Archivio per giugno 2011

Agevolazioni Fiscali – Riforma Fiscale – Deduzione forfetaria dai canoni di locazione – Colombo Clerici Assoedilizia – Ministro Tremonti

giugno 20, 2011

La deduzione forfettaria del 15% dai canoni di locazione  non è un’agevolazione, ma riconosce un costo di produzione del reddito.

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici, intervenendo, oggi a Genova, sull’argomento:

“Dall’elenco delle agevolazioni fiscali all’esame del Governo, predisposto ai fini delle valutazioni finalizzate alla riforma del fisco, si rileva come fra queste agevolazioni si ricomprendano misure che non sono tali in senso tecnico.

Così ad esempio la deduzione forfetaria del 15%  (già ridotta in tale misura dall’originario 25% ) dai canoni di locazione per spese manutentive e di gestione degli immobili.

Infatti si può parlare di agevolazioni allorché si tratti di un reddito pienamente acquisito soggetto a trattamento fiscale privilegiato in ragione di determinate politiche perseguite dal Governo.

Quando viceversa si tratti di misure riduttive dell’ imponibile in funzione del riconoscimento di un costo afferente la produzione del reddito stesso (come avviene nel caso di specie) non si può parlare di agevolazioni, ma si deve ritenere che si tratti di una componente passiva nel patrimonio del contribuente.

Non diversamente sarebbe se quest’ultimo potesse addebitare, in un ideale bilancio, i costi di produzione del reddito.

Non dimentichiamo che la deduzione forfetaria è prevista per le persone fisiche che appunto non presentano bilanci.

Per le società immobiliari, viceversa, in quanto soggette a bilancio, tale deduzione è stata sostituita da un sistema di contabilizzazione dei costi e degli oneri.

Non avrebbe quindi fondamento alcuno l’ipotesi di rivedere la predetta deduzione per le persone fisiche, sul falso presupposto che possa trattarsi di agevolazione fiscale.”

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Invito mostra “Bob Krieger. Ricordi tra fotografia e arte” – Domenica 19 giugno

giugno 17, 2011

Invito alla mostra dal titolo “Bob Krieger. Ricordi tra fotografia e arte” che si terrà domenica 19 Giugno, a partire dalle ore 20.30, a Palazzo Reale

 

Spiagge, Diritto di superficie – Decreto sviluppo – Dichiarazione Colombo Clerici Assoedilizia

giugno 16, 2011

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Molto opportunamente, in sede di approvazione, è stata stralciata la normativa riguardante la istituzione per alcuni beni demaniali, in particolare le spiagge, del dirittto di superficie.

Il meccanismo derivante dalla costituzione del diritto di superficie (che in sé è un diritto reale), sia pure per vent’anni, potrebbe prestarsi a  pregiudicare a tempo indeterminato la sorte dei beni  demaniali che ne fossero oggetto; poiché se ne ridurrebbe la possibilità di tutela.

Non solo, infatti, chi costruisce ha la proprietà dei manufatti; ed alla scadenza del diritto superficiario ha diritto ad ottenerne il costo-valore da parte del titolare della proprietà: cioè lo Stato o l’ente pubblico locale.

Ma, quello che più conta, con la concessione amministrativa occorrerebbe una doppia volontà per realizzare interventi edilizi, pur sempre nel rispetto di leggi, regolamenti e prescrizioni urbanistiche e di tutela: la volontà del concessionario privato e quella concorrente dell’ente pubblico.

Per cui si eserciterebbe un duplice controllo: quello di legittimità e quello di opportunità o di merito (anche sul piano puramente estetico-tecnico), la cosiddetta discrezionalità amministrativa; essendo peraltro la concessione amministrativa sempre finalizzata al perseguimento di un pubblico interesse.

Con il diritto di superficie, viceversa, spostandosi il regime giuridico del diritto di costruire dal campo pubblico a quello privato, ed attenuandosi la finalizzazione diretta al pubblico interesse, basterebbe una sola volontà a determinare la scelta edificatoria: quella del titolare del diritto superficiario, che ovviamente dovrebbe sempre progettare e programmare,  nell’ambito del rispetto della legittimità. 

La Pubblica Amministrazionenon si potrebbe opporre, se non sul piano della legittimità.

E dunque, come si vede, la tutela del bene ambientale ne uscirebbe assai affievolita.

E’ chiaro poi che, data l’ incapacità futura dello Stato di “riscattare” gli immobili edificati (lo si vede oggi con la difficoltà di esercitare le prelazioni che spettano di diritto in campo artistico e storico-monumentale e lo si vedrà sempre maggiormente in futuro) quel diritto ventennale rischierebbe di trasformarsi in perpetuo.”

“I Parcheggi come qualità del Bene Casa”- II Convegno Nazionale ANAPI Bari 17 giugno 2011 – Intervento Achille Colombo Clerici Assoedilizia

giugno 14, 2011

Venerdì 17 giugno 2011 alle ore 16.00, presso l’Aula “Aldo Moro” della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, il Secondo Convegno Nazionale su – I PARCHEGGI COME QUALITÀ DEL BENE CASA

Il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia, avvocato Achille Colombo Clerici, invitato al convegno, interviene sul tema.

