Banche e crisi economica. Giampiero Cantoni – Dibattito al “Giardino” di Milano per la presentazione del libro

Probabili, per imprese e privati, il ritorno al credito

KEYNESIANI E LIBERISTI A CONFRONTO SU BANCHE E CRISI

Colombo Clerici: “Il profitto a tutti i costi e l’eliminazione di ogni etica porterebbero alla scomparsa del vivere civile”

Benito Sicchiero

Da una parte – migliaia – che decidono; dall’altra parte – miliardi – che subiscono. A latere i liberisti, convinti che “così va il mondo!”.

E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio uscito dall’interessante dibattito che alla Società del Giardino di Milano ha accompagnato la presentazione del libro di Giampiero Cantoni “Le banche e la crisi. Storia, etica, problemi, soluzioni” edito da Spirali,  con la partecipazione dell’autore,  dell’economista Roberto Ruozi e del giornalista economico Oscar Giannino. Coordinatore, il direttore di Italia Oggi Pierluigi Magnaschi. Tra gli invitati il prefetto Gian Valerio Lombardi, il prefetto dell’Ambrosiana Mons. Franco Buzzi, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, i generali Nello Barale, Carlo Gualdi, Mario Scursatone, Gian Marco Chiarini, Alfio Noto, Vincenzo Deodato, Cesare Castelbarco, Riccardo Riccardi, l’assessore comunale Gianni Verga.  Presente l’editore Armando Verdiglione.

Come dice il titolo, si è parlato di banche e di finanza, con la parola etica che ci è sembrata non trovarsi a proprio agio: se è vero, come è vero, che le grandi banche – in particolare quelle americane e inglesi – si sono rapidamente riprese dalla catastrofe con i soldi della collettività ed hanno ricominciato ad elargire ai dipendenti bonus che Obama ha definito osceni. Mentre le conseguenze del loro operato vengono, e verranno pagate, da nugoli di imprese e di lavoratori in tutto il mondo oggi e per anni a venire.

Causa della più pesante recessione dal 1929 proprio le banche diventate “troppo grandi per fallire” che hanno proceduto a fusioni senza un progetto industriale ma trasformandosi in centri di potere incontrollati e incontrollabili: una bancocentricità, talvolta con personaggi privi di scrupoli, che ha falsato le regole del mercato finanziario.

Tutto vero, ma ci si è chiesto: almeno in Italia le banche saranno in grado di stimolare la ripresa? Innanzitutto,  una premessa: non è con nuove regole che si eviteranno altre crisi anche se sarà possibile ridurne le conseguenze. Più importante è la semplificazione delle regole esistenti e la loro applicazione; tenendo presente che nella rincorsa continua tra chi fa le regole e chi le viola vince sempre quest’ultimo. Entrando più direttamente nel merito della domanda, le banche non hanno alternativa che quella  di fare credito. Oggi sono le “piccole”, più radicate nel territorio, a svolgere questa funzione; e sottraggono clienti alle “grandi” che se ne accorgono e stanno correndo ai ripari.

Se, da un lato, molti economisti stanno facendo vela verso i più sicuri approdi keynesiani – cioè di una regolamentazione pubblica che elimini le degenerazioni del mercato – dall’altro lato c’è una pattuglia di irriducibili che continua a battersi per la scuola di Chicago. E porta ad esempio Goldman Sachs che nel 2009, all’acme della recessione, ha realizzato i migliori utili dalla sua fondazione, avvenuta 140 anni fa (ci sarebbe da chiedere: ma sulle spalle di chi?). D’altronde è pia illusione che i governi – in primis quello americano – riescano a controllare la finanza quando i migliori esperti sono stati assunti proprio dalle banche stesse.

Infine, sul prossimo futuro pesa l’incognita di quanta inflazione gli Usa vorranno mettere in giro per abbassare il loro gigantesco debito: è possibile che si innesti un complicato meccanismo destinato a penalizzare le imprese e i cittadini.

Commenta Colombo Clerici: “Credo sia il momento giusto per uscire dagli eccessi del liberismo selvaggio senza che lo Stato torni agli eccessi dirigisti degli anni ‘70. L’etica deve tornare ad avere un significato perché il profitto – sacrosanto quando rispetta le regole – non diventi il fine ultimo della società. Altro che crisi finanziaria ed economica: sarebbe la fine del vivere civile”.

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