Archivio per aprile 2011

Convegno Assoedilizia “Le principali novità fiscali nel settore immobiliare” – 21 aprile 2011 – Relazione del Rag. Sergio Brembati

aprile 26, 2011

L’art. 3 del Decreto Legislativo 14/3/2011, n.23, ha introdotto, dal 2011, la “cedolare secca sugli affitti”.
Si tratta di una modalità alternativa di tassazione del reddito da locazione degli immobili ad uso abitativo.
E’ quindi facoltativo optare per la “cedolare secca”, ossia per una tassazione con aliquote fisse, al posto delle aliquote progressive IRPEF. Tale scelta del locatore tendenzialmente dovrebbe portargli un risparmio fiscale, quantomeno nel caso di redditi medio-alti.
Ci sono peraltro benefici anche per gli inquilini, posto che in caso di opzione vi deve essere rinuncia, da parte del locatore, agli aggiornamenti del canone, compreso l’aggiornamento ISTAT (oltre al fatto che il conduttore non dovrà contribuire al 50% dell’imposta di registro).

Per esercitare l’opzione della cedolare secca, l’immobile deve essere di proprietà di persona fisica (sono quindi escluse, in particolare, le imprese, come ad esempio le società di gestione immobiliare).
L’immobile deve inoltre essere “ad uso abitativo”, e deve essere “locato per finalità abitative”. Oltre all’abitazione, possono peraltro essere incluse anche le pertinenze (box, cantine, solai). Sono invece esclusi gli immobili non ad uso abitativo o comunque “non locati per finalità abitative”. Quindi, non solo non si può beneficiare della cedolare per immobili ad “uso diverso” dall’abitativo (ad esempio A10, ossia uffici), ma non è ammessa nemmeno per immobili ad “uso abitazione” (ad esempio un A3) se “locati con finalità non abitative” (ad esempio un A3 locato come “ufficio”).

Qualora il locatore scelga la cedolare secca, non dovrà sottoporre il reddito immobiliare all’IRPEF (che arriva anche al 43% per redditi oltre 75.000 euro) e all’ADDIZIONALE IRPEF, né dovrà assolvere l’imposta di registro e di bollo, bensì pagherà un’imposta sostitutiva:
–         del 21% per i contratti a canone libero
–         o del 19% per i contratti a canone concordato.
Si osserva però che la cedolare si applica sul 100% del canone (non quindi ridotto del 15% come invece avviene nel calcolo dell’IRPEF).  

La cedolare, come detto, sostituisce anche l’imposta di registro e di bollo. Di fatto, per il locatore, quanto al registro, il risparmio è il 50% dell’imposta (il restante sarebbe a carico del conduttore) e quindi, rispetto all’aliquota di registro del 2%, un 1%.

E’ importante però sottolineare che, prima dell’opzione, il locatore è obbligato (pena inefficacia dell’opzione stessa) a inviare una comunicazione a mezzo raccomandata al conduttore, con cui (oltre a informarlo che intende esercitare opzione) rinunci agli aggiornamenti del canone (con espressa inclusione degli aggiornamenti ISTAT) per tutto il periodo di vigenza dell’opzione.

Quanto all’esercizio dell’opzione (e al versamento), l’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 53394 del 7/4/2011, ha previsto le modalità operative e ha approvato i modelli inerenti. In particolare:
– il modello per l’opzione è reperibile sul sito http://www.agenziaentrate.gov.it  e deve essere presentato esclusivamente per via telematica (direttamente dal contribuente o tramite intermediario abilitato)
– vi è poi il modello 69 (contentente anche altri dati, e in particolari quelli catastali, che può sostituire il “modello di comunicazione dei dati catastali”), che invece può presentarsi in cartaceo, in duplice copia, presso l’Agenzia.

L’opzione vincola il locatore all’applicazione del regime della cedolare secca per l’intero periodo di durata del contratto o della proroga, ovvero per il residuo periodo di durata del contratto nel caso di opzione esercitata nelle annualità successive alla prima.
Tuttavia il locatore ha la facoltà di revocare l’opzione in ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui questa è stata esercitata. La revoca è effettuata entro il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro relativa all’annualità di riferimento e comporta il versamento dell’imposta di registro dovuta. Resta salva la facoltà di esercitare l’opzione nelle annualità successive. 

La cedolare riguarda i canoni maturati a partire da gennaio 2011. Già nel 2011, quindi, occorrerà versare l’ “acconto” sulla cedolare inerente i canoni 2011 (e poi il “saldo”, nel 2012), con tempistiche (in due rate o in unica soluzione) distinte a seconda dell’importo della cedolare afferente ciascun immobile. In questo senso si osserva che il provvedimento prevede:
 “ Per i contratti in corso nell’anno 2011, il versamento dell’acconto, pari all’85 per cento dell’imposta dovuta, deve essere effettuato in unica soluzione, entro il 30 novembre 2011, se inferiore a euro 257,52 e in due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad euro 257,52, di cui:
– la prima, nella misura del 40 per cento, entro il 16 giugno 2011 ovvero entro il 18 luglio 2011 con la maggiorazione dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo;
– la seconda, nella restante misura del 60 per cento, entro il 30 novembre 2011.
Per i contratti in corso alla data del 31 maggio 2011 e per quelli scaduti ovvero oggetto di risoluzione volontaria prima della predetta data, in presenza delle condizioni sopra indicate, il versamento d’acconto è effettuato in due rate; per i contratti con decorrenza successiva al 31 maggio il versamento d’acconto è effettuato, in unica rata, entro il 30 novembre 2011. Per i contratti con decorrenza dal 1° novembre 2011 il versamento in acconto non è dovuto. Il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta 2011 non si considera carente se di importo almeno pari all’85 per cento dell’ammontare della cedolare secca. Non è dovuto acconto e l’imposta è versata a saldo se l’importo su cui calcolare l’acconto non supera euro 51,65. La prima rata dell’acconto della cedolare secca può essere versata ratealmente e sugli importi rateizzati sono dovuti gli interessi, secondo le disposizioni previste per la rateazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.”

E’ inoltre previsto che:
Per i contratti in corso nel 2011, scaduti ovvero oggetto di risoluzione volontaria alla data del 7 aprile 2011, nonché per i contratti in corso alla stessa data del 7 aprile 2011, per i quali è già stata eseguita la registrazione e per i contratti prorogati per i quali è già stato effettuato il relativo pagamento, il locatore può applicare la cedolare secca in sede di dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno 2012 per i redditi 2011. Non si fa luogo al rimborso delle imposte di registro e di bollo versate e il locatore è tenuto per il periodo d’imposta 2011 al versamento dell’acconto della cedolare secca… .”

