Imposta di Successione – Revisione? Eliminare le imposte ipotecarie e catastali in caso di successione di immobili – Assoedilizia

A s s o e d i l i z i a

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“L’imposta ipotecaria e l’imposta catastale vanno nuovamente assorbite nell’imposta principale di successione.

 *    *    *

A proposito del ventilato restyling dell’imposta di successione, peraltro smentito proprio ieri l’altro dal vice Ministro Luigi Casero, occorre intendersi bene.

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4% del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per se’, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Pertanto, parlare di ripristino e di introduzione dell’imposta di successione, come ha fatto qualche commentatore, è assai generico e si presta a seri equivoci, visto che l’imposta è già stata ripristinata dopo anni di abolizione. L’unico caso che conosciamo di abolizione, in via di principio, dell’imposta successoria è quello relativo agli immobili storico-monumentali.

Ma non pensiamo minimamente che ci si possa riferire a questo caso, sia pure nella previsione di un assoggettamento impositivo limitato agli immobili storici produttivi di reddito effettivo.

Sempre per rimanere nella fiscalità immobiliare, l’altro caso di esenzione, ma solo per una fascia di valore, riguarda la franchigia ordinariamente prevista per tutte le successioni: 1 milione per ogni erede discendente in linea retta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8% a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali (3%, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8% della base imponibile immobiliare ( sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Più che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali (o sottoponendole a tassazione fissa di 168 euro) al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.
E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.

Un Governo che si preoccupi di tutelare l’investimento privato nella casa, alla luce non solo dell’esigenza della sua concorrenzialità economica, ma anche del suo ruolo sociale quale volano della funzione abitativa, non può tralasciare di rivedere la materia relativa a questo tributo. Ma solo per ridurne il complessivo carico fiscale.”

Ambrosetti 2014 presidente 2

 

Annunci
Explore posts in the same categories: Assoedilizia informa

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: