Archivio per marzo 2011

“Territorio storico come progetto” – Convegno nazionale Gubbio – 1 e 2 aprile – ANCSA – Tutela e salvaguardia centri storici Colombo Clerici – INSTAT. Informa

marzo 31, 2011

Invitato al Convegno di Gubbio promosso da ANCSA – Associazione Nazionale Centri Storici, il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici dichiara:

“I centri storici, ricchezza, vanto e fattore di diversità delle città italiane, sono caratterizzati, anche laddove, come nel caso di Milano, sono stati oggetto di profonde trasformazioni edilizie, da un tessuto urbano denso di consistenti pesi insediativi.

Essi si sono mantenuti, da un lato grazie ad una rigorosa normativa urbanistico-edilizia che, ad eccezione di alcune fughe in avanti presto rientrate,  ha impedito trasformazioni morfologiche snaturanti l’originario assetto (vedasi ad esempio il caso della ristrutturazione di corso Garibaldi a Milano; legge 865/71 ).

Queste normative peraltro, applicate spesso in modo acritico e distorto dai comuni, hanno sovente portato ad ingessare situazioni che, lungi dal meritare una tutela, avrebbero senz’altro richiesto radicali interventi di rinnovamento e di sostituzione edilizi.

D’altra parte, a fronte di una legislazione fiscale senz’altro agevolativa nei confronti dei palazzi storico monumentali, l’equo canone prima ed ora, con la liberalizzazione del regime contrattuale, la persistente gravosa fiscalità immobiliare (eccezion fatta per le fattispecie rientranti nella disciplina della cedolare secca) non danno luogo di certo alle condizioni favorevoli ad una adeguata tutela degli immobili nei centri storici.

 Si è dunque passati da un estremo all’altro, anche sotto la pressione della contingente crisi economica e dell’esigenza di manovre dalla valenza anticiclica.

 Sicché, la liberalizzazione degli interventi edilizi (sostituzione ed ampliamenti) anche all’interno dei centri storici prevista da alcune leggi urbanistiche regionali, dal cosiddetto piano casa, attuata da alcuni piani regolatori o piani di governo del territorio a livello semplicemente edilizio e senza previsione di adeguamenti del territorio, rischia di snaturare, prima che l’assetto urbano-architettonico, lo stesso assetto funzionale del territorio storico .

E’ quindi necessaria una riflessione approfondita su questi aspetti ad evitare di percorrere vie che conducano ad esiti non voluti, né previsti.

La prima condizione per la salvaguardia del territorio storico risiede nella sua vitalità; e la via per assicurarla sta nel presidio e nel  rafforzamento  della stabilità delle funzioni esistenti.

Fra le priorità segnalerei il sostegno alla residenza, alle botteghe artigiane, ai negozi, alla manutenzione degli immobili civili soprattutto quelli non interessati da vincoli storico monumentali, già soggetti a regime speciale .

Gli strumenti di tale politica consistono in provvidenze dirette di incentivazione ed in un regime fiscale agevolativo generalizzato ed il meno possibile selettivo sul piano qualitativo.”

 

Annunci

“Energia e sostegno finanziario agli investimenti” – 8/4/11 – Camera Commercio di Milano

marzo 31, 2011

Ciclo di Incontri
Finanza e gestione per le imprese lombarde degli anni ‘10

 Terzo Seminario
ENERGIA E SOSTEGNO FINANZIARIO AGLI INVESTIMENTI

Milano, venerdì 8 aprile 2011
Sala Parlamentino
Palazzo Affari ai Giureconsulti – via Mercanti 2

Il convegno ha la finalità di approfondire l’analisi di fattibilità e di sostenibilità dei progetti legati agli investimenti nella ricerca di fonti energetiche. Vengono posti a confronto la compatibilità fra piani finanziari e business plan, evidenziando anche il ruolo degli studi professionali e delle società di consulenza nella gestione e nella miglior utilizzazione dei sostegni finanziari predisposti al riguardo.

PROGRAMMA 

ore 9.00     Registrazione dei partecipanti 

ore 9.30     Apertura dei lavori
Paolo Guaitamacchi, Consigliere della Camera di Commercio di Milano 

ore 9.40      Giuseppina Matarazzo, Docente del Master EERM all’Università degli Studi Milano Bicocca e PMO di Energheia Italia Sviluppo SpA
Matteo Di Castelnuovo, Ricercatore IEFE all’Università Bocconi di Milano

ore 10.20    Raoul Savastano, Partner – IT Risk and Assurance presso Ernst & Young Financial Business Advisor
Michele Scandellari, Direttore Generale Enerray Spa – Gruppo Maccaferri
Silvio Bosetti, Direttore Generale della Fondazione Energy Lab
Davide Guardamagna, Avvocato dello Studio Legale Guardamagna e Associati
Giuseppe Perna, Responsabile Settore Energia Project Finance Department di Unicredt  Banca
Franco Bertoletti, Dottore Commercialista in Milano

 ore 12.30   Conclusioni del coordinatore del convegno
Carlo Arlotta, Presidente della Commissione Finanza e Controllo di Gestione dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano

Per informazioni
Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza
02 8515 4258
info@consorziocreditoefinanza.it

1 e 2 aprile a Gubbio Convegno Nazionale “Il territorio storico come progetto”

marzo 31, 2011

Gubbio è annoverata tra i centri storici meglio conservati d’Italia. Perche’?

Dagli anni ’60 ad oggi, molto è il cammino fatto in tema di identità dei centri storici. Il fattore ambientale è diventato sempre preponderante e l’idea di fondo, accolta anche nei Piani Regolatori è che il centro storico non è un bene culturale ‘statico’ ma un bene contestuale, con implicazioni economiche, da valutare in termini di riqualificazione complessiva. Lo sguardo si rivolge all’Italia ma anche alle città dell’Europa, assediate da emergenze abitative e sottoposte a trasformazioni strutturali…

A 50 anni dalla costituzione dell’ANCSA – Associazione Nazionale Centri Storici e della stesura della “Carta di Gubbio”, vademecum dei piani urbanistici applicati ai centri d’Italia, appuntamento nella citta’ dei Ceri per la no-stop del 1 e 2 aprile con il convegno nazionale sul tema “Il territorio storico come progetto” a Palazzo Pretorio in piazza Grande.

In allegato comunicato e foto

Per saperne di più: www.ancsa.org/

Per informazioni logistiche: SERVIZIO TURISTICO ASSOCIATO – IAT GUBBIO

Via della Repubblica 15 – tel. +39-075-9220693 – +39-075-9220790 fax +39-075-9273409

www.comune.gubbio.pg.it     info@iat.gubbio.pg.it

 

 A GUBBIO CONVEGNO NAZIONALE ANCSA
“IL TERRITORIO STORICO COME PROGETTO”

 

A 50 anni dalla costituzione dell’ANCSA – Associazione Nazionale Centri Storici e della stesura della “Carta di Gubbio”, vademecum dei piani urbanistici applicati ai centri d’Italia, la città dei Ceri rilancia con il convegno nazionale, che si  terrà nelle giornate dell’1 e 2 aprile, a Palazzo Pretorio in piazza Grande, sul tema “Il territorio storico come progetto”.

Dagli anni ’60 ad oggi, molto è il cammino fatto in tema di identità dei centri storici, valutati non più solo da un punto di vista conservativo ma di rivitalizzazione e ‘riuso’, soprattutto in relazione al territorio nel suo complesso. Il fattore ambientale è diventato sempre preponderante e l’idea di fondo, accolta anche nei Piani Regolatori, è che il centro storico non è un bene culturale ‘statico’ ma un bene contestuale, con implicazioni economiche, da valutare in termini di riqualificazione complessiva. Lo sguardo si rivolge all’Italia ma anche alle città dell’Europa, assediate da emergenze abitative e sottoposte a trasformazioni strutturali.

Gubbio è annoverata tra i centri storici meglio conservati d’Italia, e si può affermare  che ha adempiuto ai dettami della “Carta” e dell’ANSA, nata per promuovere iniziative culturali ed operative a sostegno dell’azione delle amministrazioni pubbliche per la salvaguardia e la riqualificazione delle strutture insediative esistenti e della quale fanno parte  Regioni, Province, Comuni, Enti pubblici e privati. Dopo il Piano Regolatore Generale, progettato dall’architetto Astengo negli anni ’60, Gubbio ha elaborato in questi anni un nuovo Piano, che sta riscuotendo unanime riconoscimento per il carattere fortemente innovativo, in termini di principi, circa la salvaguardia, il recupero, il  risanamento e la restituzione di orti e giardini. Apprezzamenti in tal senso sono arrivati dalla Sapienza di Roma, dall’Università francese di Belleville, dall’Hosei University di Tokyo.

Di tutto questo si parlerà nella due giorni di Gubbio, dove convergeranno studiosi, esperti, architetti, urbanisti, amministratori, che si interrogheranno sulle seguenti tematiche: “Rapporto etica – estetica”, “Etica collettiva – Estetica civile”, “Paesaggio storico urbano”, “Vecchie e nuove centralità: la Città pubblica”, “Lo ‘stato’ del patrimonio”.

Programma
Venerdì 1 aprile:  ore 12  CONFERENZA STAMPA E PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Paesaggi e Città storica. Teorie e politiche del progetto”; intervengono: Maria Cristina Ercoli sindaco di Gubbio e Vice Presidente ANCSA, Roberto Bruni presidente ANCSA, Fabrizio Toppetti direttivo ANCSA;
ore 14,30 – 15,15 introduzione al Convegno da parte dell’architetto Bruno Gabrielli e di Antonino Terranova;
ore  15,15 – 16,45 – 1A SESSIONE – Etica collettiva – Estetica civile, introduce: Cesare Macchi Cassia. Interventi di: Marco Baccarelli, Claudia Cassatella, Nicola Emery, Paola Ianni, Chiara Nifosì, Rosario Pavia, Marialessandra Secchi;
ore  16,45 – 17,45 Lectio Magistralis di Carlo Olmo: “Il Diritto alla Città e la Città dei Diritti”;
ore  18,00 – 19,30  – 2.A  SESSIONE  – Paesaggio storico urbano (Conservazione – Innovazione) Introduce: Roberto Gambino, interventi di: Carmen Andriani, Giacinto Donvito, Paola Falini, Paola Ianni, Francesco Lo Piccolo, Franco Purini, Mauro Volpiano;
Sabato 2 aprile:  ore  9,00 – 10,30 – 3A SESSIONE – Vecchie e nuove centralità, introduce: Franco Mancuso, interventi di: Giuseppe Abbate, Andrea Azzolini, Francesco Maiorano, Nicola Russi, Roberto Spagnolo, Fabrizio Toppetti;
ore  10,30 – 12,30 – Strategie politiche per la Città, introducono: Teresa Cannarozzo, Stefano Storchi, interventi di: Roberto Cifarelli Comune di Matera, Giovanni Ceerfogli Comune di Modena, Nicola Di Bartolomeo Comune di Palermo,  Massimo Ghiloni  ANCE Nazionale,  Anna Marson Assessore Regione Toscana, Antonello Natalicchio,  Sindaco di Giovinazzo;
ore  12,30 – 14,00 assemblea ordinaria dei soci con i  saluti di On. Vinicio Baldelli e Ing. Mario Belardi. Rinnovo delle Cariche associative

 Per saperne di più: www.ancsa.org/  ; www.comune.gubbio.pg.it     info@iat.gubbio.pg.it

 

Convegno 24.3.2011 “Capitalismo avanzato e finanza innovativa” – Relazione della Prof. Ombretta Fumagalli Carulli – Funzione economica e sociale della proprietà immobiliare privata. Commento di Achille Colombo Clerici a margine del convegno

marzo 30, 2011

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici: 
“Gli investitori privati nel settore immobiliare, edilizio e della casa hanno svolto storicamente un ruolo di grandissimo rilievo sociale ed economico. 

Da un lato, hanno infatti sostenuto, secondato ed indirizzato lo sviluppo urbano delle nostre città permettendo di affrontare e superare i grandi processi di trasformazione socio-economica che hanno attraversato il Paese, soprattutto dal secondo Dopoguerra ad oggi.

