Archivio per maggio 2014

Europa ed immobiliare – Casa Città Società – IL GIORNO, QN, Resto del Carlino, La Nazione – Rubrica di ASSOEDILIZIA Achille Colombo Clerici – Pubblicato il 24 maggio 2014

maggio 26, 2014

A s s o e d i l i z i a

“L’ Europa deve fare i conti con l’economia immobiliare italiana, che non può essere misconosciuta al punto di innestare un processo di depauperamento dell’economia generale italiana.

Il nostro Paese presenta:

– La più bassa percentuale europea di immobili che per legge concorrano a formare il gettito delle imposte immobiliari ed a finanziare i servizi locali: il 50% degli immobili ed 1/3 delle abitazioni. I restanti 2/3 delle case non pagano sostanzialmente i servizi comunali (Tasi permettendo) anche se il proprietario è Rockfeller. Tanto che chi è rimasto a pagare paga enormemente.

– Una quota di immobili di edilizia residenziale pubblica tra le più basse d’Europa, il 4% del totale. Dal 1998 si sono bloccati i finanziamenti alle case popolari. Sicché oggi da noi i meno abbienti non trovano più casa.

– La più bassa quota in Europa di abitazioni in locazione: il 18% contro una media europea che è grosso modo  del doppio. Con grave pregiudizio di quella mobilità abitativa che le trasformazioni socio-economiche in atto richiederebbero per le diverse esigenze di lavoro, di studio, di famiglia.

Tutto questo significa che non funziona il sistema abitativo e non funziona il sistema degli investimenti immobiliari. Conseguenza ne e’ stata la grave crisi del settore immobiliare che ha travolto l’intera economia nazionale.

L’economia immobiliare, sostenuta dal risparmio nell’immobile,  è qualcosa di complesso e in Italia presenta una tipologia tutta propria, molto diversa da quella degli altri principali Paesi europei.

L’Italia, come si distingue per il più alto numero di PMI (in termini relativi, quasi una ogni 10 abitanti), così presenta il più elevato numero di proprietari immobiliari: 46 milioni di soggetti.   Il valore medio dell’investimenti per ognuno è di circa 170/200.000 euro.

Complessivamente il patrimonio immobiliare italiano è un grande volano dell’economia che  genera una continua attività di manutenzione del patrimonio e tutta una serie di attività complementari “di indotto” volte alla amministrazione, alla gestione, alla valorizzazione/riqualificazione ed alla commercializzazione degli immobili. L’attività immobiliare rappresenta il 20% del PIL ed oltre i 2/3 della ricchezza delle famiglie. 

Ma perché ciò avvenga è necessaria la fiducia in questo “mercato”, non solo dei grandi operatori magari istituzionali, ma anche dei risparmiatori diffusi, cioè delle famiglie.

Ma il nostro Stato penalizza questi risparmiatori privilegiando, in una ottica distorta, che si riduce a puntare su interventi di nicchia per cercare di risolvere i problemi generali, i gestori intermediari del risparmio privato.
Pensiamo ai  500 milioni (Commissione Ceriani) per agevolazioni SIIQ, SIINQ, Fondi immobiliari bancari.

In tutti questi anni mai che l’Europa si sia mossa per richiamare l’Italia all’esigenza di avere più case popolari, più case in affitto, una fiscalità più equilibrata nel settore immobiliare.

Si è limitata a chiedere a gran voce un incremento della crescita del Pil (come può crescere il Pil se rimane depresso un comparto che rappresenta il 20%  dell’economia?), il rispetto del fiscal compact, un maggior gettito fiscale complessivo dagli immobili, la riforma del catasto.
Cosa capisse poi l’ Europa del nostro catasto, quando in Italia ne sanno a malapena solo pochi adepti, è tutto da vedere.

Poiché dalla revisione catastale in atto, che durerà anni, dipende la fiducia o meno del mercato e poiché alla fiducia è strettamente legata la ripresa del settore, dall’incertezza nella tassazione deriverà non certo un aiuto, bensì una difficoltà per la ripresa del settore immobiliare.

