Archivio per luglio 2013

Francia, Festa Nazionale Celebrata a Milano dal Console Generale Joël Meyer alla Società del Giardino

luglio 18, 2013

IL CONSOLE DI FRANCIA A MILANO FESTEGGIA IL 14 LUGLIO

Tra gli inviati il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici

Il  Console Generale di Francia a Milano Joël Meyer e la Consorte Signora Zoè hanno celebrato il 14 luglio, accogliendo numerose autorità istituzionali, diplomatiche, politiche, militari, imprenditoriali, tra cui il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, accompagnato dalla consorte signora Giovanna.

La festa nazionale francese, tra le più importanti, dedicata alla Presa della Bastiglia nel lontano 1789, dando avvio a quella che è passata alla storia come la Rivoluzione Francese; e insieme alla Festa della Federazione del 1790. 

Il Console Meyer ha sottolineato gli ottimi rapporti tra la numerosa e attiva comunità francese (che conta oltre 10 mila componenti) e la cittadinanza italiana, nonché quelli tra i due Paesi.

Presenti il Vice Sindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris ed il presidente della Provincia Guido Podestà, che hanno recato il saluto delle rispettive Istituzioni.

La Banda di Fanfare “Nino Garavaglia” dei Bersaglieri di Magenta ha eseguito gli inni nazionali (l’Inno di Mameli e la Marsigliese) e si è poi esibita in una selezione di pezzi popolari e tradizionali dalla “Bella Gigogin” a  “O mia Bella Madunina”.

 “La differenza, tra francesi e lombardi – ha aggiunto il Presidente Colombo Clerici – già temperata  dalle profonde affinità culturali che legano i due popoli, si attenua sempre più  ad ogni anno che passa in seno alla più grande Comunità Europea.

E ciò non può che deporre bene per le migliori relazioni fra i nostri due Paesi.”

Presenti, tra gli altri, il Questore di Milano Luigi Savina, Livia Pomodoro Presidente del Tribunale, Francesco Dettori, alti ufficiali di tutte le Armi e Corpi delle Forze Armate, il Decano del Corpo Consolare Emilio Fernandez-Castano ed il vice Decano Patrizia Signorini, Gaetano Galeone presidente del Giardino con la Consorte, Giancarlo Mazzuca e Paolo Galliani Direttore e Capo Cronista de “Il Giorno”, Donato e Marina Sagramoso, Lavinia Caccia Dominioni, Mario Boselli,  Peter Dettmar Console Generale di Germania, Gabriele Albertini, Paolo e Patrizia Marazzi, Bruna Gabardi Vanoli, Paolo Giuggioli, il gen. Antonio Pennino, Salvatore Carrubba, Carlo Giacomini, Alessandro Gerli, Giovanni Bana, Giacomo Vaciago, gli editori Luigi Brioschi e Ulrico Hoepli, il gen. Benito Pochesci presidente della Associazione Nazionale dei Bersaglieri e delle Fanfare d’Italia, Daria Pesce.

 

Foto: 1) da sin. Patrizia Signorini, il Console Meyer con la Consorte, Giancarlo Mazzuca.
          2) Achille Colombo Clerici, il Console Joël Meyer con la Consorte Zoè Meyer, Livia Pomodoro.

Francia Festa Nazionale Console atrizia Signorini, il Console Meyer con la Consorte, Giancarlo Mazzuca

Francia Festa Nazionale Console Achille Colombo Clerici, il Console Joel Meyer con la Consorte Zoe` Meyer, Livia Pomodoro

Francia Festa Nazionale Console sala

Francia Festa Nazionale Console Console Meyer, Gabriele Albertini, Ada Lucia De Cesaris, Guido Podesta

Console Meyer, Gabriele Albertini, Ada Lucia De Cesaris, Guido Podestà

 

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“Regolamento edilizio: c’è il serpente di mare?” – Articolo pubblicato su Arcipelagomilano.org il 16.7.2013

luglio 17, 2013

REGOLAMENTO EDILIZIO: C’E’ IL SERPENTE DI MARE?