Fatta questa panoramica generale, conclusivamente, pare utile fissare le idee sugli adempimenti che si dovranno eseguire a breve nel 2011.
Si è già detto dei termini per il pagamento dell’acconto 2011, scadenti di norma tra il 16/6/2011 e il 30/11/2011.
Riassumiamo adesso i termini e le modalità per l’opzione.

Per i contratti che al 7 aprile 2011 (data del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate) risultavano:
–         già in corso di validità, e già registrati
–         oppure già cessati, e con imposta di registro già pagata
–         oppure già prorogati, e con imposta di registro già versata
l’opzione si eserciterà in sede di UNICO 2012. L’imposta (di registro e di bollo) già versata, non sarà però rimborsabile. 

Per i contratti nuovi (stipulati dall’8/3/2011 e quindi da registrare) dal 7 aprile 2011, l’opzione si esercita in sede di registrazione del contratto (ma senza pagare l’imposta di registro), utilizzando il modello SIRIA (ossia il modello telematico); tuttavia i termini di registrazione cadenti tra il 7 aprile 2011 e il 6 giugno 2011, sono prorogati al 6 giugno 2011 (e quindi c’è tempo fino al 6/6/2011 per esercitare l’opzione).

Per i contratti prorogati o risolti (dall’8/3/2011 e per i quali quindi l’imposta di registro andrebbe versata) dal 7/4/2011, l’opzione si esercita entro il termine di versamento dell’imposta di registro (ma senza pagarla), utilizzando (non il modello SIRIA, bensì) il modello 69 (che come si è detto è cartaceo e non telematico); tuttavia anche in questo caso i termini che cadono tra il 7/4/2011 e il 6/6/2011, sono prorogati al 6/6/2011.

Si è detto dei casi in cui utilizzare il modello SIRIA. Tuttavia occorre considerare che esso è utilizzabile solo se si tratta di contratti che prevedano:
–         un numero di LOCATORI non superiore a 3, e tutti optino per la cedolare
–         un numero di INQUILINI non superiore a 3
–         una sola abitazione, e non più di 3 pertinenze (ove accatastate autonomamente).
Se non sussistono tali condizioni, l’opzione dovrà comunque esercitarsi con il modello 69.

(Relazione Convegno ASSOEDILIZIA 2011: Rag. Sergio Brembati – Avv. Luca Brembati)

 

Convegno Paradigma “Il nuovo decreto legislativo per la promozione delle fonti rinnovabili”

aprile 26, 2011

Convegno Assoedilizia “Le principali novità fiscali nel settore immobiliare” – 21 aprile 2011 – Relazione del Geom. Franco Guazzone

aprile 22, 2011

Federalismo fiscale: La fiscalità comunale.

Con la pubblicazione del Decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23, è stata varata la nuova struttura della  finanza locale, il cui gettito è costituito principalmente dai tributi statali e comunali sugli immobili, che dovranno essere definiti nei dettagli con appositi decreti attuativi.
Nel frattempo a norma dell’art. 3, è disposta a partire dal 2011, la compartecipazione al gettito dell’imposta sostitutiva sugli affitti delle sole abitazioni, definita “cedolare secca”, che prevede la tassazione al 21%, per i contratti liberi e del 19% su quelli concordati, omnicomprensiva delle imposte di registro e bollo, che potrebbe successivamente essere loro devoluta per intero, previa riduzione dei trasferimenti erariali.
Inoltre, sempre a partire dal 2011, a norma dell’art. 2, sarà riconosciuta ai comuni una compartecipazione pari al 30% delle imposte di registro, ipotecarie, catastali e di bollo, sui trasferimenti di diritti reali immobiliari, mentre il gettito prodotto dall’accatastamento dei fabbricati “fantasma”, a seguito dell’applicazioni delle imposte dirette, sarà attribuito interamente agli enti locali.    

L’Imposta Municipale propria (IMU)

Il decreto istituisce con l’art. 8, a partire dal 2014, l’IMU, imposta municipale propria, sostitutiva dell’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) e delle imposte sui redditi fondiari derivanti da beni non affittati, di proprietà delle persone fisiche e delle eventuali addizionali.
La struttura di questa imposta, è identica a quella dell’ICI, in quanto prevede che la base imponibile sia costituita dal valore catastale, determinato moltiplicando la rendita aggiornata per i coefficienti 100, 50 e 34, a seconda delle categorie, mentre l’aliquota ordinaria sarà pari al 7,6 per mille, contro il 4 per mille dell’ICI, che potrà essere variata annualmente, con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia, d’intesa con la Conferenza stato-città ed economie locali , ma che si riduce alla metà, nel caso in cui il fabbricato risulti locato, indipendentemente dalla tipologia (abitazioni, negozi, magazzini, laboratori, ecc..) .
La riduzione potrà essere concessa anche ai fabbricati non produttivi di reddito fondiario, relativi ad imprese commerciali  e quelli che costituiscono beni strumentali per l’esercizio di arti e professioni, di cui all’art. 43 del T.U. sulle imposte dirette Dpr 917/86.
Tuttavia, i Comuni potranno apportare riduzioni o aumenti dell’aliquota ordinaria, non superiori al 3 per mille.
 Anche i versamenti della futura IMU, mutuati dall’ICI, sono fissati al 16 giugno e al 16 dicembre di ogni anno.
Da tale imposta, viene espressamente esclusa la prima casa e le relative pertinenze,anche acquistate con atto separato, iscritte autonomamente al catasto come i box, magazzini e tettoie, (C/6, C/2, C/7) , limitatamente però, ad una sola pertinenza per tipo, in quanto ad esempio, in presenza di due box, il secondo è soggetto all’imposta.
Lo scenario che si presenterà con l’entrata in vigore dell’IMU, sarà quello di un inasprimento dell’imposta per tutti i fabbricati non locati o tenuti a disposizione, mentre ad esempio, cadranno tutte le franchigie e le detrazioni d’imposta, oggi in vigore per l’ICI dei terreni agricoli, a favore dei coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, circostanza che ha già messo in allarme gli operatori del settore.

L’imposta Municipale secondaria      
Viene poi istituita, con l’art. 11 del Decreto, l’IMU secondaria , che sostituisce una serie di tributi locali : la tassa per l’occupazione degli spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, nonché il canone per l’installazione di mezzi pubblicitari, sulle quali i comuni potranno emanare i regolamenti, disponendo eventuali esenzioni e agevolazioni.

