Archivio per settembre 2009

Comunicato stampa Assoedilizia: L’impatto della crisi sul mercato immobiliare e le previsioni sulla ripresa

settembre 30, 2009

CNBC Class Intervista al Presidente di Assoedilizia Colombo Clerici

Class Cnbc, la televisione del Gruppo Class, ha intervistato il Presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici sull’impatto della crisi economica sul mercato immobiliare italiano e sulle prospettive di ripresa.

 Dopo aver riaffermato che non si può parlare di scoppio della bolla immobiliare perché, a differenza di altri Paesi, bolla immobiliare in Italia non c’è stata nonostante il calo delle compravendite e del prezzo degli alloggi (da luglio 2008 a giugno 2009 rispettivamente -15% e -8%),  Colombo Clerici ha rilevato come, a causa delle aspettative di mercato, rivelatesi errate, si sia costruito troppo rivolgendosi alle classi  economiche medie e medio-basse, proprio quelle che risentono  maggiormente della congiuntura economica sfavorevole.

  Perciò oggi si contano, nel residenziale,in Italia, almeno 250.000 nuovi alloggi ultimati o in fase di ultimazione in attesa di essere venduti, e 50.000 solo in Lombardia.

 Tra l’altro gli ingenti investimenti edilizi che si stanno impostando in alcune città, fra le quali Milano, per operazioni di trasformazione urbanistica e di sostituzione edilizia, che beneficeranno anche dei premi volumetrici previsti dalle diverse leggi regionali, rischiano di inflazionare il mercato con un’offerta esorbitante di nuovo prodotto edilizio.

 Il mercato dunque manterrà una certa stabilità dei prezzi e dei valori se non si innalzerà sensibilmente il cosiddetto flottante (l’ammontare annuale delle transazioni relative agli investimenti non strutturali; cioè  legati all’utilizzazione diretta dell’immobile)  che storicamente si è aggirato attorno all’ 1-1,5 % del valore dello stock immobiliare complessivo.

 Questo innalzamento può derivare o da una sovrapproduzione edilizia, o dall’esigenza dei proprietari di monetizzare l’investimento a causa della crisi economica in atto, ovvero ancora dallo scarso interesse economico a mantenerlo a causa di una riduzione della rimuneratività o dell’aumento dei costi di gestione e del carico fiscale.

Un esempio: noi abbiamo tra i nostri soci soggetti che posseggono nelle grandi città patrimoni immobiliari a reddito, dell’ordine di uno,due ed oltre tre miliardi di euro ciascuno.

 Ebbene è opportuno che questi investitori non siano dissuasi dal mantenere in vita il proprio investimento dalla permanenza di politiche fiscali punitive.

 Si potrebbe diversamente innescare un  effetto domino assai preoccupante.

 Si aggiunga che d’altronde non è da pensare che in presenza di una depressione dei mercati finanziari e borsistici, l’investimento immobiliare possa catalizzare da sé solo i  flussi di denaro.

 I cicli storici dell’andamento del mercato immobiliare attestano che la crescita dei prezzi è stata conseguente a periodi in cui si era stata creata una grande disponibilità di ricchezza finanziaria da ricollocare.

 Oggi si è bruciata, a livello mondiale, una ricchezza finanziaria pari a qualcosa come 9 trilioni di dollari: più o meno il valore di tutto il patrimonio immobiliare italiano.

 Si aggiunga al quadro valutativo il problema della restrizione delle linee del credito destinato ai mutui casa da parte del sistema bancario, che non mancherà di produrre effetti negativi sull’andamento del mercato.

 Per quanto riguarda il settore locativo, esso è in calo da alcuni anni; ciononostante  il valore degli affitti resta al di fuori delle possibilità di accesso da parte della fascia di popolazione meno abbiente (giovani,nuove coppie, studenti, immigrati, pensionati).

 Considerato che, a causa dell’assenza di  una politica della casa – da trent’anni non si costruiscono alloggi di edilizia residenziale pubblica – l’onere della locazione ricade quasi esclusivamente sul privato, è indispensabile che lo Stato ricorra ad incentivi quali la cedolare secca al 20% sui canoni di locazione.

Il passaggio dalla tassazione delle locazioni in vigore (aliquota  Irpef marginale media del 28%) alla cedolare secca del 20% porterebbe a una perdita di gettito pari a  1.456 milioni (cifra calcolata partendo dai dati del governo, relazione tecnica al decreto-legge n.261/2007 che si riferiscono al 2006).

