Immigrazione: tra identità e pluralismo culturale – Articolo di Benito Sicchiero

All’Università Cattolica di Milano la Seconda Conferenza Nazionale sull’Immigrazione organizzata dal Ministero dell’Interno e dell’Anci-Associazione  Nazionale Comuni Italiani.  Una rassegna completa di informazioni e di dati con il denominatore del problema sicurezza.

 Benito Sicchiero

Con la “due giorni” della seconda Conferenza nazionale sull’immigrazione organizzata a Milano dal Ministero dell’Interno e dall’Anci e ospitata nell’Università Cattolica abbiamo assistito alla – probabilmente – più ampia e accurata analisi di un fenomeno che coinvolge ampiamente il Paese.  Quello comunemente definito degli extracomunitari. Fenomeno che per la sua “giovinezza” (fino a pochi decenni or sono l’Italia era un Paese di emigranti, non di immigrati) ha preso in contropiede un po’ tutti: opinione pubblica, governi locali e regionali, analisti, sociologi, economisti, docenti e quant’altro, e sul quale la politica si è buttata a pesce alla ricerca di facili consensi.

 Plauso meritato quindi a chi si adopera per separare il grano dalle erbacce, anche con una serie impressionante di dati e cifre. Talvolta sconcertanti perché poco pubblicizzati.

 Nella prima giornata, di fronte a un parterre qualificato che ha visto la presenza dei rappresentanti delle forze economiche, sociali, politiche e religiose – tra cui il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici – il Sindaco di Milano Letizia Moratti ha enumerato tre priorità: maggiore capacità degli enti locali di gestire il fenomeno; risorse sul territorio; rafforzare gli accordi internazionali per migliorare le condizioni di vita nei Paesi di origine della migrazione onde fermare la fuga dei suoi cittadini.

 Con il Prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi si sono puntualmente elencati gli elementi di collaborazione tra lo Stato e le amministrazioni locali; mentre il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha avanzato la proposta del “federalismo dell’immigrazione”: superare il sistema centralizzato e trasferire alle Regioni la competenza sui flussi decidendo un tot per Comune, amministrazione, realtà territoriale.

 Anche Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino ma qui in veste di Presidente dell’Anci ha chiesto un piano nazionale per l’integrazione con una verifica di tutte le strade finora percorse. Precedendo la linea di intervento di Zygmunt Bauman, Ordinario di Sociologia all’Università di Leeds, secondo il quale bisogna trovare soluzioni globali a problemi locali, non viceversa come è stato finora.

 E bisogna fare in fretta. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, “noi italiani non sappiamo più fare comunità”, ha indirettamente richiamato il pericolo di uno scontro sociale confermato da cifre choc: il numero di stranieri in Italia è raddoppiato in 10 anni e secondo le previsioni di Nomisma nel 2020 saranno 6 milioni e 300.000, 10 milioni e 600.000 nel 2050. Paura? C’è, ma – dice Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – è necessario vincerla con la razionalità e la solidarietà.

Nella tavola rotonda “A ognuno il suo lavoro:  un quadro tecnico e politico complesso” aperto da Mario Morcone, Capo Dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno, si sono susseguiti amministratori pubblici di diversa tendenza politica: Flavio Zanonano, Sindaco Pd di Padova ha denunciato il pericolo di ghetti sia nelle città che nelle scuole; Massimo Giordano, sindaco leghista di Novara, ha rivendicato la possibilità di governare l’immigrazione attraverso iniziative che accomunino italiani e stranieri; conferma Graziano del Rio, Pd, Sindaco di Reggio Emilia, secondo il quale bisogna condividere un pacchetto minimo di valori non mediabili.

Altri interventi tra i più interessanti sono arrivati nel pomeriggio, quando stampa e radiotelevisioni avevano abbandonato le figure politiche di primo piano e i lavori del mattino; interventi perciò destinati agli addetti ai lavori, come quelli del “Tavolo 3” “I luoghi dell’integrazione: casa, scuola e sanità” coordinato da Francesca Martini, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Salute.

