Archivio per luglio 2009

Comunicato stampa Assoedilizia: Vacanze 2009: Vademecum per la casa in sicurezza e per la protezione degli anziani soli

luglio 17, 2009

Milano – Alla vigilia delle vacanze estive che lasciano milioni di case incustodite in città, Assoedilizia rinnova i propri suggerimenti per limitare al massimo possibili visite sgradite e sorprese al ritorno.

 E, con il pensiero rivolto agli anziani che le vacanze proprio non le fanno e che restano ancora più soli in condominii semideserti, indica alcuni elementari regole di comportamento prudente. 

AVVERTENZE GENERALI

 1 – Lasciare al custode (se la casa è munita di portineria) il numero di telefono dove si è reperibili in caso di emergenza. 

Assoedilizia da anni ha istituito corsi di formazione dei custodi di palazzi;istruendo, ad oggi, circa 10 mila addetti.

 Assindatcolf, peraltro, che svolge presso Assoedilizia l’attività complementare di assistenza ai datori di lavoro al personale domestico segue oltre 2500 associati. 

Se lo stabile è privo dell’utile servizio di portineria, lasciare il proprio numero di telefono, e magari una copia delle chiavi di casa a persona di fiducia (il vicino che non fa le vacanze, ma anche il panettiere, il barista che rimangono in città). Utile pure un messaggio, sempre con il numero di telefonino, sulla propria segreteria telefonica. Mettere al sicuro oggetti di valore, riprodurre e conservare con sé documenti personali, delle automobili o motoveicoli e delle proprietà, nonché le polizze di assicurazioni.

 2 – C’è chi incolla un bigliettino sulla porta di casa per informare dove è reperibile, dimostrando senso civico, ma anche un po’ di leggerezza: è come dire che l’appartamento è vuoto, i ladri si accomodino. Evitare che si accumuli posta nella cassetta delle lettere accordandosi con il postino affinché la trattenga o facendola ritirare da un parente od amico.

 3  – GAS METANO – E’ opportuno chiudere bene i rubinetti di afflusso del gas di tutti gli apparecchi, compresi gli scaldabagni e le caldaiette; e, per maggiore sicurezza, chiudere anche il contatore. Se questo è collocato in locale diverso dall’abitazione, ed è di difficile accesso (ad esempio, la porta è chiusa a chiave), tenere presente che c’è sempre un rubinetto sul condotto principale di afflusso del gas nell’abitazione, e operare su quello.

 4 – Se si avverte un forte odore di gas provenire da un alloggio, non suonare alla porta, telefonare o usare il citofono (eventuali scintille delle apparecchiature elettriche potrebbero innescare la miscela esplosiva), ma bussare e chiamare a voce nell’eventualità che in casa ci sia qualcuno.

 5 – Se il pericoloso combustibile si è diffuso nella tromba delle scale, aprire le finestre per “depurare” l’atmosfera satura, quindi chiamare i vigili del fuoco. Questi possono entrare nell’abitazione, arrecando il minor danno possibile alla porta o alle finestre, risolvere il problema, e, dopo essere usciti, devono bloccare l’apertura in maniera tale che l’alloggio non sia accessibile ai malintenzionati. Se questo non è possibile, il caposquadra ha l’obbligo di avvertire la pubblica sicurezza. 

 6 -ELETTRICITA’ – Il discorso è più complesso. Si può togliere la corrente dalla rete domestica agendo sul salvavita o sul contatore: ma in questa maniera si manda in rovina il contenuto del frigorifero e, se c’è un impianto di allarme, esso comincia a suonare. Provvedere comunque a togliere dalle prese elettriche a muro le spine di elettrodomestici, lampade, televisore, computer ecc.

 7 – Ricordarsi di togliere dalla presa anche il cavo dell’antenna tv. In caso di temporale può succedere che un fulmine sia attirato dall’antenna e che si scarichi all’interno dell’appartamento, danneggiando irrimediabilmente tutti gli apparecchi collegati e provocando, talvolta, un incendio. 

 8  ACQUA – Chiudere tutti i rubinetti della cucina e dei sanitari e il rubinetto centrale di adduzione del liquido. Ricordarsi che i vigili del fuoco possono intervenire in assenza dell’occupante dell’alloggio – con le inevitabili conseguenze – anche in caso di allagamento. 

9 FURTI  – Provvedere ad una efficace “difesa passiva” garantita da porta blindata, inferriate per le finestre accessibili anche dal tetto (mansarde, solai), “fermi” alle tapparelle le quali devono essere di materiale antisfondamento.

 10 – Opportuno dotarsi di impianto di allarme, realizzato da un tecnico. Se l’assenza è di pochi giorni, un altro deterrente è costituito dal lasciare accesa una luce oppure la radio. 

 11 – Chi avesse una cassaforte in casa sarebbe opportuno che trasferisse in banca il suo contenuto; lasciandone nel contempo spalancato il portello, ad evitare scassi inutili.

 12  ANZIANI SOLI IN CASA – Nel caso di stabile privo di portineria, non aprire mai a chi citofona se non si tratta di persona conosciuta (naturalmente il portone d’ingresso deve essere sempre chiuso, lo impone il regolamento condominiale).

 Stessa precauzione se uno sconosciuto si presenta alla porta: non aprire mai, anche se fa riferimento a vostri congiunti. Se insiste, chiamare subito le forze dell’ordine.

 13 – Diffidare anche se lo sconosciuto si presenta  munito di tesserino di riconoscimento (dell’azienda del gas, della luce ecc.): il tesserino può essere falso.

Non son mancati casi di gente che si presenta in divisa.

 Se lo sconosciuto insiste adducendo motivi di emergenza (controllo per una fuga di gas, ad esempio), telefonare all’azienda per controllare se è vero; oppure chiamare un vicino/a.

