovinezza,ospite del Collegio Ghislieri, nelle sue stupende pagine dei “Memoires”.

Una vera città universitaria (con ben 15 Collegi universitari cui si accede selettivamente mediante concorsi), dotata di eccellenze artistico – culturale, storico-artistiche ed ambientali che debbono portare a configurare una identità forte della città e del territorio pavese a livello internazionale.

Identità che non deve costituire un fattore di antagonismo,di contrapposizione e di separazione con la realtà milanese (come spesse volte è avvenuto nella storia); ma deve essere piuttosto un elemento di integrazione e di coesione sinergica.

Si sente dire, con sempre maggior frequenza, che l’Expo 2015 non deve esaurire i suoi effetti alla chiusura dei battenti del semestre espositivo – che le opere strutturali realizzate non debbono rimanere come cattedrali nel deserto, inutilizzate e sterili.

Ebbene, io continuo a pensare che ci sono le condizioni perchè ciò non avvenga.

Per ottenere questo risultato occorre una risposta di sistema da parte del bacino territoriale che gravita su Expo.

Gli ambiti pavese, milanese, varesino-comasco, e brianteo sono in grado di fare sistema in un preciso settore economico – quello del turismo: nel quale sussistono enormi potenzialità ancora inespresse, e dove non si è ancora sviluppata quella piena sinergia che è condizione ineludibile per il comune, complessivo risultato.

Un grande polo turistico di eccellenza mondiale nel cuore della pianura padana.

La necessaria sfida che l’Expo porrà sarà dunque quella della grande area del milanese, all’interno del più ampio contesto padano, che dovrà affermarsi quale polo turistico di prima categoria a livello planetario.

Questa sfida si vincerà solo sul piano della cultura,radicando al territorio una forte immagine culturale:in tal modo,la vasta regione milanese-pavese- lombarda può diventare in campo turistico una regione-hub di prima grandezza a livello planetario.

Qualche giorno fa, nel corso di una cena in casa di comuni amici, ne discutevo con il prof. Roberto Schmid, per tanti anni Rettore dell’Ateneo pavese, ed attualmente presidente del Comitato scientifico di Expo 2015.

E si pensava, proprio perché la finalità di Expo è quella di promuovere il territorio, ad un progetto di eventi ( coinvolgendo anche i castelli, di cui è ricca la provincia) e di investimenti anche in campo agricolo-tecnologico, in grado di dare slancio non solo al turismo, ma all’intera economia pavese.

Ed il binomio tecnologia-agricoltura potrebbe essere la chiave di volta di un meccanismo economico virtuoso,estremamente efficace nei campi dell’energia, dell’alimentazione, dell’ambiente.

E proprio una settimana fa si è tenuto a Mezzana Bigli un meeting internazionale su questo tema.

Ma poi occorrerebbe anche la fiducia di privati che investissero in attrezzature alberghiere; perché la città soffre di una scarsa ricettività alberghiera.

Per il rilancio di questo territorio in campo turistico,penso ad esempio ad alcune idee che dovrebbero esser prese in considerazione.

Le storiche vie d’acqua,punto di forza di una suggestiva attrazione turistica di questi luoghi.
La cui percorribilità può esser riconseguita con opere abbastanza semplici: sostituendo ad esempio i ponti a raso, con ponti che permettano il transito dei barconi.

Penso ad una sinergia con il Genovesato che può esser propiziata dal potenziamento della linea ferroviaria Pavia-Genova,realizzando il Terzo Valico.

Quanto al ruolo dei proprietari, del mondo dei risparmiatori dell’edilizia, va considerato che essi non rappresentano di certo un gruppo, una classe, un ceto sociale, ma costituiscono una parte, una categoria sociale trasversale alla società stessa (composta da professionisti, commercianti, imprenditori, industriali, artigiani, funzionari).
Essi seguono, assecondano, favoriscono ed in un certo senso orientano i processi urbani, in quanto concorrono in modo rilevante alla formazione della cultura (connotano l’orientamento culturale della città) dominante del proprio tempo ed a determinare i caratteri della città e del suo territorio.