Se fossimo a gennaio diremmo che è la sorpresa nella calza della Befana, a Pasqua quella nell’uovo, d’estate non ci resta che il serpente di mare: una notizia clamorosa probabilmente (sperabilmente) falsa. Eccolo qui in un’anticipazione sul nuovo testo di Regolamento Edilizio elargita dal Comune: “Tutti i fabbricati, entro 30 anni dalla data di collaudo delle strutture e successivamente ogni 15 anni, dovranno essere sottoposti a una verifica di idoneità statica di ogni loro parte secondo la normativa vigente alla data del collaudo, da allegare al fascicolo del fabbricato. Entro 5 anni, tutti i fabbricati con data di collaudo delle strutture superiore a 30 anni dovranno essere sottoposti a tale verifica e certificazione. Nel caso del mancato rilascio di detta certificazione, viene meno l’agibilità dell’edificio o delle parti di questo non certificate. In caso di compravendita, i notai dovranno allegare tali certificazioni all’atto di vendita”.

In parole povere entro cinque anni tutti gli edifici costruiti prima di 30 anni fa dovranno essere sottoposti a collaudo statico. Per i profani: bisogna controllare che i solai, le altre superfici utili e l’edificio intero sopportino i carichi – persone, cose, macchinari, ma anche neve e vento – ai quali sono sottoposte nell’uso quotidiano, anche se sino a ora non hanno dato palesi segni di vizi o quantomeno sospetti. Si tratta del 90% degli edifici milanesi. Come si fa questa verifica statica? Si può partire dai progetti, se ci sono ancora, conservati in Comune e fare un controllo ex post sul progetto. Per carità di patria lasciamo perdere le ricerche documentali in Comune di Milano.

Si può sperare che l’impresa costruttrice, se esiste ancora, li abbia in archivio ma siccome dopo 10 anni, trascorsa la cosiddetta garanzia decennale, in linea di principio l’impresa non è più responsabile, probabilmente se ne è liberata. Non resta che guardare a quel che c’è. Ma come? Fare carotaggi nelle murature e nei pilastri per vederne la consistenza? Cercare i ferri nel calcestruzzo con analisi non distruttive? Tempi e costi inavvicinabili. Per altro negli anni del boom edilizio più di un’impresa rubava sul ferro e sui calcestruzzi fidando sul calcestruzzo “buon padre di famiglia”. Solo le cosiddette prove di carico darebbero una certezza, caricando i solai con i sacchetti di sabbia o con i contenitori ad acqua, dopo aver tolto parquet, moquettes e tutti i mobili, scaffali e librerie comprese? Mi viene da ridere.

Chi sposta gli inquilini, dove li alloggiamo durante le prove di carico? Ammettiamo che tutti i solai dei vani abitabili risultino a posto ma qualche dubbio rimane sulle scale. Che si fa? Scale esterne come le scale antincendio dei film americani? Veniamo alle dolenti note dei costi: comunque si faccia o è una buffonata all’italiana del genere “pararsi il di dietro” con le carte o le cifre in ballo sono da vertigine. Altro che IMU! Il legislatore comunale ha fatto i conti in casa sua? Quanto gli costerebbe questa norma? Riguarda tutta l’edilizia residenziale pubblica, che già gode di pessima salute economica, tutte le scuole, tutti gli edifici pubblici a cominciare da Palazzo Marino e, perché no, chiese e ospedali e forse persino il Duomo.

Amici, non dimentichiamoci che si ricomincia daccapo dopo quindici anni. Siamo di fronte a una norma tipicamente italiana: perfetta nella sua architettura ma inapplicabile o meglio applicabile a discrezione. Una delle tante, molte, quasi tutte con gli stessi difetti. Ma non solo, così come per il PGT, si sono elaborati documenti che non tengono in nessun conto le tante raccomandazioni sulla semplicità e possibilità di comprensione di leggi e norme e circolari per gli addetti ai lavori. Raccomandazioni formulate da Presidenti della Repubblica, Presidenti delle Camere, commissioni parlamentari e da ultimo anche l’Accademia della Crusca nel 2011. Parole al vento in un Paese dove burocrati e avvocati (troppi in Parlamento e nei Governi locali) hanno stretto una santa alleanza tesa sopratutto a garantire la reciproca sopravvivenza. Beato il Paese che ne ha meno di qualunque altro. Si salverà.