Gli extracomunitari, parliamo ovviamente dei regolari,  pagano di tasse 3,6 mld di euro; ad essi lo Stato ritorna, con servizi vari – dalla sanità alla scuola alla casa – 886 mln di euro, un quarto. Quasi rispondendo alla relazione mattutina di Giulio Boscagli, Assessore regionale alla famiglia (gli alunni stranieri in Lombardia sono oltre 150.000 e costituiscono il 10 per cento degli alunni della Regione, è inaccettabile che ci siano sezioni con il 90% di Immigrati), Maria Santerini ha affermato che su 57.000 scuole italiane, il 30% ha presenza di immigrati che è esorbitante soltanto in 22 scuole. Per quanto riguarda la casa, è stato dimostrato come la percentuale di alloggi pubblici destinata agli extracomunitari sia inferiore alla percentuale della loro presenza sul territorio. A Milano – ha detto l’Assessore alla Casa Gianni Verga –  in conseguenza dell’assenza trentennale di una politica nazionale del settore, oggi necessitano 20.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica da destinare a italiani ed immigrati: è possibile offrirne soltanto 1000-1200. Nel successivo intervento si toccato il tema degli irregolari (molto più numerosi di quanto dicano le stime): una manna per molti. 

Dall’imprenditore che li assume in nero allo Stato che racimola un po’  di euro grazie alle tasse connesse alle sanatorie.

Accanto a questi dati e cifre poco noti, altri più pubblicizzati: gli stranieri presenti in Italia sono oltre il 6% della popolazione, vale a dire circa 3.600.000; hanno inviato nel 2008 nei Paesi d’origine quasi 6,4 mld di euro, il 20,4% dalla Lombardia (poi c’è ovviamente il denaro che non transita attraverso le strutture deputate): dalla Lombardia sono quindi usciti poco più di un miliardo e 300 mln di euro.

 Immigrati e sicurezza. Per quanto riguarda la criminalità violenta (omicidi, rapine, stupri ecc.), in media gli autori stranieri sono 6 volte più numerosi degli italiani nel Centro Italia, Nordest e Nordovest, 4 volte nel Sud e Isole; per la criminalità appropriativa (furti, scippi, ecc.) 15 volte superiori nel Centro, 13 nel Nordest, 11 nel Nordovest, 6 nel Sud e Isole. Ma i fondi destinati all’integrazione sono risibili. Nel triennio 2007-2009 le risorse complessive (quota comunitaria e quota nazionale) sono state di 43 mln di euro, pari a circa 12 euro per immigrato.

Nella giornata conclusiva, sabato, preceduta dalla relazione dei coordinatori delle sessioni tematiche, riflettori sul Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha concluso i lavori suscitando anche una vivace contestazione sui respingimenti da parte di un gruppo di partecipanti. Maroni ha attaccato la Commissione Europea che, sul tema delle politiche per l’immigrazione, “ha agito poco e male”, lasciando ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – Italia, Spagna e Grecia – l’onere di definire politiche nazionali inefficaci e in competizione tra loro. Ciò consente ai mercanti di uomini – ha proseguito il Ministro – di spostare i flussi di clandestini sfruttando la maggiore o minore rigidezza delle diverse politiche anti immigrazione. Queste politiche diverse sono la prima delle criticità; le altre sono: più investimenti nelle politiche sociali per l’integrazione e più investimenti per lo sviluppo nei Paesi che alimentano i flussi. 

Concludendo con la proposta di trasformare la Conferenza Nazionale sull’Immigrazione in una conferenza permanente con l’Anci e le Regioni.

 L’intervento di Maroni è stato preceduto dalla tavola rotonda “Mediterraneo tra Nord e Sud, modelli a confronto” condotta da Gianni Riotta, Direttore del Sole 24 Ore; introduzione di Giuliano Amato, ex Ministro dell’Interno, partecipanti Antonio Camacho Vizcaino, Sottosegretario del Ministero dell’Interno spagnolo, Vasco Errani, Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Pierre Lellouche, Sottosegretario del Ministero degli Esteri francese, Chakib Ben moussa, Ministro dell’Interno del Marocco.

Nella società dell’incertezza, come ha detto il Rettore  Lorenzo Ornaghi, il pluralismo non può essere considerato antagonista all’identità, che anzi rafforza e completa. Il rispetto della legalità e della sicurezza dei cittadini non può essere disgiunto dalla garanzia dei diritti umani riconosciuti nell’ordinamento nazionale e internazionale, né può portare a trascurare stati di necessità e doveri da sempre radicati nel cuore degli italiani.

 www.assoedilizia.com

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