Tassa di successione: il rincaro vale 500 milioni – ” Il Mattino” del 29 settembre 2014 – ASSOEDILIZIA

A s s o e d i l i z i a

 

Intervista al presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, ripresa da ” Il Mattino” del 29 settembre 2014

“Tassa di successione: il rincaro vale 500 milioni.
Si valuta l’aumento dell’imposta, ma dai calcoli del tesoro l’incasso sarà minimo”

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4 % del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per sé, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8 % a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali (3%, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8% della base imponibile immobiliare (sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Più che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.
E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.

foto presidente 122

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