Con ciò peraltro innescando un meccanismo  virtuoso sul piano della continua crescita economica. 

D’altro lato, mediante lo strumento della locazione hanno permesso risposte concrete ai crescenti fabbisogni abitativi, terziario-commerciali-industriali-artigianali, svolgendo in questo campo indirettamente una funzione di finanziamento del sistema produttivo italiano.”

Milano 24 marzo 2011- Università degli Studi
Ombretta Fumagalli Carulli
Direttore dell’Istituto giuridico della Università Cattolica del Sacro Cuore
Proprietà consumo e risparmio nella prospettiva costituzionale di Pier Luigi Zampetti

Sommario: 1. Uno scienziato cristiano al servizio dello Stato e della Chiesa; 2. Proprietà, consumo e risparmio nella teoria della partecipazione; 3. Lo Stato delle autonomie e la famiglia

Nel ringraziare il prof. Paolo De Carli e la Fondazione Zampetti per l’invito a parlarvi come relatore, preciso che intendo collocare il mio apporto tra la riflessione scientifica e la testimonianza personale.  

1. Uno scienziato cristiano al servizio dello Stato e della Chiesa

Gli scritti, per quanto frutto di passione e non solo di meditazione teoretica, non sempre riescono a trasmettere al lettore le motivazioni profonde dell’autore, le inquietudini o le certezze del suo mondo interiore.

Al fine di presentare qualche elemento introspettivo della poliedrica personalità di Pier Luigi Zampetti -ovviamente nei tratti che la nostra amicizia e la mia sensibilità mi consentirono di cogliere-, premetto qualche ricordo delle conversazioni avute con lui negli anni di una duplice comune appartenenza dapprima al CSM e successivamente all’Accademia Pontificia per le Scienze Sociali.

Al servizio di due istituzioni tanto diverse ma entrambe incidenti sull’ethos civile o religioso, egli mi fece partecipe di alcune proposte e speranze. Esse mi rivelarono subito l’autenticità del suo essere cristiano ed, indirettamente, si collegano al tema oggi affidatomi.

Nonostante la stessa provenienza universitaria, entrambi laureati dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a causa della differenza di età, non avevamo avuto modo di frequentarci prima del 1981, quando la Democrazia Cristiana ci chiese la disponibilità per l’elezione da parte del Parlamento al Consiglio Superiore della Magistratura. Entrambi risultati eletti, entrammo nel CSM, presieduto da Sandro Pertini e negli ultimi mesi della nostra permanenza da Francesco Cossiga. Condividemmo fatiche e soddisfazioni, oneri ed onori dell’appartenenza ad un organismo istituzionale tanto significativo quanto spesso nell’occhio del ciclone. Zampetti divenne Presidente della Commissione speciale per la Riforma giudiziaria e l’Amministrazione della giustizia, particolarmente adatta per la sua preparazione ed attitudine. Ci ritrovavamo seduti a fianco durante le sedute del plenum intorno al tavolo circolare dell’Aula dedicata a Vittorio Bachelet. In quelle lunghissime ore, protratte per l’intera giornata e talvolta anche durante la notte, pur con la doverosa attenzione alle pratiche da trattare, scambiare qualche parola  con chi condividesse gli stessi valori umani e spirituali era per entrambi un sollievo. Una consuetudine durata quattro anni e mezzo ci consentì pertanto di conoscerci meglio e di confrontare i nostri percorsi culturali.

Ricordo ancora oggi con quale scrupolo egli cercasse soluzioni eque e con quale rispetto trattasse l’ordine giudiziario, per la terzietà che esso doveva rappresentare a garanzia dell’eguaglianza dei cittadini. Ma ricordo anche con quale senso delle “cose ultime”, ogni giorno, intorno alle ore 18, egli comunicasse a me (capogruppo del gruppo DC) che si sarebbe allontanato per partecipare alla Messa in una Chiesa vicina a Palazzo dei Marescialli. Nel bel mezzo di qualche accesa discussione e con il timore che si giungesse ad una spaccatura in sede di votazione con la sconfitta del nostro fronte, talvolta la sua mi pareva una pietas eccessiva, anche perché mi costringeva ad interventi defatiganti l’uditorio e strumentali a prendere tempo, finché egli arrivasse. Egli invece era tranquillo, sicuro che la Provvidenza ci avrebbe dato una mano. Come in effetti puntualmente avveniva.

Un momento durissimo fu la morte della amatissima genitrice, il 6 settembre 1983. Egli diceva di dovere a lei un’educazione cristiana non solo spiritualmente attenta, ma anche intelligente nell’indicargli settori di ricerca da esplorare: ad esempio l’influenza dell’economia nella vita politica e sociale, che, come vedremo. diventerà una cifra personale della sua opera scientifica. Il volume “L’uomo e il lavoro nella nuova società” è scritto e portato a compimento durante la malattia di lei e per suo espresso desiderio, come scritto nell’affettuosa dedica che apre il libro.  

Conclusa nel 1986 l’esperienza comune al CSM, avemmo ancora occasioni di incontro, ma solo sporadiche, come capita a chi intraprende vie tra loro non intersecate. Zampetti rientrò all’Università e si recò spesso in Paesi latino-americani, dove la sua teoria della partecipazione aveva un alto indice di gradimento nel mondo universitario come in quello politico; io nell’87 entrai in Parlamento.

Nell’approssimarsi dell’anno duemila riprendemmo la consuetudine di frequenti conversazioni su temi di intreccio tra diritto ed economia, focalizzanti sempre il Magistero sociale della Chiesa. Prima ancora di leggere i suoi scritti, in quei confronti cominciai già allora a comprendere come per lui il rapporto tra proprietà, consumo e risparmio fosse intimamente connesso all’idea di Stato.

Alla fine del ’97 mi venne affidato il compito di organizzare il Giubileo dei Responsabili della cosa pubblica, in stretta collaborazione con il Comitato vaticano e la Segreteria di Stato. Zampetti, da tre anni Accademico Pontificio per le Scienze Sociali, seppe dell’iniziativa, una novità nella pur lunga storia dei Giubilei. Mi contattò. Ben lieta di riprendere il filo degli incontri, lo misi al corrente dei nostri obiettivi e gli chiesi qualche consiglio, come è naturale tra amici dalle analoghe radici spirituali e culturali.