 14 – Se si decide di far entrare in casa lo o gli sconosciuti, sempre e solo con l’assistenza di un vicino/a, controllarne a vista gli spostamenti. Se sono più di uno,  evitare che si separino: succede infatti che mentre uno intrattiene l’anziano, il complice passi rapidamente in rassegna le stanze arraffando quanto capita.

 15 – Tenere ben presente che nessun rappresentante di ente fornitore può chiedere denaro per qualsiasi motivo: eventuali addebiti verranno fatturati in bolletta.

 16 – Si sa che l’anziano solo spesso accoglie con piacere ogni novità che allevii la monotonia della giornata: evitare comunque sempre di far entrare in casa sedicenti rappresentanti, esponenti di comunità religiose, presunti benefattori alla ricerca di fondi per qualche opera buona: i beneficati sarebbero solo loro. 

 www.assoedilizia.com

Legge Regionale n. 129 – Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia

luglio 16, 2009

VIII LEGISLATURA                                                                                                     ATTI: 015996

 LEGGE REGIONALE N. 129

 Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia

  

Approvata nella seduta del 14 luglio 2009

 

Servizio Segreteria dell’Assemblea consiliare                                                     LCR/0129  CC1


Art. 1
(Finalità generali)

 1. La presente legge, anche in attuazione dell’Intesa espressa dalla Conferenza Unificata in data 1° aprile 2009, promuove un’azione straordinaria dei soggetti pubblici e privati per conseguire la massima valorizzazione e utilizzazione del patrimonio edilizio ed urbanistico presente nel territorio lombardo e per rispondere anche ai bisogni abitativi delle persone e delle famiglie, attraverso la tempestiva ed urgente riqualificazione dello stesso, nel rispetto dei suoi caratteri identitari, contestualmente contribuendo al rilancio del comparto economico interessato.

 Art. 2
(Utilizzo del patrimonio edilizio esistente)

 1. E’ consentito il recupero edilizio e funzionale di edifici o porzioni di edifici ultimati alla data del 31 marzo 2005 e non ubicati in zone destinate dagli strumenti urbanistici vigenti all’agricoltura o ad attività produttive, anche in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti urbanistici comunali vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi, comportante:

 a)    la utilizzazione delle volumetrie e delle superfici edilizie per destinazioni residenziali ovvero per altre funzioni ammesse dagli strumenti urbanistici;

b)   la utilizzazione delle volumetrie edilizie in seminterrato, per destinazioni accessorie alla residenza, per attività economiche ammesse dagli strumenti urbanistici, nonché per attività professionali.

Per gli edifici con attività economiche in essere al momento dell’entrata in vigore della presente legge, gli interventi edilizi consentiti non possono comportare modificazione della destinazione d’uso.

 2. Nelle aree destinate all’agricoltura è consentito il recupero edilizio e funzionale, sino ad un massimo di 600 metri cubi, di edifici assentiti prima del 13 giugno 1980, per destinazioni residenziali a esclusiva utilizzazione da parte del proprietario, del nucleo familiare dell’imprenditore agricolo e dei dipendenti dell’azienda agricola, per destinazioni ricettive non alberghiere e per uffici e attività di servizio compatibili, anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici comunali vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi.

 3. Gli interventi edilizi consentiti in base al presente articolo non possono comportare la totale demolizione e ricostruzione dell’edificio e devono rispettare i caratteri dell’architettura, del paesaggio e degli insediamenti urbanistici del territorio, nonché i requisiti previsti dai provvedimenti regionali in materia di efficienza energetica in edilizia, di cui agli articoli 9 e 25 della legge regionale 11 dicembre 2006, n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell’ambiente).

 4. Gli interventi di cui al presente articolo sono realizzati sulla base di denuncia di inizio attività ai sensi dell’articolo 42 della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), ovvero di permesso di costruire ai sensi dell’articolo 38 della medesima legge regionale, rispettivamente da presentare o richiedere entro diciotto mesi decorrenti dalla data indicata all’articolo 6.


Art. 3
(Facoltà di ampliamento e sostituzione degli edifici esistenti)

 1. All’esterno dei centri storici e delle zone individuate dagli strumenti urbanistici vigenti quali nuclei urbani di antica formazione è consentito, anche in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti medesimi, vigenti o adottati, e ai regolamenti edilizi, l’ampliamento di edifici in tutto residenziali ultimati alla data del 31 marzo 2005:

 a)    uni-bifamiliari, in misura non superiore al 20 per cento della volumetria esistente alla medesima data e in ogni caso non superiore a 300 metri cubi per ogni unità immobiliare residenziale preesistente;

b)   diversi dai casi di cui alla lettera a) e comunque di volumetria non superiore a 1.200 metri cubi, in misura non superiore al 20 per cento della volumetria esistente alla medesima data.

 2. L’ampliamento di cui al comma 1 è consentito qualora vi sia una diminuzione certificata, riferita alla porzione di edificio esistente, superiore al 10 per cento del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale. Tale diminuzione non è richiesta per gli edifici il cui fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale sia inferiore al rispettivo valore limite previsto, per gli edifici di nuova costruzione, dai provvedimenti regionali di cui agli articoli 9 e 25 della l.r. 24/2006. A conclusione dell’intervento il proprietario deve dotarsi dell’attestato di certificazione energetica dell’intero edificio.

 3. All’esterno dei centri storici e delle zone individuate dagli strumenti urbanistici, vigenti o adottati, quali nuclei urbani di antica formazione è consentita, anche in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti medesimi vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi, la sostituzione degli edifici in tutto residenziali esistenti con un nuovo organismo edilizio di volumetria incrementata fino al 30 per cento della volumetria esistente, subordinatamente a una diminuzione certificata del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale del nuovo edificio superiore al 30 per cento rispetto al rispettivo valore limite previsto dai provvedimenti regionali di cui agli articoli 9 e 25 della l.r. 24/2006. La disciplina di cui al presente comma si applica anche agli edifici parzialmente residenziali e a quelli non residenziali ubicati in zone a prevalente destinazione residenziale, che possono essere sostituiti con nuovi edifici, destinati esclusivamente a residenza, di volumetria non superiore a quella esistente, di altezza non superiore al massimo tra il valore esistente e quello ammesso dallo strumento urbanistico, vigente o adottato, e con un rapporto di copertura maggiorato fino al 25 per cento rispetto a quello previsto dallo strumento stesso per le zone residenziali in cui gli edifici sono inseriti.

