Service tax – Governo, misure del 28 Agosto 2013

SERVICE TAX

– Timore che cambi il nome, ma in buona parte possa perpetuare la vecchia impostazione e le vecchie distorsioni, soprattutto verso i locatori.

– Nelle Città Metropolitane dovrebbe attuarsi a scala non più comunale, bensì metropolitana.

Ma questi enti (che rappresentano il più conveniente livello di organizzazione e di gestione finanziaria dei servizi locali) esistono attualmente, soprattutto ai fini fiscali, solo sulla carta.

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Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“- 1) La Service tax nei suoi riflessi sui contribuenti.

La Service Tax risponde ad un principio condivisibile: quello di portare la tassazione locale degli immobili ad un riferimento non più patrimoniale, ma riferito alla fruizione dei servizi locali (comunali).

Ma la sua attuazione pratica presenta incognite: poiché sussistono alcuni problemi irrisolti da cui potrebbero derivare soluzioni in grado di peggiorare la condizione fiscale dei proprietari, soprattutto se locatori. 

L’esperienza ci insegna che nel nostro Paese le riforme partono con i migliori propositi e poi riservano le belle sorprese.

Così è avvenuto con l’ICI: imposta comunale sugli immobili concepita anche per il finanziamento dei servizi comunali, tanto che se ne prevedeva il parziale accollo anche agli inquilini (i veri utenti della casa e fruitori dei servizi comunali forniti agli abitanti).

Sappiamo come è andata a finire: è stata posta a carico integrale dei proprietari degli immobili, senza neppure il diritto di rivalsa parziale verso gli inquilini.

Occorre dunque vedere come “uscirà” la service tax.

Intanto val la pena di rilevare che essa significa metter insieme Imu (erede dell’Ici) e Tares; operazione questa che significa accorpare una imposta a carattere prevalentemente patrimoniale, che serve sostanzialmente a finanziare i servizi indivisibili comunali forniti alla collettività, ed un’ imposta destinata a coprire il costo dei servizi divisibili fruiti direttamente dagli abitanti.

L’istituzione della “service tax” comporta quindi un rimescolamento delle carte in tavola dal quale presumiamo debba scaturire una “copertura” del mancato introito derivante dall’esenzione Imu introdotta dal Governo e forse un ricavo aggiuntivo rispetto all’ammontare del gettito storico complessivo delle due imposte.

Va detto che la compensazione del minor introito non deve comunque avvenire all’interno del sistema dell’ex-Imu.

In altri termini nel concepire la futura imposta non si può scaricare il costo dell’operazione, che si risolverebbe a favore dei proprietari della prima casa, né sugli immobili commerciali, né sugli immobili in locazione o da locare, né sulle seconde case a disposizione, già tartassate pesantemente: pena l’ulteriore  aggravamento di una situazione di mercato attualmente in gravissima crisi.

Ma poi si apre il problema del soggetto sul quale far gravare l’onere del pagamento.
Problema particolarmente sensibile e serio ove trattisi di immobili locati: pei i quali le figure dei fruitore dei servizi e di titolare della proprietà del bene non coincidono.

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– 2) La Service tax nelle sue implicazioni istituzionali.

All’interno della questione generale, c’è da risolvere, una volta per tutte, il problema dei servizi comunali goduti dai “city users” e dai pendolari; servizi che vengono pagati dai residenti e dai proprietari degli immobili siti nel territorio cittadino.

Per città come Milano il problema è veramente cruciale perché qui il pendolarismo (800.000 pendolari quotidiani a fronte di 1.300.000 abitanti) a differenza ad esempio di quanto avviene a Roma, è un pendolarismo  extra moenia, cioè da comuni limitrofi, del tutto autonomi sul piano amministrativo e fiscale: un fenomeno quindi che produce costi non compensati.

Risponde dunque ad equità che i servizi comunali siano pagati da tutti coloro che effettivamente li consumano, indipendentemente dal possesso di un immobile, sia esso prima o seconda casa.

Come si fa poi ad applicare la service tax, che dovrebbe esser a scala metropolitana, quando la città metropolitana ad esempio a Milano non è stata ancora attuata?”

Achille Colombo Clerici con Enrico Letta

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