Assicurazione obbligatoria immobili rischio calamità naturali? Aiba Convegno Milano – Relazione Colombo Clerici – 25 marzo 2014

A s s o e d i l i z i a
Property Owners’ Association Milan Italy

Relazione del Presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“In un contesto economico generale improntato all’esigenza di risparmio della spesa pubblica, trova oggi spazio la questione dei costi per lo Stato della gestione dei danni derivanti da calamità naturali.

Nel bilancio dello Stato Italiano, questa voce pesa mediamente per circa 3,5 miliardi all’anno, comprensivi, oltre che del costo di ricostruzione di strutture ed infrastrutture pubbliche e private, anche delle indennità per danni relative ad attività produttive, sussidi personali, e quant’altro.

In questi ultimi tempi, peraltro, il succedersi a catena di una serie di disastri naturali legati a fenomeni tellurici (ricordiamo l’Abruzzo e l’Emilia) ed alluvionali (l’ Astigiano, la Liguria, la Campania, la Sardegna) ha acuito di molto la sensibilità sulla questione.

La via che taluni ritengono di intravvedere è quella della copertura assicurativa obbligatoria a livello nazionale, a carico dei possessori di immobili, contro il rischio delle calamità naturali.

E’ una soluzione che, a ben considerare, suscita qualche perplessità.

Certo, il fatto che in Italia (secondo il dato che possediamo) solo il 20% (con 2,4 miliardi annui di monte premi sul totale dei 160 miliardi complessivi del settore assicurazioni) degli 11 milioni ed 800 mila edifici civili (destinati a residenza ed a funzioni compatibili ) sia coperto dalla assicurazione volontaria fabbricati (c.d. polizza fabbricati), lascia spazio alla considerazione che nel nostro Paese potrebbe riscontrarsi poca sensibilità a ricorrere allo strumento assicurativo sulla casa.

Anche se va detto che la gran parte della popolazione italiana risiede in piccoli centri ( oltre 6 mila fra gli 8 mila e 100 comuni ) ed in case mono o bifamiliari, dove la tipologia infortunistico-catastrofale è meno avvertita, sotto il profilo sia del danno subito, sia della responsabilità civile verso terzi.

D’altra parte chi vive nelle città si sente spesso pienamente coperto, anche se non lo è, dal fatto di vivere sotto l’ usbergo del condominio, (in Italia ne esistono 1 milione e 180 mila) in cui regna lo spirito del “ci pensi chi ha da pensarci” o, peggio, del “mal comune, mezzo gaudio”.

Ma è altrettanto vero che, se sul piano della volontarietà ci fosse maggior adesione allo strumento assicurativo, magari esteso ai rischi catastrofali, almeno nell’ambito della responsabilità civile verso terzi, per il nostro Paese e per l’economia del settore assicurativo potrebbe esser un gran passo.

Secondo nostre stime, nel campo della assicurazione volontaria ci potrebbe esser un margine di nuova attività dell’ordine di circa 3/4 miliardi di euro.

Questo è il campo di azione cui dovrebbero esser chiamati i brokers italiani.

Ma in questa materia ovviamente ci limitiamo a riflessioni di massima, e rimettiamo naturalmente alle valutazioni dell’ANIA, ogni conclusione che risulterà senz’altro più approfondita ed appropriata.

*     *     *

Quella forma di polizza obbligatoria, suscita dicevo qualche perplessità, perché a ben vedere, sul piano sostanziale risolve ben poco, mentre presenta un costo individuale e sociale molto rilevante.

Caricare i circa 40 milioni di unità residenziali e complementari del costo obbligatorio della assicurazione, significa onerarle in misura dai 5 ai 6 miliardi di premi assicurativi annui, in una fase economica di grave crisi del settore immobiliare ed in una prospettiva di trattamento fiscale non certo favorevole, nella quale qualsiasi previsione d’ incentivazione attraverso forme di defiscalizzazione, seppur auspicabile, potrebbe risultare nell’immediato irrealistica e velleitaria.