L’Intergruppo italiano “Parlamentari per il Giubileo” stava preparando tre mozioni di giustizia  sociale internazionale, da inviare ai circa cento Intergruppi di altri Paesi dei cinque Continenti. Tre le tematiche: riduzione del debito estero dei Paesi in via di sviluppo; libertà religiosa e dignità della persona; etica e globalizzazione. Le sottoposi anche a lui poiché nella prima e nella terza erano impliciti temi a lui cari e che stava ulteriormente profondendo per il volume “Partecipazione e democrazia completa. La nuova via” (2002). Egli non solo le esaminò ma partecipò, in quanto Accademico Pontificio, all’Assemblea giubilare dei 1000 delegati dei cinque Continenti, tenutasi in Vaticano in Sala Nervi il 4 novembre 2000 alla  presenza di Giovanni Paolo II. Egli vide nell’appassionato intervento ai nostri lavori di Gorbaciov  conferma di quanto egli aveva scritto nel volume “La profezia di Fatima e il crollo del comunismo” (1990).

Questi ed altri confronti culturali, che nutrivano le nostre conversazioni, furono i motivi per i quali egli presentò la mia candidatura all’Accademica Pontificia per le Scienze Sociali. Le parole della sua presentazione evidenziano i valori per lui prioritari. Nel sottolineare come mia caratteristica “l’attitudine a rendere accessibili anche ai non addetti ai lavori ed a discutere con essi  i temi più complessi della vita della Chiesa, delle istituzioni statali e di quelle internazionali”, significativamente aggiunse: “nel rispetto del rigore scientifico e dei principi del Magistero”. Il “rispetto del rigore scientifico e dei principi del Magistero” era la regola seguita da lui stesso. Su essa non intendeva minimamente transigere. Ricordo un episodio nel quale, temendo che un Accademico deviasse dal magistero petrino, egli abbandonò la consueta mitezza per esprimere una di quelle vibrate indignazioni che solo i giusti possono permettersi.

Alla Pontificia Accademia potei riprendere la consuetudine di rapporti, anche famigliari, dei tempi del CSM. Ma solo per poco meno di un anno. Fu tempo breve e spesso impegnato a discutere la teoria della partecipazione, che egli aveva elaborato sviluppando intuizioni già di un costituente cattolico, Amintore Fanfani, uno dei “professorini della Università Cattolica” presenti alla Assemblea costituente e che ispirò il nostro sistema delle Partecipazioni Statali.

2. Proprietà, consumo e risparmio nella teoria della partecipazione  

Alla teoria della partecipazione, in alternativa sia al capitalismo sia al socialismo, Zampetti si dedica come ad una vera e propria missione, non solo scientifica ma anzitutto spirituale. Per essa ha significativi riconoscimenti in Università straniere: quella di Cordoba in Argentina lo nomina membro della propria Accademia delle Scienze. Politici latino-americani lo considerano per i loro stessi Paesi un “padre della Patria”. Lo ricordò, il giorno delle esequie, l’allora console generale di Bolivia in Italia, Alvaro Del Portillo, già Ministro nel suo Paese, nonché, in un incontro, che personalmente ebbi nel 1999 in Argentina, l’allora Presidente della Repubblica Eduardo Dualde.

Poiché la teoria della partecipazione è lo sfondo sul quale si staglia il tema affidatomi dei rapporti tra proprietà, consumo e risparmio, vediamone brevemente i tratti salienti.

Sin dal 1967, in una relazione “Democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa” al Convegno di Dottrina dello Stato tenutosi a Perugia, Zampetti lancia il concetto di “democrazia partecipativa” e, successivamente, di “partito di elettori” e di “capitalismo popolare” (un concetto, quest’ultimo, caro ad un altro costituente cattolico, Tommaso Zerbi). Sono concetti che egli considera integrati  vicendevolmente e, se attuati, destinati a cambiare l’assetto della società e dello Stato. La democrazia partecipativa, in particolare, istituzionalizza la solidarietà senza cadere nell’assistenzialismo e consente l’effettivo concorso di tutti all’esercizio del potere. In questa ottica inquadra una serrata critica alla società consumistica, che egli ritiene frutto diretto di due fattori entrambi assai negativi: la società secolarizzata, cioè senza valori, nonché l’economicismo, come visione solo unilaterale dell’uomo.

Con quella attenzione ai problemi dell’economia che spesso i giuristi, sbagliando, disdegnano, egli sostiene che oggi non sono più i filosofi ad elaborare il pensiero, ma la massa indistinta degli operatori economici.

Ad evitare che le energie spirituali si sviliscano nelle leggi degli scambi commerciali, sotterrando o inutilizzando le migliori qualità dell’uomo, egli formula una suggestiva soluzione: la nascita di una coscienza che si opponga alla logica del consumismo permissivo e si impegni nella creazione di concetti sociali ed etici traducibili in azione diretta. I riferimenti di questa soluzione sono: la priorità del lavoro sul capitale, il senso del risparmio, la rinuncia ai beni inutili e immaginari, la partecipazione popolare agli investimenti produttivi, il potenziamento dei beni immateriali rappresentati dal mondo dell’informazione.

In antitesi ad ogni forma di materialismo, Zampetti auspica dunque l’alba di un nuovo “spiritualismo storico”. Lo spirito, afferma, con questa nuova filosofia deve di nuovo calarsi nella realtà storica e plasmarla dall’interno, così da consentire all’uomo di vincere la sfida del futuro e salvare il mondo dalla catastrofe. E recupera i materiali per la sua costruzione nella dottrina sociale della Chiesa, dalla quale, se correttamente applicata, è convinto possa emergere un nuovo modello di società e di Stato nel mondo intero. Essi sono: la persona umana, la soggettività della famiglia e della società, il principio di sussidiarietà, il bene comune universale.

Questi materiali gli consentono di superare l’insufficienza della democrazia rappresentativa, integrandola con la democrazia partecipativa, vera “democrazia della società”, mossa dalla sussidiarietà ed insieme dalla solidarietà.

Se già Locke affermava che la libertà è connessa alla proprietà e al lavoro che consente di ottenerla[1], Zampetti si sofferma sugli effetti del consumismo nella vita delle persone: il cittadino, “condannato” a consumare, ridotto alla figura di “elettore non proprietario”, o anche di “consumatore non proprietario”[2], non è affatto libero.

Radice di questa deriva consumistica è per lui il modello politico keynesiano, che, per far affluire denaro agli individui, li trasforma in consumatori passivi, così da dilatare la domanda globale. Due le obiezioni a Keynes. La prima è una distorsione della dimensione economica, ridotta a sistema produttivo acefalo[3], in cui non conta cosa si produce ma conta che si produca, con la conseguente distorsione della dimensione umana, ridotta a strumento della sola dimensione economica. La seconda è la trasformazione dello Stato, che diventa lo “Stato rappresentativo-assistenziale dei consumatori”[4].

La soluzione proposta da Zampetti è una “rivoluzione della rivoluzione keynesiana”. Occorre, egli afferma, non solo che lo Stato cessi di essere ciò che la «rivoluzione keynesiana» l’ha costretto a diventare, cioè «datore di consumo»[5]. Occorre anche che esso, anziché remunerare la capacità di consumo, remuneri l’iniziativa, mettendo così gli individui provvisti di capacità ed inventiva in condizione di promuovere e di espandere il processo produttivo, sia di beni che di servizi.

Di qui l’idea di costruire un nuovo sistema politico-costituzionale: “anziché uno Stato che consenta, anzi che promuova l’anteposizione del consumo alla produzione, è necessario uno Stato che ponga l’iniziativa e il lavoro innanzi alla produzione e al consumo”[6]. L’obiettivo è così delineato: consentire a tutti i cittadini di partecipare non passivamente ma attivamente alla costruzione della democrazia: “con la rivoluzione keynesiana – afferma Zampetti – tutti erano consumatori, ma passivi. Con la società partecipazionista, tutti sono lavoratori e quindi in grado di divenire consumatori attivi”[7].

La sua analisi scientifica è spesso profetica nelle osservazioni anche nei rapporti, oggi assai compromessi, tra ecosistema e responsabilità etiche.

In La sfida del Duemila (del 1988), ad esempio, scienza e profezia si intersecano, nel riprendere e perfezionare tesi già svolte o abbozzate in precedenza.

Ricordiamone insieme i contenuti. L’uomo occidentale -dice l’Autore- devasta la natura. Ma devasta anche se stesso. Il degrado ambientale deve preoccupare: dagli strappi nel manto di ozono, all’aumento della temperatura terrestre, al mare infetto, alla avanzata dei deserti, alla scomparsa di migliaia di specie viventi. Ancor più grave dell’inquinamento è la desertificazione dello spirito. La sua origine sta in quel “materialismo edonistico”, che strumentalizza ogni valore e riduce il progresso a una pura proliferazione dei beni di consumo.

3. Lo Stato delle autonomie e la famiglia

Partendo dall’analisi della situazione contemporanea socio-economica e dello Stato capitalistico,  Zampetti delinea una nuova concezione dello “Stato delle autonomie” come figura della democrazia partecipativa che incardina nella famiglia il suo modello di sviluppo

La famiglia, egli scrive nel ’96, “nasce per potenziare e sviluppare tutte le dimensioni. L’uomo da solo è imperfetto. Nella famiglia trova il suo perfezionamento. Nella famiglia, allora, si devono perfezionare le interazioni delle dimensioni umane. L’unità della persona diventa l’unità della famiglia”[8]. E’ essa che, nel nuovo Stato delle autonomie, diventa “la cerniera in grado di collegare tutti i soggetti sociali operanti nella società da un lato e i soggetti sociali così integrati e lo Stato dall’altro”[9]. E diventa cerniera in quanto “comproprietaria dei mezzi di produzione”[10], secondo un concetto, che, per lui, è l’unico che possa giustificare la “compartecipazione della famiglia in tutti i settori della società”[11]: senza comproprietà, egli afferma, non vi sarebbe “famiglia nella scuola, nel lavoro, nell’impresa, nell’assistenza, nella previdenza”[12].

C’è di più. La famiglia, elemento vivificatore del concetto di popolo, lo porta a riflessioni sulla categoria della sovranità: la sovranità popolare è la sovranità del popolo delle famiglie.

La sintonia con il magistero sociale della Chiesa è resa evidente dalla bella citazione di un famoso passo della “Lettera alle famiglie” di Giovanni Paolo II, posta ad exergo di un fortunato saggio (La sovranità della famiglia e lo Stato delle autonomie: un nuovo modello di sviluppo del 1996): “La famiglia –è detto da Giovanni Paolo II-  è soggetto più di ogni altra istituzione sociale: lo è più della Nazione, dello Stato, più della società e delle Organizzazioni internazionali. Queste società, specialmente le Nazioni, intanto godono di soggettività propria in quanto la ricevono dalle persone e dalle loro famiglie”. L’apprezzamento in particolare del pensiero di Giovanni Paolo II era peraltro già stato da lui manifestato nella dedica della prima edizione de La società partecipativa, dove il compianto Pontefice era ricordato come l’ “iniziatore con ‘Redemptor hominis’ di una nuova epoca nella storia”.

Nel proporre il concetto di sovranità della famiglia, egli non intende comunque sminuire la sovranità dello Stato: “sia ben chiaro –afferma– la sovranità della famiglia non è affatto alternativa alla sovranità dello Stato: è un momento essenziale della sua realizzazione”[13]. La sovranità della famiglia “potenzia” la sovranità dello Stato: «quando parlo di potenziamento dello Stato –precisa– alludo non certo allo Stato rappresentativo, ma allo Stato partecipativo. Stato partecipativo che, essendo al servizio dell’uomo, è in grado di promuovere il dispiegamento delle sue energie (in buona parte ibernate) in grado di irrorare e arricchire tutto il tessuto della società»[14]

In Partecipazione e democrazia completa, la rivoluzione in senso partecipazionista si compie. Se la sovranità della famiglia è condizione di possibilità della sovranità popolare e, perciò, della democrazia partecipativa, la famiglia, in quanto “soggetto sociale naturale”[15], diviene “il nuovo soggetto socio-politico e quindi il nuovo principe”[16].

Per realizzare questa “nuova società”, torna una delle note dominanti del pensiero di Zampetti: la critica alla società consumistica e la convinzione che essa sia effetto della politica keynesiana. “Con la società dei consumi – egli scrive – è avvenuta una sorta di rivoluzione copernicana, dove lo Stato è rappresentato dal sole e la famiglia dalla terra. Potrei dire che la società dei consumi ha introdotto una concezione stato-centrica in sostituzione di una concezione famiglia-centrica. In altri termini, lo Stato ha gradualmente occupato lo spazio che è proprio della famiglia”[17]. Il segnale inequivocabile di questo è il fenomeno della proletarizzazione delle famiglie: “lo Stato con una elevata pressione fiscale ha di fatto impedito alla famiglia di svolgere autonomamente le sue funzioni e, in ogni caso, di poter influenzare le funzioni sociali che lo Stato si è attribuito”[18].

Sarebbe interessante soffermarci sull’incidenza del sistema fiscale nella proletarizzazione delle famiglie. Non essendovene tempo, mi limito alla conclusione di Zampetti: la famiglia deve essere messa nelle condizioni di risparmiare e investire, oltre che consumare. Risparmio investimento e consumo sono le tre dimensioni (dunque: non il solo consumo) che, per l’ultimo Zampetti, dovrebbero costituire un nuovo concetto di proprietà, la “proprietà pleno iure con potere decisionale”[19].

Nell’ultimo agile volumetto, La dottrina sociale della Chiesa per la salvezza dell’uomo e del pianeta (2002), che sintetizza con terminologia divulgativa adatta ad un vasto pubblico di lettori (pubblicato dalle edizioni San Paolo) un volume dello stesso titolo dell’anno precedente (edito da Dino Editore), il punto di arrivo da lui auspicato si collega al punto di partenza, quasi a chiudere il cerchio delle riflessioni. La partecipazione, ribadisce Zampetti, riassumendo in una breve frase la sua pur complessa teoria, è «la vera e autentica sovranità popolare, nella quale si manifesta in tutta la sua maestà il popolo delle famiglie, che è il vero e autentico popolo»[20].

Egli era tanto convinto delle sue tesi sulla “sovranità della famiglia” da proporle nel giugno 2003 alla Presidenza CEI con una lettera di cui mi diede copia. Con le sue parole vorrei concludere. Ritenendo che, dopo la approvazione del titolo V della nostra Carta Costituzionale, esse potessero aprire strade nuove per il rilancio della famiglia a tutti i livelli nel nostro Paese, egli scriveva: “La voce dei Vescovi potrebbe così avere una grande incidenza nella formazione della opinione pubblica nazionale ed adeguata influenza nelle sedi istituzionali competenti della società e dello Stato”.  Sarebbe interessante conoscere quale seguito la lettera abbia avuto. Certo è che la proposta è tuttora stimolante.     


[1] Più precisamente, c’è innanzitutto un nesso tra proprietà (in senso stretto) e lavoro, dovuto al fatto che «qualunque cosa un uomo rimuova dallo stato in cui la natura l’ha prodotta e lasciata, mescola ad essa il proprio lavoro e vi unisce qualcosa che gli è proprio, e con ciò la rende una sua proprietà». Vi è poi un nesso tra proprietà (in senso largo) e libertà, nel senso che property include – per Locke – la vita, la libertà e i beni (estate) (cfr. J. Locke, Il secondo trattato sul governo, tr. it. di T. Magri, Bur, Milano 1998, pp. 97, 173).

[2] Zampetti, La partecipazione popolare al potere, p. 60.

[3] Ibi, p. 72.

[4] Zampetti, La sovranità della famiglia e lo Stato delle autonomie, pp. 22-23.

[5] Zampetti, La partecipazione popolare al potere, pp. 159-160.

[6] Ibi, p. 163.

[7] Ibi, p. 165.

[8] Zampetti, La sovranità della famiglia e lo Stato delle autonomie, p. 59.

[9] Zampetti, La sovranità della famiglia e lo Stato delle autonomie, p. 91.

[10] Zampetti, La sovranità della famiglia e lo Stato delle autonomie, p. 59; l’espressione è presa, come noto, da Laborem exercens, n. 14.

[11] Ibi, p. 62.

[12] Ibidem.

[13] Zampetti, La sovranità della famiglia e lo Stato delle autonomie, p. 85.

[14] Ibi, p. 107.

[15] Zampetti, Partecipazione e democrazia completa, p. 61.

[16] Ibi, p. 72.

[17] Zampetti, Partecipazione e democrazia completa, p. 62.

[18] Ibi, p. 63.

[19] Zampetti, La sfida del duemila, p. 61.

[20] P.L. Zampetti, La dottrina sociale della Chiesa per la salvezza dell’uomo e del pianeta, p. 45 (nel testo della Dino Editore, p. 74).

Immobili, tutto sugli immobili. Assoedilizia e Federlombarda Edilizia: informazioni, ricerche e studi – Indice-guida tematico

marzo 30, 2011

Tutto sugli immobili, sull’edilizia, sulla casa, sui problemi del territorio, dell’ambiente e della città

Ricercate nei nostri siti e  Blog:
www.assoedilizia.com
www.assoedilizia.mi.it
www.assoedilizia.wordpress.com
www.federlombardaedilizia.wordpress.com
www.instat.wordpress.com    
(Istituto nazionale di studio e di tutela dell’ambiente e del territorio). Con motore di ricerca
www.energiaedambiente.wordpress.com
www.lariformastatale.wordpress.com

Notizie ed informazioni nelle materie di competenza affrontate negli anni, nei siti e nei blog di Assoedilizia e di Federlombarda edilizia, sopraelencati.

INDICE-GUIDA

Per facilitare la ricerca si indicano alcune voci guida raggruppate ed ordinate per singoli percorsi tematici omogenei.

Se necessitano ulteriori informazioni Vi potrete rivolgere direttamente alla segreteria al numero telefonico 02885591.

 Indice provvisorio:

 – Territorio, pianificazione urbanistica (leggi urbanistiche, piano casa) Zonizzazione, standard.