I parcheggi, fattore di qualificazione del bene casa.

“Sussiste un evidente parallelismo tra verde, spazi vuoti e parcheggi, in rapporto alla città ed all’abitare.

Si tratta infatti di tre “fattori” di qualificazione del vivere nella città; la cui funzione è quella di costituire una sorta di ammortizzatore delle principali disfunzioni urbane, che possiamo rispettivamente indicare nell’inquinamento atmosferico, in quello acustico, e nel congestionamento derivante dalla mobilità e dai trasporti.

A cominciare dai primi anni settanta, man mano che, con l’avanzare del progresso, si  evidenziano nelle città questi problemi, si va formando in Italia una cultura del rispetto dell’ambiente urbano sotto il profilo, sia del risparmio delle risorse territoriali in fase di sviluppo e di crescita della città, con contestuale creazione di spazi di riequilibrio ambientale, sia della dotazione per le strutture urbane stesse (residenziali e non) di adeguati spazi per la sosta, il parcheggio, il ricovero dei mezzi di circolazione stradale.

E d’altronde, le nostre città erano state concepite e realizzate in antico (e nelle parti storiche ne portano ancora il segno) per una società che viveva in modo tutt’affatto diverso dall’attuale: la mobilità ed i trasporti erano affidati prevalentemente all’energia umana ed a quella animale.

L’epoca del vapore peraltro non aveva segnato un passaggio significativo nella concezione e nella progettazione della città,  perché quella innovazione tecnologica la investiva solo marginalmente.

Ed anche quando, con il diffondersi dei velocipedi e con l’ebbrezza della velocità del corpo umano, si cominciò ad assaporare l’aria di novità e di modernità, le nostre città continuarono a crescere con i tradizionali criteri ereditati dal mondo antico.

Fu con l’avvento massiccio dell’automobile che si creò la necessità nel tessuto urbano di maggiori spazi per la circolazione ed il posteggio.

E, se notiamo, proprio a cominciare dagli anni trenta, con l’uso popolare degli autoveicoli, la sezione delle vie cittadine tende ad allargarsi.
Non solo di quelle di nuova costruzione, ma anche di quelle preesistenti, sovente oggetto di interventi di sventramento e di ampliamento.

In quegli anni domina nell’architettura urbana il razionalismo.

I palazzi recano l’impronta del new deal dell’epoca: nello stile e nei materiali cercano di rappresentare il potere economico legato all’industria, alla finanza, ai commerci.
Un potere economico che vuole dinamismo, efficienza, funzionalità.

Così anche le vie e le piazze, assumono dimensioni più maestose.

La tendenza viene codificata con l’introduzione degli standard urbanistici, da parte della legge fondamentale del 1942.

Ma quel razionalismo non aveva ancora portato ad intuire che occorresse dotare ogni singolo edificio di appositi spazi privati per parcheggiare i veicoli di pertinenza.

Dovranno trascorrere ancora più di trent’anni per  rendersi conto finalmente di come dovesse esser introdotto un obbligo legislativo in tal senso.

Ma, nel frattempo, c’eran stati di mezzo l’intera ricostruzione postbellica, conseguente al secondo conflitto mondiale, ed il boom economico degli anni sessanta.

I diversi provvedimenti legislativi contrassegnarono i tempi: Legge ponte dapprima, legge Tognoli (con gli interventi in sottosuolo e sotto gli edifici anche in deroga ai piani regolatori), standard multipiano, progetti di opere di interesse pubblico e varianti automatiche ai piani urbanistici, project financing, poteri amministrativi speciali ai sindaci.

La costruzione dei parcheggi, nel nostro paese, è stata dunque una operazione a ritroso, realizzata a posteriori su città già costruite; e talvolta a marce forzate e con un certo sacrificio imposto ai residenti.

La città di Milano ad esempio ancor oggi pullula di cantieri aperti per la realizzazione di parcheggi e box interrati. 

E la gran parte degli immobili nei centri storici continua a non esser dotata di parcheggi pertinenziali.

Il giudizio: una operazione comunque inelubile quella volta alla realizzazione dei parcheggi, se vogliamo che le città continuino a mantenere, come impianto generale e come singole strutture, una funzionalità moderna.

In questo senso i parcheggi sono un “fattore di qualificazione del bene casa”.”

Conversazione con Gianna Schelotto – Invito

giugno 14, 2011

 

Dimore Storiche Italiane – Regime Fiscale – Giovanni Gramatica Presid. Sezione Ligure Genova

giugno 13, 2011

LE DIMORE STORICHE NELLE PREVISIONI DI MODIFICHE FISCALI

Attualmente è in discussione la delega governativa, che sta preparando il Ministro Tremonti, per le innovazioni fiscali.

In linea di massima i punti principali consistono nell’abbattimento dei costi, nell’aumento dell’IVA del 1% e nello sfoltimento delle agevolazioni, che a parere del Ministro sono troppe (476) e costano all’Erario 161 miliardi.