L’imposta di scopo
I Comuni entro il 31 ottobre 2011, a norma dell’art. 6, potranno adottare l’imposta di scopo, previa l’approvazione di un apposito regolamento e d’intesa con la Conferenza Stato – Città ed economie locali, istituita dall’art. 1, comma dal 145 al 151 della legge 296/2006, Finanziaria per il 2007, che prevedeva il finanziamento fino al  30% dei costi per la realizzazione di opere pubbliche varie (trasporto pubblico urbano, arredo urbano e decoro dei luoghi, sistemazione aree dedicate a parchi e giardini, parcheggi pubblici, restauro e conservazione di beni artistici e architettonici, realizzazione di spazi per eventi e attività colturali, allestimento di musei e biblioteche, manutenzione e conservazione edilizia scolastica).
Alla base imponibile determinata dal valore catastale, poteva essere applicata l’aliquota del 5 per mille, per un periodo di cinque anni.
Peraltro, nella nuova formulazione dell’art. 6 del Dlgs 23/2011, l’imposta potrà essere applicata per un periodo di dieci anni, fino alla concorrenza dell’intero importo dei costi delle opere pubbliche, anche ulteriori a quelle sopra citate, non meglio definite, individuate dagli stessi enti impositori.   

La devoluzione delle sanzioni catastali ai comuni
A decorrere dal 1°maggio 2011, come disposto dall’art. 2, punto 12 del Decreto, gli importi minimo e massimo della sanzione amministrativa, prevista per l’inadempimento degli obblighi della dichiarazione catastale agli Uffici dell’Agenzia del Territorio, previsti dagli art. 28 e 20 del Rdl 652/39, convertito dalla Legge 1249/39,fissate dall’art. 1, comma 338 della Legge 311/2004, dal minimo di Euro 258 al massimo di Euro 2066, sono quadruplicati.
Il 75% dell’importo delle predette sanzioni, sarà devoluto ai Comuni.
Tuttavia, come stabilito dalla circolare 4/2001, per le violazioni commesse prima del 1° maggio 2011, si applicano le vecchie sanzioni. 

I futuri importi delle imposte di registro
Ai Comuni viene inoltre riservato, in base all’art. 2 del Decreto, il 30% del gettito delle imposte indirette sui trasferimenti immobiliari, che a partire del 1°gennaio 2014, saranno modificate, mediante la sostituzione dell’art. 1 della Tariffa  del T.U. delle imposte indirette, Dpr 131/86, che di fatto ridurrà a  due, le attuali 5 aliquote dell’imposta di registro, oltre a quella fissa.
In particolare, gli traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili in genere e atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, compresa la rinuncia pura e semplice agli stessi, i provvedimenti di espropriazione per pubblica utilità e i trasferimenti coattivi, sconteranno un’imposta del 9%  sul valore.
Invece, se il trasferimento ha per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria A/1, A/8, A/9, ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II-bis, della tariffa allegata al Dpr 131/86 (prima casa), l’aliquota sarà del 2%.

Le condizioni per fruire delle agevolazioni prima casa
Per ottenere la predetta aliquota d’imposta agevolata, è necessario che: a) l’immobile sia ubicato nel comune dove l’acquirente risiede o intende risiedere, entro 18 mesi dalla stipula dell’atto; b) l’acquirente dichiari nell’atto di non essere proprietario esclusivo o in comunione di beni o in quota, di un’abitazione nel territorio del comune dove è ubicata l’abitazione; c)di essere cittadino italiano emigrato all’estero e che l’immobile sia acquistato come prima casa in Italia; d) di non possedere su tutto il territorio nazionale, altra abitazione acquistata con le agevolazioni sopracitate, disposte  dalle leggi 168/1982,118/85,415/91,237/92,75/93 e 243/93.
In caso di dichiarazione mendace, o di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito (donazione) degli immobili acquistati con le suddette agevolazioni da meno di cinque anni, sono dovute le imposte ordinarie, oltre alla sanzione del 30% e gli interessi di mora, di cui all’art. 55, comma 4, del Dpr 131/86.
A titolo esemplificativo, considerando l’acquisto di un appartamento di tipo civile economico, censito in cat. A/3, con rendita di Euro 1.000, le imposte da versare in caso di prima casa o di altra casa attualmente e nel 2014, sono le seguenti.

Imposte da versare attualmente
Prima casa:
Registro Rendita 1.000 x1,05 (riv. del 5%)x110 = Euro 115.500 x 3% = E. 3.465.=

 Imposta ipotecaria fissa                                      E.    168.=

Imposta catastale fissa                                        E.    168.= 

                                                Totale                       E.  3.801.=

Altra casa
Registro Rendita 1.000 x 1,05 x 120 = E. 126.000 x 7%   = E.     8.584.= 
Imposta ipotecaria    E. 126.000 x 2%  = E.     2.520.=
Imposta catastale     E. 126.000 x 1%    = E.     1.260.=       

                                         Totale                     E.   12.364.=

 Imposte da versare dal 1°gennaio 2014 

Prima casa:
Registro Rendita 1.000 x1,05 (riv. del 5%)x110 = Euro 115.500 x 2% = E. 2.310.=
 Imposta ipotecaria fissa           E.    168.=
Imposta catastale fissa            E.    168.=  
                 Totale                       E.   2.646.=

Altra casa
Registro Rendita 1.000 x 1,05 x 120 = E. 180.000 x 9% = E.   16.200.= 
Imposta ipotecaria  E. 180.000 x 2%  = E.     3.600.=    
Imposta catastale    E. 180.000 x 1%  = E.     1.800.=   
                                            Totale                     E.   21.600.=

 Di conseguenza, nella futura tassazione, avremo una riduzione delle imposte per la prima casa, mentre vi sarà un aumento per tutti gli altri immobili.

