Dismissioni Beni Immobili pubblici – Casa Città Società – IL GIORNO, QN, Resto del Carlino, La Nazione – Rubrica di ASSOEDILIZIA Achille Colombo Clerici

Dei tagli alla spesa pubblica abbiamo già parlato.

Sull’altro versante, non ci devono essere più alibi per il mondo politico e per l’amministrazione.

Per abbattere il debito pubblico e ridurne il costo, è necessario che lo Stato e gli enti pubblici (locali e non) pensino a dismettere l’immenso patrimonio di proprietà pubblica, mobiliare ed immobiliare; patrimonio creato dal pubblico a spese delle imposte pagate nel tempo dai contribuenti.

Tale patrimonio comprende immobili (edifici e terreni, strumentali e non) e partecipazioni in società commerciali, industriali, di servizi.

Il valore di libro dei soli immobili ascende a 191 miliardi di cui l’80% appartenente agli enti locali; ma il valore effettivo supera i 400 miliardi.

C’è una via semplice e lineare: questi beni vanno dismessi e monetizzati attraverso il loro conferimento in appositi fondi (gestiti da Sgr-società di gestione), creando un sistema di titoli e warrants rappresentativi dei beni stessi : titoli che andranno collocati nel mercato del risparmio diffuso, attraverso apposite offerte di sottoscrizione ai risparmiatori, destinando nel contempo il ricavato direttamente alla riduzione dell’indebitamento pubblico.

In molti casi la redditività dei beni rappresentati non è immediata; basti pensare allo stato di degrado in cui si trovano molti immobili pubblici da dismettere o alle dismissioni funzionali ed alle conseguenti varianti urbanistiche. Al fine di rendere economicamente competitivo l’investimento in questi titoli, è dunque necessario incorporare la redditività stessa nel prezzo di collocamento, in modo tale da renderlo appetibile.

Per esigenze temporali connesse alla finalità di un tempestivo abbattimento del debito, la valorizzazione dei beni potrà seguire il loro conferimento nei fondi.

In tal modo potranno esser conferiti utilmente nel fondo anche immobili dalla scarsa o nulla redditività diretta, come ad esempio quelli destinati all’attività istituzionale degli enti pubblici.

Verrà a crearsi un mercato di tali titoli, in cui i valori potranno apprezzarsi man mano che la gestione dei beni porterà gli stessi ad una valorizzazione economica.

Un sistema di Sgr (Società di gestione del risparmio) dovrà attivarsi per gestire al meglio i fondi stessi, al fine di realizzare nel tempo anche una redditività diretta dei beni.

Lo Stato e gli enti pubblici conferenti, ove mantenessero in portafoglio una quota dei titoli emessi, con la rivalutazione degli stessi nel tempo, potrebbero anch’essi beneficiare di un vantaggio patrimoniale.

E’ opportuno aggiungere che tale forma di dismissione, a differenza della cessione materiale dei beni, non avrebbe interferenze negative sul mercato immobiliare, in quanto non produrrebbe un repentino accrescimento dell’offerta immobiliare.

Quindi, non dismissioni attraverso cessioni materiali dei beni a singoli operatori, (procedura che porta spesso, come conseguenza, alla “svendita”), ma creazione di un sistema di titoli di proprietà dei beni pubblici, posseduti dai cittadini italiani assieme al pubblico.

Ed il ricavato dal collocamento dei titoli, ripeto, andrà rigorosamente destinato in via diretta ed esclusiva al ripianamento del debito.

foto presidente Venezia 7

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