“Regolamento edilizio: c’è il serpente di mare?” – Articolo pubblicato su Arcipelagomilano.org il 16.7.2013

REGOLAMENTO EDILIZIO: C’E’ IL SERPENTE DI MARE?

Se fossimo a gennaio diremmo che è la sorpresa nella calza della Befana, a Pasqua quella nell’uovo, d’estate non ci resta che il serpente di mare: una notizia clamorosa probabilmente (sperabilmente) falsa. Eccolo qui in un’anticipazione sul nuovo testo di Regolamento Edilizio elargita dal Comune: “Tutti i fabbricati, entro 30 anni dalla data di collaudo delle strutture e successivamente ogni 15 anni, dovranno essere sottoposti a una verifica di idoneità statica di ogni loro parte secondo la normativa vigente alla data del collaudo, da allegare al fascicolo del fabbricato. Entro 5 anni, tutti i fabbricati con data di collaudo delle strutture superiore a 30 anni dovranno essere sottoposti a tale verifica e certificazione. Nel caso del mancato rilascio di detta certificazione, viene meno l’agibilità dell’edificio o delle parti di questo non certificate. In caso di compravendita, i notai dovranno allegare tali certificazioni all’atto di vendita”.

In parole povere entro cinque anni tutti gli edifici costruiti prima di 30 anni fa dovranno essere sottoposti a collaudo statico. Per i profani: bisogna controllare che i solai, le altre superfici utili e l’edificio intero sopportino i carichi – persone, cose, macchinari, ma anche neve e vento – ai quali sono sottoposte nell’uso quotidiano, anche se sino a ora non hanno dato palesi segni di vizi o quantomeno sospetti. Si tratta del 90% degli edifici milanesi. Come si fa questa verifica statica? Si può partire dai progetti, se ci sono ancora, conservati in Comune e fare un controllo ex post sul progetto. Per carità di patria lasciamo perdere le ricerche documentali in Comune di Milano.

Si può sperare che l’impresa costruttrice, se esiste ancora, li abbia in archivio ma siccome dopo 10 anni, trascorsa la cosiddetta garanzia decennale, in linea di principio l’impresa non è più responsabile, probabilmente se ne è liberata. Non resta che guardare a quel che c’è. Ma come? Fare carotaggi nelle murature e nei pilastri per vederne la consistenza? Cercare i ferri nel calcestruzzo con analisi non distruttive? Tempi e costi inavvicinabili. Per altro negli anni del boom edilizio più di un’impresa rubava sul ferro e sui calcestruzzi fidando sul calcestruzzo “buon padre di famiglia”. Solo le cosiddette prove di carico darebbero una certezza, caricando i solai con i sacchetti di sabbia o con i contenitori ad acqua, dopo aver tolto parquet, moquettes e tutti i mobili, scaffali e librerie comprese? Mi viene da ridere.

Chi sposta gli inquilini, dove li alloggiamo durante le prove di carico? Ammettiamo che tutti i solai dei vani abitabili risultino a posto ma qualche dubbio rimane sulle scale. Che si fa? Scale esterne come le scale antincendio dei film americani? Veniamo alle dolenti note dei costi: comunque si faccia o è una buffonata all’italiana del genere “pararsi il di dietro” con le carte o le cifre in ballo sono da vertigine. Altro che IMU! Il legislatore comunale ha fatto i conti in casa sua? Quanto gli costerebbe questa norma? Riguarda tutta l’edilizia residenziale pubblica, che già gode di pessima salute economica, tutte le scuole, tutti gli edifici pubblici a cominciare da Palazzo Marino e, perché no, chiese e ospedali e forse persino il Duomo.

Amici, non dimentichiamoci che si ricomincia daccapo dopo quindici anni. Siamo di fronte a una norma tipicamente italiana: perfetta nella sua architettura ma inapplicabile o meglio applicabile a discrezione. Una delle tante, molte, quasi tutte con gli stessi difetti. Ma non solo, così come per il PGT, si sono elaborati documenti che non tengono in nessun conto le tante raccomandazioni sulla semplicità e possibilità di comprensione di leggi e norme e circolari per gli addetti ai lavori. Raccomandazioni formulate da Presidenti della Repubblica, Presidenti delle Camere, commissioni parlamentari e da ultimo anche l’Accademia della Crusca nel 2011. Parole al vento in un Paese dove burocrati e avvocati (troppi in Parlamento e nei Governi locali) hanno stretto una santa alleanza tesa sopratutto a garantire la reciproca sopravvivenza. Beato il Paese che ne ha meno di qualunque altro. Si salverà.

Carneade

http://www.arcipelagomilano.org/archives/26478

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