L’Anagrafe Immobiliare Integrata
Come è noto, con l’art. 19 comma 1 del Dl 78/2010, convertito dalla legge 122/2010, è stata attivata l’Anagrafe Immobiliare Integrata, costituita e gestita dall’Agenzia del Territorio, ai sensi dell’art. 64 del DLgs 30 luglio 1999,  in collaborazione coi Comuni, che avranno accesso gratuito al nuovo archivio.
L’archivio dell’Anagrafe, sarà inizialmente costituito dai dati contenuti, per ciascun immobile, nelle banche dati del Catasto e dei Registri Immobiliari, sulla base di un sistema tecnico-giuridico definito da appositi decreti dal Ministero dell’Economia, previa intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.
 Lo scopo della collaborazione con gli enti locali, è quello di migliorare e aggiornare la qualità dei dati, per consentire l’introduzione dell’attestazione integrata ipotecario-catastale , nonché la loro progressiva implementazione, con ulteriori informazioni e servizi.
Le modalità di rilascio della predetta attestazione e i relativi diritti dovuti, saranno fissati da apposito decreto.
In particolare, dato per scontato che inizialmente l’attestazione fornirà i dati catastali degli immobili e quelli relativi ai loro possessori (iscrizioni comprese), contenuti nelle attuali banche dati gestite dall’Agenzia, con l’entrata a regime della nuova attestazione, sarà resa più facile agli operatori del settore, la predisposizione degli atti di qualunque natura, relativi a beni immobili, ancorché dal testo della norma pare evidente che l’obiettivo finale della disposizione, sia quello di poter aggiungere nuove informazioni e servizi, oltre a quelli già in possesso dell’Agenzia stessa.
La norma non precisa la natura dei nuovi elementi che possano “implementare” quelli oggi disponibili, che ovviamente, potranno derivare solo dalle banche dati degli enti locali, nonché da quelli in possesso delle Soprintendenze ai beni culturali, artistici, storici ed architettonici.
In buona sostanza, a nostro avviso, la norma va interpretata nel senso che, per ciascun immobile, oltre ai dati ipo-catastali, dovrebbero essere aggiunte le informazioni sulle destinazioni urbanistiche dei Piani di gestione del Territorio, dei vincoli storici, ambientali o di rispetto per le aree, nonché quelli di preordino all’esproprio per la realizzazione di opere pubbliche.
Peraltro, l’ipotesi di un simile archivio integrato, di fatto corrisponde al sistema tavolare di pubblicità immobiliare, vigente dal 1811 nelle province di Trento, Bolzano, Trieste, Gorizia e in alcuni comuni delle province di Udine, Brescia, Belluno e Vicenza, nel quale archivio basato sugli immobili, sono riportati oltre ai dati dei possessori, nonché quelli pubblicistici, tutte le informazioni relative ai vincoli di tipo storico, artistico, ambientale e di destinazione, riportati dagli strumenti urbanistici.
Tra l’altro, a differenza del nostro sistema dei Registri Immobiliari, che è un archivio di natura dichiarativa, sia pure gestito da un Conservatore dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia, il Libro Fondiario ha natura costitutiva, in quanto è gestito da un Magistrato in veste di Giudice Tavolare, che ha il potere di respingere gli atti notarili, se contengono dati non conformi a quelli dello stato Tavolare.  
In definitiva quindi, a regime, le future attestazioni integrate ipotecario-catastali, sono destinata ad assumere valenza probatoria, sostituendo ogni altra tipologia di certificazione soggettiva e oggettiva, semplificando le procedure e rendendo molto più sicura la circolazione del possesso di beni immobili.

La regolarizzazione dei fabbricati mai dichiarati o variati
Com’è noto, con decreto Milleproroghe (art. 5-bis del Dl 225/2010), sono stati prorogati al 30 aprile 2011, i termini per l’accatastamento dei fabbricati così detti “fantasma”, perché esistenti sul territorio, ma non negli archivi catastali, individuati dall’Agenzia del Territorio, in collaborazione con l’Agea, (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), disposti dall’art. 2 comma 36 e seguenti del Dl 262/2006, in oltre 2 milioni di manufatti, attualmente ridottisi a 800 mila, a seguito delle denunce spontanee o per gli accertamenti d’ufficio.
Peraltro, lo stesso termine è fissato per i fabbricati che hanno perduto i requisiti di ruralità e quelli censiti ma variati, con opere che ne abbiano modificata la destinazione o la consistenza e, quindi, la rendita, come previsto dai commi 7,8, e 9 dell’art. 19 del Dl 78/2010, convertito dalla legge 122/2010.  
Per convincere gli obbligati alla denuncia volontaria, il legislatore ha penalizzato gli inadempienti, retrodatando al 1°gennaio 2007, l’efficacia della rendita “presunta” accertata d’ufficio,  a partire dal 2 maggio 2011, il cui importo sarà notificato mediante l’affissione degli elenchi all’Albo pretorio dei Comuni interessati, previo avviso pubblicato sulla G.U..
Invece, la predetta retrodatazione, non si applica agli obbligati virtuosi, che presenteranno le denunce  entro il nuovo termine, per i quali sarà considerata la data di ultimazione dei lavori, indicati nella denuncia medesima.

La denuncia catastale
In primo luogo, i fabbricati da dichiarare al Catasto, sono quelli  “fantasma”, rilevabili dagli elenchi ordinati per Comune, Sezione, Foglio e particella, visibili sul sito dell’Agenzia del Territorio  www.agenziaterritorio.gov.it , oltre che negli uffici provinciali della medesima e presso i comuni interessati.
A tale proposito, si ricorda che ai sensi del comma 12 dell’art. 19 del Dl 78/2010,  dal 1° gennaio 2011, l’Agenzia avvierà un monitoraggio costante del territorio, sulla base di nuove informazioni derivanti da verifiche tecnico – amministrative, telerilevamento  e dalla collaborazione coi Comuni.
In secondo luogo, sono da dichiarare i fabbricati a suo tempo definiti rurali, perché annessi a fondi agricoli condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (Iap), che hanno perduto i requisiti di ruralità, previsti dall’art. 9 comma 3 e 3-bis, del Dl 557/93, convertito dalla legge 133/94. 
Caso classico sono i rustici agricoli ubicati in zone turistiche, trasformati in case di vacanza, ma anche fabbricati strumentali, ubicati nelle periferie dei centri abitati o in fregio a strade provinciali, utilizzati per attività d’impresa (centri commerciali, ristoranti, depositi, officine, ecc.).
Di questi immobili peraltro, l’Agenzia del Territorio ha già pubblicato gli elenchi, anch’essi  visionabili sul sito dell’Agenzia e presso i Comuni.
In terzo luogo, devono essere dichiarate tutte le unità immobiliari già censite al Catasto dei Fabbricati, che hanno subito modifiche rilevanti, come il cambio di destinazione con opere, la variazione della consistenza e della rendita.
Si tratta in genere di appartamenti ristrutturati, con l’aggiunta di nuovi servizi, o col recupero di un sottotetto, la formazione di cantinetta nelle villette, oppure l’ampliamento dell’abitazione con la costruzione di uno o più locali sul terrazzo a livello.
E’ peraltro opportuno segnalare che le piccole variazioni interne, lo spostamento di una porta o di una parete, non rilevano agli effetti catastali se non cambiano la consistenza e la rendita, come sancito dalle circolari 2 e 3/2010 dell’Agenzia del Territorio.