Viene il sospetto che l’Europa monetaria porti avanti un disegno che non è tra i più sensibili ai problemi dell’immobiliare italiano.   

foto presidente 122

Il Giorno 24.5.2014

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Turismo – Attrattività delle città Italiane – Beauty Business – Turisti Opportunità

maggio 26, 2014

Istituto Europa Asia
e
Europe Asia Institute

Pubblicata da Beauty Business la Ricerca dell’Istituto Europa Asia sulla attrattività delle città italiane.

 *     *     *

Una ricerca condotta dall’Istituto Europa Asia tra le città più attrattive d’Europa in termini di immagine all’estero

ROMA BATTE BERLINO, MA ANCHE VENEZIA, E QUASI DOPPIA MILANO

Achille Colombo Clerici presidente dell’Istituto Europa Asia: “Non c’è da stupirsi che Roma e Venezia svettino a livello nazionale. Nel far immagine per le città entrano in gioco, non solo l’efficienza e la funzionalità, la capacità di accogliere e l’offerta sociale in generale, ma anche la storia, il patrimonio di beni culturali, materiali ed immateriali, le bellezze paesaggistiche e l’offerta turistica.

Per questo le città italiane, nel complesso, meriterebbero, nel confronto internazionale, una migliore classifica. E’ necessario quindi un grande sforzo da parte della politica, delle istituzioni culturali, delle organizzazioni turistiche per richiamare maggiormente l’ interesse mondiale sul nostro Paese e sulle nostre città”.

 *     *     *

Nelle città vive la metà della popolazione. Le città sono i luoghi dove si concentrano  arte e cultura,scienza,imprenditoria, creatività, commerci, finanza. Ma sono anche luoghi meta di turismo abbiente, colto e sempre più popolare. Ecco perché, in un mondo globalizzato, si fa a gara per rendere sempre più attrattive le città.

Quale il grado di interesse suscitato nel mondo dalle nostre, rispetto ad alcuni capoluoghi continentali? E tra le città italiane quale di esse lo straniero preferirebbe visitare? E per quali motivi?

Come risulta dalla classifica stilata dall’ Istituto Europa Asia, l’interesse a conoscere una città nasce da quanto essa può offrire in termini di patrimonio architettonico, di bellezze naturali, di cultura, di storia, di offerta turistica, ma dipende anche da come questi beni sono valorizzati e presentati al mondo.

Se Londra e Parigi mantengono saldamente lo scettro delle città più attrattive d’Europa, non può sembrare singolare  a noi italiani che la caotica Roma (indice 2,00) superi l’efficiente Berlino (1,70) ed anche Venezia (1,65)  e quasi doppi Milano (1,20); puo’ stupire viceversa che Barcellona (1,68) “batta” la capitale rivale Madrid (1,15), ricca di storia e di beni culturali.

Nel complesso però la distanza che separa le città italiane da quelle continentali è superiore alle nostre potenzialità.

Ulteriori conferme di quanto contino nel far immagine i valori storico-cultural-paesistici vengono proprio dall’Italia: Venezia al secondo posto (1,65) Napoli (0,80) prevale su Torino (0,60) e Genova (0,50), che potrebbe far molto di piu! Come pure Palermo che gia’ gode di una notevole vis actractiva (0,35).  Sorprendente la posizione di Capri (0,36). Bergamo (0,14) eguaglia Assisi ed è seguita da Brescia a 0,135. 

Indice

Il grado di interesse suscitato nel mondo da …

…alcune città europee

– Londra.          3,50
– Parigi.            3,20
– Amsterdam.   1,90
– Berlino.          1,70
– Barcellona.    1,68
– Vienna.          1,40
– Madrid.          1.15
– Bruxelles.      0,98
– Marsiglia.       0,65
– Berna.            0,40
 

… alcune città italiane
– Roma.           2,00
– Venezia.       1,65
– Milano.         1,20
– Firenze.        1,00
– Napoli.          0,80
– Torino.          0,60
– Bologna.       0,51
– Genova.        0,50
– Verona.         0,40
– Capri.            0,36
– Palermo.       0,35
– Trieste.          0,31
– Pisa.              0,29
– Bolzano.        0,27
– Siena.            0,25
– Bari.              0,24
– Cagliari.        0,21
– Padova.         0,19
– Perugia.        0,19
– Pompei.         0,18
– Parma.          0,16
– Sorrento.     0,157
– Vicenza.        0,15
– Amalfi.         0,147
– Modena.       0,145
– Bergamo       0,14
– Assisi.           0,14
– Brescia.        0,135
– Mantova.       0,12
– Trento.          0,12
– Rimini.         0,106

 foto presidente Venezia 6

Beauty Business

Beauty Business 2

Beauty Business 3

 

Massimiliano Salini e Maurizio Lupi – Elezioni Europee – Milano Incontro Assoedilizia presidente Achille Colombo Clerici

maggio 22, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy

A Milano il Ministro Maurizio Lupi e il Presidente della Provincia di Cremona Massimiliano Salini (Nuovo Centro Destra)

COLOMBO CLERICI: NON FACILI I RAPPORTI TRA UNIONE EUROPEA ED ECONOMIA IMMOBILIARE ITALIANA

Il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi, capolista alle elezioni europee di domenica per il Nuovo Centro Destra e il candidato nella stessa competizione Massimiliano Salini, Presidente della Provincia di Cremona, si sono ritrovati all’Auditorium Cà Granda di Milano per un incontro pubblico cui hanno partecipato esponenti dell’economia milanese.
A Massimiliano Salini il Presidente di Assoedilizia e Vice Presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici ha riassunto  i non facili rapporti tra l’Unione Europea e il comparto immobiliare italiano.

“L’ Europa – ha detto – deve fare i conti con l’economia immobiliare italiana, che non può essere misconosciuta al punto di innestare un processo di depauperamento dell’economia generale italiana.

Il nostro Paese presenta:

– La più bassa percentuale europea di immobili che per legge concorrano a formare il gettito delle imposte immobiliari ed a finanziare i servizi locali: il 50% degli immobili ed 1/3 delle abitazioni. I restanti 2/3 delle case (Tasi permettendo) non pagano i servizi comunali, anche se il proprietario è Rockfeller.Tanto che chi è rimasto a pagare paga enormemente.

– Una quota di immobili di edilizia residenziale pubblica tra le più basse d’Europa, il 4% del totale. Dal 1998 si sono bloccati i finanziamenti alle case popolari. Sicché oggi da noi i meno abbienti non trovano più casa.

– La più bassa quota in Europa di abitazioni in locazione: il 18% contro una media europea che è grosso modo  del doppio. Con grave pregiudizio di quella mobilità abitativa che le trasformazioni socio-economiche in atto richiederebbero per le diverse esigenze di lavoro, di studio, di famiglia.

Tutto questo significa che non funziona il sistema abitativo e non funziona il sistema degli investimenti immobiliari. Conseguenza ne è stata la grave crisi del settore immobiliare che ha travolto l’intera economia nazionale.

L’economia immobiliare, sostenuta dal risparmio nell’immobile,  è qualcosa di complesso e in Italia presenta una tipologia tutta propria, molto diversa da quella degli altri principali Paesi europei.

L’Italia, come si distingue per il più alto numero di PMI (in termini relativi, quasi una ogni 10 abitanti), così presenta il più elevato numero di proprietari immobiliari: 46 milioni di soggetti (persone fisiche e persone giuridiche); titolari di proprietà globale (individuale ed esclusiva) o pro quota (in comunione); piena o nuda.  Il valore medio dell’investimenti per ogni soggetto è di circa 170/200.000 euro.

Complessivamente il patrimonio immobiliare italiano è un grande volano dell’economia che  genera una continua attività di manutenzione del patrimonio e tutta una serie di attività complementari “di indotto” volte alla amministrazione, alla gestione, alla valorizzazione/riqualificazione ed alla commercializzazione degli immobili. L’attività immobiliare rappresenta il 20% del PIL ed oltre i 2/3 della ricchezza delle famiglie. 

Ma perché ciò avvenga è necessaria la fiducia in questo “mercato”, non solo dei grandi operatori magari istituzionali, ma anche dei risparmiatori diffusi, cioè delle famiglie.

Ma il nostro Stato penalizza questi risparmiatori privilegiando, in una ottica distorta, che si riduce a puntare su interventi di nicchia per cercare di risolvere i problemi generali, i gestori intermediari del risparmio privato. Pensiamo ai  500 milioni (Commissione Ceriani) per agevolazioni SIIQ, SIINQ, Fondi immobiliari bancari.

In tutti questi anni mai che l’Europa si sia mossa per richiamare l’Italia all’esigenza di avere più case popolari, più case in affitto, una fiscalità più equilibrata nel settore immobiliare.

Si è limitata a chiedere a gran voce un incremento della crescita del Pil (come può crescere il Pil se rimane depresso un comparto che rappresenta il 20%  dell’economia?), il rispetto del fiscal compact, un maggior gettito fiscale complessivo dagli immobili, la riforma del catasto.
Cosa capisse poi l’Europa del nostro catasto, quando in Italia ne sanno a malapena solo pochi adepti, è tutto da vedere.

Poiché dalla revisione catastale in atto, che durerà anni, dipende la fiducia o meno del mercato e poiché alla fiducia è strettamente legata la ripresa del settore, dall’incertezza nella tassazione deriverà non certo un aiuto, bensì una difficoltà per la ripresa del settore immobiliare.

Viene il sospetto che l’Europa porti avanti un disegno che non è tra i più sensibili ai problemi dell’immobiliare italiano.   

Foto:
– Achille Colombo Clerici con Massimiliano Salini e Giuseppe Zola
– con Maurizio Lupi

Achille Colombo Clerici con Massimiliano Salini e Giuseppe Zola 

Colombo Clerici con Maurizio Lupi

Tasi Proroga generale del termine di pagamento – Statuto del contribuente – APPELLO Assoedilizia

maggio 20, 2014

Appello Assoedilizia:

Proroga del termine per il pagamento della Tasi, a settembre per tutti i contribuenti e per tutti i comuni.

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Riteniamo che la discriminazione, in sede di pagamento della Tasi, tra contribuenti a seconda del comune in cui sono debitori tributari, derivante dalla proroga del termine di pagamento effettuata in modo differenziato tra i diversi comuni (che abbiano o meno ottemperato alla determinazione delle disposizioni impositive) sia profondamente ingiusta sul piano dell’equità fiscale.

Essa peraltro viola, laddove non ne siano rispettati i termini, lo Statuto del contribuente.

Assoedilizia chiede pertanto lo slittamento a settembre del termine per il pagamento della Tasi per tutti i contribuenti e per tutti i comuni.

“Certezza del diritto, trasparenza e legittimo affidamento sono istituti che ormai da tempo non appartengono più al nostro Paese. Men che meno nel comparto tributario. Eloquente e significativa è la situazione che si è venuta a creare, in vista degli adempimenti per quest’anno, in materia di Imu, Tasi e Tari. Fino a pochi giorni fa, la prima rata della Tasi si versava entro il 16 giugno in tutti i comuni. Ora invece tale termine viene prorogato al 16 settembre, ma soltanto per i comuni che non possono (per le votazioni) o non avranno deliberato le aliquote entro il 23 maggio. In questo modo il governo ritiene di garantire ai contribuenti la “certezza” sugli adempimenti fiscali, ma sembra trascurare che le aliquote e le detrazioni possono essere adottate entro il 31 luglio, termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2014 stabilito (anche) dalla stessa legge 68/2014 che, nel convertire il Dl 16/2014, ha introdotto rilevanti modifiche nelle discipline dei tributi locali. In particolare si ricorda che per quest’anno la Tasi sulle abitazioni principali (e relative pertinenze) va pagata in un’unica rata, entro il termine del 16 dicembre, salvo il caso in cui alla data del 31 maggio sia stata pubblicata la deliberazione di approvazione delle aliquote e delle detrazioni. Per gli immobili diversi dalle abitazioni principali, invece, il versamento della prima rata va eseguito applicando l’aliquota di base pari all’1 per mille, qualora il comune non abbia deliberato un’aliquota diversa entro il 31 maggio. Questa situazione di profonda confusione è iniziata da quando si è concretizzata l’esenzione Imu accompagnata parallelamente dall’istituzione, invece di una vera e propria “service tax”, della Tasi che ha vanificato l’attesa di quanti pensavano che la “certezza” sugli adempimenti della fiscalità locale potesse divenire realtà.

Non è così ed è urgente porre rimedio ricordandosi che lo Statuto dei diritti del contribuente all’articolo 3 dispone fra l’altro che per i “tributi periodici” le modifiche introdotte si applicano soltanto a partire dal periodo di imposta successivo a quello in cui le disposizioni le prevedono. E che, in ogni caso, le disposizioni non possono prevedere “adempimenti” a carico dei contribuenti la cui scadenza sia stabilita prima di 60 giorni dalla data dell’entrata in vigore delle disposizioni stesse o dell’adozione di provvedimenti di attuazione in esse espressamente previste, come le deliberazioni comunali.”                    

Colombo Clerici intervento

 

Angelo Ciocca – Assoedilizia incontro con il Presidente Achille Colombo Clerici

maggio 20, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy

INCONTRO COLOMBO CLERICI-CIOCCA (LEGA NORD)
SUL TAVOLO L’EUROPA E L’ECONOMIA IMMOBILIARE ITALIANA

In un incontro tra il presidente della commissione regionale per le Attività produttive Angelo Ciocca  della Lega Nord candidato al Parlamento Europeo per la circoscrizione Nord Ovest  e il Presidente di Assoedilizia  e Vice Presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici, si sono esaminate le conseguenze non positive della politica europea sull’economia immobiliare italiana e lombarda che Colombo Clerici ha così riassunto:

“L’Europa deve fare i conti con l’economia immobiliare italiana, che non può essere misconosciuta al punto di innestare un processo di depauperamento dell’economia generale italiana.

Il nostro Paese presenta:

– La più bassa percentuale europea di immobili che per legge concorrano a formare il gettito delle imposte immobiliari ed a finanziare i servizi locali: il 50% degli immobili ed 1/3 delle abitazioni. I restanti 2/3 delle case non pagano sostanzialmente i servizi comunali (Tasi permettendo) anche se il proprietario è Rockfeller. Tanto che chi è rimasto a pagare paga enormemente.

– Una quota di immobili di edilizia residenziale pubblica tra le più basse d’Europa, il 4% del totale. Dal 1998 si sono bloccati i finanziamenti alle case popolari. Sicché oggi da noi i meno abbienti non trovano più casa.

– La più bassa quota in Europa di abitazioni in locazione: il 18% contro una media europea che è grosso modo  del doppio. Con grave pregiudizio di quella mobilità abitativa che le trasformazioni socio-economiche in atto richiederebbero per le diverse esigenze di lavoro, di studio, di famiglia.

Tutto questo significa che non funziona il sistema abitativo e non funziona il sistema degli investimenti immobiliari. Conseguenza ne è stata la grave crisi del settore immobiliare che ha travolto l’intera economia nazionale.

L’economia immobiliare, sostenuta dal risparmio nell’immobile,  è qualcosa di complesso e in Italia presenta una tipologia tutta propria, molto diversa da quella degli altri principali Paesi europei.

L’Italia, come si distingue per il più alto numero di PMI (in termini relativi, quasi una ogni 10 abitanti), così presenta il più elevato numero di proprietari immobiliari: 46 milioni di soggetti (persone fisiche e persone giuridiche); titolari di proprietà globale (individuale ed esclusiva) o pro quota (in comunione); piena o nuda.  Il valore medio dell’investimenti per ogni soggetto è di circa 170/200.000 euro.

Complessivamente il patrimonio immobiliare italiano è un grande volano dell’economia che  genera una continua attività di manutenzione del patrimonio e tutta una serie di attività complementari “di indotto” volte alla amministrazione, alla gestione, alla valorizzazione/riqualificazione ed alla commercializzazione degli immobili. L’attività immobiliare rappresenta il 20% del PIL ed oltre i 2/3 della ricchezza delle famiglie. 

Ma perché ciò avvenga è necessaria la fiducia in questo “mercato”, non solo dei grandi operatori magari istituzionali, ma anche dei risparmiatori diffusi, cioè delle famiglie.

