Dalla raccolta “Ritratti in Miniatura”: Il Pleyel in casa di Amici – Achille Colombo Clerici nel Bicentenario della nascita di Chopin

Nella antica casa di campagna di una famiglia milanese, in un  angolo del salottino, si trova un mobile dalla foggia di uno scrittoio; in una bella radica iscurita dal tempo.

Da sempre tutti gli abitanti della casa e gli ospiti gli passano accanto, senza degnarlo di troppe attenzioni; qualcuno vi posa il bicchiere fra una chiacchiera e l’altra, qualcuno vi si adagia distrattamente, a margine delle affollate riunioni di amici.

E quel mobile sta lì; non si sa bene il perché.

Incuriosito, l’altro giorno ho chiesto a cosa serva.

– Ma è un pianoforte. Sì, ma non suona: l’abbiamo fatto vedere da un esperto che ci ha sconsigliati dal farlo restaurare.

Bene, non ho saputo resistere alla tentazione di aprirlo. Ed allora, guardando attentamente, sono riuscito a leggere, con una certa difficoltà, una sbiadita iscrizione su di una piccola targa in avorio: “Pleyel” Paris 1857.

Ma è nientemeno che un Pleyel… un minuscolo Pleyel da salottino; un antico Pleyel introvabile ai giorni d’oggi.

I miei ospiti erano molto stupiti del mio stupore.

A me venivano in mente immagini di una Milano ottocentesca abituata a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda della “Ville lumiere”.

Pensavo alla grande ansia di conoscenza, di cultura e di modernizzazione che pervadeva allora i nostri concittadini.

I quali attingevano a piene mani dalla vicina Francia. E da Oltr’Alpe si portavano a casa il Pleyel; il pianoforte prediletto del grande Frederic Chopin.

Come si usava allora, non un gran coda, ma un pianoforte-a mo’di tavolo: senza pretese di pompa, ma pronto all’uso per fare buona musica, se fosse passato per casa un qualche appassionato disposto a suonarlo.

Cosi, nel tempo, quel piano, diventato lombardo, ha svolto il suo compito nella casa, come un mobile utile: allora per suonarvi qualche polacca o qualche mazurca ed allietare le serate, oggi per fare da tappezzeria cui si guarda distrattamente o per appoggiarvisi di tanto in tanto. Un mobile di casa, insomma, senza troppe cerimonie e riguardi. 

Dormi sonni tranquilli, caro Pleyel: perché non sei inutile, anche se non suoni più.

Sei il simbolo vivente della continuità della nostra cultura lombarda.

 

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