Senza entrare nel merito degli altri problemi che certamente sono altrettanto rilevanti, vogliamo  segnalare l’orientamento dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Bisogna premettere che la legge fondamentale che riguarda i beni immobili e mobili vincolati risale al 1/6/1939 n. 1089 (Legge Bottai).

Successivamente vennero promulgate delle leggi correttive, fino a che venne pubblicato il D.L.vo del 22/1/2004 n. 42 che prevede la tutela dei beni vincolati e del paesaggio.

Questa oggi è la legge fondamentale alla quale bisogna riferirsi.

Tuttavia, essendo state messe in discussione le agevolazioni fatte in questi ultimi anni per le dimore vincolate, vogliamo fare un breve cenno alla legislazione che le riguarda.

La famosa legge 2/8/1982 n. 512 abrogava l’imposta sulle successioni e concedeva la detrazione dalle imposte (per l’IRPEF) per lavori di manutenzione straordinaria sui beni vincolati.

Questa legge ebbe un grande effetto positivo per cui iniziò da parte dei proprietari la “corsa al vincolo”.

Finalmente la finanziaria del 1991 promulgata con la legge 431/1991, nell’art. 11 stabiliva che per gli immobili vincolati, ai fini dell’ICI, la base imponibile è costituita con l’applicazione delle tariffe d’estimo di minore ammontare per quelle  tra le abitazioni della zona censuaria in cui è sito l’immobile.

La predetta norma dell’art. 11 legge 431/1991 si estese conseguentemente anche ai redditi per gli affitti, anche se ad uso ufficio.

Rimasero in discussione i redditi delle società per ragioni comprensibili.

La stessa legge dice che “in ogni caso i beni culturali godono delle seguenti facilitazioni”:- Per i lavori edili si può detrarre il 36%, oltre il 9,5% per i beni vincolati, fino a €. 48.000,00; oltre i 48.000,00 Euro rimane da detrarre solo il 36%.

– Risparmio energetico (non cumulabile con le detrazioni per i lavori edili): prevede una detrazione del 55% dall’Irpef.

L’Agenzia delle Entrate ha fatto numerosi ricorsi, che sono stati tutti respinti dalla Corte di Cassazione, Sezione Fallimentare.

Vi è da aggiungere che l’Agenzia delle Entrate di Pinerolo aveva sollevato una questione di illegittimità costituzionale eccependo la disparità di trattamento tra i proprietari dei beni comuni e quelli dei beni vincolati; mala Corte Costituzionalecon la sentenza n. 346/2003 ha dichiarato legittima la norma che consente le agevolazioni alle dimore storiche, ritenendo che non sussista disparità di trattamento perché il proprietario di beni vincolati è oberato da maggiori spese.

A questo punto vogliamo solo ricordare che oltre alle spese che riguardano i tetti, le facciate ed altro, vi sono anche dei lavori che richiedono la mano di artisti, come i restauri degli affreschi che nei palazzi italiani non sono assolutamente rari, ma si trovano anche inaspettatamente nei posti più svariati sia nelle città che nelle campagne.

Ritengo che queste osservazioni siano doverose, perché penso che possano contribuire alla difesa del patrimonio storico e artistico tuttora in mano ai privati, che sono, a mio parere, i migliori custodi. 

Avv. Giovanni Battista Gramatica
 Presidente della Sezione Ligure Associazione Dimore Storiche Italiane.

Istituto Italo Cinese al CCIEE – Second Global Think Tank Summit – 25 e 26 giugno 2011 Pechino – Colombo Clerici rappresenta ISIC

giugno 13, 2011

Su invito del Segretario Generale di CCIEE (China Center for International Economic Exchanges) Wei Jianguo, già Vice Ministro del Commercio della Cina, e del Vice Presidente di China Institute for Reform and Development, Yin Zhongyi, il presidente incoming dello storico Istituto Italo Cinese ISIC fondato nel 1971 dal senatore Vittorino Colombo (precursore nell’apertura dei rapporti diplomatici, culturali, sociali ed economici tra l’Italia e la Cina)  Cav. di Gran Croce Avvocato  Achille Colombo Clerici, parteciperà a Pechino, nei giorni 25 e 26 giugno al secondo Think Tank Summit sul tema “Global economic governance: common responsibilities”.

Il summit si articola in quattro sessioni distinte :
– Energy Security and Nuclear Power
– Industrial Relocation and Restructuring
– Capital Flow and Investment Environment
– Global Economic Governance and Roles of Think Tank

Colombo Clerici ha dichiarato: “Lo storico Istituto Italo Cinese ISIC, fondato nel 1971 dal senatore Vittorino Colombo, costituisce una realtà istituzionale di grande prestigio e rilevanza nelle relazioni culturali e sociali tra i nostri due Paesi.
Nostra intenzione è quella di operare per il rafforzamento ed il potenziamento di tali relazioni, nello spirito dell’amico Vittorino, appassionato italiano, grande amico del popolo cinese.”