 – Gli strumenti della pianificazione urbanistica: i piani regionali e provinciali, i piani regolatori comunali ed i piani di governo del territorio, i piani commerciali.
I piani attuativi.
Le varianti di piano.
La perequazione urbanistica.
Microprogetti di arredo urbano.

– L’attività edilizia ed i procedimenti  comunali – i regolamenti edilizi e  gli atti di assentimento degli interventi  Permessi di costruire; DIA (denuncia di inizio attività); SCIA (segnalazione certificata di inizio attività); CIA (comunicazione di inizio attività)

 – Le violazioni edilizio-urbanistiche. Irregolarità formali e sostanziali. La sanatoria ordinaria ed i condoni edilizi.

– Il riuso degli immobili: interventi di restauro e di recupero; risanamento, ristrutturazione edilizia ed urbanistica.
La sostituzione edilizia.
Case abbandonate e inutilizzate. 

– La manutenzione degli edifici e l’adeguamento tecnologico 

– Ambiente (valori naturalistici, paesaggistici e paesistici – tutela e valorizzazione); vincoli e autorizzazioni. 
Il testo unico sui beni ambientali. 

– Gli incendi boschivi

 – L’agricoltura nel territorio, nell’economia, nella società.
Scienza e tecnologia in agricoltura.
Pac – politica agricola comunitaria.
Le cascine

– Giardino: nel paesaggio, nella città; corredo della casa.

– Città (attrattività, competitività internazionale, funzionalità, qualità della città e del vivere nella città,estetica e decoro, ordine, graffiti selvaggi, piccioni torraioli,-l’educazione civile, il senso civico, la legalità)

– Estetica della città.
L’immagine della città: l’impronta della cultura dominante.
La qualità degli edifici della città.

– I servizi comunali: aspetti socio-amministrativi, economici.
La finanza locale. 

– I pendolari, i city users ed il finanziamento dei bilanci comunali. 

– Le opere infrastrutturali:
gli aspetti pubblicistici e privatistici –  espropriazioni per pubblica utilità ed indennizzi espropriativi.
Il project financing. 

– Il progetto Alptransit di attraversamento delle Alpi e la sua attivazione in Italia. 

– Expo 2015 per l’Italia

– Socialità (le istituzioni e le funzioni – i servizi sociali – le organizzazioni di sussidiarietà) I giovani nel nostro futuro.

 – Solidarietà ed accoglienza della città.
Immigrazione ed integrazione.

– Cultura (la comunità – i beni culturali – gli enti culturali)

 – Città e Turismo: la ricettività alberghiera e l’attrattività turistica. Offerta culturale e di opportunità socio-economiche.
Manifesto immagine Italia.

– Sicurezza della casa: la sicurezza degli edifici e degli impianti (statica, sismica, igienico-sanitaria, funzionale).
Norme antisismiche, dati geo-morfologici, idrico-fognari.
Consorzi di bonifica.
Le certificazioni: impianti elettrici, energetiche, impianti ascensori, impianti di riscaldamento.
Libretto casa.

– I controllori degli immobili e negli immobili: vigilanza urbana (controlli amministrativi, penali, fiscali, sanitari), vigili del fuoco (sicurezza), ufficiale sanitario- agenzia per l’ambiente (sicurezza salute), agenzia delle entrate (fiscali), polizia e carabinieri  (informativi, penali), agenzia del territorio (catastali). 

– Sicurezza nella casa.
Per l’uso che se ne fa: gli apparecchi domestici, il gas metano (le esplosioni).
Dalle aggressioni esterne: i furti e le rapine nelle case,

 – Sicurezza  nella città.
L’ordine pubblico e la pubblica sicurezza; la polizia urbana 

– Lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. La raccolta differenziata. Tarsu (Tassa rifiuti solidi urbani)  e Tia (tariffa igiene ambientale)

– La rete idrica e la rete fognaria.

 – La cablatura della città

 – Trasporti e mobilità urbani. La circolazione stradale. I trasporti pubblici. Il pendolarismo Ecopass. Ztl. Zone pedonali. Blocchi domenicali della circolazione.

– Negozi storici e negozi di vicinato.

– Fisco (le imposte dirette sui redditi delle persone fisiche, delle persone giuridiche, sugli immobili in particolare – le revisioni catastali; le imposte indirette; le ipotesi di patrimoniale; il federalismo fiscale comunale) ICI ed IMU, la riforma federalistica.

– Il debito pubblico ed il patrimonio immobiliare pubblico; la pressione fiscale reale, le anomalie del sistema fiscale italiano. 

– Catasto, agenzia del territorio. Automatismo nella rivalutazione dei cespiti immobiliari.
La revisione generale per microzone.
La regolarizzazione catastale.

– L’edilizia privata – casa (proprietà, locazione e condominio): problemi di diritto civile, amministrativo, penale, tributario; aspetti assicurativi; aspetti gestionali; Cedolare secca, sanzioni mancata registrazione contratto.
La riforma del condominio.
Proroghe del blocco degli sfratti.

– La locazione: funzione sociale ed economica. Sette buone ragioni.

 – L’edilizia residenziale pubblica: piani e programmi. La gestione del patrimonio. Occupazioni abusive. L’utenza ed i suoi problemi.
Housing sociale e convenzioni tra privati e comuni.

– Le società di gestione immobiliare e le problematiche del settore (l’investimento, la fiscalità, la gestione amministrativa)

– Gli immobili storico-monumentali: i vincoli , la tutela e la valorizzazione. Il trattamento fiscale.

– Gli immobili ad uso commerciale, terziario-uffici, artigianale, industriale.
Proprietà, locazione, leasing, trasformazione.

– Energia e fonti di energia rinnovabile, risparmio energetico; l’adeguamento degli edifici, la produzione di energia alternativa (il solare termico, il fotovoltaico, l’eolico).
Il nucleare

– Gli impianti.
Il riscaldamento degli edifici (sistemi tradizionali, teleriscaldamento, pompe di calore) La manutenzione e l’adeguamento degli impianti tecnologici.
Le novità normative e tecnologiche.
La certificazione degli impianti elettrici, energetica degli edifici; i controlli ascensori; i collaudi acustici.