 Ma gli effetti positivi saranno:

 – far emergere il “sommerso” nel settore della locazione ( una stima questa che presenta margini di incertezza);

 – incentivare l’investimento privato nel settore delle locazioni abitative;

 – recuperare a tassazione gli immobili attraverso il passaggio dal regime di esenzione al regime di imponibilità; con un gettito complessivo di circa 2 miliardi, tra Irpef,Registro ed ICI.

 – generare una crescita economica attraverso un incremento del PIL dell’ordine dell’1-1,5% ed un recupero di una cospicua parte di immobili ad una economia dinamica e produttiva di gettito fiscale ( incremento delle imposte sui redditi e dell’IVA)

 Per chi intende investire, comunque, Colombo Clerici suggerisce alloggi di uno-due locali in prossimità di università, di aree soggette a grandi riqualificazione urbane e di sviluppo di metropolitane; ed in prospettiva lungo gli assi delle nuove reti infrastrutturali di collegamento viario e particolarmente in coincidenza dei raccordi con le strade ordinarie.

 A Milano nel centro storico e nelle fasce limitrofe semicentrali, a Bovisa e Bicocca, nei dintorni  di Citylife e Porta Nuova, lungo la nuova linea metropolitana 4.

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Immigrazione: tra identità e pluralismo culturale – Articolo di Benito Sicchiero

settembre 30, 2009

All’Università Cattolica di Milano la Seconda Conferenza Nazionale sull’Immigrazione organizzata dal Ministero dell’Interno e dell’Anci-Associazione  Nazionale Comuni Italiani.  Una rassegna completa di informazioni e di dati con il denominatore del problema sicurezza.

 Benito Sicchiero

Con la “due giorni” della seconda Conferenza nazionale sull’immigrazione organizzata a Milano dal Ministero dell’Interno e dall’Anci e ospitata nell’Università Cattolica abbiamo assistito alla – probabilmente – più ampia e accurata analisi di un fenomeno che coinvolge ampiamente il Paese.  Quello comunemente definito degli extracomunitari. Fenomeno che per la sua “giovinezza” (fino a pochi decenni or sono l’Italia era un Paese di emigranti, non di immigrati) ha preso in contropiede un po’ tutti: opinione pubblica, governi locali e regionali, analisti, sociologi, economisti, docenti e quant’altro, e sul quale la politica si è buttata a pesce alla ricerca di facili consensi.

 Plauso meritato quindi a chi si adopera per separare il grano dalle erbacce, anche con una serie impressionante di dati e cifre. Talvolta sconcertanti perché poco pubblicizzati.

 Nella prima giornata, di fronte a un parterre qualificato che ha visto la presenza dei rappresentanti delle forze economiche, sociali, politiche e religiose – tra cui il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici – il Sindaco di Milano Letizia Moratti ha enumerato tre priorità: maggiore capacità degli enti locali di gestire il fenomeno; risorse sul territorio; rafforzare gli accordi internazionali per migliorare le condizioni di vita nei Paesi di origine della migrazione onde fermare la fuga dei suoi cittadini.

 Con il Prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi si sono puntualmente elencati gli elementi di collaborazione tra lo Stato e le amministrazioni locali; mentre il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha avanzato la proposta del “federalismo dell’immigrazione”: superare il sistema centralizzato e trasferire alle Regioni la competenza sui flussi decidendo un tot per Comune, amministrazione, realtà territoriale.

 Anche Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino ma qui in veste di Presidente dell’Anci ha chiesto un piano nazionale per l’integrazione con una verifica di tutte le strade finora percorse. Precedendo la linea di intervento di Zygmunt Bauman, Ordinario di Sociologia all’Università di Leeds, secondo il quale bisogna trovare soluzioni globali a problemi locali, non viceversa come è stato finora.

 E bisogna fare in fretta. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, “noi italiani non sappiamo più fare comunità”, ha indirettamente richiamato il pericolo di uno scontro sociale confermato da cifre choc: il numero di stranieri in Italia è raddoppiato in 10 anni e secondo le previsioni di Nomisma nel 2020 saranno 6 milioni e 300.000, 10 milioni e 600.000 nel 2050. Paura? C’è, ma – dice Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – è necessario vincerla con la razionalità e la solidarietà.

