Piero Fassino, Marco Doria – Convegno GENOVA E TORINO: ESPERIENZE A CONFRONTO – Palazzo Meridiana Genova, Davide Viziano presidente – Assoedilizia e IEA Istituto Europa Asia

A s s o e d i l i z i a
Property Owners’ Association Italy
e
Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute

 

di Antonio Armano
Genova 9 giugno 2014

“Sono uno di quelli cui non dispiace passare per moderato. Ma quando c’è di mezzo la burocrazia divento giacobino… Durante la rivoluzione francese sono state tagliate 1800 teste. Ecco: non importa se è stata tagliata qualche testa di troppo… Importa che la rivoluzione francese abbia cambiato la storia. Una rivoluzione richiede radicalità”.

Un Piero Fassino insolitamente massimalista ha preso parte ieri, mercoledì 9 luglio, presso il Palazzo della Meridiana a Genova, all’incontro intitolato “Genova e Torino, esperienze a confronto”, insieme al sindaco del capoluogo ligure Marco Doria, e ai rispettivi assessori all’urbanistica Stefano Lo Russo e Stefano Bernini. L’incontro era organizzato dall’associazione Amici del palazzo della Meridiana, presieduta da Davide Viziano.

Fassino ha ricordato che quando era ministro ogni provvedimento subiva rallentamenti insopportabili nel momento in cui si passava dalla verticalità decisionale alla orizzontalità burocratica. E cioè quando il provvedimento passava alla fase della conferenza di servizi tra i funzionari di diverse competenze.
Da allora, nonostante tutti i proclami, non è cambiato molto. Il sindaco di Torino ha rivelato diffidenza nei confronti dei tentativi fatti sinora per risolvere il problema della burocrazia: “Quando sento parlare di semplificazione amministrativa sono sempre molto scettico. So per esperienza che quando si è tentato di semplificare una norma ce ne siamo ritrovate tre al posto di una”.

Genova e Torino, due città a confronto: entrambe fortemente segnate dall’industria e con la necessità di reinventarsi, ridefinire il proprio ruolo. “A Genova la presenza industriale è stata forte, ma dopo le deindustrializzazione la città ha iniziato a cambiare volto” ha detto Marco Doria. “È molto più bella di prima, di quarant’anni fa, ma ha bisogno di un nuovo dinamismo. (Genova mi piace, come pure Torino, mentre Milano non mi piace). Una volta si puntava sulla quantità, oggi ci vuole la qualità. Occorre, come si dice, costruire sul costruito, puntare sul riuso. Un esempio positivo è stato il recupero del porto antico, una grande operazione compiuta utilizzando i fondi dell’Expo del ’92. Un altro esempio è la riqualificazione dell’area siderurgica di Cornigliano. Bisogna avere lungimiranza mentre in passato prevaleva la logica della redditività di breve periodo. Si costruiva molto ma senza badare a infrastrutture e servizi, senza pensare al territorio”.

Hi-tech, alta velocità, ricerca, formazione scolastica universitaria, cultura, fiere, turismo: le parole d’ordine del rilancio, le nuove linee guida per la riqualificazione urbana accomunano Torino e Genova. E non solo. Riguardano anche altre città. La domanda rivolta ai sindaci è dunque la seguente: la ricetta oggi è sempre la stessa, ma può funzionare per tutti? “Si tratta – ha detto Fassino – di una concezione polifunzionale del tessuto urbano”. Oggi nessuna città può permettersi di rispondere a una sola vocazione: “Ci vuole una pluralità di vocazioni ma con una regia unica. Torino è stata una factory-town, una città-azienda. Negli anni ’80-90 ha perduto 350mila abitanti e ha dismesso 10 milioni di mq di aree industriali. Ma si è rimessa in moto investendo sull’economia della conoscenza: ricerca, università, cultura, turismo. Ha saputo diversificarsi, cambiare. Questo non significa che abbia abbandonato la vocazione industriale e il mercato delle auto. Anzi. La Fiat-Chrysler è tuttora al centro del sistema produttivo torinese e le aziende dell’indotto automobilistico non hanno chiuso i battenti. Oggi lavorano per diversi committenti. Per Nissan o Toyota o altri. E bisogna essere più bravi, rispetto a quando si ha un solo committente. Le grandi città posseggono gli anticorpi per reagire al declino. Ma sono gli amministratori pubblici che devono farsi carico delle responsabilità di orientare le iniziative private, secondo un progetto di lungo periodo stimolando gli investimenti”.

È apparso altresì fondamentale cogliere l’opportunità che deriva dalla città-metropolitana. Non puoi sostenere la sfida globale se non metti in campo sinergie in un contesto più ampio di quello municipale. Oggi la sfida globale si gioca fra territori, ciascuno dei quali ha una pluralità di vocazioni. Per agganciare la ripresa bisogna competere con aree metropolitane come Parigi, Londra, Berlino, per restare all’Europa. Torino e Genova potrebbero integrarsi maggiormente se fossero collegate dall’alta velocità ferroviaria, come già accade tra Milano e Torino. Occorre una regia, bisogna fare le scelte giuste. “Caso emblematico quello di Detroit e Pittsburgh” ha detto l’assessore all’urbanistica di Torino, Stefano Lorusso. “Detroit, da capitale dell’auto che era, è decaduta. Pittsburgh, capitale delle acciaierie, ha saputo riconvertirsi nel settore del biomedico. Perché è stata accompagnata nella fase di riconversione”.

 

Foto: Il presidente di Assoedilizia e di IEA Achille Colombo Clerici, ieri a Genova presenziava al Convegno.

foto presidente 92

 

 

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