 4. All’interno dei centri storici e delle zone individuate dagli strumenti urbanistici, vigenti o adottati, quali nuclei urbani di antica formazione, è consentita la sostituzione di singoli edifici esistenti, aventi destinazione esclusivamente residenziale, non coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali dei suddetti centri e nuclei. La sostituzione, come disciplinata al comma 3, primo periodo, è subordinata al parere delle commissioni regionali di cui all’articolo 78 della l.r. 12/2005, vincolante se reso in senso negativo. Il parere è formulato entro sessanta giorni dalla richiesta, decorsi inutilmente i quali si intende reso in senso negativo.

 5. E’ ammessa, nei limiti quantitativi e alle condizioni di cui al comma 3, primo periodo, la sostituzione di edifici industriali e artigianali esistenti nelle aree classificate nello strumento urbanistico comunale a specifica destinazione produttiva secondaria, se individuate dai comuni, con motivata deliberazione, entro il termine perentorio del 15 ottobre 2009.

 6. L’incremento consentito in base ai commi 3, primo periodo, e 5 è elevato al 35 per cento nel caso di interventi che assicurino un congruo equipaggiamento arboreo per una porzione non inferiore al 25 per cento del lotto interessato ovvero con la costituzione di quinte arboree perimetrali, secondo criteri stabiliti dalla Giunta regionale.

 7. Gli interventi ammessi ai sensi dei commi da 1 a 6 non possono essere realizzati cumulativamente. I medesimi interventi, fatta eccezione per quelli disciplinati dal comma 3, secondo periodo, non possono determinare il superamento dell’indice fondiario e del rapporto di copertura previsti dallo strumento urbanistico, vigente o adottato, di più del 50 per cento, nonché il superamento di quattro metri dell’altezza massima consentita dallo stesso o, in alternativa, possono confermare la volumetria esistente. Agli incrementi volumetrici di cui ai commi da 1 a 6 si applica quanto previsto dall’articolo 2, comma 1-ter, della legge regionale 20 aprile 1995, n. 26 (Nuove modalità di calcolo delle volumetrie edilizie e dei rapporti di copertura limitatamente ai casi di aumento degli spessori dei tamponamenti perimetrali e orizzontali per il perseguimento di maggiori livelli di coibentazione termo acustica o di inerzia termica).

 8. Gli interventi di cui al presente articolo possono essere realizzati sulla base di denuncia di inizio attività ai sensi dell’articolo 42 della l.r. 12/2005, ovvero di permesso di costruire, ai sensi dell’articolo 38 della medesima legge regionale, ad eccezione degli interventi di cui al comma 4 e di quelli da realizzare nei comuni classificati in zona sismica 2 e 3 ai sensi dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 marzo 2003, n. 3274, e delle successive disposizioni regionali attuative, che sono in ogni caso subordinati all’acquisizione del permesso di costruire ai sensi dell’articolo 38 della l.r. 12/2005.

 9. Ai fini della realizzazione degli interventi di cui al presente articolo le denunce di inizio attività o le richieste di permesso di costruire devono essere presentate entro diciotto mesi decorrenti dalla data indicata all’articolo 6.

 10. Gli interventi di cui al presente articolo devono essere progettati e realizzati nel rispetto della normativa antisismica vigente e sono soggetti alle verifiche sismiche e ai controlli di cui alla normativa nazionale e regionale vigente in materia.

 Art. 4
(Riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica)

 1. In alternativa a quanto previsto dall’articolo 3, i soggetti pubblici proprietari di edifici di edilizia residenziale pubblica, nei quartieri E.R.P. esistenti alla data del 31 marzo 2005, possono realizzare, anche in deroga alle previsioni quantitative degli strumenti urbanistici, vigenti o adottati, e ai regolamenti edilizi, nuova volumetria da destinare a edilizia residenziale pubblica, compresa l’edilizia convenzionata, in misura non superiore al 40 per cento della volumetria complessiva destinata a edilizia residenziale pubblica esistente nel quartiere.

 2. La realizzazione della nuova volumetria di cui al comma 1 è subordinata al conseguimento, nella nuova volumetria, dei requisiti minimi di risparmio energetico previsti dai provvedimenti regionali, di cui agli articoli 9 e 25 della l.r. 24/2006, nonché alla contestuale esecuzione di interventi di recupero energetico e paesaggistico-ambientale nel quartiere E.R.P.. Tali interventi potranno riguardare:

a)      per il recupero energetico, la riduzione delle dispersioni dell’involucro, la sostituzione dei serramenti, la realizzazione di impianti di climatizzazione invernale più efficienti, la produzione di energia termica ed elettrica mediante l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici, l’utilizzo di energia geotermica e di pompe di calore;

b)      per il recupero ambientale, la sistemazione a verde e l’attrezzatura delle aree esterne, l’eliminazione delle strutture in cemento-amianto non confinate, gli interventi di risanamento delle facciate esterne, l’installazione di sistemi di videosorveglianza e quanto altro necessario alla riqualificazione estetica e funzionale del quartiere.

La nuova volumetria di cui al comma 1 può essere ceduta in tutto o in parte ad altri operatori che si impegnino a realizzare gli alloggi di cui al comma 1; i relativi proventi sono destinati al risanamento energetico e ambientale del quartiere.