Nella tavola rotonda “A ognuno il suo lavoro:  un quadro tecnico e politico complesso” aperto da Mario Morcone, Capo Dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno, si sono susseguiti amministratori pubblici di diversa tendenza politica: Flavio Zanonano, Sindaco Pd di Padova ha denunciato il pericolo di ghetti sia nelle città che nelle scuole; Massimo Giordano, sindaco leghista di Novara, ha rivendicato la possibilità di governare l’immigrazione attraverso iniziative che accomunino italiani e stranieri; conferma Graziano del Rio, Pd, Sindaco di Reggio Emilia, secondo il quale bisogna condividere un pacchetto minimo di valori non mediabili.

Altri interventi tra i più interessanti sono arrivati nel pomeriggio, quando stampa e radiotelevisioni avevano abbandonato le figure politiche di primo piano e i lavori del mattino; interventi perciò destinati agli addetti ai lavori, come quelli del “Tavolo 3” “I luoghi dell’integrazione: casa, scuola e sanità” coordinato da Francesca Martini, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Salute.

Gli extracomunitari, parliamo ovviamente dei regolari,  pagano di tasse 3,6 mld di euro; ad essi lo Stato ritorna, con servizi vari – dalla sanità alla scuola alla casa – 886 mln di euro, un quarto. Quasi rispondendo alla relazione mattutina di Giulio Boscagli, Assessore regionale alla famiglia (gli alunni stranieri in Lombardia sono oltre 150.000 e costituiscono il 10 per cento degli alunni della Regione, è inaccettabile che ci siano sezioni con il 90% di Immigrati), Maria Santerini ha affermato che su 57.000 scuole italiane, il 30% ha presenza di immigrati che è esorbitante soltanto in 22 scuole. Per quanto riguarda la casa, è stato dimostrato come la percentuale di alloggi pubblici destinata agli extracomunitari sia inferiore alla percentuale della loro presenza sul territorio. A Milano – ha detto l’Assessore alla Casa Gianni Verga –  in conseguenza dell’assenza trentennale di una politica nazionale del settore, oggi necessitano 20.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica da destinare a italiani ed immigrati: è possibile offrirne soltanto 1000-1200. Nel successivo intervento si toccato il tema degli irregolari (molto più numerosi di quanto dicano le stime): una manna per molti. 

Dall’imprenditore che li assume in nero allo Stato che racimola un po’  di euro grazie alle tasse connesse alle sanatorie.

Accanto a questi dati e cifre poco noti, altri più pubblicizzati: gli stranieri presenti in Italia sono oltre il 6% della popolazione, vale a dire circa 3.600.000; hanno inviato nel 2008 nei Paesi d’origine quasi 6,4 mld di euro, il 20,4% dalla Lombardia (poi c’è ovviamente il denaro che non transita attraverso le strutture deputate): dalla Lombardia sono quindi usciti poco più di un miliardo e 300 mln di euro.

 Immigrati e sicurezza. Per quanto riguarda la criminalità violenta (omicidi, rapine, stupri ecc.), in media gli autori stranieri sono 6 volte più numerosi degli italiani nel Centro Italia, Nordest e Nordovest, 4 volte nel Sud e Isole; per la criminalità appropriativa (furti, scippi, ecc.) 15 volte superiori nel Centro, 13 nel Nordest, 11 nel Nordovest, 6 nel Sud e Isole. Ma i fondi destinati all’integrazione sono risibili. Nel triennio 2007-2009 le risorse complessive (quota comunitaria e quota nazionale) sono state di 43 mln di euro, pari a circa 12 euro per immigrato.

Nella giornata conclusiva, sabato, preceduta dalla relazione dei coordinatori delle sessioni tematiche, riflettori sul Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha concluso i lavori suscitando anche una vivace contestazione sui respingimenti da parte di un gruppo di partecipanti. Maroni ha attaccato la Commissione Europea che, sul tema delle politiche per l’immigrazione, “ha agito poco e male”, lasciando ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – Italia, Spagna e Grecia – l’onere di definire politiche nazionali inefficaci e in competizione tra loro. Ciò consente ai mercanti di uomini – ha proseguito il Ministro – di spostare i flussi di clandestini sfruttando la maggiore o minore rigidezza delle diverse politiche anti immigrazione. Queste politiche diverse sono la prima delle criticità; le altre sono: più investimenti nelle politiche sociali per l’integrazione e più investimenti per lo sviluppo nei Paesi che alimentano i flussi. 