Carneade

http://www.arcipelagomilano.org/archives/26478

Regolamento edilizio Comune di Milano – Riceviamo e pubblichiamo

luglio 17, 2013

Gentile Avvocato,

le segnalo che nel nuovo regolamento edilizio di Milano è previsto l’obbligo di una certificazione della staticità degli edifici dopo 30 anni dalla costruzione (vedi allegato estratto dalla presentazione sul sito del Comune).

http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/!ut/p/c1/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os_hAc8OgAE8TIwMDJ2MzAyMPIzdfHw8_Y28jQ_1wkA6zeD9_o1A3E09DQwszV0MDIzMPEyefME8DdxdjiLwBDuBooO_nkZ-bql-QnZ3m6KioCADL1TNQ/dl2/d1/L2dJQSEvUUt3QS9ZQnB3LzZfQU01UlBJNDIwT1RTMzAySEtMVEs5TTMwMDA!/?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie+new/urbanistica+edilizia+privata/regolamento_edilizio_nuove_norme

Ritengo questa obbligatorietà una iniqua vessazione dei proprietari di immobili, visto l’elevato costo dei collaudi.
Inoltre dal punto di vista tecnico il collaudo è difficilmente effettuabile nei casi dove manchi la certificazione dei cementi armati o il progetto edilizio, per vetustà della casa.
Infine il collaudo andrebbe fatto togliendo la pavimentazione, per arrivare alla struttura, o con sacchetti di sabbia sui pavimenti, sui balconi, sulle scale. Cosa succederebbe degli edifici vincolati?
Faccio anche notare che il fascicolo del fabbricato non è obbligatorio, mentre la norma sugli obblighi dei notai sembra illegittima e bloccherebbe le compravendite in caso di mancato collaudo.
E’ un regalo alla lobby degli ingegneri collaudatori con grave danno dei proprietari di immobili. Ho anche dei dubbi che vi siano abbastanza ingegneri per effettuare i collaudi della grande maggioranza degli edifici di Milano.
E’ opportuno che Assoedilizia si esprima contro questa previsione durante il periodo di consultazione del pubblico, prima che il regolamento venga approvato dalla giunta comunale.

Cordiali saluti

Lettera firmata

Regolamento edilizio Comune estratto

Mediazione Conciliazione obbligatoria dal settembre prossimo – Organismo di Assoedilizia già operativo

luglio 15, 2013

ASSOEDILIZIA

COMUNICATO STAMPA

RITORNA OBBLIGATORIA LA MEDIAZIONE PER IL CONDOMINIO E LA LOCAZIONE

Da 60 euro la spesa fissata dalla legge per il primo incontro tra le parti

              *      *      *

La mediazione per le controversie che riguardano il condominio, la locazione, i diritti reali, le divisioni, le successioni ereditarie, i patti di famiglia, il comodato, l’affitto di aziende, è nuovamente obbligatoria, come previsto dal D.L. (decreto del fare) del 21/6/2013 n. 69, pubblicato lo stesso giorno sulla Gazzetta Ufficiale.

I tempi tecnici prevedono che il provvedimento entrerà in vigore entro il prossimo settembre.

Scopo della mediazione, permettere di  trovare rapidamente ed economicamente un accordo tra le parti.

Verrà così alleggerito anche il carico di procedimenti, circa 850.000, che grava sui tribunali civili.

In Assoedilizia è già da tempo operante, presso gli uffici di via Meravigli 3 a Milano, l’Organismo di Mediazione (che conta circa 80 esperti) iscritto al n. 846 presso il Ministero della Giustizia.

Una delle novità stabilisce un primo incontro di programmazione dove le parti potranno decidere, con il mediatore, la eventualità di proseguire o meno nel tentativo di mediazione con una spesa per parte molto contenuta per questa prima fase.

– 60 € per le liti di valore sino a 1.000€;
– 100 € per le liti di valore sino a 10.000€;
– 180 € per le liti di valore sino a 50.000€;
– 200 € per le liti di valore superiore.