3. Gli interventi di cui al comma 1 sono realizzati esclusivamente previa acquisizione del permesso di costruire, ai sensi dell’articolo 38 della l.r. 12/2005, da richiedere entro ventiquattro mesi decorrenti dalla data indicata all’articolo 6. Gli interventi devono essere progettati e realizzati nel rispetto della normativa antisismica vigente e sono soggetti alle verifiche sismiche e ai controlli di cui alla normativa nazionale e regionale vigente in materia.

 4. Al fine di assicurare la coerenza con la programmazione regionale in materia di edilizia residenziale pubblica degli interventi di cui all’articolo 11, comma 3, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria) convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relativi al sistema integrato di fondi immobiliari, la Regione promuove il coordinamento dei soggetti pubblici, privati e del terzo settore e sottoscrive gli accordi di programma di cui al comma 4 del medesimo articolo 11, anche ai fini della realizzazione di quanto previsto dal comma 1.

 5. Al fine di accelerare la conclusione degli interventi regionali di edilizia residenziale pubblica, con particolare riferimento ai procedimenti attribuiti alle aziende lombarde per l’edilizia residenziale (A.L.E.R.) ai sensi dell’articolo 5 bis della legge regionale 10 giugno 1996, n. 13 (Norme per il riordino degli enti di edilizia residenziale pubblica ed istituzione delle aziende lombarde per l’edilizia residenziale (A.L.E.R.)), con uno o più decreti del Presidente della Giunta regionale sono individuati gli interventi considerati prioritari per assicurare l’efficace utilizzo delle risorse impegnate e i provvedimenti necessari per la conclusione dell’intervento nonché il quadro finanziario dello stesso.

 6. Nel termine perentorio di trenta giorni dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del decreto o dei decreti di cui al comma 5, gli enti competenti avviano i procedimenti necessari alla conclusione degli interventi, salvi gli effetti dei provvedimenti giurisdizionali. Decorso inutilmente tale termine ovvero qualora venga riscontrato in seguito un ritardo di almeno trenta giorni nell’assunzione dei provvedimenti di cui al comma 5, previa assegnazione, da parte del dirigente competente, di un termine per l’espletamento delle attività necessarie, con decreto del Presidente della Giunta regionale è nominato un commissario ad acta che provvede in sostituzione degli organi competenti inadempienti. Per lo svolgimento dei propri compiti, il commissario può avvalersi degli uffici delle amministrazioni interessate e del soggetto competente in via ordinaria per la realizzazione dell’intervento.

 7. Con deliberazione della Giunta regionale sono disciplinate le modalità attuative delle previsioni di cui ai commi 5 e 6 e la modalità di determinazione dei compensi dei commissari, comunque a carico dell’ente inadempiente, senza nuovi oneri per il bilancio regionale.

  

Art. 5
(Disposizioni generali per l’attuazione della legge)

 1. Possono essere realizzati anche in deroga alle previsioni dei piani territoriali di coordinamento dei parchi regionali, escluse le aree naturali protette, gli interventi edilizi di cui agli articoli 2 e 3, nonché quelli di cui all’articolo 4, commi da 1 a 3, limitatamente al caso di quartieri E.R.P. confinanti con aree inserite in parchi regionali e già di proprietà pubblica. Gli interventi edilizi di cui al precedente periodo possono essere realizzati in assenza di piano urbanistico attuativo eventualmente previsto, o in deroga a questo se vigente o adottato, e devono garantire il rispetto del codice civile e delle leggi per la tutela dei diritti dei terzi, delle normative vigenti in materia igienico-sanitaria, di stabilità e di sicurezza degli edifici, nonché di quelle in materia di tutela idrogeologica, del paesaggio e dei beni culturali e monumentali. Per gli interventi realizzabili nei parchi regionali i limiti massimi di incremento volumetrico previsti dagli articoli 3 e 4 sono ridotti di un terzo, ad eccezione dei territori assoggettati all’esclusiva disciplina comunale dai piani territoriali di coordinamento dei parchi stessi.

 2. Nelle aree non sottoposte a vincolo paesaggistico, agli interventi edilizi di cui agli articoli 2, 3 e 4, commi da 1 a 3, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 64, commi 8 e 9, della l.r. 12/2005, intendendosi dimezzato il termine ivi previsto.

 3. Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 e 4 non si applicano:

 a)    in aree soggette a vincolo di inedificabilità in base a disposizioni di legge o di pianificazione territoriale ed urbanistica;

b)   con riferimento ad edifici e relativi ambiti di particolare rilievo storico, architettonico e paesaggistico, specificamente vincolati in relazione a tali caratteri;

c)    con riferimento ad edifici realizzati in assenza di titolo abilitativo o in totale difformità, anche condonati.

 4. Le iniziative di cui agli articoli 2 e 3, comportano la corresponsione degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, nonché del contributo commisurato al costo di costruzione, calcolati sulla volumetria o sulla superficie lorda di pavimento oggetto di intervento, secondo le tariffe approvate e vigenti in ciascun comune per le opere di nuova costruzione. In relazione alle iniziative di cui agli articoli 2 e 3, i comuni, con apposita deliberazione, possono riconoscere una riduzione degli oneri di urbanizzazione e del contributo sul costo di costruzione, anche distintamente per tipologie e modalità di intervento o soggetto beneficiario. Ove i comuni non deliberino entro la data di cui al comma 6, si applica una riduzione del 30 per cento del contributo di costruzione. Nel caso di immobili di edilizia residenziale pubblica in locazione, il contributo di costruzione è limitato agli oneri di urbanizzazione, ridotti del 50 per cento.

 5. In sede di formazione o adeguamento del piano di governo del territorio, il comune verifica l’eventuale ulteriore fabbisogno di aree pubbliche o servizi urbani indotto dall’attuazione della presente legge.

 6. Entro il termine perentorio del 15 ottobre 2009 i comuni, con motivata deliberazione, possono individuare parti del proprio territorio nelle quali le disposizioni indicate nell’articolo 6 non trovano applicazione, in ragione delle speciali peculiarità storiche, paesaggistico-ambientali ed urbanistiche delle medesime, compresa l’eventuale salvaguardia delle cortine edilizie esistenti, nonché fornire prescrizioni circa le modalità di applicazione della presente legge con riferimento alla necessità di reperimento di spazi per parcheggi pertinenziali e a verde.