Concludendo con la proposta di trasformare la Conferenza Nazionale sull’Immigrazione in una conferenza permanente con l’Anci e le Regioni.

 L’intervento di Maroni è stato preceduto dalla tavola rotonda “Mediterraneo tra Nord e Sud, modelli a confronto” condotta da Gianni Riotta, Direttore del Sole 24 Ore; introduzione di Giuliano Amato, ex Ministro dell’Interno, partecipanti Antonio Camacho Vizcaino, Sottosegretario del Ministero dell’Interno spagnolo, Vasco Errani, Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Pierre Lellouche, Sottosegretario del Ministero degli Esteri francese, Chakib Ben moussa, Ministro dell’Interno del Marocco.

Nella società dell’incertezza, come ha detto il Rettore  Lorenzo Ornaghi, il pluralismo non può essere considerato antagonista all’identità, che anzi rafforza e completa. Il rispetto della legalità e della sicurezza dei cittadini non può essere disgiunto dalla garanzia dei diritti umani riconosciuti nell’ordinamento nazionale e internazionale, né può portare a trascurare stati di necessità e doveri da sempre radicati nel cuore degli italiani.

 www.assoedilizia.com

“Sicurezza, denuncia di Assoedilizia” – Articolo pubblicato su GPL Informazioni il 26.9.2009

settembre 28, 2009

GPL 26.9.09

Informazioni – Nota sul risparmio energetico – Ing. Ezio Rendina

settembre 28, 2009

È stato approvato il 24/09/09 alla Camera con modifiche il disegno di legge Comunitaria 2009 per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea. Il provvedimento passa così all’esame del Senato.

Obiettivi di risparmio energetico: Con il Pacchetto clima ed energia acquisiscono valore giuridico vincolante gli obbiettivi del 20-20-20 con i quali l’Unione europea si è impegnata ad aumentare l’efficienza energetica del 20 per cento, ridurre il consumo di energia del 20 per cento ed aumentare il ricorso a fonti energetiche alternative del 20 per cento, entro il 2020.

Secondo la legge il Governo deve impegnarsi a valorizzare e incentivare tutte le misure di risparmio e di efficienza energetica per il raggiungimento degli obiettivi finali in materia di energia da fonti rinnovabili, individuando fin da subito le tappe intermedie indispensabili al conseguimento degli obiettivi obbligatori del 2020. Previste anche, fin dalla prossima manovra di bilancio, lo stanziamento di ulteriori risorse, attualmente insufficienti – indispensabili all’attuazione di politiche fiscali e industriali per il risparmio energetico e la promozione di tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Tempi di legge: L’Esecutivo si è impegnato anche a non prorogare ulteriormente la norma, prevista dalla legge finanziaria per il 2008, che ha disposto l’obbligo per le nuove costruzione dell’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. La legge era stata già differita con il decreto legge 207/2008, recante proroga di termini, convertito successivamente dalla legge 14/2009.

Clima: Previsto il reinserimento in agenda di mutamento climatico, green economy ed economia sostenibile quale priorità assoluta nella strategia europea di sviluppo e contrasto alla crisi. In programma anche l’esame del terzo pacchetto energia, con le misure necessarie a sostenere il risparmio energetico, lo sviluppo delle energie rinnovabili e la riconversione ecologica del sistema produttivo.

“Certificati energetici, balzello da 400 euro” – Articolo pubblicato su Il Giorno il 26.9.2009

settembre 28, 2009

Il Giorno 25.9.09_Pagina_1
Il Giorno 25.9.09_Pagina_2

Ancora incentivi per rispettare gli obiettivi del 2020 – Ing. Ezio Rendina

settembre 21, 2009

Incentivare gli impianti fotovoltaici integrati su strutture edilizie, estendere il Conto Energia anche agli impianti fotovoltaici a concentrazione, rendere obbligatoria l’installazione del fotovoltaico sulle coperture dei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni edilizie.

 Sono alcune delle proposte illustrate dal responsabile del Gruppo di Lavoro sulle Fonti Rinnovabili del Kyoto Club, Mario Gamberale, nel corso dell’indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili che la Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato sta svolgendo in questi giorni, in vista della Conferenza COP 15 che si terrà nel dicembre prossimo a Copenhagen.
 