Assoedilizia assiste in maniera totalmente gratuita i soggetti non abbienti, quelli che nel procedimento giudiziario avrebbero diritto al gratuito patrocinio.

Le spese previste dal Ministero della Giustizia, nel caso di prosieguo del procedimento di mediazione, rivestono un carattere economico e non dovrebbero essere variate rispetto al passato.

Assoedilizia stemma alta risoluzione colori vers. definitiva

Giornale e Libero – Interviste al Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, sulle novità del Regolamento Edilizio di Milano

luglio 15, 2013

Da Venezia, dove partecipa ai lavori del 33^ Seminar dell’ Aspen Institute il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha reso le seguenti dichiarazioni riprese in due interviste pubblicate il 14 luglio 2013 rispettivamente dal Giornale e da Libero:

“Alcune novità contenute nelle norme di revisione del Regolamento edilizio presentate l’altro giorno dall’Assessore al territorio Ada Lucia De Cesaris, ad un primo esame destano perplessità.

Mi riferisco in particolare alla prescrizione riguardante  ‘aree ed edifici abbandonati, dismessi, in disuso. L’Amministrazione comunale considera abbandonati gli edifici che non sono utilizzati per almeno il 90% della superficie e di cui non è stata curata la manutenzione da più di 5 anni. Accertato lo stato di abbandono e di dismissione delle aree e/o degli edifici, il Comune può diffidare le proprietà ad eseguire interventi di ripristino e messa in sicurezza delle aree, nonché di recupero degli edifici.  Qualora il proprietario non intervenga, l’Amministrazione provvederà in via sostitutiva, addebitandone il costo e applicando una sanzione, e potrà attribuire a tali beni un uso pubblico o recuperare le aree (ai sensi dell’art. 97 bis della LR 12/2005). Inoltre, se un richiedente di nuovi interventi su aree libere fosse titolare di beni immobili in disuso e/o abbandonati, l’avvio degli interventi sull’area libera sarà condizionato alla presentazione di una proposta di intervento dell’immobile in disuso e/o abbandonato e all’avvio dei lavori relativi.’

Si riconnettono conseguenze giuridiche, che incidono sensibilmente sul contenuto del diritto di proprietà, a un obbligo di fare al quale il proprietario, titolare di un diritto soggettivo, non  ottemperi; obbligo che solo una legge nazionale sembrerebbe poter introdurre.

Vi potrebbe essere dunque un problema di legittimità della prescrizione normativa.

E sotto questo profilo non sembra possano escludersi impugnazioni della norma, una volta definitiva, da parte di soggetti che si ritengano lesi dalla medesima.

Ma v’è senz’altro un aspetto di merito che mi preme sottolineare.

Questa prescrizione interviene in un momento di grave difficoltà del settore immobiliare e di seria sofferenza dell’investimento del risparmio collocato nello stesso.

Un obbligo di tale natura e portata può costituire un serio handicap per il proprietario, sia a fronte dell’ impossibilità di utilizzare l’ immobile direttamente o attraverso la locazione, sia in caso di destinazione dell’immobile a vendita.

Esamineremo comunque più approfonditamente le diverse problematiche e presenteremo le osservazioni di rito.”

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Aspen Venezia Politica Immobiliare – Locazione disincentivata, Effetti fiscali negativi: Perdita di 10 miliardi di introiti fiscali – Assoedilizia Centro Cittadino Fisco

luglio 12, 2013

Negli ultimi decenni, nel nostro Paese si è perseguita una politica disincentivante l’investimento privato in immobili destinati alla locazione; politica attuata attraverso vincoli e blocchi (dei contratti e degli sfratti), equo canone, espropriazioni, requisizioni, occupazioni, misure fiscali a carattere confiscatorio (incongrue, irragionevoli, non proporzionali) nei confronti della locazione ed in particolare della locazione abitativa; obblighi vessatori di esecuzione di opere edilizie, di adeguamento tecnologico, energetico e di attività tecniche ed amministrative onerose e defatiganti (imposti da leggi nazionali, regionali, regolamenti, atti amministrativi) .