I soggetti obbligati alla denuncia
L’obbligo della denuncia al catasto spetta ai soggetti titolari dei diritti reali sui fabbricati, il proprietario o se questi è minore o incapace, chi ne ha la legale rappresentanza; per gli enti morali il legale rappresentante; per le società commerciali legalmente costituite, chi ha la firma sociale; per le società estere, chi le rappresenta in Italia. 
Per le parti comuni condominiali censibili, obbligato alla denuncia è l’amministratore e ciascuno dei condomini, ma la denuncia di uno dei soggetti predetti, esonera tutti gli altri (art. 3 del Rdl 652/39).
Per ottemperare agli obblighi della denuncia, i titolari dei diritti reali sopra citati, dovranno affidare l’incarico ad un tecnico professionista, iscritto all’Albo degli ingegneri, architetti, geometri, dottori agronomi, periti edili e agrari, agrotecnici laureati e diplomati.

L’accertamento d’ufficio in caso di inadempienza
A partire dal 2 maggio 2011, l’Agenzia del Territorio, assegnerà a tutti i fabbricati non dichiarati, fra quelli a suo tempo individuati, una rendita presunta, tramite i propri uffici provinciali, ovvero avvalendosi di professionisti abilitati ad operare negli atti catastali sopra indicati, mediante la stipulazione di convenzioni specifiche, previste dal comma 11 dell’art. 19 del Dl 78/2010,di cui la prima con il Consiglio Nazionale dei Geometri, è già stata sottoscritta  il 14 aprile, alla quale seguiranno le atre, essendo già stati effettuati gli incontri con i rappresentanti nazionali di tutte le categorie professionali interessate.
Per quanto riguarda i fabbricati che hanno perduto i requisiti di ruralità, gli operatori dovranno partire dagli elenchi pubblicati sul sito dell’Agenzia del Territorio, compilati in collaborazione con  l’Agea, in quanto nelle richieste di contribuzioni UE presentate dagli agricoltori, sono descritti anche i fabbricati aziendali.
Invece, le operazioni relative all’accertamento dei fabbricati che hanno subito variazioni, potranno essere svolte solo con la collaborazione dei Comuni, che dovrebbero mettere a disposizione dei tecnici d’Ufficio, gli elenchi delle DIA presentate nell’ultimo decennio, per verificare se, dopo l’ultimazione dei lavori, siano state presentate le denunce di variazione al Catasto, come è previsto dall’art. 23, comma 7 del Dpr 380/2001.

I costi a carico degli inadempienti per gli accertamenti d’ufficio
L’Agenzia del Territorio, con Provvedimento direttoriale del 19 aprile 2011, ha stabilito i criteri per l’attribuzione delle rendite presunte, per le varie tipologie di fabbricati, a cui è allegato un prospetto per la contabilizzazione degli oneri da porre a carico degli inadempienti all’obbligo di dichiarazione nei termini, ai quali dovranno essere aggiunte le sanzioni, nella misura sopra indicata dal minimo di 258 al massimo di 8.264 Euro, come precisato dalla circolare 4/2011 dell’Agenzia del Territorio. 
In base al predetto Provvedimento pertanto, i costi da porre a carico dei proprietari inadempienti, per l’attribuzione della rendita presunta, sono quelli sotto indicati.
A-Spese generali e di predisposizione dell’istruttoria……Euro   130,00
B-Spese per sopralluogo determinato forfettariamente…. Euro 80,00
C-Oneri per attività estimali (classa mento, consistenza e rendita presunta)
    C.1 Per ogni unità immobiliare censibile nei gruppi ordinari (A,B,C)…Euro     50,00
    C.2 Per ogni unità censibile nei gruppi speciali o particolari (D ed E)…Euro   100,00
D- Spese per la predisposizione e la notifica dell’atto di accertamento…Euro  20,00
E-  Sanzione amministrativa per omessa denuncia … Euro   258,00

La regolarizzazione fiscale
Dopo l’accatastamento comunque avvenuto, gli obbligati dovranno procedere alla regolarizzazione fiscale, ai fini delle imposte dirette e ICI, non appena saranno loro notificati gli avvisi d’accertamento dall’agenzia delle Entrate e dall’ufficio tributi dei Comuni, ricorrendo alla procedura dell’accertamento con adesione, istituito dall’art. 11,comma 3, del Dl 28 marzo 1997 n. 79, convertita con la legge 140/97.
L’istituto dell’accertamento con adesione, può essere applicato anche all’ICI, qualora il Comune, lo abbia previsto nelle norme regolamentari, disposte ai sensi dell’art. 59 del Dlgs 446/97, coi criteri stabiliti dal DLgs 19 giugno 1997, n. 218.
Pertanto utilizzando questa procedure. i contribuenti potranno ottenere, ai sensi dell’art. 15 del predetto decreto, una notevole riduzione delle sanzioni, a un ottavo del minimo (12,50%), oltre al pagamento rateale col massimo di otto rate trimestrali per importi fino a E. 51.645,69 o 12 rate per importi superiori.
Ovviamente, in caso di rateazione, dovranno essere aggiunti gli interessi legali sulle somme dovute e dovrà essere fornita la garanzia di pagamento mediante accensione di ipoteca sui beni o con fideiussione bancaria o assicurativa (art. 38 – bis del Dpr 633/72).