Nel suo intervento, il 16 settembre scorso, Gamberale ha ricordato che gli impegni alla riduzione dei gas climalteranti contratti dall’Italia a seguito del Protocollo di Kyoto e della più recente normativa comunitaria, inducono il nostro Paese ad incentivare la ricerca nel settore delle fonti di energia alternative. Gli obiettivi comunitari comportano infatti l’implementazione di un ampio spettro di interventi nel settore dei biocarburanti, del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, con particolare attenzione a quelle che presentano i maggiori margini di crescita, quali quella solare fotovoltaica, solare termica e termodinamica e quella eolica.
 
Per il fotovoltaico bisognerà ridurre gli incentivi ad un livello accettabile per gli impianti a terra, analogamente a quanto fatto da Spagna e Germania. Un ipotesi è un decremento di circa il 15% a partire dal 2011. Al contempo non andrebbero tagliati gli incentivi per gli impianti fotovoltaici integrati su strutture edilizie e prevedere l’estensione la tariffa fissa incentivante (Conto Energia) anche agli impianti fotovoltaici a concentrazione. Un altro tassello allo sviluppo della tecnologia è di obbligare l’installazione del fotovoltaico sulle coperture dei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni edilizie. 
  Per l’eolico è necessaria la semplificazione delle procedure autorizzative degli impianti, purché rispettino determinati requisiti (DIA). Per superare le immense difficoltà, le lungaggini e le particolarità burocratiche che gli operatori devono affrontare, sarebbe opportuno armonizzare le normative regionali e approvare le ormai famigerate “Linee guida per l’inserimento dell’eolico nel paesaggio”, mai approvate definitivamente per l’opposizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
 
Anche il solare termico ha un notevole livello di incentivazione in Italia, ma l’assenza di coerenti e chiare indicazioni statali fa sì che a livello locale si registrino spesso serie difficoltà di tipo amministrativo e autorizzatorio. La legge finanziaria per il 2008 ha introdotto un’interessante tariffa incentivante per il minieolico, anche se permangono ostacoli burocratici spesso insormontabili per il normale cittadino.
 
La crescita della geotermia, soprattutto a bassa entalpia, in Italia richiederà la semplificazione dei procedimenti autorizzativi per gli impianti di climatizzazione che impiegano pompe di calore geotermiche (attraverso gli strumenti attuativi previsti dalla legge 99 del 23 luglio 2009). 

L’altro fondamentale elemento per raggiungere gli obiettivi del 2020 – ha spiegato – è l’efficienza energetica. Per sfruttarne il potenziale sarà importante semplificare l’iter autorizzativo per la generazione distribuita in aree urbane e incentivare con detrazioni fiscali gli interventi realizzati in questo ambito. Va poi modificato o potenziato il sistema dei titoli di efficienza energetica (certificati bianchi). In edilizia – ha concluso Gamberale – andrebbero, inoltre, estesi gli standard previsti dal Dlgs 192/2005 anche ad altri settori, quali l’efficienza di elettrodomestici, illuminazione, motori elettrici, ecc. L’informazione del cittadino su questo terreno è poi un aspetto chiave: va pertanto ripristinato l’obbligo di allegare la certificazione energetica agli atti di compravendita e locazione degli immobili che il DL 112/2008 ha cancellato.

Incontri: Giovanni Muzio – Articolo dell’Ing. Vittore Ceretti

settembre 21, 2009

Giovanni Muzio

 Nasce a Milano nel 1893. Studia a Bergamo, Pavia e Milano dove si laurea nel 1915 in architettura civile. Soggiorna in Veneto: Vicenza, Bassano, Verona e nel Friuli. Alla fine del conflitto, come membro militare della Conferenza per la pace, viene inviato a Parigi alternando il lavoro nella capitale con brevi viaggi in Europa.
Nel 1920 con gli architetti
De Finetti, Lancia e Ponti apre lo studio in via Sant’Orsola: è tra i principali animatori delle iniziative contro il restauro in stile dei monumenti e della battaglia in favore della nuova architettura propugnando un richiamo all’ordine nel nome della tradizione classica e del rifiuto dell’internazionalismo.
Nel 1924 fonda con Alberto Alpago Novello e De Finetti il Club degli Architetti Urbanisti.
Partecipa attivamente alla vita culturale milanese e nazionale collaborando a “Il Primato” e “La Casa”, scrivendo regolarmente sulla rivista socialista “Popolo e Arte” e su “Emporium”.
Nel 1926 con gli urbanisti Alpago Novello, De Finetti, Buzzi, Cabiati, Ferrazza, Gadola, Lancia, Marelli, Minali, Palumbo, Ponti, Reggiori concorre per il piano urbanistico di Milano ottenendo il secondo premio.
Nel 1930 consegue la libera docenza in edilizia cittadina e dal 1936 e fino al 1953, è incaricato di urbanistica alla nuova facoltà di architettura del Politecnico di Milano, contemporaneamente detiene la cattedra di composizione architettonica alla facoltà di architettura del Politecnico di Torino (1936-1951). Dal 1951 al 1963 è ordinario di architettura (edilizia) alla facoltà di Ingegneria di Milano.