Tutto ciò è stato conseguenza della sostanziale mancanza di una qualsivoglia visione chiara degli obiettivi da perseguirsi e degli strumenti da utilizzarsi.

In teoria tutti concordano sulla finalità di mantenere e potenziare la locazione abitativa in Italia; in pratica si introducono le più disparate misure di senso opposto.

Abbiamo assistito conseguentemente ad un vasto e progressivo fenomeno di abbandono  della locazione come forma di investimento, con il conseguente  spostamento della gran parte del patrimonio immobiliare residenziale da un regime di rilevanza fiscale ad un regime di irrilevanza fiscale.

Quarant’anni fa in Italia le abitazioni in locazione erano circa il 40% del totale; oggi sono scese a meno del 17% (una situazione di tipo mediterraneo, lontana dal parametro medio europeo che si attesta attorno al 35/40 %).
E, con le attuali prospettive tale quota è destinata a ridursi ulteriormente.

Oltre 19 milioni e mezzo di famiglie italiane abitano in casa di proprietà: immobili per i quali la tendenza legislativa è quella di arrivare ad una sorta di immunità fiscale.

Non pagano le imposte dirette sui redditi locativi che ovviamente non esistono (Irpef ed Ires), non pagano l’Irpef fondiaria assorbita dall’Imu, non pagano l’imposta di registro.

In questi giorni si sta discutendo anche dell’introduzione della esenzione per l’Imu.

L’ ingessatura della maggior parte dello stock immobiliare residenziale nelle mani delle famiglie che vi risiedono produce un ulteriore effetto negativo sul piano economico e fiscale: ci riferiamo all’indotto della locazione in termini di opere manutentive e di adeguamento tecnologico, ed al relativo gettito fiscale.

Come è noto, nelle case abitate dalle famiglie proprietarie c’e’ un ben minor turn over abitativo, rispetto alle case locate.

Ciò significa che non vengono effettuate con altrettanta frequenza tutte quelle opere che il proprietario locatore deve affrontare per affittare gli immobili alle migliori condizioni  e nel rispetto della legge.

Se nel nostro Paese la quota degli immobili locati fosse in linea con la media europea, si avrebbero 10/12 milioni di abitazioni locate, invece delle attuali 4 milioni.

Assoedilizia ha calcolato che, come effetto del solo assoggettamento al regime impositivo, vi potrebbe essere un maggior gettito fiscale (diretto e prodotto dall’indotto) dell’ordine di circa 9/10 miliardi  {Irpef/Ires ( canoni di locazione ed opere edilizie) – Imu – Registro – Iva}.

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Il presidente di Assoedilizia e del Centro Cittadino Fisco Achille Colombo Clerici, che partecipa ai lavori di Aspen Institute Seminars 33^ Edition, che si svolgono a Venezia, così commenta:

“Il maggior dinamismo del rapporto conduttore/immobile rispetto al rapporto proprietario/immobile (senz’altro più statico, anzi improntato ad uno spiccato immobilismo; non parliamo del condominio che, fra tutti, è il soggetto meno reattivo di fronte alle esigenze di rinnovamento urbano) può dunque dar luogo ad un sostanziale incremento degli interventi di manutenzione e di riqualificazione del patrimonio edilizio: con evidenti ricadute vantaggiose a favore di costruttori, professionisti, impiantisti, ed installatori. Il che non guasta in questo periodo di crisi.

Il “turn over” delle case in locazione implica un costante adeguamento del patrimonio edilizio.

Insomma, rispetto alla situazione della casa in proprietà, se siamo in presenza di una locazione economicamente conveniente (altrimenti c’è il degrado, come avveniva con l’equo canone) la manutenzione degli immobili e la loro riqualificazione sul piano edilizio/urbanistico ne guadagnano indubbiamente.

In prospettiva dunque l’azione di governo dovrebbe esser rivolta a mobilitare nell’edilizia in locazione investimenti di risorse finanziarie, da parte non solo delle famiglie (persone fisiche), ma anche delle persone giuridiche (società di gestione immobiliare, fondi di investimento, enti) alla ricerca di collocazioni economicamente interessanti.