Lo abbiamo potuto constatare in particolare in occasione della stretta fiscale sugli immobili intervenuta nel 2011/2012, con la riduzione della deduzione forfetaria dei costi di produzione del reddito locativo.

Quindi, dicevo, una prospettiva di defiscalizzazione, allo stato dei fatti, irrealistica e velleitaria nell’immediato, tanto per il nuovo prodotto edilizio, quanto per il patrimonio immobiliare già destinato a produrre reddito.

Prendere in considerazione, poi, solo il rischio-terremoto e trascurare gli altri rischi legati alle diverse calamità naturali (quali inondazioni, esondazioni, frane, smottamenti) o legati agli eventi catastrofali per l’uso del gas dei quali ricorre una casistica quasi quotidiana, significherebbe lasciare il problema irrisolto.

Per converso, includere questa copertura nella garanzia, a parte la questione del presumibile aumento dei costi, significherebbe fornire allo Stato se non l’alibi, quanto meno una via di uscita per l’allentamento dell’attenzione verso il compito istituzionale legato alla tutela, alla salvaguardia, alla sicurezza del territorio attraverso stanziamenti, come storicamente e’ avvenuto sia pure in maniera disorganica ed insufficiente, di adeguati investimenti.
Sarebbe in altri termini il colpo di grazia al Bel Paese.

D’ altro lato, poiché il sistema assicurativo, soprattutto considerando l’entità delle catastrofi ambientali degli ultimi anni, potrebbe non essere in grado di fronteggiare autonomamente indennizzi di tale portata, lo Stato si ridurrebbe comunque a far da riassicuratore delle compagnie di assicurazione; i costi fatti uscire dalla porta rientrerebbero dalla finestra.

In ogni caso ritengo che, sul piano dell’equità e della ragionevolezza costituzionale, qualsiasi forma di chiamata diretta, in via obbligatoria, dei cittadini a concorrere nell’onere di fronteggiare le calamità naturali (siano esse solo i fenomeni tellurici o anche gli altri fenomeni naturali) rappresenti una forma larvata ed indiretta di ulteriore imposizione tributaria.

 *     *     *

L’occasione di questo discorso mi offre l’opportunità di una riflessione più in generale su tutta la materia assicurativa immobiliare.

Troppo spesso le forme ed i modelli assicurativi proposti nel nostro Paese, indulgono a “distinguo” che fanno intravvedere prospettive di contestazioni e di dinieghi.
Da qui una diffusa diffidenza verso quelle formule assicurative, che prospettano soluzioni troppo legate al tecnicismo giuridico in un Paese in cui oltre alla stratificazione normativa (in essere o in fieri) a tre o quattro o più livelli ( Stato,Regioni, Province, Comuni, Consorzi, Comunità Montane, Enti Parchi ed altro, ma pensiamo in particolare alla interferenza di normative riguardanti il collaudo ex post dell’edificio con il rischio della inagibilità; o riguardanti la dismissione degli immobili, quali sono quelle che il Comune di Milano si appresta ad introdurre nel proprio Regolamento Edilizio).

In presenza dunque di una stratificazione normativa qual e’ quella che disciplina la regolarita’ amministrativa degli immobili, in cui e’ all’ordine del giorno l’abusivismo edilizio formale e quello sostanziale, quello patente e quello latente del quale il proprietario e’ all’oscuro e che il comune o la procura della Repubblica possono contestare in qualsiasi tempo, il prevedere l’esclusione dalla garanzia per gli immobili amministrativamente “irregolari” ( non voglio usare deliberatamente il termine “abusivi”, che ha una connotazione immediatamente deteriore ) come sembra volersi fare, è come dire “indennizzo? si vedrà se e quando”.

              *     *     *

 Occorre dunque a mio avviso, riflettere ulteriormente, magari mettendosi attorno ad un tavolo di lavoro per elaborare linee utilmente presentabili allo Stato: per noi il tema è di grande interesse. »

 Foto: Achille Colombo Clerici con il Presidente AIBA Carlo Marietti Andreani

Achille Colombo Clerici con il Presidente AIBA Carlo Marietti Andreani

 

 

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