Accademico d’Italia nel 1939 fino al 1945; medaglia d’oro dei benemeriti dell’Arte nel 1942; Accademico di San Luca dal 1954, di cui sarà presidente nel 1965-66 e nel 1971-72; medaglia d’oro di benemerenza del Comune di Milano nel 1955; Presidente della terza sezione del Consiglio Superiore della Belle Arti nel 1955-57; Membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel 1957-58; medaglia d’oro dei benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte nel 1960; medaglia d’oro al merito civico del Comune di Bergamo nel 1962.
In Val d’Aosta incaricato dalla Società Idroelettrica Piemontese, opera con continuità dagli anni ’20 progettando le centrali di Covalou (1926), Maen (1928), Promeron (ora dimessa) e Isollaz (1929) e più tardi alla fine degli anni ’50 Valpelline, e in provincia di Sondrio, Lanzada.
Tra le sue principali opere, oltre al Palazzo del Governo di Sondrio, si ricordano a Milano: l’edificio in Via Moscova a Milano detta Cà Brüta (1919); in collaborazione con altri noti architetti e scultori, il monumento ai Caduti della prima guerra mondiale in Largo Gemelli (1928); la sistemazione dell’ex convento di Sant’Ambrogio nell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Largo Gemelli (1927); il Tennis Club in via Arimondi (1931) il Palazzo dell’Arte al Parco Sempione (1931); la Chiesa di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa in Via Neera (1932); il Palazzo della Cassa Di Risparmio delle Province Lombarde in Via Verdi (1937); il Palazzo dell’Amministrazione Provinciale in Via Vivaio (1938); Palazzo del “Popolo d’Italia” in Piazza Cavour (1938); il Convento di S. Angelo e Angelicum in Piazza S. Angelo (1939-1958); la Torre in Via Turati a Milano (1966-1969) e la Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, Israele (1959); Muzio muore a Milano nel 1982. 

 

Prima di conoscere personalmente Giovanni Muzio già avevo visto e ammirato le sue realizzazioni più note a Milano. L’amicizia con i suoi nipoti Pici Cita e Franco Sironi mi diede l’occasione di incontrarlo l’anno in cui assumeva la direzione dell’Istituto di Edilizia al Politecnico.
A lui avevano parlato del mio desiderio di entrare al suo Istituto e della mia idoneità (i due esami di composizione architettonica del quarto e quinto anno erano stati superati con due trenta e lode), sia il professor Paolo Chiolini, sia l’assistente ingegner Mario Falcetti che mi avevano seguito nel corso dei due ultimi anni del Poli. Fu quindi facile per me entrare, due mesi dopo la laurea, nell’Istituto di Edilizia che per merito suo ebbe un nuovo vigoroso sviluppo.
Tra gli assistenti presenti all’Istituto in quegli anni, ricordo Leonardo Fiore, Carlo Rusconi Clerici, Marcello Grisotti, Giulio Minoletti, Mauro Falcetti e Paolo Valenti.
Tra i laureati di quegli anni, che poi hanno operato nello scenario milanese o come ingegneri o impresari, ricordo gli amici Pedercini, Brenta, Pizzi, Fidanza, Fioruzzi, Giuliani, Bosisio, Candiani, Agnoletto, Pessina, Frisia, Terragni, Legnani, Piccaluga, Losio e De Bernardinis.
Purtroppo per ragioni di sovraccarico di lavoro professionale dopo dieci anni lasciai l’incarico all’Istituto e gli incontri con Muzio, per quanto casuali, furono sempre calorosi e riflettevano reciproca simpatia e considerazione.
I suoi 57 anni e soprattutto quanto aveva già realizzato nella sua vita professionale, mi incutevano un grande rispetto.
Pochi architetti hanno saputo coinvolgere giovani artisti della loro epoca così come invece fece Muzio affidando incarichi a Sironi, Manzù, Wildt, Castiglioni e Usellini.
Il ricordo dei viaggi da lui promossi per i laureandi del suo Istituto e per gli assistenti a partire dal 1951 è ancora vivissimo.
Muzio: il basco blu, il toscano sovente in bocca e una erre particolarissima e inconfondibile.
La conversazione nel corso delle visite, ma soprattutto le considerazioni e l’aneddottica che vivacizzavano le cene serali, mi sono rimaste impresse a conferma della preparazione, sensibilità, vivacità dell’uomo: i suoi racconti di viaggi in idrovolante con Amundsen in Svezia e Norvegia durante i suoi primi anni d’esperienza professionale e poi dei rapporti con Emil Nolde, Paul Bonatz e con Auguste Perret.
Dove ebbi conferma, con emozione, del rapporto amichevole che Muzio aveva con grandi personaggi della sua epoca fu quando, in uno dei viaggi dei laureandi a Parigi nel 1952, andammo alla Nunziatura Apostolica dove ci ricevette il Cardinal Roncalli futuro Papa Giovanni XXIII. Ovviamente fu un duetto divertentissimo con battute in “bergamasco” terra di origine di entrambi.
Due sere a Parigi una al ristorante “Lapérouse” e l’altra “Au Pied de Cochon” quando ancora esistevano Les Halles.
A Monaco di Baviera volle andare alla “Hofbräuhaus”, la storica birreria dove ebbe inizio il nazismo, e raccontò divertito di come aveva visto prima della guerra buttare gli ubriachi sulla paglia sotto una tettoia in cortile per creare nuovi posti a sedere.
Il fatto che tutte le città che noi visitavamo fossero da lui già conosciute profondamente da Parigi, a Monaco di Baviera, Dusseldorf, Amburgo, Lubecca, Basilea, ci dava sempre la possibilità di avere in lui una guida sicura.
Il suo apprezzamento per i grandi architetti delle città anseatiche e per Berlage mi confermarono l’origine dell’ispirazione e del corretto impiego dei componenti di tante sue importanti opere. Analogamente la considerazione che aveva di August Perret mi diede conferma dell’origine del rigore del suo costruttivismo.
Nel corso degli incontri con i tecnici preposti alla ricostruzione delle città tedesche sovente manifestava la sua insofferenza nei riguardi delle presentazioni troppo prolisse di nuovi piani regolatori o di nuovi progetti e senza ascoltare il relatore si muoveva nella sala per esaminare personalmente i pannelli, i grafici e i modelli che più lo interessavano.
La sua capacità di sintesi in quelle occasione di incontri come nelle visite ai musei rivelavano la sua sensibilità e il suo carattere che lo portavano per alcuni momenti nei nostri viaggi ad essere un “autonomo” il che rendeva poi gradita la ripresa della conversazione che si arricchiva ovviamente delle riflessioni maturate durante la sua diserzione temporanea dal gruppo.
Ho avuto la fortuna alcuni anni orsono dopo la sua scomparsa di dover intervenire professionalmente per un difficile restauro sulle facciate della torre di via Turati dove ho potuto constatare tutta una serie di elementi compositivi e di dettagli progettuali che mi hanno dato la conferma della sua grande esperienza e della sua costante ricerca per rinnovarsi con l’impiego di nuovi materiali ma soprattutto di nuove tecnologie.
Lo rividi alla televisione quando “l’intellighentia” dei critici negli Anni ’80 dopo anni di disinteresse interessato o superficiale riprese a considerare la validità della sua “lezione” di grande protagonista dell’architettura italiana.
Come tutti i grandi architetti della sua epoca acquarellava con risultati di grande efficacia: ricordo in particolare di aver visto in casa Cita un delizioso schizzo di una villa del Palladio.
Scoprii che Muzio era rimasto orfano di padre giovanissimo quando, alla morte di mio padre ottantenne, mi scrisse un’affettuosa lettera nella quale mi diceva d’aver invidiato tutta la vita coloro che avevano goduto a lungo la presenza dei genitori.