  Art. 6
(Disposizioni finali)

 1. Le disposizioni di cui all’articolo 2, all’articolo 3, all’articolo 4, commi da 1 a 3, e all’articolo 5, commi da 1 a 5, si applicano a decorrere dal 16 ottobre 2009.

 2. Al fine di monitorare l’attuazione della presente legge, i comuni danno notizia alla Regione dei provvedimenti assunti e degli interventi assentiti. I contenuti e le modalità di trasmissione dei relativi dati sono stabiliti con provvedimento del dirigente della competente struttura regionale.

 Art. 7
(Entrata in vigore)

 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

 

Energie rinnovabili – Energia solare – Articolo di Sergio Carulli, docente presso l’Università degli Studi Milano Bicocca

luglio 16, 2009

Muovendosi nell’universo delle energie rinnovabili spesso ci si imbatte in cognizioni confuse da parte di chi è interessato ad utilizzare fonti quali l’energia solare. Cerchiamo quindi di fare chiarezza in merito, senza entrare per ora in complessi dettagli.

Occorre innanzitutto distinguere tra solare fotovoltaico e solare termico, differenti tra di loro sia per tipologia di energia prodotta che per incentivazione riconosciuta.

Impianti solari fotovoltaici:

Gli impianti solari fotovoltaici producono energia elettrica sfruttando l’energia irraggiata dal Sole (luce). 

In virtù della Direttiva comunitaria per le fonti rinnovabili, recepita dal Parlamento italiano e grazie all’istituzione del c.d. “Conto Energia”, sono attualmente disponibili incentivi per la produzione di energia elettrica mediante impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica.

Il “Conto Energia” prevede due regimi alternativi:  Scambio sul posto o Cessione in rete

Scambio sul posto:

Consente l’immissione in rete dell’energia elettrica prodotta ma non immediatamente auto consumata, per prelevarla successivamente per soddisfare i propri consumi. Si tratta quindi una fonte di ricavo implicita, costituendo un risparmio nei termini di riduzione della bolletta elettrica.

Cessione in rete:

L’energia elettrica prodotta viene interamente venduta. Sono previste due modalità di vendita: 1) indiretta, mediante la stipula di una convenzione di ritiro dedicato con il GSE – Gestore dei Servizi Elettrici. 2) diretta, attraverso la vendita in borsa o a un grossista (contratto bilaterale)

E’ prevista inoltre l’erogazione di un incentivo (dall’importo variabile in funzione della tipologia dell’impianto) proporzionale alla quantità di energia elettrica prodotta, a prescindere dal regime scelto (Scambio sul posto o Cessione in rete). Nel caso di regime di Scambio sul posto l’incentivo è riconosciuto anche per la quantità di energia elettrica auto-consumata.

L’incentivo si somma ai benefici economici derivanti da Scambio sul posto e Cessione in rete, rendendo attualmente la realizzazione di un impianto fotovoltaico interessante anche come investimento. 

Impianti solari termici:

Gli impianti solari termici trasformano l’energia irradiata dal sole in energia termica, generalmente utilizzata per produrre acqua calda utilizzabile per vari fini (es.: acqua calda sanitaria, riscaldamento piscine, riscaldamento ambienti, etc.).

Agli impianti solari termici non si applica il regime sopra riportato previsto dal Conto Energia, ma è possibile detrarre dalle imposte il 55% delle spese sostenute.

 

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:

Sergio Carulli
docente presso l’Università degli Studi Milano Bicocca
sergio.carulli@unimib.it

Luci ed ombre delle dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico – Articolo di Benito Sicchiero

luglio 15, 2009

Dal Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici lucida analisi del fenomeno, fuori del coro, al Seminario di Roma.
LUCI ED OMBRE DELLE DISMISSIONI DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO

Di Benito Sicchiero

  Se  le dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico sono una necessità per consentire allo Stato di ridurre il debito e alle Amministrazioni locali di assicurare i servizi ai cittadini, è altrettanto vero che il loro obiettivo non deve essere solo quello di fare cassa, ma  perseguire fini sociali e di sviluppo. Così , in piena assonanza con la relazione del Presidente di Assoedilizia e Vice Presidente di Confedilizia avv. Achille Colombo Clerici, il componente della Commiss ione Finanze On.le Marco Causi ha concluso i lavori del Seminario “Alienazione del patrimonio immobiliare degli Enti locali” organizzato a Roma, Sala Capitolare  del Senato della Repubblica, da Sspal-Scuola superiore pubblica amministrazione  locale e Ifel-Fondazione Anci.

Ancora Causi, ricordato che l’incremento del valore della rendita urbana non è una variabile indipendente, ma dipende da quale tipo di sviluppo si vuole dare alla città, ha riconosciuto a Colombo Clerici il merito di avere indicato, nella assenza della valutazione urbanistica, una delle cause che minano il successo delle dismissioni.

Seminario importante, questo di Roma, che è servito agli esperti per fare il punto sul complesso e delicato meccanismo dell’alienazione di parte dell’immenso e spesso scarsamente utilizzato patrimonio immobiliare pubblico, considerato oltre tutto il momento particolare: crisi dell’economia e del mercato immobiliare, def icit e debito in aumento, tagli di Regioni e Comuni al welfare, tanto per citare . E su tutto, incombente, l’ingloriosa conclusione di Scip 2 che, anziché portar e denaro alle esauste casse pubbliche, si è tradotta in un “buco” valutato tra u n miliardo e un miliardo e mezzo di euro.

