Obbligo di certificazione energetica

Il 25 luglio è  scattato l’obbligo della certificazione energetica degli edifici in caso di alienazione e di interventi edilizi. 

Costi immediati e gravosi: assolutamente fuori luogo in un periodo di crisi generale dell’economia e di problemi per i bilanci familiari. 

Benefici, forse, futuri.

 Assoedilizia e Federlombarda Edilizia rappresentate dal pres. Achille Colombo Clerici esprimono viva preoccupazione per l’indirizzo assunto dallo Stato  nonché dalle Regioni, ed in particolare dalla Regione Lombardia che ha corredato di sanzioni l’obbligo della certificazione in caso di alienazione dell’immobile o di interventi edilizi. 

La Regione Lombardia inoltre dall’anno prossimo prevede tale obbligo, in contrasto con le linee guida nazionali, anche in caso di stipula di contratti di locazione o di rinnovo degli stessi.

Questo indirizzo comporta e comporterà un notevole aggravio di oneri e di costi per gli immobili, in un momento in cui il settore andrebbe alleggerito di carichi in grado di comprimerne la competitività economica.

 E si risolverà in una penalizzazione proprio di quei beni che, anche per le loro caratteristiche di vetustà e di qualità edilizia, appartengono alle fasce meno abbienti della popolazione, che andrebbero incentivate e non costrette a sacrifici economici.

Inoltre, allo stato, la normativa in esame non comporta alcun beneficio sul piano del contenimento energetico: questo è attualmente solo teorico.

 Mentre concretamente nell’immediato si avrà un aggravio di costi che si tradurrà in un fattore frenante l’economia del settore. Una misura dunque esattamente di senso inverso a quella che si renderebbe necessaria in questa congiuntura economica negativa.

Sotto la spinta dell’U.E. che ha fatto, della qualificazione energetica degli edifici, una questione capitale, non si capisce bene quanto per ridurre effettivamente-considerata l’inanità della azione soprattutto nel rapporto costi benefici-  il consumo energetico nonché le emissioni di gas serra nella atmosfera, e quanto per dar corso, in funzione anticiclica sul piano economico, ad un universo di operazioni e di interventi edilizio/impiantistici; Stato e Regioni stanno muovendo nella logica di costringere gradatamente tutto il patrimonio edilizio ad uniformarsi a standard qualitativi energetici.

 In modo non dissimile da come ci si è mossi con l’operazione Ecopass, in campo automobilistico.

 Prima si classificano gli immobili, attribuendo loro gradi diversi di efficienza energetica. Poi si cominciano a tassare i meno virtuosi o si escludono dalle agevolazioni,che è l’equivalente.  Ed infine si spingono gli stessi alla “rottamazione”; che non significherà necessariamente demolizione e ricostruzione, ma certamente potrà consistere in opere di adeguamento estremamente costose .

 La nostra interpretazione è giustificata dal fatto che diversamente non si capirebbe a cosa servano certificazioni fini e se stesse, quali sono le attuali.

 E toccherà tutti; anche coloro che credono oggi di trovarsi al riparo da questa eventualità,come i tranquilli condomini che non comprano o vendono casa, né l’affittano.

 E lo dimostra il fatto che gà sono entrati in questo ingranaggio gli immobili per i quali si stipulino contratti di servizio energia.

 Diverso il discorso se ci riferissimo solo agli edifici costruendi, e non, come è il caso, anche a quelli esistenti; in questa ipotesi è del tutto pacifico che è bene che i parametri di virtuosità energetica degli edifici siano rispettati.

 Assoedilizia e Federlombarda Edilizia segnalano infine il rischio rappresentato dal ricorso tout court alla classificazione dell’immobile come scadente, cioè come appartenente alla classe G (la meno virtuosa), per sfuggire all’obbligo di certificazione in caso di vendita.

 Potrebbe nel tempo rivelarsi una trappola in cui il proprietario va a cacciarsi inavvertitamente.

Questo perché, allo stato, non si riesce ad intuire con precisione dove la normativa vorrà condurci; e con quali passaggi.

www.assoedilizia.com

 

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