Pasqua 2014, Ponti – Esodo: 11 milioni italiani in viaggio per Turismo

Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute
e
Cescat-Centro studi casa e territorio

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IL LUNGO PONTE DI PASQUA E DEL 25 APRILE: 11 MILIONI, CONTRO LA CRISI MA IL TURISMO STA CAMBIANDO

Il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio – prevede un movimento turistico di circa 11 milioni di persone in Italia: riposo e svago, ma anche cultura, sport e spiritualità per le mete di stranieri e italiani.

Partono da Milano 410.000 (2,5milioni dalla Lombardia), da Torino 240.000, da Genova 170.000, da Bologna 130.000, da Firenze 90.000, da Roma oltre 530.000. In leggero aumento rispetto al 2013. Resta breve la durata dei soggiorni e diminuisce lievemente la spesa pro capite.

Buoni risultati anche per i ristoratori: molti nelle campagne e nelle località turistiche registrano il “tutto esaurito” nelle prenotazioni.

Roma-Milano, 19 aprile 2014

– La crisi sembra ormai alle spalle, almeno per gli 11 milioni di turisti che si apprestano a passare le proprie vacanze nel periodo pasquale; ma comunque non senza l’effetto di un graduale mutamento dei costumi dei nostri concittadini, anche nel fare le ferie.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’ Istituto Europa Asia riferendosi alla sottoesposta analisi del CESCAT, dichiara:

“Si va gradatamente affermando un nuovo modo di fare turismo teso, più che a procurare riposo e svago, a soddisfare interessi forti legati alla cultura, ad hobbies o a pratiche sportive ovvero ad aspirazioni di partecipazione e di presenza: un turismo senz’altro più dinamico di quello tradizionale.

Conoscere, vivere emozioni, partecipare sono dunque le grandi spinte che alimentano l’interesse turistico di questa epoca, soprattutto nei giovani”.

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Nel turismo domestico – turisti italiani in Italia (nel periodo l’87 % degli italiani ed il 75% del totale-turismo) – saranno prevalenti i brevi spostamenti (in giornata od uno o due pernottamenti) nell’82% dei casi.
Nel restante 18% i viaggiatori effettueranno più pernottamenti prolungando il week end festivo.

Situazione opposta per gli oltre 2 milioni di stranieri per i quali nell’80% dei casi prevarrà un soggiorno di almeno tre notti.

Fra gli stranieri in crescita il turismo asiatico (oltre 200.000 presenze), e quello dell’Est Europa (stessa cifra) e soprattutto i russi. Ancora stabile e preponderante il turismo europeo (svizzero, francese , tedesco, inglese). In leggero calo il turismo statunitense.

Il Cescat, al fine di favorire una valutazione, in termini maggiormente selettivi, dell’orientamento del turismo, indica le seguenti categorie di destinazioni o mete turistiche: il 26% sceglierà la montagna-campagna e i laghi (rispettivamente il 19,5 ed il 6,5%) (in testa il Trentino Alto Adige, seguito dalla Valle d’Aosta e, fra i Laghi, Benaco,Verbano, Lario, Orta, Iseo; ma anche i laghi laziali, Trasimeno, Bolsena, Nemi ) in gran parte per un relax sportivo.

Il 21% sceglierà città d’arte o luoghi sedi di eventi e manifestazioni culturali, con una crescita rispetto al 2013 (10%).

Sorprende il 7% di un turismo ecologico legato agli oltre 18.000 agriturismi del nostro Paese, e a luoghi dove vivere a contatto con la natura.
In questa fascia turistica prevalgono i giovani, le comitive giovanili e gli escursionisti.

Come pure l’oltre 4% del turismo religioso indirizzato prevalentemente su Roma, Assisi, Padova, o con destinazione i Santuari, fra i maggiori d’Europa, quali quelli di Pompei, Loreto, Oropa, San Giovanni Rotondo, Santa Rita Cascia.

Fra le mete in crescita quelle legate al turismo termale, spa e benessere con oltre il 3%.

Il restante 39% si indirizzerà verso le tradizionali mete marine: le più richieste saranno in Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Sicilia, Campania (Costiera Amalfitana, Capri ed Ischia), Puglia, Calabria e Sardegna.

