Periferia InContra – Dibattito sull’informazione – Assoedilizia

Salvatore Carrubba alla conclusione del ciclo Periferia InConTra

SULLE PERIFERIE UNA INFORMAZIONE DA SVECCHIARE

Benito Sicchiero

Lo ammetto, vivo la città da un gran numero di anni e ancora scopro realtà di grande interesse.

Consulta Periferie Milano è tra queste.

Ha un notiziario (senza periodicità) che si chiama Periferie Informa (www.periferiemilano.it), un elenco lunghissimo di iniziative teatrali, musicali, sportive, per bambini, gite turistiche, sagre eccetera, quasi 150 eventi nel solo mese di maggio, oltre 50 concerti (anche di musicisti del Teatro alla Scala), frutto dell’attività di oltre 600 enti/associazioni: Consigli di Zona, associazioni culturali, cori, biblioteche, associazioni volontariato sociale, associazioni commercianti, comitati di quartiere, cascine;  e ancora 100 teatri, compreso l’Arcimboldi,  un centinaio di scuole per immigrati, oltre 50 etnie, decine di giornali, di radio/web di quartiere: è questa la periferia degradata?

Così invece spesso appare: “I giornali si accorgono delle periferie quando scoppia una rissa, esplodono manifestazioni di intolleranza, si insediano i rom, avviene un fattaccio di cronaca” lamenta Walter Cherubini presentando “Giornalisti e periferie”, ultimo appuntamento del ciclo Periferia InConTra.

Al centro dell’attenzione il libro di Salvatore Carrubba “Il  cuore in mano. Viaggio in una Milano che cambia (ma non lo sa)” che l’autore, noto giornalista e scrittore ma anche ex assessore comunale alla cultura, ha illustrato; e una  collaborazione tra OmniMilano – seguita agenzia di informazione metropolitana – e i periodici di quartiere presentata da Matteo Chiari.

Cui si aggiunge la proposta avanzata da Giorgio Bacchiega, docente dell’Università Cattolica,  di uno stage presso i giornali di quartiere degli allievi della scuola di giornalismo dell’Ateneo.

Che ci sia bisogno di svecchiare l’informazione lo conferma un’indagine condotta da CPMdati: il 53% degli intervistati ritiene che l’informazione cittadina di quotidiani, tv e radio sulle periferie sia “insufficiente”, mentre per un ulteriore 15% è “pessima”.

Per contro, il 21% ritiene che l’informazione sia “sufficiente” mentre un altro 2% la ritiene “buona”.

Una buona informazione è fondamentale per presentare la città con il suo volto reale.

Se di essa si offre un’immagine deformata, due almeno sono le conseguenze pesantemente negative: all’esterno, all’estero, perde attrattività e quindi frena chi a Milano intende venirci per fare affari, per  studiare, per viverci; e i decisori della città non sono in grado di adottare le soluzioni migliori per il suo sviluppo.

A onor del vero bisogna dire che l’attuale amministrazione mostra grande interesse nei confronti della periferia di cui potenzia e coordina le attività, come assicura Paolo Limonta, Ufficio relazioni con la città del Comune.

PS – Dibattito appassionato a conclusione dell’incontro, come sempre  avviene quando si parla di informazione e di giornalisti.
Su tutte, la domanda, ovvia quanto giustificata: perché i mezzi di comunicazione amplificano le notizie negative e riducono le notizie positive?
Per due motivi: il primo, il meno nobile, è che la  “cronaca nera” attira e vende di più (la regola delle quattro esse, sangue, sesso, soldi, sanità anche se non necessariamente nell’ordine); il secondo, per fortuna che è così. Il giornale (tv, radio, web), oltre a quello di informare, ha soprattutto il compito di denunciare l’anomalia: così non “fa notizia” che una ragazza attraversi piazza Duomo senza inconvenienti, fa notizia se viene assalita da un malintenzionato. 
Immaginarsi in che mondo vivremmo se si pubblicasse a quattro colonne: “La signorina Orfea Brambilla, anni 24, ieri alle 12,30 ha raggiunto  incolume Palazzo Reale partendo da Galleria Vittorio Emanuele. 
L’avventura a lieto fine è stata da lei descritta …”.

foto presidente 87

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