Due le sessioni dei lavori, alle quali hanno portato i saluti Giuseppe Franco Ferrari, Presidente di Ifel e Baldovino de Sensi, Direttore di Sspal: alla prima, p resieduta da Francesco Monaco, Ufficio Formazione & Servizi Ifel, sono intervenuti Giuseppe Franco Ferrari (Università Bocconi di Milano, Ifel) sul tema “La disciplina amministrativa”; Carlo Buonauro, Magistrato del Tar Campania, Docente Ss pal, “I profili di diritto civile”; Maurizio Delfino, Consulente del Ministero dell’Interno, Università Lumsa “Potenzialità dell’utilizzo dei proventi della ven dita patrimoniale e profili contabili”; Armando Borghi,  Sda Bocconi di Milano, “Il punto di vista del mercato”; Massimo Giuliani, presidente Inu Lombardia “La disciplina urbanistica ed edilizia dei beni in via di alienazione”. Esperti e docenti hanno  illustrato prevalentemente le complesse norme e modalità necessarie per effettuare la dismissione di immobili pubblici, anche se si è affrontato il tema delle conseguenze per i cittadini. Due tra i molti e interessanti spunti offerti: le dismissioni non devono servire per finanziare la pubblica aministrazione, ma per migliorare i servizi; componente fondamentale per una buona qualità della vita gr azie alla quale la città prospera e i valori immobiliari si incrementano.

Alla rigorosa trattazione scientifica della prima parte della giornata è seguito , nel pomeriggio, il confronto tra gli operatori sul campo: proprietari privati,  sindaci, Agenzia del Territorio.

Presieduta da Franco Ferrari la sessione ha visto gli interventi di Gabriella Alemanno, Direttore dell’Agenzia del territorio; di Achille Colombo Clerici, Presi dente di Assoedilizia e Vice Presidente di Confedilizia; del Sindaco di Varese A ttilio Fontana e dell’Assessore ala Casa del Comune di Milano Gianni Verga. Conclusioni dell’On. Marco Causi, Commissione Finanze Camera dei Deputati.

Che il pubblico, a cominciare dallo Stato, non sia buon gestore del proprio patrimonio è cosa risaputa: e che cerchi di disfarsi di una fonte di perdite e di grane (basti pensare alle case popolari) è altrettanto vero. Si impone perciò una alleanza con l’Agenzia in grado di offrire strumenti e conoscenze per conoscere prima e gestire meglio poi tale patrimonio. Non è scoprire l’acqua calda: all’estero ci sono agenzie pubblico/private composte da esperti che gestiscono con conoscenza di causa il patrimonio immobiliare pubblico.

Ed è proprio sulla “cultura delle dismissioni” che si è soffermato Colombo Cleri ci con un articolato intervento (che pubblichiamo integralmente nel sito:  www.instat.wordpress.com ) destinato a costituire il controcanto dell’intera sessione: una analisi lucida e informata che ha indicato punti di forza e di debolezza dell’intero progetto governativo, con uno specifico riferimento/critica ai nuovi riclassamenti catastali ch e solo a Milano – una delle poche città ad avviarli – ha colpito finora 16.000 proprietari.

Tra attesa del federalismo fiscale, contraddizioni delle leggi, complessità della loro applicazione, carenza di professionalità, i pubblici amministratori hanno  confessato le loro personali “vie crucis” con qualche risultato positivo, però,  riassumibile per il Comune di Milano in oltre 250 milioni di euro negli ultimi due anni. E confermando comunque la ferma intenzione: gli itinerari delle alienazioni devono essere trasparenti e ispirati a processi industriali di remunerazione affinché il patrimonio immobiliare pubblico sia una risorsa economica per la ripresa.

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Comunicato stampa Assoedilizia: I Giovani di Assoedilizia e della Associazione Amici di Milano agli Stati Generali dell’Expo: presenti per contribuire

luglio 15, 2009

Il Gruppo Giovani di Assoedilizia ed i Giovani Amici di Milano salutano l’iniziativa degli Stati Generali dell’Expo’ come fondamentale per iniziare la preparazione della grande manifestazione del 2015.

 Solo con una qualificata partecipazione della società civile e delle sue rappresentanze, infatti, si può intraprendere un grande sforzo che non tocchi solo le infrastrutture o la ristrutturazione del comparto turistico – di cui peraltro hanno disperatamente bisogno Milano e la Lombardia – ma che faccia scaturire anche una rinascita culturale della città e della sua dimensione internazionale.

 Il Gruppo Giovani di Assoedilizia, con Amici di Milano, mette a disposizione il grande patrimonio di conoscenza della città e della Regione e delle sue potenzialità,in termini di relazioni, di radicamento nei grandi valori ambrosiani, che le deriva dall’essere Assoedilizia la legittima rappresentanza della borghesia storica milanese.

 Offre, inoltre, la ricca rete di giovani del “Forum Milano Giovani Propone”, di cui fa parte ed è animatore, il primo momento di incontro e confronto stabile fra associazioni di giovani imprenditori, professionisti e ricercatori attivo fin dal 2006.

 Come più volte espresso nell’ultimo anno al Sindaco Moratti e al Presidente Formigoni è forte il desiderio dei Giovani di Assoedilizia  di dare un contributo per un evento – l’Expo 2015 – che non deve essere solo cemento, ferro e asfalto, ma riappropriazione per Milano di un ruolo internazionale e occasione per la città di risvegliare straordinarie energie sopite.

 Con questo spirito i Giovani di Assoedilizia, con Amici di Milano, saranno presenti il 16 e il 17 luglio a tutte le sessioni degli Stati Generali portando il saluto e l’appoggio di tutti i 10.000 soci dell’Associazione e del suo Consiglio Direttivo.

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Note su Stati Generali Expo 2015

luglio 15, 2009

Nel corso del  meeting dell’economia tenuto da Ambrosetti  a Cernobbio nel 2007 sul tema “La città motore di crescita”, il business-guru Johnas Riddesträle appuntava la sua attenzione sul fatto che le città, per vincere la competizione internazionale che hanno di fronte, debbano essere i fattori di sogno, poli di immagine e di attrattività.

 Per raggiungere tali obiettivi EXPO 2015 è, per Milano, occasione irripetibile.

 Essa – come tutti affermano a parole –  non deve esaurire i suoi effetti alla chiusura dei battenti del semestre espositivo (quel fatidico 31 ottobre 2015), che le opere strutturali realizzate non debbono rimanere come cattedrali nel deserto, inutilizzate e sterili.

Ma il problema non è solo quello di realizzare infrastrutture e gestire l’evento in sé dal punto di vista dei flussi turistici e di visitatori.

È soprattutto quello di propiziare e favorire investimenti privati in grado di raccogliere con continuità nel tempo le ricadute positive che,  sul piano economico, sociale e culturale si possano generare da questo evento.

 A differenza di quanto accaduto in occasione di altre Expo ( vedi Siviglia) nell’area lombarda siamo gia’ in presenza di un  collaudato “universo” di attivita’ e funzioni, che rispondono, a livello di sistema, alle sollecitazioni positive che possano derivare da questo evento : il quale deve avere, in principalità, il fine di promuovere il territorio.

 Molte sono infatti le eccellenze e le specificità di Milano per ospitare adeguatamente l’Expo 2015 (i poli sanitario, universitario culturale, scientifico-tecnologico e artistico e finanziario commerciale, i beni culturali, la moda ed il design, la tradizione enogastronomica ed i centri di scienza e di produzione alimentare, l’attrattività dell’ambiente storico-urbano e dei luoghi naturali milanesi e lombardi).

Si tratta dunque di perfezionare la capacità di risposta di questo sistema, cercando di individuare gli ambiti ed i settori da sviluppare e promuovere prioritariamente.

 Ma c’è di più. L’Expo 2015 è l’occasione storica per Milano di recuperare il ruolo ed il compito di capitale morale del Paese.

Quel ruolo anche e soprattutto di impegno civile e di responsabilità sociale e democratica conquistato lungo tutto il secolo scorso, ad iniziare dalla Esposizione internazionale del 1906.

  Un ruolo che, per la verità, non è mai venuto meno nel campo del lavoro e dell’economia, considerato peraltro che Milano e la Lombardia continuano ad essere il motore d’Italia (basti pensare al residuo fiscale pro capite che è di 3.200 euro moltiplicati per 10 milioni di abitanti) e rappresentano uno dei quattro motori d’Europa, come sono state definite le Regioni del Rhône-Alpes, della Catalogna, del Baden-Wuerttemberg e della Lombardia, appunto.

Un ruolo tuttavia che l’Italia non ci ha mai particolarmente aiutati a mantenere (anche nell’interesse dell’Italia stessa), visto che di tutti i grandi eventi internazionali che rafforzano la competitività realizzati nelle varie città italiane, negli ultimi vent’anni, non uno ha riguardato Milano, che non ha dunque beneficiato dei relativi investimenti.

 Molto dunque si deve ancora fare Milano, con la regione metropolitana di riferimento, per presentarsi adeguatamente al traguardo del 2015.

 Emblematici due temi: il settore della mobilità e dei trasporti; il settore della cultura e del turismo.

 Mobilità e trasporti – La Lombardia, che detiene il 50% dell’interscambio totale del Nord-Italia, nel confronto con le 132 principali regioni dei 5 paesi più importanti d’Europa, si colloca al 71° posto per dotazione ferroviaria ed al 91° per quella stradale.

 Nell’Italia stessa, la nostra Regione si situa al 14° posto nel rapporto Km / abitanti, quanto a rete stradale e ferroviaria”.

 In tale quadro, va tenuto presente il potenziamento del collegamento ferroviario con Lugano per consentire a Milano e alla Lombardia – e quindi all’intero Paese – di usufruire dei vantaggi del nuovo sistema di attraversamento alpino AlpTransit, che entrerà in funzione nel 2016.

 Cultura e turismo – Per ottenere risultati permanenti occorre una risposta di sistema da parte del bacino territoriale che gravita su Expo.

Gli ambiti pavese, milanese, varesino-comasco, e brianteo  sono in grado di fare sistema in un preciso settore economico, quello turistico-culturale: nel quale sussistono enormi potenzialità ancora inespresse, e dove non si è ancora sviluppata quella piena sinergia che è  condizione ineludibile per il comune, complessivo risultato.

 Assoedilizia si sta interessando da tempo per il varo di normative atte a favorire l’incremento della ricettività alberghiera – già ottimamente posizionata nella fascia alta – ma probabilmente carente per quanto riguarda la fascia media (alberghi a 2 e 3 stelle) per favorire il turismo di massa ed alimentare un grande polo turistico e culturale di eccellenza mondiale nel cuore della pianura padana.

  Questa sfida si vincerà solo sul piano della cultura, radicando al territorio una forte immagine culturale: in tal modo, la vasta regione milanese-pavese-lombarda può  diventare in campo turistico una regione-hub di prima grandezza a livello planetario. 

 Quale città presenteremo all’Expo 2015? Ai grandi progetti urbanistici strategici in via di attuazione, l’amministrazione comunale ha aggiunto proprio in questi giorni il Piano di Governo del Territorio.

 L’impulso alla vitalità di Milano che può derivare dall’Expo 2015 combinato con il P.G.T. può essere il volano per perseguire alcuni obiettivi molto importanti per la città ed il Territorio milanese.