– Gli inquinamenti, atmosferico, acustico, terraneo (le bonifiche delle aree edificabili, la falda acquifera); gli ammortizzatori antiinquinamento, il verde nella città, gli spazi vuoti. 

– Riforma delle istituzioni e dello Stato. La riforma costituzionale del 2001: la potestà legislativa concorrente tra stato e regioni – materie e portata. La devoluzione.
La città metropolitana.
La riforma del federalismo fiscale municipale: Imu principale, ed imposta secondaria.  

– Patrimonio immobiliare dello Stato e dismissioni degli immobili pubblici.
Vendita, cartolarizzazione, valorizzazione Affittopoli ed enti pubblici.

– Patrimonio immobiliare degli enti ecclesiastici.
Immobili strumentali ed immobili a reddito.

– La riforma della giustizia civile: mediazione e conciliazione

– Economia e finanza nazionale ed internazionale

 – Il mercato immobiliare andamento e prospettive.
Cicli del mercato immobiliare.

– I fondi immobiliari e le Sgr società di gestione del risparmio; le SIIQ Società di investimento immobiliare quotate.
Aspetti finanziari e fiscali

– Comprare casa sicura: i problemi dell’acquisto: aspetti notarili, amministrativi, economici, manutentivi, catastali, assicurativi, legali, fiscali. La mediazione.

 – I mutui fondiari:
Aspetti finanziari, legali ed economici generali.
La moratoria dei mutui casa.

– La casa ecologica e tecnologica

Spazio Teatro No’hma “Milano, live in the city – La bancarella del sognatore”

marzo 30, 2011

Lo Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro

Invita

6 e 7 aprile, ore 21.00

MILANO, LIFE IN THE CITY
LA BANCARELLA DEL SOGNATORE

La città si racconta attraverso i mercati settimanali dei quartieri: può non essere un sogno viverli come un luogo di incontro e relazione

con
Raffaele Masto 

musiche dal vivo
Davide Zilli e I JAZZABBESTIA

danze
Dream2

idea e regia
Charlie Owens

ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti è consigliabile prenotare tramite telefono o via mail

Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro
Via Andrea Orcagna 2, Milano
0245485085/ 0226688369
mail nohma@nohma.it

Verde In Città – Convegno Società Umanitaria Istituto Uomo Ambiente Milano – FAI Assoedilizia – resoconto

marzo 29, 2011

Il convegno all’Umanitaria di Milano organizzato dall’Istituto Uomo e Ambiente

Verde in Città: proposte in vista di Expo 2015 

Achille Colombo Clerici (Presidente di Assoedilizia) ha sottolineato quanto sia importante la presenza di parchi e giardini nelle aree urbane: “Sussiste – ha detto – una profonda connessione  tra i valori naturali e culturali  dell’ambiente urbano, naturale e paesaggistico che sia, ed i valori legati alla città ed alla casa, in termini non solo di valenza architettonica o artistico-monumentale, ma anche  storica ed ideale perché legata a funzioni urbane, come avviene nel caso del verde definito sociale. In altri termini una connessione tra il verde urbano e la funzionalità della città.”.

Relazione prevista della presidente del FAI Ilaria Borletti Buitoni.

Elena Jachia di Fondazione Cariplo ha descritto la politica di contributi dell’Ente per il settore Ambiente, in particolare il bando sul recupero delle aree agricole urbane e periurbane.

Giulio Crespi, paesaggista, ha ricordato che la presenza di verde per Milano è una necessità anche per la salute in quanto riduce il tasso di prodotti inquinanti dovuti al  problema del traffico congestionato mai risolto.

Milano deve recuperare una dimensione abitativa che ha perduto soprattutto nella sua attuale dimensione di città degli affari. Questo anche in relazione all’appuntamento dell’Expo 2015 “Nutrire il pianeta”.
Il suo suggerimento pratico per contribuire alla rinascita milanese in questo campo sarebbe quello di creare una cintura verde (come il Ring a Vienna e come a Valencia in Spagna) sul tracciato della Cerchia dei Navigli.

L’intervento del botanico Enrico Banfi (ex direttore del Museo di Scienze Naturali di Milano) ha evidenziato quali essenze sono più frequenti nei parchi, nei giardini e nelle aree verdi di Milano.

Andreas Kipar, paesaggista, ha presentato Green City  Italia ed i raggi verdi da lui progettati per Milano condividendo la proposta di Crespi e mettendo in guardia su una interpretazione di  Expo 2015 solo in senso speculativo ed affaristico e sul consumo del territorio.

Si è passati poi con Julius Hoh (ad Stihl) a trattare della manutenzione del verde che necessita di cura e impegno da parte dell’Ente pubblico e privato. Inoltre i prodotti dei tagli e delle potature dovrebbero essere riciclati in vario modo così da non disperdere elementi organici  preziosi.

Le ultime relazioni si sono occupate di orti botanici storici e non, come quello di Brera e della loro funzione nel tempo (Elisabetta Caporali) e di orti condivisi in aree di risulta coltivati da privati e da associazioni come la neonata milanese Libere rape metropolitane (Mariella Bussolati).

Infine si è parlato di giardini verticali e pareti verdi sull’esempio del francese Patrick Blanc (Emanuela Baccichetti).

Massimo Spada, presidente dell’Istituto Uomo e Ambiente, moderatore: le principali riflessioni emerse dal confronto.

Le opportunità aperte dall’Expo 2015 con il rischio di vanificarle e produrre invece cementificazione e consumo del territorio anziché verde.
A questo proposito si è ricordato un progetto ideale dell’arch. Guglielmo Mozzoni per gli orti internazionali previsti e cioè quello di moltiplicare in altezza i piani di terreno coltivabile nel suo geoide chiamato Città Ideale che potrebbe essere il simbolo di Expo.

Il messaggio simbolico e pratico si allinea con l’uso parsimonioso del territorio e con la rappresentazione del tema Nutrire il Pianeta.

La proposta di Giulio Crespi di creare una cintura verde che connetta i raggi di Kipar  sulla Circonvallazione dei Navigli con limitazione del traffico ai soli mezzi pubblici magari elettrici. Così da creare delle pause nella vita cittadina convulsa.