Lettera Aperta ai Consiglieri Comunali di Milano – Revisione Catastale. Assoedilizia

Achille Colombo Clerici
Presidente Assoedilizia

La finanziaria varata nel 2004 per il 2005 introduce la facoltà per i Comuni italiani di ricorrere alla revisione catastale per quelle microzone  nelle quali si siano riscontrati scostamenti di valore dalla soglia minima del 35% rispetto all’incremento medio registrato su tutto il territorio comunale.

Un procedimento tecnico che lascia al Comune la libertà di optare tra il ricorso ed il non ricorso alla procedura prevista dalla legge.

Tanto che solo 13 Comuni in Italia hanno deciso di procedere. 

Al fondo anche serie ragioni di equità: perché la manovra implica sperequazioni ben maggiori di quelle cui si pretenderebbe di ovviare.

Prima fra tutte, la disparità di trattamento fiscale tra due immobili confinanti, divisi solo dalla linea di confine di una microzona (immobili che hanno ovviamente avuto un eguale incremento di valore nel tempo); l’uno dei quali è sottoposto alle revisione catastale, l’altro escluso, sulla base del semplice fatto che l’incremento di valore medio di tutta la zona è inferiore.

Insomma, il valore è cresciuto sì, ma sembra sia cresciuto di meno di altri: quindi niente rivalutazioni. 

A parte l’ovvia domanda che ci si pone: perché, se per ipotesi le microzone son fatte male e comprendono immobili disomogenei fra loro, tanto che gli edifici di peggior qualità finiscono per ridurre l’incremento medio di valore, questo fatto porta ad assoggettare edifici eguali ad un diverso trattamento fiscale?

Anzi, addirittura, a trattar peggio fiscalmente un edificio di minor valore?

Perché  potrebbe avvenire che una “reggia” , classificata A2, inserita in zona non interessata dalla revisione, sia esente da ogni rivalutazione, mentre una abitazione ordinaria, ricadente in una zona interessata, possa addirittura passare da A2 ad A1, venendo in tal modo assoggettata persino all’obbligo di corrispondere l’ICI, anche se prima casa.

Il problema non è quello di far pagare, in ogni caso e sempre, imposte maggiori; non importa a chi tocchi, perché per ragioni di bilancio comunale non si deve andare troppo per il sottile.

Il  problema, viceversa, è  di una giustizia che deve esistere tanto in campo civile, quanto in campo penale,  amministrativo ed anche tributario. Perché no?

Un problema dunque che riguarda tutti, sia  i meno abbienti, sia i contribuenti maggiori, che pagano più tasse; perché, se vogliamo che costoro continuino a pagarle, è bene che abbiano l’idea che queste tasse sono, quanto meno, giuste. 

Ma il Consiglio comunale non si è reso conto che tutta l’operazione, che ha riflessi assai rilevanti anche sul piano della responsabilità politica, è stata decisa a tavolino da due funzionari della Amministrazione Comunale, che hanno espresso quella volontà del Comune, che solo il Consiglio comunale era legittimato a formulare.

Almeno avremmo avuto il piacere di sentire cosa eventualmente ne pensassero coloro cui è demandato istituzionalmente il compito di decidere le sorti amministrative dei cittadini: cioè i Consiglieri comunali.

L’assessore Masseroli dichiara che il Comune sta attuando un’operazione di equità.

Ebbene, a parte il fatto che l’equità (qui sta il vero punto focale della questione) si può ottenere anche facendo pagare meno chi paga in eccesso, e non necessariamente innalzando il carico fiscale di chi pagherebbe in difetto; io vorrei pregare l’Assessore di verificare tra le carte dei suoi uffici. Perché dagli atti resi pubblici non risulta in alcun modo che quei funzionari abbian mai sottoposto  all’allora assessore la questione relativa a chi spettasse di decidere: se in altri termini la richiesta all’Agenzia del Territorio la dovessero firmare direttamente loro, o spettasse all’assessore,  o addirittura dovesse esser devoluta al Consiglio.

Se così fosse, come si fa a parlare  di un’operazione di equità voluta dal Comune, quando questa, invece, è stata voluta, non dal Consiglio comunale, ma da due persone all’interno degli uffici comunali, senza nemmeno l’input dell’assessore?

In conclusione, è lecito chiedersi: ma i Consiglieri, quelli di allora e quelli di oggi, di tutta questa faccenda non si sono accorti ?

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