Riserva Aurea Italiana – Banca d’Italia: plusvalenze 2011 di 13 miliardi, quasi due terzi del gettito Imu preventivato – Articolo pubblicato su “Italia oggi” del 18 agosto 2012

L’oro della Banca d’Italia.

Plusvalenze di quasi 13 miliardi di euro nel 2011 per la rivalutazione dell’oro  (quasi due terzi dell’intero gettito previsto quest’anno per l’Imu).

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 “Si può parlarne o gli italiani devono sentir parlare solo di imposta patrimoniale?

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 Articolo pubblicato su Italia Oggi del 18 agosto 2012. pag. 3

 PERCHE’ NON PARLARE DELL’ORO DI BANKITALIA

 Achille Colombo Clerici

“Nel corso di una relazione tenuta alla cerimonia annuale dei Cavalieri del Lavoro della Lombardia, il prof. Alberto Quadrio Curzio, docente all’Università Cattolica, ed uno dei macroeconomisti più autorevoli a livello europeo, ha avanzato l’idea che si utilizzi, per innescare la ripresa economica, la riserva aurea italiana al fine di garantire l’emissione di titoli destinati a finanziare anche l’investimento in infrastrutture.

La consistenza di tale riserva è assai rilevante ed ammonta ad un totale di 80 milioni di once, per un valore complessivo di quasi 100 miliardi di euro.

Se solo se ne vincolasse allo scopo un 30% , si avrebbe una disponibilità di ben 30 miliardi.

 Sul tappeto del dibattito c’è anche una proposta di istituire un Fondo finanziario europeo, con capitale costituito da riserve auree degli Stati membri, finalizzato ad abbattere il debito pubblico e rilevare 2,3 trilioni di titoli di Stato Uem.

Qualche banchiere, abbastanza addentro alle segrete cose, mi ha subito escluso che ciò si possa fare, nonostante l’emergenza della grave crisi economica e la ragionevolezza dell’iniziativa.

L’oro non appartiene allo Stato italiano, bensì alla Banca d’Italia che assomiglia ad una società per azioni, posseduta da alcune banche italiane; anche se poi esercita una funzione di interesse e rilevanza pubblica, vigilando sulle banche .

Non solo, ma una manovra di tal genere richiederebbe l’autorizzazione della BCE che difficilmente la concederebbe.

Ora, mi chiedo.

Come ed attraverso quali operazioni e passaggi giuridici, si è costituita la riserva aurea in capo alla Banca d’Italia (che nasce come ente di diritto pubblico alla fine dell’Ottocento)?

La riserva è stata all’origine presumibilmente conferita a Bankitalia dai vari istituti di emissione fondatori (e l’oro degli Stati preunitari?), per permetterle di coprire, attraverso la garanzia dell’oro, l’emissione della moneta, della cui funzione pubblica era titolare sin dalla sua fondazione?

Ma c’è un’altra questione.
Come tale riserva finisce nel sistema bancario, in modo tale per cui oggi la sua disponibilità è assoggettata al sindacato della BCE?

La questione non è chiara.

Tanto da far dire all’ex ministro Tremonti, in termini evidentemente politici o polemici, che l’oro è del popolo italiano (opinione espressa anche da Tommaso Padoa Schioppa, al tempo in cui era Ministro dell’Economia); mentre dal punto di vista giuridico non lo è, perché l’oro non appartiene giuridicamente dello Stato Italiano.

Ho cercato informazioni in proposito, ma ho riscontrato che anche presso alcuni dei più autorevoli esperti di mia conoscenza, regnano molta confusione di idee e disinformazione.

Fa specie, poi, che due parlamentari abbiano presentato, nel gennaio di quest’anno, un’interrogazione alla Camera, per sapere addirittura che fine abbia fatto quest’oro e dove sia fisicamente custodito: e legittimamente lo chiedono in quanto esso sarebbe iscritto nel bilancio di Bankitalia, parzialmente con la dizione “crediti in oro”, per 95,92 miliardi (con una plusvalenza di quasi 13 miliardi nell’ultimo anno).
Crediti verso chi?

Insomma, gli italiani possono sapere qualcosa di certo e di esaustivo su questa questione o la storia dell’oro “dello Stato italiano” è  un segreto, appunto di stato?

Almeno si sappia chi lo custodisce ,non tanto l’oro, quanto questo segreto.”

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