Ma il nostro Stato penalizza questi risparmiatori privilegiando, in una ottica distorta, che si riduce a puntare su interventi di nicchia per cercare di risolvere i problemi generali, i gestori intermediari del risparmio privato.
Pensiamo ai  500 milioni (Commissione Ceriani) per agevolazioni SIIQ, SIINQ, Fondi immobiliari bancari.

In tutti questi anni mai che l’Europa si sia mossa per richiamare l’Italia all’esigenza di avere più case popolari, più case in affitto, una fiscalità più equilibrata nel settore immobiliare.

Si è limitata a chiedere a gran voce un incremento della crescita del Pil (come può crescere il Pil se rimane depresso un comparto che rappresenta il 20%  dell’economia?), il rispetto del fiscal compact, un maggior gettito fiscale complessivo dagli immobili, la riforma del catasto.
Cosa capisse poi l’Europa del nostro catasto, quando in Italia ne sanno a malapena solo pochi adepti, è tutto da vedere.

Poiché dalla revisione catastale in atto, che durerà anni, dipende la fiducia o meno del mercato e poiché alla fiducia è strettamente legata la ripresa del settore, dall’incertezza nella tassazione deriverà non certo un aiuto, bensì una difficoltà per la ripresa del settore immobiliare.

Viene il sospetto che l’Europa porti avanti un disegno che non è tra i più sensibili ai problemi dell’immobiliare italiano.   

 Foto: Achille Colombo Clerici con Angelo Ciocca

 Achille Colombo Clerici con Angelo Ciocca

 

Ecco perché il fondo gestito dal notaio per le compravendite comporta gravi rischi per il venditore — idealista.it/news

maggio 19, 2014

http://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2014/05/19/108953-il-fondo-gestito-dal-notaio-per-le-compravendite-comporta-gravi-rischi-per-il?xts=402916&xtor=RSS-299

 

 

 

Mostra XIV Architettura internazionale Biennale di Venezia – Triennale di Milano 2014 – Il Grattacielo

maggio 19, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
ISTITUTO EUROPA ASIA – IEA – EUROPE ASIA INSTITUTE

 

Presentazione della XIV Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia

IL GRATTACIELO HA TRASFORMATO LA VITA DEI MILANESI

“Il grattacielo ha trasformato la vita dei milanesi. Misteriose attività si svolgono dentro queste città verticali, che la città orizzontale ignorava, dolcemente stesa nella sua pianura, con i suoi palazzotti bassi e i suoi giardini chiusi” scriveva nel 1944 Alberto Savinio in Ascolto il tuo cuore, città.

Le vicende architettoniche e urbanistiche di Milano negli ultimi cento anni – ma anche alcuni momenti cardine della sua storia passata – costituiscono un esempio tra i più chiari dei tentativi di “modernizzazione” dell’Italia e delle particolari modalità assunte da questi al confronto con la struttura urbana preesistente. La prima sezione del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2014 prenderà in esame alcuni momenti di questa storia complessa, dove in risposta a nuovi bisogni sorgono nuove architetture capaci di adattarsi al contesto, di farlo suo e di trasfigurarlo all’interno di una nuova visione urbana.
Il curatore Cino Zucchi ne parlerà con Ada Lucia De Cesaris, Vice Sindaco di Milano, Fulvio Irace, storico e critico di architettura e Michele Serra, giornalista e scrittore.

La presentazione di “Innesti/Grafting: Milano, laboratorio del moderno”, cui è stato invitato il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achiulle Colombo Clerici, è  alla Triennale di Milano, Salone d’Onore, mercoledì 21 maggio alle ore 18.
In Innesti/Grafting Cino Zucchi parte dall’assunto che “l’architettura italiana dalla prima guerra mondiale a oggi mostra una ‘modernità anomala’, rappresentata dalla grande capacità di interpretare e incorporare gli stati precedenti attraverso metamorfosi continue. Non adattamenti formali a posteriori del nuovo rispetto all’esistente, ma piuttosto ‘innesti’ capaci di trasfigurare le condizioni del contesto in una nuova configurazione: un atteggiamento visto un tempo da alcuni come nostalgico o di compromesso, ma oggi ammirato dall’Europa e dal mondo come il contributo più originale della cultura progettuale italiana”.

Colombo Clerici con Ada Lucia De Cesaris vice Sindaco di Milano