Castellania – AidAF “Imprese familiari” Convegno Borgo Castellania e AIdAF

Guido Corbetta all’Incontro di Castellania.

Colombo Clerici: Il loro ruolo in Asia

”IMPRESE FAMILIARI SANE E VITALI: UN PATRIMONIO DA SVILUPPARE 

Benito Sicchiero 

E’ convinzione abbastanza diffusa, alimentata  da un robusto numero di esperti di economia che, tra le cause della stasi dello sviluppo  dell’Italia negli ultimi anni, ci sia l’eccessiva presenza di aziende familiari chiuse, per cultura, ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione che richiede, tra l’altro, dimensioni che le aziende familiari di casa nostra non vogliono o non possono raggiungere.

Ma dall’Incontro tra imprenditori e studiosi del settore organizzato dall’Associazione Borgo di Castellania, giunge la sorpresa con i dati forniti da Guido Corbetta titolare della cattedra AIdAF – Alberto Falck di Strategia delle Aziende Familiari all’Università Bocconi di Milano: le imprese familiari rappresentano un “patrimonio di rilevanza sociale ed economica” per tutte le economie avanzate del mondo.

Se in Italia sono l’82% della popolazione totale di imprese e rappresentano il 57% delle 7.105 aziende con ricavi superiori a 50 mln di euro in presenza di un trend occupazionale crescente anche in tempi di crisi (il peso dei dipendenti impiegati dalle medie e grandi aziende familiari sul totale delle società di capitali è passato dal 27% nel 2006 a circa il 31% nel 2010), negli USA, il Paese considerato più avanzato in termini di funzionamento dei mercati, rappresentano oltre l’80% del totale delle aziende e il 50% delle imprese, assorbono il 59% della forza lavoro e generano il 49% del PIL.

E ancora, nei Paesi del G20 rappresentano il 50% delle imprese in Canada e il 90% in Turchia, con valori intermedi per Paesi come la Germania (79%, occupando il 57% della forza lavoro) e la Francia (83%, occupando il 49% della forza lavoro).

In Brasile costituiscono il 75% delle aziende di maggiori dimensioni e sono molto diffuse in India e in molti altri Paesi asiatici.  

“Tra il 2000 e il 2010 – ha aggiunto il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici citando uno studio di Credit Suisse – la capitalizzazione totale di borsa delle imprese familiari asiatiche è pressoché sestuplicata. 

Tendono a operare prevalentemente in settori tradizionali, in particolare quello finanziario (banche e immobili), industriale, dei beni di consumo ciclici e nei beni di prima necessità, poiché le aziende di proprietà di una famiglia sono storicamente conservative in termini di innovazione e investimenti in nuove attività ad alto rischio.

Solo nella Corea del Sud, a Taiwan e in India è presente una maggiore concentrazione di imprese familiari in campo tecnologico, in quanto tali economie hanno una struttura industriale a orientamento tecnologico.

Le aziende asiatiche a proprietà familiare costituiscono la spina dorsale delle rispettive economie.

In termini di distribuzione regionale, si evidenzia una maggiore concentrazione di aziende nell’Asia meridionale, dove ha sede il 65 per cento di tutte le società quotate, rispetto al 37 per cento presente nell’Asia settentrionale.

L’India è il Paese che ospita il maggior numero di imprese familiari, il 67 per cento, mentre in Cina si riscontra la percentuale più bassa (13 per cento), a causa della sua struttura economica a gestione statale”. 

Altra diceria sfatata dall’analisi di Corbetta, la scarsa longevità delle imprese familiari.

Tra quelle italiane con ricavi superiori a 50 mln di euro, almeno una quarantina hanno più di 100 anni (Barilla, Beretta, Buzzi, Cotonificio Albini, Falck, Fedrigoni Cartiere, Fiat, Fratelli Branca, Italcementi, Vitale Barberis Canonico, Zambon, Ermenegildo Zegna etc.).  

In termini di performance economiche, varie ricerche internazionali dimostrano che le imprese familiari rappresentano un valido modello di “capitalismo multiforme” (in termini di struttura proprietaria, modelli di governance e di gestione adottati, oltre che di dimensioni conseguite e strategie competitive perseguite).

Per limitarci all’Italia, le aziende familiari sembrano aver reagito con decisione alla crisi che ha colpito il nostro Paese all’inizio del 2008: nonostante tutte abbiano sofferto pesantemente gli effetti della crisi, la maggior parte di esse ha saputo resistere continuando a creare ricchezza e a garantire occupazione (+1,8% nel 2010), a testimonianza di un tessuto economico-produttivo “sano” e “vitale”.

Ma a quali condizioni questo “patrimonio imprenditoriale” può perdurare nel tempo sviluppandosi di generazione in generazione?

Numerose evidenze empiriche consentono di individuare almeno quattro condizioni che favoriscono la continuità e lo sviluppo di un’impresa familiare:

 1.     una proprietà responsabile;
2.     una leadership aziendale capace e motivata;
3.     una governance moderna;
4.     un sistema di regole per la gestione del cambiamento dei fattori precedenti.

Presenti tra gli altri all’incontro-convegno Giuseppe Luce, Mario Boselli, Rosario Alessandrello, Giampio Bracchi, Giorgio Porta, Alfio Noto, Giovanni Pavese, Salvatore Messina, Roberto Moro, Lucio Migliarotti, Mario Gabriele, Vittore Ceretti, Davide Viziano.

Castellania

Explore posts in the same categories: Assoedilizia informa

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: