Politica immobiliare errata – IL GIORNO, QN, Resto del Carlino, La Nazione – Rubrica Casa Città Società di ASSOEDILIZIA Achille Colombo Clerici

Come ho avuto modo di esporre a Venezia, settimana scorsa, al Seminar dell’Aspen Institute, tra i compiti principali dello Stato c’è quello di favorire politiche nei diversi settori economici che rivestono importanza strategica nel Paese.

In Italia, da più di cinquant’anni a questa parte, non si è varata alcuna politica riguardante l’economia immobiliare e della casa.

In tal modo, tra misure di emergenza e normative tampone, tra leggi ideologiche e misure ad effetto elettorale, siamo giunti alla situazione assurda che a pagare le imposte (tra dirette ed indirette, erariali o locali) che concorrono a formare il gettito immobiliare, per legge son rimasti solo metà’ degli immobili e, quanto alle abitazioni, addirittura un terzo delle stesse.

E, quel che è più grave, in definitiva, solo questi concorrono a finanziare il costo dei servizi comunali.

In trent’anni moltissimi immobili italiani sono passati dal regime della tassazione a quello della esenzione fiscale.

Tre i passaggi chiave: primo le dismissioni ed i frazionamenti degli immobili locati, dovuti alla compressione della redditività, causata dal fisco e dagli oneri di socialità; secondo le prime case in proprietà esenti dalle imposte; terzo il federalismo fiscale con la riduzione al lumicino dei trasferimenti statali ed il costo dei servizi comunali a carico della fiscalità immobiliare.

Ci si meravigliava fino a poco tempo fa che, sulla base degli indicatori internazionali (Eurostat, Ocse) il rapporto tra gettito fiscale degli immobili e Pil in Italia non fosse tra i più alti d’Europa, nonostante l’ingente carico tributario individuale gravante sui possessori di questi beni.

Ora, dopo la stretta fiscale del 2011, questo rapporto, con buona pace di tutti, è tra i più alti: ma a formarlo concorre, come abbiamo visto, una quota di immobili inferiore a quella media europea.

Figuriamoci quindi quante imposte si pagano oggi sugli immobili, in Italia.

Il doppio squilibrio descritto è foriero dei gravi danni prodotti all’economia immobiliare.

La crisi che ha investito il settore e di conseguenza l’intera economia del Paese si risolve in una seria perdita di valore degli immobili in generale: il che danneggia, sia coloro che pagano le imposte immobiliari, sia coloro che ne sono stati esentati.

Tartassare i contribuenti per la quadratura dei conti in via compensativa, e produrre il calo dei valori è stato un tutt’uno.

Con questo bell’ esempio di “politica immobiliare” come si può mai pensare di attrarre nel nostro Paese ,nuovi investimenti, anche esteri?

foto presidente Venezia 5

Il Giorno 17.5.2014

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