“I Parcheggi come qualità del Bene Casa”- II Convegno Nazionale ANAPI Bari 17 giugno 2011 – Intervento Achille Colombo Clerici Assoedilizia

Venerdì 17 giugno 2011 alle ore 16.00, presso l’Aula “Aldo Moro” della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, il Secondo Convegno Nazionale su – I PARCHEGGI COME QUALITÀ DEL BENE CASA

Il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia, avvocato Achille Colombo Clerici, invitato al convegno, interviene sul tema.

I parcheggi, fattore di qualificazione del bene casa.

“Sussiste un evidente parallelismo tra verde, spazi vuoti e parcheggi, in rapporto alla città ed all’abitare.

Si tratta infatti di tre “fattori” di qualificazione del vivere nella città; la cui funzione è quella di costituire una sorta di ammortizzatore delle principali disfunzioni urbane, che possiamo rispettivamente indicare nell’inquinamento atmosferico, in quello acustico, e nel congestionamento derivante dalla mobilità e dai trasporti.

A cominciare dai primi anni settanta, man mano che, con l’avanzare del progresso, si  evidenziano nelle città questi problemi, si va formando in Italia una cultura del rispetto dell’ambiente urbano sotto il profilo, sia del risparmio delle risorse territoriali in fase di sviluppo e di crescita della città, con contestuale creazione di spazi di riequilibrio ambientale, sia della dotazione per le strutture urbane stesse (residenziali e non) di adeguati spazi per la sosta, il parcheggio, il ricovero dei mezzi di circolazione stradale.

E d’altronde, le nostre città erano state concepite e realizzate in antico (e nelle parti storiche ne portano ancora il segno) per una società che viveva in modo tutt’affatto diverso dall’attuale: la mobilità ed i trasporti erano affidati prevalentemente all’energia umana ed a quella animale.

L’epoca del vapore peraltro non aveva segnato un passaggio significativo nella concezione e nella progettazione della città,  perché quella innovazione tecnologica la investiva solo marginalmente.

Ed anche quando, con il diffondersi dei velocipedi e con l’ebbrezza della velocità del corpo umano, si cominciò ad assaporare l’aria di novità e di modernità, le nostre città continuarono a crescere con i tradizionali criteri ereditati dal mondo antico.

Fu con l’avvento massiccio dell’automobile che si creò la necessità nel tessuto urbano di maggiori spazi per la circolazione ed il posteggio.

E, se notiamo, proprio a cominciare dagli anni trenta, con l’uso popolare degli autoveicoli, la sezione delle vie cittadine tende ad allargarsi.
Non solo di quelle di nuova costruzione, ma anche di quelle preesistenti, sovente oggetto di interventi di sventramento e di ampliamento.

In quegli anni domina nell’architettura urbana il razionalismo.

I palazzi recano l’impronta del new deal dell’epoca: nello stile e nei materiali cercano di rappresentare il potere economico legato all’industria, alla finanza, ai commerci.
Un potere economico che vuole dinamismo, efficienza, funzionalità.

Così anche le vie e le piazze, assumono dimensioni più maestose.

La tendenza viene codificata con l’introduzione degli standard urbanistici, da parte della legge fondamentale del 1942.

Ma quel razionalismo non aveva ancora portato ad intuire che occorresse dotare ogni singolo edificio di appositi spazi privati per parcheggiare i veicoli di pertinenza.

Dovranno trascorrere ancora più di trent’anni per  rendersi conto finalmente di come dovesse esser introdotto un obbligo legislativo in tal senso.

Ma, nel frattempo, c’eran stati di mezzo l’intera ricostruzione postbellica, conseguente al secondo conflitto mondiale, ed il boom economico degli anni sessanta.

I diversi provvedimenti legislativi contrassegnarono i tempi: Legge ponte dapprima, legge Tognoli (con gli interventi in sottosuolo e sotto gli edifici anche in deroga ai piani regolatori), standard multipiano, progetti di opere di interesse pubblico e varianti automatiche ai piani urbanistici, project financing, poteri amministrativi speciali ai sindaci.

La costruzione dei parcheggi, nel nostro paese, è stata dunque una operazione a ritroso, realizzata a posteriori su città già costruite; e talvolta a marce forzate e con un certo sacrificio imposto ai residenti.

La città di Milano ad esempio ancor oggi pullula di cantieri aperti per la realizzazione di parcheggi e box interrati. 

E la gran parte degli immobili nei centri storici continua a non esser dotata di parcheggi pertinenziali.

Il giudizio: una operazione comunque inelubile quella volta alla realizzazione dei parcheggi, se vogliamo che le città continuino a mantenere, come impianto generale e come singole strutture, una funzionalità moderna.

In questo senso i parcheggi sono un “fattore di qualificazione del bene casa”.”

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