“Donne ai vertici delle aziende” Maria Silvia Sacchi del Corriere della Sera – Convegno, presentazione del libro, all’Urban Center di Milano

Grazie alla legge Golfo-Mosca spiegata in un libro di Maria Silvia Sacchi edito dal Corriere della Sera

I VERTICI DELLE AZIENDE APERTI A 5.000 DONNE 

Benito Sicchiero 

E’ ancora ben in salita, in Italia come in Europa, la parità dei diritti uomo-donna se la patria della democrazia moderna, la Gran Bretagna governata dai conservatori, ha bocciato la direttiva comunitaria che impone la quota del 40% delle donne ai vertici delle società quotate.

Mentre in Italia, dopo la legge Golfo-Mosca delle quote di genere approvata dal Parlamento il 12 luglio 2011 e diventata vincolante il 12 agosto 2012, 5.000 componenti l’altra metà del cielo si apprestano a salire al top di 300 società quotate in Borsa, 2.100 controllate dallo Stato; che salgono a 7.000 se si considerano anche le partecipate.

Lo spiega il libro “Donne ai vertici delle aziende” della giornalista del Corriere della Sera Maria Silvia Sacchi (libro in vendita in edicola con il quotidiano).

La legge prevede che nei consigli di amministrazione (board, all’inglese) e nei collegi sindacali il genere meno rappresentato abbia «almeno un quinto degli amministratori e dei sindaci» al primo rinnovo degli organi societari e, a partire dal secondo rinnovo, «almeno un terzo degli amministratori e dei sindaci eletti».

Non è una legge definitiva. Si applica per tre mandati, nove anni: poi, si spera, non ce ne sarà più bisogno, uomini e donne  faranno carriera in piena parità, secondo capacità e competenza.

Intanto questa la situazione di partenza: secondo la Consob, a fine agosto le donne presenti nei cda avevano superato la quota del 10%.

Scendono al 4% in quelli delle società a controllo pubblico (fonte Fondazione Bellisario) e arrivano al 13% se si considerano anche le partecipate (Rete Armida).

Mentre nelle società familiari le donne sono il 18,5% dei consiglieri (Aub).

Di fatto, le previsioni dicono che nei prossimi anni entreranno nei cda almeno in cinquemila.

La legge ha creato notevole scompiglio non solo nel mondo politico ed economico (basti pensare alle apparentemente contraddittorie prese di posizione della Corte Costituzionale).

Ma conviene adeguarsi.

Nel caso delle quotate, è la Consob a vigilare, diffidando la società inadempiente a mettersi a norma entro quattro mesi.

Dopo, scattano le sanzioni: da centomila a un milione di euro, con un nuovo termine di tre mesi per adeguarsi.

Infine, cda e/o collegio sindacale decadono. Nel caso delle società pubbliche, la vigilanza spetta ai prefetti.

Anche qui, diffida; multa (da 100 mila a un milione di euro per il cda e da 20 mila a 200 mila per il collegio sindacale); e decadenza.

Le donne sono pronte a impegnarsi: e gli uomini sono pronti a supportarle? conclude la curatrice del libro Elvira Serra che con l’autrice l’ha presentato all’Urban Center di Milano.

Occasione per sottolineare come l’amministrazione comunale si sia posta all’avanguardia in Italia ad assegnare alle donne posti di responsabilità: dagli assessorati alle Commissioni ai vertici delle aziende partecipate.

Ne hanno parlato, in un panel tutto al femminile, Ada Lucia De Cesaris, assessore all’urbanistica del Comune di Milano; Marilisa D’Amico e Stefania Bariatti, dell’Università degli Studi di Milano; Francesca Zajczyk, delegata alla Pari Opportunità del Comune di Milano; Alessandra Casarico e Paola Profeta dell’Università Bocconi di Milano; Anna Puccio, economista e membro del cda di Luxottica.   

Foto: Colombo Clerici con la prof. Marilisa D’Amico

Colombo Clerici con Marilisa D'Amico 2

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