La regolarizzazione urbanistico – edilizia
Come è noto, il comma 8 ultimo periodo, dell’art. 19 del Dl 78/2010, dispone che   l’Agenzia del Territorio rende disponibili ai Comuni, sul portale loro dedicato, le unità comunque accertate “per i controlli di conformità urbanistico – edilizia”.
Di conseguenza, al fine di evitare l’intervento d’ufficio dei Comuni, è opportuno avviare spontaneamente le procedure per la regolarizzazione edilizia, che in gran parte dei casi è facilmente conseguibile, come vedremo.
La maggior parte dei fabbricati mai dichiarati, è costituita da manufatti e costruzioni per  attività agricole, abitazioni, stalle, rimesse, silos, laboratori di prima lavorazione dei prodotti (spacci per la vendita dei propri prodotti agricoli, oltre ai fabbricati utilizzati per l’attività agrituristica e bed & breakfast, ma anche da molte tettoie e ricoveri attrezzi), a volte provvisori, utilizzate da coltivatori diretti e imprenditori agricoli o soggetti equipollenti, come previsto dall’art. 2135 del Codice civile.
In questi casi, la regolarizzazione urbanistica, è piuttosto semplice da ottenere, in quanto le costruzioni, erette in Zone E del Dm 1444/68 (zone omogenee agricole) sono compatibili con lo strumento urbanistico, per cui l’adempimento consiste nella presentazione di una DIA in sanatoria, ai sensi dell’art. 37, comma 4, del Dpr 380/2001, oltre al pagamento della sanzione dal minimo di € 516 al massimo di € 5.164, di norma applicata al minimo, in esenzione dagli oneri di urbanizzazione e concessione per i fabbricati rurali, ai sensi dell’art. 9 della Legge 10/77, sempreché non esistano vincoli ambientali sull’area, nel qual caso è indispensabile ottenere preventivamente, il benestare dall’ente di tutela del vincolo.
 Peraltro, anche la regolarizzazione dei fabbricati civili o industriali non presenta grosse difficoltà, qualora la destinazione urbanistica del PRG sia compatibile coi manufatti costruiti, in quanto è possibile utilizzare la stessa procedura prevista al periodo precedente, con la sola variante del pagamento degli oneri di urbanizzazione e concessione.
Ovviamente, ricordiamo che con la DIA, è necessario presentare il progetto edilizio, il progetto delle strutture in c.a., e tutte le altre documentazioni amministrative previste dei Regolamenti edilizi e d’igiene vigenti nel Comune, per il rilascio del permesso a costruire.

Il destino dei fabbricati  non sanabili

Invece, per tutti gli altri casi di fabbricati con destinazione non conforme a quelle del PRG, o peggio che siano stati costruiti in zone vincolate per rispetto marittimo, lacuale o fluviale, ovvero soggette a vincolo paesaggistico (art. 142 e 143 del Dlgs 42/2004), non è possibile ottenere la sanatoria in quanto, per queste fattispecie, à prevista la denuncia alla magistratura, con l’applicazione di sanzioni penali , la demolizione dei manufatti e addirittura l’arresto fino a due anni dei responsabili, per i casi più gravi (art. 44 del  Dpr 380/2001 – Codice dei Beni culturali).  
In queste ipotesi, è prevedibile che gli interessati non adempiano all’obbligo di denuncia, ma stavolta a differenza del passato, esistono gli elenchi delle particelle sulle quali sono stati realizzati i fabbricati non dichiarati, di cui sono noti i proprietari, circostanza che provocherà, prima o poi, l’intervento del Comune, che dovrà applicare le sopracitate disposizioni di legge.
L’unico modo per evitare maggiori danni, per i proprietari di questi immobili, è quello di demolire le costruzioni, prima che sia avviata la procedura d’infrazione urbanistica, almeno nei casi di manufatti minori, quali tettoie, box, piccoli depositi e simili.

 Milano, lì 2011-04-21

Invito Fondazione Svizzera Pro Venezia – 13 maggio 2011 ore 18.15 – Palazzo dei Congressi, sala E (PT)

aprile 22, 2011

Cedolare secca affitti – Vademecum Assoedilizia – Caratteristiche del regime fiscale – Analisi sintetica – TESTO COMST

aprile 21, 2011

DECALOGO VADEMECUM DELLA CEDOLARE SECCA AFFITTI Flat tax per alcuni tipi di investimento immobiliare.

1) – Imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali comunali e regionali, dell’imposta di registro e bollo (si attua mediante un versamento a titolo di imposta definitiva).

2) – Scelta opzionale: quindi non obbligatoria, ma facoltativa e vale per tutta la durata contrattuale.
 L’opzione può esser oggetto di revoca da parte del contribuente.

3) – Base imponibile è costituita dall’intero canone di locazione effettivamente convenuto tra le parti, e non dal canone depurato della deduzione forfettaria del 15%  per la gestione e la manutenzione dell’immobile.

4) – Oggetto sono  le locazioni abitative: escluse tutte le locazioni ad uso diverso.
Ai fini della registrazione del contratto occorre fare attenzione alla classificazione catastale. 

5) – Soggetti interessati:
– i locatori soggetti ad IRPEF che non lochino nell’esercizio di impresa, arte o professione;

6) – Le aliquote: 19% sui canoni dei contratti agevolati; 21% sui canoni dei contratti liberi.

7) – Rimane escluso l’aggiornamento annuale Istat dei canoni locatizi; va data comunicazione al conduttore con lettera raccomandata.

8) – Calcolo della convenienza economica: 

Il risparmio fiscale diretto complessivo, più la capitalizzazione degli interessi dell’investimento di tale risparmio (sulla base della redditività dei titoli del debito pubblico); meno la capitalizzazione dell’indice Istat non applicato.
Secondo conteggi compiuti dal centro cittadino e fisco, supponendo come condizioni economiche generali:
– Inflazione 2%
– redditività titoli di stato 2%
– addizionali regionale e comunale e varie 1,5%
– imposta di registro 2% a carico del locatore per il 50%

Risulta un risparmio per l’intero periodo del:

A) contratto libero (4 anni + 4): 

– Aliquota Irpef 43% – risparmio 125% – rispetto al canone di 100
– Aliquota 41% – risparmio 109%
– Aliquota 38% – risparmio 85%              

Ove l’inflazione salisse al 3%, pur accompagnata da un parallelo equivalente aumento dei tassi di interesse, si avrebbe un calo della convenienza (per il contratto libero) dell’ordine del 25% . 

B) Contratto agevolato (3 anni + 2) 

– Aliquota 43%  – risparmio 94,5%
– Aliquota 41%  –     ”            78,5%
– Aliquota 38%   –    ”            54,5%

9) – Effetti nei confronti del conduttore: calmieramento diretto del canone locatizio. 

Agli attuali tassi di inflazione e conseguente aggiornamento Istat, il risparmio complessivo, nel corso della durata del contratto libero, per l’inquilino sarà pari al 56% di una annualità del canone di locazione.

Per il contratto agevolato sarà pari al 20%.

Se l’inflazione dovesse salire al livello del 3% il risparmio aumenterebbe rispettivamente all’84% ed al 30%.

