CITTA’ E VERDE – Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute – sintesi relazione Achille Colombo Clerici

Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute

Sintesi della relazione del presidente di Assoedilizia Property Owners’ Association: 

“Rapporto fondamentale quello che lega l’uomo al verde, alla natura vegetale, sia essa allo stato brado o nelle sue forme costruite; dentro e fuori la città”.

VERDE URBANO COME STRUMENTO DI ESPRESSIONE DI UNA CULTURA

Diverse sono le dimensioni in cui il cosiddetto verde, inteso come natura vegetale ed al tempo stesso come paesaggio dalla stessa formato, viene considerato; a seconda delle differenti concezioni e dei vari angoli di visuale da cui lo si osserva .

– Esiste in generale una dimensione culturale del concetto di verde: il verde è ispirato da una cultura. Esso è fattore di identità.

(Evidenziata nel Convegno “Palazzi e Giardini delle Muse” Dimore storiche e Garden Club maggio 2010 – Genova Palazzo Ducale)

– Ma il verde è percepito anche in una dimensione sociale: come fattore e luogo di rigenerazione della identità della persona e della città.

Carlo Cattaneo un grande studioso del territorio sosteneva che “il territorio rigenera la città distrutta”.

Nei due parchi storici di Milano, il Parco Sempione (parco romantico, monumentale, all’inglese epoca Beruto1884, progettato dall’Alemagna 1888) ed i Giardini Pubblici (neoclassici Piermarini 1782 e Pollack 1857) le due dimensioni sono evidenti.

– Non manca la dimensione  spirituale: quando il verde è  fattore di elevazione dello spirito.
Questo significato deriva dalla  grande tradizione medioevale dell’hortus conclusus.
Ma è presente anche al giorno d’oggi nel giardino di un monastero che si trova in piena city di Milano, e dove le suore di clausura coltivano le fragole.

Un luogo di meditazione assoluta e di spiritualità.

– Che dire di quando il verde ispira talvolta pensieri politici ?

Illuminante la contrapposizione posta dal poeta (Edoardo Sanguineti autore del Gatto Lupesco) tra lo sguardo del latifondista, che percorre il verde  abituato a spaziarvi e  proiettando in esso vaste dimensioni di pensiero, e la sterile e limitata veduta del “massaio pascoliano” che si ferma sull’inutile ortaglia del proprio giardinetto.

Un suggestivo parallelismo, in chiave politica, tra la dimensione dello sguardo e la dimensione del pensiero.

Certo è che il verde, come componente del regno vegetale, fattore di radicamento al territorio, vitale e vitalizzante, è un bisogno insopprimibile dell’uomo.

Lo dimostrano tutti gli esempi di verde costruito, creato artificialmente nelle situazioni più disparate, nelle quali esso appare a prima vista un elemento spurio rispetto al contesto, naturale o urbano.

Dai giardini pensili e verticali negli immobili urbani, alle isole spartitraffico nelle vie cittadine, dai balconi fioriti, ai campi da golf creati nel deserto.

La creazione e la costruzione del verde rappresenta un processo inverso a quello che storicamente ha portato l’uomo a forgiare, a plasmare la natura, trasformandola, prima in paesaggio, poi in paese ed infine in  conurbazione.

Natura allo stato brado – natura coltivata – natura sfoltita,disegnata, ordinata (giardino) – hortus conclusus – natura organizzata, verde artificiale.

In questo processo il giardino è l’anello di congiunzione ed il fattore di passaggio fra il primo e l’ultimo stadio.

La nozione di giardino può desumersi, per relazione e per contrasto, proprio dall’idea di città.

E l’esteta John Ruskin ci aiuta a riflettere.

Nel definire la città parla di luogo della accumulazione di beni, di funzioni, di attività.

Il che evoca l’azione dell’uomo nella trasformazione del territorio: dove la natura allo stato brado, ordinata, coltivata, curata si fa paesaggio dapprima e paese poi, per diventare alla fine città .

In altri termini il giardino è ciò che sta prima della città, e dopo la natura vergine, brada: in questo senso una definizione per differenza.

Ma, nel creare, nel costruire il giardino l’azione umana ne fa, non già il luogo della accumulazione, bensì il luogo della rarefazione e della composizione; riducendo ad ordine ciò che nello stato naturale è disordine.

Il verde urbano in questa ottica è la natura costruita ed ordinata:  anello di congiunzione tra natura e città.

Esso è, come ogni giardino, il luogo della essenzialità: nel quale l’uomo  esprime una identità nel rapporto con la natura.

In tal modo il verde rigenera il territorio, dandogli vita e prospettive di progresso.
VERDE FATTORE DI QUALIFICAZIONE DELLA VITA URBANA

Sussiste peraltro una profonda connessione  tra i valori naturali e culturali  dell’ambiente urbano, naturale e paesaggistico che sia, ed i valori legati alla città ed alla casa, in termini non solo di valenza architettonica o artistico-monumentale, ma anche  storica ed ideale perché legata a funzioni urbane: come avviene nel caso del verde definito sociale. 

In altri termini una connessione tra il verde urbano e la funzionalità della città.

Qualche tempo addietro, al meeting Ambrosetti a Cernobbio il business-guru Johnas Ridderstrale dell’Università di Cambridge, trattando il tema della “Città motore di crescita” ebbe modo di richiamare il concetto secondo cui una città, per porsi in termini ideali ai fini di quella attrattività che sola può garantire la competitività nella sfida internazionale che i tempi d’oggi comportano, deve evocare un sogno.

La città-sogno  si basa non tanto sul fatto di esser migliore, quanto piuttosto sulla capacità di essere diversa.

E cosa connota maggiormente la diversitù se non l’ambiente, la cultura, la comunità? Potremmo aggiungere per completezza.

Se noi proiettiamo queste riflessioni sul territorio, ci rendiamo conto anche di quanto i grandi slanci di sviluppo edilizio, non accompagnati da un parallelo, graduale ed equilibrato rafforzamento della capacità attrattiva in termini di offerta ambientale e culturale complessiva da parte del territorio, rappresentino delle pericolose fughe in avanti.

E soprattutto in un’epoca come la nostra, caratterizzata da una vasta tendenza alla delocalizzazione di attività e funzioni, si pone la necessità di fattori di forte radicamento terraneo, quale appunto il valore ambiental-culturale.

Attenzione alla città dunque, soprattutto sotto il profilo etico/funzionale: nel senso della qualità del vivere che la città offre.

Comunità (socialità, sicurezza, partecipazione), ambiente (verde,spazi vuoti – entrambi ammortizzatori dei carichi insediativi – salute), cultura (opportunità) sono i piani sui quali si deve esplicare il complesso delle offerte che connotano tale qualità: e dunque sono i fattori sui quali si basa la vera identità, cioè il valore della città e di ciò che essa contiene. 

Ed il verde rimane un fattore forte di qualificazione del vivere oltre che uno strumento di espressione della cultura.

Per il suo carattere etico-funzionale  all’interno della città il verde urbano deve appartenere al suo tempo: lontano da ogni forma di edonismo che porti ad effetti di tipo estetico-decorativo,  dev’essere cioè abitato, vissuto, goduto dai cittadini piùche ammirato e celebrato.”

foto pres 

 

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