Effetto positivo dell’incremento dell’investimento negli immobili in locazione abitativa sarebbe costituito da un aumento del PIL, e  da maggiori introiti fiscali  connessi ai redditi locativi ed all’attività edilizia (Irpef-Ires-Registro-Iva).”

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Foto: Colombo Clerici con il Primo Ministro Enrico Letta

Achille Colombo Clerici con Enrico Letta

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Aspen Institute, Seminars for Leaders Venezia 33^ Edizione – Turismo Mondiale – Istituto Europa Asia, RICERCA – Italia arranca

luglio 11, 2013

CESCAT-ASSOEDILIZIA
                   e
ISTITUTO EUROPA ASIA

A margine del Seminar di Aspen Institute 33^ Edition, che si tiene da domani a Venezia,  presentata una RICERCA condotta da Istituto Europa Asia e Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia

TURISMO MONDIALE, OLTRE UN MILIARDO DI VIAGGIATORI NEL 2012, MA L’ITALIA ARRANCA: -5,4%

Colombo Clerici, invitato ai lavori di Aspen: “Dobbiamo razionalizzare e potenziare l’industria del turismo in Italia, che in prospettiva dovrà assumere una primaria importanza nella nostra economia, anche se il nostro Paese resta la seconda potenza manifatturiera d’Europa.

Non dobbiamo trascurare le storiche eccellenze del nostro artigianato locale, legate alle antiche tradizioni culturali del Paese, plusvalore esclusivo della nostra Italia e grande attrazione del turismo.
Bellezze naturali e paesistiche, arte, storia, cultura, ma anche artigianato e tradizioni locali.
La diversità, con una eccellenza espressa dunque a livello qualitativo, deve continuare a rappresentare lo “stellone” del nostro Paese.
Occorre soprattutto puntare sulla affidabilità economica degli investimenti in Italia per salvaguardare le aziende nazionali e potenziare anche gli Ide ( Investimenti diretti esteri ), oggi ridottisi al lumicino.”    

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Qual è la più grande industria del nostro pianeta?
Il turismo. Con 260 milioni di addetti ai lavori nel mondo genera il 10,7% del prodotto lordo mondiale ed è anche l’industria che sta crescendo più rapidamente, sull’onda della globalizzazione.
Il settore europeo del turismo ha ottenuto buoni risultati, registrando addirittura una crescita nel 2012 che si aggiunge agli incrementi del 2011.

Da ciò viene la conferma che i viaggi e il turismo sono fattori economici trainanti per la ripresa in Europa. 

Per contro l’Italia nel 2012 ha registrato il quinto anno consecutivo di recessione a causa del minor numero di turisti italiani che il ridottissimo aumento degli stranieri non è riuscito a compensare:  rispetto allo stesso periodo del non brillante 2011, cali del 5,4% per quanto riguarda il numero di turisti e del 6,4% per quanto riguarda le presenze.

I primi mesi del 2013 si muovono nella stessa direzione.

E’ il risultato di una ricerca condotta da Istituto  Europa Asia e Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia elaborando dati internazionali, presentata a margine del meeting annuale Aspen Institute a Venezia.

Ricerca che pone in rilievo due elementi-base:  anche se il turismo e le vacanze sono ormai considerati nel mondo beni di prima necessità ed il settore è in crescita (con “mercati” come quelli asiatici e cinese, in particolare, dalle enormi potenzialità) il turismo in Italia è in recessione a causa della crisi economica: ma non solo.

Se il brand Italia vede la nostra attrattività turistica al 2° posto su 113 Paesi, esso scende al 10° se si considerano altri fattori quali sistema di valori, qualità della vita, affari.

Sconcerta inoltre il raffronto con altri Paesi per numero di visitatori: siamo scesi al quinto posto in pochi decenni.

Il Mediterraneo resta il centro mondiale del turismo, nonostante le tensioni in diversi Paesi che vi si affacciano, registrando il 26% del giro d’affari mondiale.

Secondo il WTTC nel 2012 il turismo in Italia ha generato 50,5 mld € di contributo diretto al Pil (3,3%) che con l’indotto e l’indiretto diventano 136 mld (8,6% del Pil).  Gli occupati diretti, 850.000 nel 2012.