 Il 37% si reca presso amici e parenti, in casa di proprietà o in affitto: quest’ultimo in decisa crescita, rispetto al 2013, del 16% .

Per gli spostamenti, classiche le scampagnate,le gite fuori porta di Pasquetta.
Storiche quelle ai Castelli romani.

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Commento:

Nel 1950 un turista straniero su 5 sceglieva l’Italia, oggi lo fa solo  uno su 23; eravamo al primo posto tra le mete mondiali, ora siamo al quinto, e stiamo perdendo anche questa posizione. Nonostante in 60 anni si sia passati da 25 milioni a quasi un miliardo e 100 milioni di viaggiatori internazionali; nonostante abbiamo il maggior numero di siti Unesco; nonostante l’Italia sia la meta più ambita per il patrimonio culturale, la cucina, i paesaggi, è come la sora Camilla dell’aforisma di Aldo Bozzi: tutti la vogliono, ma nessuno la piglia.

I dati, non le considerazioni, sono del  Ministero dei Beni Culturali e si riferiscono al 2013.
L’apporto del turismo all’economia è stato di 63,9 miliardi di euro, il 4% del Pil nazionale. Una quota bassissima. Che calcolando il valore aggiunto dell’intera economia turistica (dai negozi di souvenir alla moda agli alberghi) sale fino a 161 miliardi che corrispondono a poco più del 10% del Pil. L’obiettivo proclamato è di portarlo al 20%. Dovrebbe essere un tema dominante nel dibattito sull’economia italiana, ma è assolutamente trascurato, se non per il velleitario obiettivo di cui sopra. Mancano una visione programmatoria generale, una qualsivoglia politica turistica, un qualsivoglia progetto di organico impiego degli asset cultural-artistico-monumental-paesistici di cui siamo ricchi.
Ma tant’è: questo è rimasto il campo del “fai da te” in cui ciascuno si coltiva il proprio orticello, fin che può, contando sul grande volano della storia, della bellezza, della cultura che abbiamo alle spalle e tutt’intorno a noi.

Altri Paesi europei, anche se meno dotati del nostro quanto a ricchezze di beni culturali, sono riusciti ad occupare i gangli vitali della politica turistica europea egemonizzando il settore.

Da noi i grandi flussi turistici che giungono in Europa, provenienti dai Paesi emergenti, gestiti come sono prevalentemente da Francia e Germania, arrivano marginalmente. Rimane il turismo domestico che oggi risente pesantemente della generale crisi economica. Gli italiani, soprattutto i giovani, con sempre maggiore frequenza si danno ai viaggi all’estero.

Occorre, dunque, rafforzare la capacità attrattiva, in questo campo, del nostro Paese, soprattutto agli occhi degli italiani i quali costituiscono ben  oltre il 60 % del bilancio nazionale del settore.

Ma anche la promozione dell’immagine-Italia all’estero, da quando si è introdotta la competenza regionale in materia turistica, si è frammentata ed in definitiva risulta grandemente ridimensionata.  Non c’è nemmeno un grande tour operator in grado di concludere con l’estero opportuni accordi di collaborazione reciproca.

Che ne sarà degli oltre cento milioni di nuovi turisti che nei prossimi due o tre anni si affacceranno sul mercato turistico internazionale?
Quanti ed in che modo riusciremo a “catturarne”? Chi se ne sta occupando? Almeno c’è Expo 2015, con il suo appeal: ben venga e facciamone tesoro, a livello nazionale.

C’è inoltre la speranza che le già iniziate vacanze pasquali possano portare in “nero” le cifre del turismo in “rosso” da sei anni. Secondo il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia per le festività in corso è previsto un discreto aumento di turisti – sia internazionali, sia domestici – rispetto allo scorso anno. Alle mete tradizionali, città d’arte, laghi, e località balneari si aggiunge la montagna che, grazie alle eccezionali nevicate dello scorso inverno, vedrà in funzione fino ai primi di maggio gli impianti sciistici. Resta consistente la quota di italiani che si reca all’estero – uno su quattro – preferendo Spagna, Francia, Gran Bretagna e Grecia, favorita dalla coincidenza delle Pasque cattolica e ortodossa, che assume un rilievo particolare con feste e riti di notevole interesse. 

Foto: Colombo Clerici al premio Excellent per il Turismo

foto presidente 117

 

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