Cedolare secca affitti – Seminario Assoedilizia 4 maggio 2011

aprile 20, 2011

Seminario 4 maggio 2011
Ore 9-13

  Nella sede di Assoedilizia in Milano, via Meravigli 3

 La cedolare secca per i canoni di locazione

Avv.AchilleColombo Clerici
Presidente Assoedilizia
Saluto introduttivo

 Relazioni

 -Avv.Cesare Rosselli    – Coordinatore
(Consiglio Direttivo di Assoedilizia)

– Dott. Ivo Amendolagine
(Presidente Associazione Proprietà Edilizia Brescia) 

– Prof.Marilisa d’Amico
(Ordinario di Diritto Costituzionale Università Statale Milano, Consulente Assoedilizia)

 – Avv.Luca Stendardi
(Consiglio Direttivo di Assoedilizia)

– Dott.Massimo De Angelis
(Commercialista, Consulente Assoedilizia)

-Dott. Paolo Comerio
(Consulente di Assoedilizia)

– Avv.Maurizio Giani
(Consulente di Assoedilizia)

– Moderatore: Dott. Cristiano Dell’Oste, Giornalista de “Il Sole 24 Ore”

Nel convegno saranno trattati gli aspetti costituzionali, fiscali anche operativi nonché i riflessi sui contratti di locazione delle norme sulla cedolare secca

Cedolare secca affitti, Effetti – Assess. Demanio e casa, Comune di Milano – Incontro con Proprietà Edilizia, sindacati inquilini – Colombo Clerici Assoedilizia

aprile 19, 2011

Convocato dall’Assessore alla casa del Comune di Milano Gianni Verga si è tenuto il 19 aprile un incontro con la rappresentanza della Proprietà Edilizia, con i Sindacati degli inquilini e le  Università milanesi per delineare le prospettive della cedolare secca sugli affitti esaminandone i possibili effetti. – Colombo Clerici.

Affitti calmierati prevalentemente solo per  inquilini benestanti, conduttori di alloggi appartenenti esclusivamente a persone fisiche.

 Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici Assoedilizia ha dichiarato:

“Sotto il profilo sociale, uno degli effetti più interessanti, dei quali sinora non si è parlato, è quello del calmieramento diretto degli affitti: ne beneficeranno senz’altro gli inquilini dei proprietari che opteranno per l’applicazione della cedolare secca e che dovranno di conseguenza rinunziare all’ aggiornamento Istat del canone locatizio .

Da conteggi compiuti dal Centro Cittadino e Fisco di Assoedilizia risulta che, agli attuali tassi di inflazione e conseguente aggiornamento Istat, il risparmio complessivo, nel corso della durata del contratto libero, per l’inquilino sarà pari al 56% di una annualità del canone di locazione.

Per il contratto agevolato sarà pari al 20% .

Se l’inflazione dovesse salire al livello del 3% il risparmio aumenterebbe rispettivamente all’84% ed al 30% .

Non è equo che questo beneficio per il conduttore dipenda dalle condizioni soggettive del locatore; nel senso che, se a locare è una persona giuridica, l’inquilino non avrà alcun vantaggio.

 Non solo, ma sarà probabile che del beneficio abbia a godere l’inquilino di un locatore con reddito alto (che solitamente possiede gli alloggi migliori); mentre se il proprietario ha un reddito basso al conduttore non spetterà alcun beneficio.

Abbiamo sempre sostenuto che occorre fare molta attenzione ad introdurre agevolazioni fiscali selettive: mentre si premia l’uno, si penalizza magari inavvertitamente, ma certamente iniquamente, l’altro.

Come abbiamo segnalato, nel sistema della cedolare sugli affitti esistono alcune distorsioni, probabilmente non volute, che vanno corrette; questa è una.

La via è quella di ammettere al regime della cedolare anche le persone giuridiche ed estenderne l’applicabilità anche agli usi diversi.”

Stati Generali Turismo Lombardia – Resoconto Convegno Bocconi – Dati statistici – Colombo Clerici AIAGA – Instat informa

aprile 19, 2011

LO STATO DI SALUTE DEL TURISMO IN LOMBARDIA

Assise del settore con la partecipazione del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, del presidente della Regione Roberto Formigoni, del sindaco di Milano Letizia Moratti. La relazione di Magda Antonioli (Bocconi).Colombo Clerici: “Milano è città d’arte, non solo di affari”

Benito Sicchiero

Bene il turismo a Milano e in Lombardia, in netta ripresa dopo aver subito meno di altre città e regioni la crisi del 2009. Lo ha reso noto la ricerca della professoressa Magda Antonioli dell’ Università Bocconi comunicata agli “Stati generali del turismo in Lombardia”  svoltisi presso l’ateneo milanese.

I primi dati provvisori sul 2010 (Fonte: Éupolis Lombardia) testimoniano un flusso turistico positivo sia per i visitatori italiani (14.444.090 presenze, + 3% rispetto allo scorso anno) sia per gli stranieri (16.682.771 presenze, con un significativo + 8%). Da sottolineare soprattutto questo dato sull’incoming dall’estero: negli ultimi 10 anni la presenza di stranieri in Lombardia è aumentata di oltre 6 milioni di unità, facendo registrare un vero e proprio boom (+ 58%).

In totale, la Lombardia ha visto nel 2010 la presenza di 31.126.861 turisti. Tra le province, Milano si conferma il principale polo di attrazione turistica con più di 11,5 milioni di presenze, anche grazie al forte richiamo delle grandi esposizioni fieristiche: il Salone internazionale del mobile (oltre 300.000 partecipanti tra visitatori e operatori),la Borsa Internazionaledel Turismo (117.000), MADE Expo – Architettura, design, edilizia (242.000).

Seguono Brescia (quasi 8,5 milioni di presenze di cui 5,4 stranieri), Como (2,5 milioni di cui 1,7 dall’estero), Sondrio (2,4 milioni),  quindi Bergamo,Varese e Monza.

Interessanti anche i numeri sui 13 sistemi turistici di Lombardia, con i laghi che ancora una volta fanno da capofila: quasi 6 milioni e 300 mila visitatori per la Riviera del Garda Bresciano (che si conferma la destinazione più “internazionale”, con tre turisti su quattro provenienti dall’estero), oltre 3 milioni per il Lago di Como(con un 65,7% di stranieri) e 1,4 milioni per il sistema Po di Lombardia (province diPavia, Lodi, Cremona e Mantova). Per la montagna, l’Adamello si attesta prima meta lombarda in assoluto per durata media del soggiorno (4,9 giorni), e le località turistiche della Valtellina (con oltre 400 km di piste) “sfondano” in totale la soglia dei 2 milioni di presenze. Un dato eccezionale: la sola Livigno, tra dicembre 2010 e marzo 2011, ha venduto più di 780.000 skipass.

“Questi dati – afferma AchilleColombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Associazione nazionale Amici dei Grandi Alberghi – confermano quanto sosteniamo da tempo: occorre potenziare la messa in rete ai fini della fruibilità turistica dell’enorme patrimonio culturale ed artistico di Milano che è tra le primissime città d’arte italiana, un vero e proprio museo a cielo aperto. Ma il turismo cittadino continua ad essere prevalentemente d’affari: sconta il fatto che per troppo tempo le caratteristiche di città d’arte sono state trascurate”.