Ma di certo, la loro funzione sociale non si limita a questo aspetto. I proprietari ed i risparmiatori del settore edilizio, con i loro investimenti, hanno permesso il formarsi della città ed il costituirsi di quel mix funzionale che, ancor oggi, è il fiore all’occhiello delle nostre città italiane.

Senza il volano della locazione per l’abitazione e per le botteghe commerciali artigianali e spesse volte per molti edifici industriali, come avremmo potuto fronteggiare le emergenze abitativo/funzionali createsi nei due Dopoguerra, e come avremmo potuto permettere, nel nostro paese, quei processi di inurbamento che hanno condotto attraverso enormi migrazioni, a cambiare il volto delle nostre antiche città?

Pavia offre un modello esemplare, paradigmatico di questo ruolo della nostra categoria.

Perché qui i proprietari avvertirono tra i primi in Italia, la coscienza di quel ruolo di pubblico interesse, che la casa e l’investimento immobiliare erano chiamati a svolgere, nell’ambito non solo economico e culturale, ma anche sociale.

Nacquero allora le prime Associazioni della nostra categoria, non solo per difendere interessi corporativi, con un ruolo tipicamente sindacale, ma per esprimere una posizione sociale e culturale che potesse esser di utilità nella vita pubblica.

Nella storia sociale del nostro Paese esse segnarono il passaggio dall’Associazionismo filantropico, culturale o lusorio dell’epoca dei savants, e degli aristocratici, all’Associazionismo civile dell’epoca degli scienziati e del primitivo welfare in Germania: (le grandi riforme sociali di Bismarck alla fine dell’Ottocento) un associazionismo che aveva coscienza della funzione sociale anche sul piano culturale e in tale ottica diveniva gradatamente vivaio ove si formavano le nuove generazioni del personale politico nazionale.

Così, in molti casi, gli esponenti delle nostre Associazioni erano chiamati a responsabilità politiche e di governo, ai vari livelli, locali e nazionali.

Le associazioni della proprietà edilizia, fra le prime, diventarono dunque la base per la formazione e la selezione della classe dirigente economica e politica del Paese; cerniera tra il pubblico ed il privato, tra società e Stato.

Vorrei aggiungere che le nostre organizzazioni, (forse perché rappresentanti una categoria economica che concentra il proprio interesse in investimenti intimamente radicati sul territorio) non hanno mai perseguito interessi contrastanti con l’interesse del Paese.

Anzi, spesso, la Proprietà edilizia è stata caricata di oneri di socialità impropri (quasi delle forme di tassazione indiretta: vincoli, blocchi, espropri, equo canone).

Essa, inoltre, ha assolto ad un altro compito sul piano sociale, in particolare in campo ambientale, soprattutto in questo momento storico.

La casa, l’immobile, infatti, restano uno dei pochi fattori territorializzanti nella vita moderna: in altri termini producono un radicamento terraneo, (così definito da Massimo Cacciari nella sua monografia “La città”) cioè un attaccamento al territorio.

L’interesse dei cittadini alla prosperità del territorio in un’epoca in cui stiamo assistendo a tutta una serie di fenomeni deterritorializzanti (quali i processi di ristrutturazione – innovazione tecnologica – terziarizzazione – finanziarizzazione – internazionalizzazione) e di delocalizzazione di attività e funzioni con abbandono del territorio, la casa continua a mantenere la sua funzione di presidio del territorio e di fattore di tutela ambientale.

P.G.T. ed Expo 2015 non possono dunque non trovare nella proprietà edilizia di Pavia un interlocutore interessato, collaborativo e propositivo, dal punto di vista, non solo edilizio, ma anche e soprattutto culturale e morale.

www.assoedilizia.com

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