Il settore viaggi e turismo nel complesso occupa 2.175.000 persone (9,6% del totale). 

Chi spende di più in Italia sono, nell’ordine, i turisti di Germania (il 20% del totale), Usa, Francia, Regno Unito, Svizzera.
Ma ci si deve soffermare su due Paesi-novità, relativamente parlando, Cina e Russia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel 2012 la Repubblica Popolare ha inviato all’estero 80 mln di turisti (+17% rispetto al 2011, terzo posto nella classifica mondiale), che hanno speso 80 mld di dollari.
Saranno 200 mln  nel 2020.
Riuscire ad attrarre questo flusso rappresenta  una sfida e un’opportunità per gli operatori di tutto il mondo.

Ma come si sta preparando l’Italia?

Il numero di turisti cinesi che visita il Belpaese è in aumento, ma rimane basso rispetto al numero complessivo – 2 milioni di pernottamenti – anche se siamo tra le prime 10 mete mondiali, con una spesa di 245 mln di euro.

Le potenzialità di sviluppo sono notevoli perché i cinesi preferiscono mare e città d’arte.  

Per quanto riguarda i turisti russi in Italia, sono passati da 315 mila nel 2009 a 650 mila nel 2012, con una previsione di un milione circa nel 2013: spesa pro capite di circa 200 euro al giorno.

L’Ocse ha bocciato l’Italia in vari ambiti a seguito della ricerca “Oecd Italy tourism policiy review 2011”, un’analisi della gestione del Turismo in Italia commissionata per valutare lo stato delle cose e capire come muoversi.

I risultati appaiono scontatissimi.

Inutile continuare a sperare nella crescita del turismo dai Paesi Bric se l’Italia non sarà pronta ad accoglierli con nuove infrastrutture e un nuovo approccio nella gestione, nella comunicazione e nella promozione del Paese.

È tempo però di intervenire concretamente: l’Ocse ha rilevato ovviamente problemi legati alla governance, alle infrastrutture, con le strategie di promozione del Paese e persino con la redazione delle statistiche. C’è bisogno subito di una strategia a livello nazionale, mentre intanto le Regioni continuano a utilizzare nei modi più disparati i propri fondi senza una direzione univoca, che promuova il “brand Italia” al meglio, soprattutto all’estero.

Fare in modo che il turismo rimanga uno dei pilastri del nostro Pil non sarà semplice perché ci sono alcune carenze in Italia difficilmente colmabili nel breve termine: citiamo l’assenza di grandi tour operator nazionali e di grandi catene alberghiere italiane; mentre le nostre compagnie aeree coprono un numero di tratte ancora troppo esiguo.

Non parliamo poi dei trasporti: dai treni agli autobus, in Italia non ci distinguiamo di certo per efficienza e puntualità.

Commenta Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia e del Cescat:

“Maggiore impegno di tutti – dal governo agli enti locali, agli operatori del settore – per potenziare l’industria turistica, quindi. Ma per l’Italia si impone un discorso particolare:  è la seconda potenza manifatturiera europea, e abbandonarsi quasi esclusivamente al turismo come hanno fatto Grecia e Spagna può essere molto pericoloso.

Industria hi tech con un rafforzamento dello stile del Made in Italy, e turismo di alta qualità sono il vero binomio vincente su cui puntare.

In questo obiettivo bene si inserisce anche la salvaguardia e la tutela delle storiche eccellenze del nostro artigianato locale, legate alle antiche tradizioni culturali del Paese, che costituiscono un plusvalore esclusivo della nostra Italia.

Motivo per il quale occorre stare molto attenti al processo di omologazione qualitativa dell’offerta culturale, con un livellamento al basso, in atto su scala globale, che rischia di privare l’Italia della sua carta vincente .

La diversità, con una eccellenza espressa dunque a livello qualitativo, deve continuare a rappresentare lo “stellone” del nostro Paese.

Ed occorre infine ridare slancio alla affidabilità economica degli investimenti in Italia per salvaguardare le aziende nazionali e potenziare anche gli Ide (Investimenti diretti esteri), oggi ridottisi al lumicino.”    

foto presidente 92