Colombo Clerici così prosegue: “Mancano i grandi flussi del turismo popolare: da un lato per la scarsa organizzazione delle nostre istituzioni nella conquista dei mercati, attraverso gli accordi con i grandi tour operators soprattutto dei paesi orientali. D’altro lato per la scarsa ricettività alberghiera soprattutto nel settore medio basso: alberghi a 2 e 3 stelle.

L’opportunità che si presenta è quella di volgere in positivo l’Expo 2015 che deve essere un momento di promozione del territorio. Se vogliamo le ricadute in termini di continuità di flussi turistici anche dopo la chiusura dei battenti del semestre espositivo occorre promuovere e rilanciare soprattutto il settore turistico facendo dell’area milanese e lombarda un polo di grande attrattività turistica.

A questo proposito, va incrementata e integrata la collaborazione Milano-enti turistici della Lombardia (lacuali, montani, delle città d’arte) onde  offrire al turista, di stanza nel capoluogo, un itinerario completo nel resto della regione. Un piano di interventi strategico, coordinato dal competente assessorato regionale”.

Agli Stati generali hanno portato il saluto il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, il presidente della Regione Roberto Formigoni, il sindaco di Milano Letizia Moratti. I lavori, coordinati da Stefano Maullu, assessore al Commercio, Turismo e Servizi della Lombardia, hanno visto gli interventi di numerosi esperti sulle diverse tematiche del settore: dai servizi alle infrastrutture alle realtà locali di eccellenza.

Turismo – Stati Generali Turismo in Lombardia Milano Università Bocconi, Regione Lombardia – 18 aprile 2011 – Colombo Clerici Presidente AIAGA – INSTAT Informa

aprile 18, 2011

“Occorre potenziare, ai fini della fruibilità turistica, la messa in rete dell’enorme patrimonio culturale ed artistico di Milano che è tra le primissime città d’arte italiane; un vero e proprio museo a cielo aperto.

Ma il turismo cittadino continua ad essere prevalentemente d’affari: sconta il fatto che per troppo tempo le caratteristiche di città d’arte sono state trascurate”.

E’ il commento di AchilleColombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi agli “Stati Generali del Turismo in Lombardia” i cui lavori si sono aperti questa mattina all’Università Bocconi di Milano con l’intervento di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia e di Letizia Moratti sindaco di Milano.

Colombo Clericicosì prosegue: “Mancano i grandi flussi del turismo popolare: da un lato per la scarsa organizzazione delle nostre istituzioni nella  conquista dei mercati, attraverso gli accordi con i grandi tour operators soprattutto dei paesi orientali.

D’altro lato si registra una scarsa ricettività alberghiera  soprattutto nel settore medio basso: alberghi a 2 e 3 stelle.

“L’opportunità che si presenta è quella di volgere in positivo l’Expo 2015 che deve costituire un momento di promozione del territorio.
 Se vogliamo le ricadute in termini di continuità di flussi turistici  anche dopo la chiusura dei battenti del semestre espositivo occorre promuovere e rilanciare soprattutto il settore turistico facendo dell’area milanese e lombarda un polo di grande attrattività turistica.

“A questo proposito, va incrementata e integratala collaborazione Milano-entituristici della Lombardia (lacuali, montani, delle città d’arte) onde  offrire al turista, di stanza nel capoluogo, un itinerario completo nel resto della regione.

Un piano di interventi strategico, coordinato dal competente assessorato regionale”.

Dopo il saluto del Consigliere delegato dell’Università Bocconi Bruno Pavesi, nella prima sessione “La Lombardia nello scenario turistico nazionale e internazionale” sono  intervenuti Fabio Dadati, assessore al Turismo della Provincia di Lecco e Coordinatore del Gruppo di lavoro UPL Turismo; Stefano Maullu, assessore al Commercio e Turismo della Regione Lombardia; Magda Antonioli dell’Università Bocconi (Il turismo in Lombardia: una lettura fra dati e tendenze); Francesco Morandi, Università degli Studi di Sassari (Forme istituzionali e modelli organizzativi).

Nella II sessione-Turismo lombardo, sfide e opportunità, relazioni di Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia; Carlo Hernandez, direttore del Palacio de Congresos di Madrid;Alberto Mina, direttore Affari Istituzionali di Expo 2015; Michele Perini, presidente di Fiera Milano; Pier Giorgio Piccioli, presidente di Confesercenti Lombardia; Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio Lombardia.

Turismo lombardo, attrattività e competitività il  tema della III sessione con interventi di Giovanni Puglisi, rettore dell’Università Iulm e presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco (Risorse culturali e siti Unesco); Mario Cotelli, presidente del Consorzio turistico di Bormio (Turismo montano); Filippo Fernè, presidente delle Terme di Sirmione (Terme e territorio); Alessandro Rosso, Consorzio turismo Expo 2015 (DMC); Renato Ravasio, amministratore delegato Sacbo (Low cost e collegamenti con l’Europa);  Sergio Valentini, direttore Promozione e sviluppo dei Territori Unioncamere Lombardia (Sinergie con il sistema Camerale); Gualtiero Marchesi, maestro di cucina in Franciacorta (Risorse enogastronomiche); Giorgio Zini, direttore APT di Livigno (Informazioni statistiche a livello locale); Pietro Giuseppe Ziliani, sindaco di Monteisola (Monteisola e il premio Eden); Milena Bertani, presidente del Parco del Ticino (Aree protette naturali); Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Amadeus Italia (Infrastrutture tecnologiche); Lino Stoppani, presidente FIPE (La filiera integrata dell’accoglienza).

Conclusione dei lavori: Stefano Maullu, assessore al Commercio, Turismo e Servizi della Regione Lombardia.

 

Eventi di No’hma – Una città nella storia: welcome to Kinshasa

aprile 14, 2011

Lo Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro

Invita 20 e 21 aprile 2011 ore 21.00

Una città nella storia: welcome to Kinshasa. La più grande foresta pluviale del mondo e al suo interno la storia di una città straordinaria, ricca di umanità e desiderosa di futuro vivibile e di incontro con: Colette Kitoga

musiche dal vivo: Pegas Ekamba e i Shasa

idea e regia: Charlie Owens

ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti è consigliabile prenotare tramite telefono o via mail

Spazio Teatro NO’HMA Teresa Pomodoro Via Andrea Orcagna 2, Milano
0245485085/ 0226688369
mail nohma@nohma.it