Tra questi, un piano di sviluppo del comprensorio sulla base di poli e di direttrici condivise con la Provincia e con i Comuni dell’hinterland che permettano di portare a soluzione il grave problema della mobilità e dei trasporti dell’area e conseguentemente i problemi del pendolarismo; un sistema di interventi attraverso i quali il comprensorio milanese da centro di inquinamento, e di congestione, si trasformi gradatamente in polo virtuoso sul piano ambientale, ecologico ed energetico, modello per l’intero paese e catalizzatore di investimenti e di contribuzioni nazionali ( dal teleriscaldamento, alla doppia rete idrica, al miglioramento dello standard di risparmio energetico degli edifici, al concorso nella riduzione del debito per l’anidride carbonica): infine va completata una significativa dotazione pubblica di zone di pregio ambientale e paesaggistico (verde,  parchi, in tutta la cintura urbana) attraverso il meccanismo perequativo oculatamente gestito dal Comune in spirito di equità verso i portatori

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Articolo pubblicato su Quaderni di Milano on the road il 14.07.2009: “Che volto hanno le città italiane?”

luglio 14, 2009

Quaderni

Confedilizia Messina: Corso per Amministratori Immobiliari

luglio 14, 2009

LOCANDINA CORSO AMM MESSINA

Tassazione passi carrabili

luglio 14, 2009

Il Codice della strada sancisce che i passi carrabili debbano essere individuati con l’apposito segnale, previa autorizzazione dell’ente proprietario (art. 22, comma 3, D.Lgs. n. 285/’92).

 1. Tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap) – D.Lgs. 15.11.’93, n. 507 (Artt. 44 e 49) – Enti impositori: Comuni e Province

 Sono considerati passi carrabili quei manufatti costituiti generalmente da listoni di pietra od altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l’accesso dei veicoli alla proprietà privata.

 – La tariffa prevista per le occupazioni permanenti è ridotta al 50%.

 La superficie da tassare dei passi carrabili si determina moltiplicando la larghezza del passo, “misurata sulla fronte dell’edificio o del terreno al quale si dà accesso”, per la profondità di un metro lineare “convenzionale”.

 – In caso di accessi, carrabili o pedonali, posti a filo con il manto stradale e, in ogni caso, quando manchi un’opera visibile che renda concreta l’occupazione e certa la superficie sottratta all’uso pubblico, i Comuni e le Province, su espressa richiesta dei proprietari di tali accessi e tenuto conto delle esigenze di viabilità, possono, previo rilascio di apposito cartello segnaletico, vietare la sosta indiscriminata sull’area antistante gli accessi medesimi. Il divieto di utilizzazione di detta area da parte della collettività, non può comunque estendersi oltre la superficie di 10 mq e non consente alcuna opera né l’esercizio di particolari attività da parte del proprietario dell’accesso. La tassa va determinata con tariffa ordinaria, ridotta fino al 10%.

 – Per i passi carrabili costruiti direttamente dal Comune o dalla Provincia, la tassa va determinata con riferimento ad una superficie complessiva non superiore a 9 mq. L’eventuale superficie eccedente detto limite è calcolata in ragione del 10%.

 – La tariffa è ridotta fino al 10% per i passi carrabili costruiti direttamente dai Comuni o dalle Province che, sulla base di elementi di carattere oggettivo, risultano non utilizzabili e, comunque, di fatto non utilizzati dal proprietario dell’immobile o da altri soggetti legati allo stesso da vincoli di parentela, affinità o da qualsiasi altro rapporto.

 Sono esenti dalla tassa gli accessi carrabili destinati a soggetti portatori di handicap.

 2. Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap) – D.Lgs. 15.12.’97, n. 446 (art. 63) – Enti impositori: Comuni e Province

 I Comuni e le Province possono escludere l’applicazione, nel proprio territorio, della Tosap e prevedere che l’occupazione, sia permanente che temporanea, di strade, aree e relativi spazi soprastanti e sottostanti appartenenti al proprio demanio o patrimonio indisponibile, sia assoggettata, in sostituzione della Tosap stessa, al pagamento di un canone da parte del titolare della concessione, determinato nel medesimo atto di concessione in base a tariffa.

 – Il regolamento deve essere informato ad alcuni criteri stabiliti dalla legge, che nulla dispone quanto ai passi carrabili, lasciando quindi ampia discrezionalità agli enti impositori.

 3. Canone di concessione Anas – D.P.R. 21.9.’01, n. 389 (art. 20); L. 27.12.’97, n. 449 (art. 55, comma 23); D.Lgs. 30.4.’92, n. 285 (art. 27, commi 7 e 8)

 In virtù dell’art. 20 del D.P.R. n. 389/’01, costituiscono entrate dell’Anas, fra l’altro, i proventi derivanti da canoni e corrispettivi dovuti per concessioni ed autorizzazioni, fra cui quello relativo alle concessioni per l’accesso alle strade statali.

 – L’art. 55, comma 23, della legge n. 449/’97, ha stabilito che le entrate proprie dell’Anas, derivanti dai canoni e dai corrispettivi dovuti per le concessioni di accesso alle strade statali, siano adeguate ai criteri del Codice della strada a partire dal 1998 ed aggiornate ogni anno, con atto dell’amministratore dell’Ente, in base a delibera del Consiglio, da comunicare al Ministero dei lavori pubblici per l’esercizio della vigilanza governativa, da esercitare entro i successivi trenta giorni. Decorso tale termine, l’atto dell’amministratore dell’Ente è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. In sede di primo adeguamento, l’aumento richiesto a ciascun soggetto titolare di concessione o autorizzazione non può superare il 150% del canone o corrispettivo attualmente dovuto.

 – Ai sensi dei commi 7 e 8 dell’art. 27 del Codice della strada, la somma dovuta per l’uso o l’occupazione delle strade e delle loro pertinenze può essere stabilita dall’ente proprietario della strada in annualità ovvero in unica soluzione. Nel determinare la misura della somma si ha riguardo alle soggezioni che derivano alla strada o autostrada, quando la concessione costituisce l’oggetto principale dell’impresa, al valore economico risultante dal provvedimento di autorizzazione o concessione e al vantaggio che l’utente ne ricava.

fonte: Confedilizia

 

 

APE Palermo – Convegno “Piano casa: le opportunità per la proprietà edilizia”

luglio 14, 2009

CONVEGNO PALERMO