Giardino “Parco dei Merelli” – San Michele di Pagana – Comune di Rapallo. Presentazione di Achille Colombo Clerici

In occasione della presentazione dell’Atlante dei Giardini Italiani sezione Lombardia da parte di REGIS ed a margine del convegno ADSI ed Associazione Giardini Storici Italiani e Garden Club di Genova sui “Palazzi ed i Giardini delle Muse”; Achille Colombo Clerici presenta il Giardino “Parco dei Merelli” di San Michele di Pagana, recentemente restaurato.

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 Ritratto del Giardino dell’Oblio
 Così denominato perché dimenticato per lunghi decenni, e perché oggi a chi lo vive fa dimenticare ogni cura.

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“Giardino dell’oblio”, giardino dell’incanto e del sogno: i nomi nella vita dell’antico uliveto padronale, una storica “vigna” in San Michele di Pagana alto, Comune di Rapallo.

Il giardino, denominato ufficialmente dal Comune “Parco dei merelli”  dal microclima che vi regna (i merelli in genovese sono le fragoline di bosco), è  considerato storico e di particolare pregio ambientale e paesaggistico, anche per la veduta, impareggiabile ed unica in tutto il Tigullio, che si gode dal suo belvedere, spaziando da Portofino a Sestri Levante.  

Il giardino si apre con una scalinata barocca del Settecento, perfettamente in asse con Palazzo Spinola, sede del Sovrano Militare Ordine di Malta, collocato al centro del Golfo, in un parco sopra il mare, a San Michele.

Scalinata presente nelle mappe del Comune, in un disegno particolareggiato delle due volute contornanti il ninfeo  e della parte ascendente dei gradini: ma tronca, rispetto alla sua consistenza originaria che la vedeva prolungarsi verso la Villa Sanguineti  (non più esistente) collocata alla sommità del versante della Costa.

La trama del disegno ambientale è antica, come attestato dalla posizione privilegiata del Parco stesso, e presenta preesistenze cinquecentesche.

La storica via Aurelia, la “moyenne corniche”, si direbbe in Costa Azzurra: percorso d’obbligo del Grand Tour ottocentesco per chi iniziava il viaggio in Italia arrivandovi per mare.

Lungh’essa, al di sopra della Costa Burrasca, l’accesso antico: quattro pilastri, incastonati in un muraglione in pietra per il contenimento di un terrapieno, massiccio ed imponente, si affacciano all’esterno sulla via.

Attraverso un cancello di ferro battuto della fine del Settecento, si accede al ninfeo, recante immagini di affreschi sbiaditi raffiguranti quattro colonne a tortiglione dai colori rosati ed ocra.

Al centro del ninfeo, in una nicchia, in cui sono rappresentati simboli marini quali una conchiglia ed un tritone, è collocata una vasca marmorea in pietra rosa, anch’essa di foggia marina.

Sulla sinistra si diparte una voluta della scalinata; dietro sgorga una fonte che dà vita ad un selvaggio canneto.

Stillano gocce d’acqua perenne  sulla parete della scalinata e per lo stato di abbandono si sono formate incrostazioni vegetali e ciuffi di  capelvenere, che conferiscono al luogo un aspetto grottesco: un vero e proprio monumento naturale, di raro valore.

Il pavimento del ninfeo, una classica rizzata genovese (riso’) di piccoli ciottoli naturali, realizzata nei colori delle pietre che ricoprono le  spiagge del Levante (il grigio-nero screziato ed il bianco a Chiavari, Sestri e Riva Trigoso ed il rosso a Levanto) raffigura l’insegna delle case del Tigullio, presente anche in alcune dimore antiche dei dintorni.

Il belvedere (una balconata sovrastante il ninfeo, protetta da una ringhiera ottocentesca in ferro battuto) restaurato nella pavimentazione, rispettando rigorosamente l’originale, presenta una rizzata di sassi bianchi a corona semicircolare di un selciato di mattoncini frammisti a terra, nella quale crescono muschi ed erbette.

Nel 1845 John Ruskin, nel suo viaggio in Italia alla ricerca della bellezza assoluta, dopo lo sbarco a Marsiglia, percorse tutta la Riviera ligure ammirato soprattutto degli splendidi paesaggi del Levante, e tra questi dello scorcio del golfo di San Michele osservato dal “belvedere” del giardino; lo stesso luogo dal quale anni prima Edgar Allan Poe, di passaggio verso la Toscana, rimase abbagliato dalla splendida visione di “Portus Delphini, dagli occhi di viola” che da qui, venendo da Genova, per la prima volta si scorge.

Addormentato,come un enorme animale preistorico che si culla sul mare, giace Portofino dalle scure ombre proiettate sulle acque.

Di fronte, nel Tigullio, come indicato già da Plinio il Vecchio, i contorni di Punta Manara e del Monte Castello confusi dalla foschia di un mare che richiama alla mente i versi di Eugenio Montale, ispirati pare proprio da questi luoghi:   “… osservare tra i frondi il palpitare lontano di scaglie di mare, mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi.”

I frondi: i rami dell’ulivo che qui trova il suo regno.
La vegetazione è di un verde chiaro, con riflessi argentei, contrassegnata proprio dall’ulivo.
Molto diversa dalla vegetazione scura di Paraggi o di Portofino o del Golfo di Genova.

 Da qui cominciano gli uliveti della Costa di Levante.

Nel giardino gli ulivi sono molto particolari:  ormai antiche piante che il lungo periodo di abbandono,tra sterpi e rovi, ha costrette a salire al cielo, alla ricerca della luce e del sole.

Si stagliano come lunghe braccia ischeletrite, protese verso il mare: recano i segni del tempo, contorti e “sofferti” come appaiono.
Ed è proprio il segno della sofferenza a conferire loro un aspetto austero e di grande dignità.  

Non servono ormai più per la raccolta delle olive, ma sono divenuti monumenti della natura, a testimonianza del trascorrer dei secoli.

Come lo sono anche le pietre, molte delle quali ormai cotte dal sole. 
Stanno in piedi per l’inerzia e la forza del tempo, ma non sono più buone a nulla se rimosse da lì.

Così anche il viandante si sente sradicato quando s’allontana dal giardino.

 

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