Torre Velasca – Politecnico di Zurigo, visita a Milano – Settimana dell’Architettura milanese – Studio Arch. Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers: La Torre Velasca – Assoedilizia

La Torre Velasca rappresenta una città e un Paese proiettati verso lo sviluppo

IL POLITECNICO DI ZURIGO VISITA  A MILANO ALCUNI EDIFICI-SIMBOLO DELL’ARCHITETTURA DEL SECONDO DOPOGUERRA

Colombo Clerici: “Riconoscimento dell’alto livello raggiunto dai nostri progettisti, esempio per l’Italia e per altri Paesi. Simbolo della Milano proiettata verso lo sviluppo e la crescita economica, la Torre Velasca esprime tutta la forza degli anni della ricostruzione del secondo Dopoguerra.”

Per questo è meta della visita di una delegazione – docenti e allievi – del Politecnico di Zurigo-Istituto di Storia e Tecnica dell’Architettura.

La visita avviene nel corso di un viaggio di ricerca e di studio dal titolo “Milano dopoguerra: architettura, città, territorio”, dal 21 al 27 ottobre,  che l’ateneo svizzero dedica all’attenzione che gli architetti dell’epoca hanno dimostrato nei confronti del patrimonio comune della città e alla loro capacità progettuale. Tra gli edifici-monumento più rappresentativi sono stati scelti, oltre alla Torre Velasca, le opere di Luigi Moretti (corso Italia), Asnago Vender (via Albricci, via Lanzone), Luigi Caccia Dominioni (condominio P.zza Carbonari, edifici in Corso Europa), Aldo Rossi e Carlo Aymonino (il Gallaratese), Angelo Mangiarotti (chiesa Mater Misericordiae), Guido Canella (Centro civico Segrate).  

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, esprime la propria soddisfazione per questo riconoscimento da parte di uno dei più qualificati atenei d’Europa: “La visita di docenti e allievi del Politecnico di Zurigo – afferma – è la conferma dell’alto livello raggiunto all’epoca dell’architettura milanese del dopoguerra, esempio per l’Italia e per altri Paesi”. 

La Torre Velasca a Milano, degli architetti BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) è stata completata nel 1958; ha un’altezza fuori terra di m. 87,50 più i volumi tecnici; alla sommità dei camini si raggiunge un’altezza di 99 metri.

Comprende complessivamente 28 piani, di cui 2 interrati, più i volumi tecnici che hanno assunto per ragioni funzionali ed estetiche uno sviluppo particolare:  

–  il piano terreno è destinato a negozi;  
–  il 1° piano ad esposizioni o ad altre utilizzazioni commerciali ed eventualmente aggregabile ai sottostanti negozi;  
–  i 9 piani dal 2° al 10° ad uffici;  
–  i 7 piani dall’11° al 17° a studi con abitazione annessa;  
–  il 18° piano destinato in parte ad impianti ed in parte ad alloggio per il custode ed il personale di servizio della sovrastante casalbergo;  
 –  i 7 piani dal 19° al 25° destinati ad abitazioni, di alto livello. 

Lo studio delle piante è stato molto approfondito, specialmente per quanto concerne le abitazioni, per le quali le varie soluzioni sono state quasi tutte provate al vero prima ancora di iniziare la esecuzione dei cementi armati.

La configurazione della Torre è generata da un insieme di criteri e considerazioni.

Ha l’obiettivo di “intonare” un’architettura moderna ad una continuità storica di un insieme di edifici e tessuti urbani entro cui ricercare un proprio status.

Essa dimostra di rispondere alle forme e alle suggestioni dell’ambiente circostante.

La gigantesca forma a fungo della torre richiama le medievali torri di difesa a caditoie. Ma la torre non ha una silhouette deliberatamente ‘storicistica’.

Quanto più accuratamente la si analizza, tanto piu’ dimostr di essere frutto di una complessa dialettica: fra funzione e forma, costruzione e ornamento, nuova tecnologia e forme antiche.

Essa cerca di fondersi per continuità materiale all’ambiente, si sforza di presentare il suo volume con la stessa solidità muraria delle case che costituiscono il tessuto prevalente della città, “per cui essa veramente ci appare come l’esplosione di un magma compatto che improvvisamente in un punto abbia elevato, con un getto verticale, la materia di cui è composto” (Giuseppe Samonà).

La larghezza più ridotta nella parte bassa e più ampia in quella alta, si presta ai riferimenti storici e al superamento dello stereotipo del grattacielo, ma ha ragioni funzionali precise; parte bassa più “costretta” nello spazio, e con gli uffici di minore profondità; parte alta più ampia per gli alloggi, con servizi e cucine, e con logge aperte per ciascun appartamento. 

La torre ha suscitato un grande dibattito nel mondo dell’architettura, fra accuse di “storicismo” e di tradimento del Movimento Moderno, e invece testimonianza del superamento dell’”International Style” e dimostrazione dell’attenzione alle “Preesistenze Ambientali”.

La struttura, con i pilastri mantenuti all’esterno, combinati con un nucleo centrale per scale e ascensori e condotti tecnici, elimina ogni ingombro all’interno, permettendo libertà e flessibilità nell’organizzazione distributiva.

È risultato uno dei grattacieli milanesi con minor costo unitario.

Foto: Colombo Clerici con Arch. Alberico Barbiano di Belgiojoso, sullo sfondo la Torre Velasca nello skyline di Milano

 

 

 

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