Imposta patrimoniale sulle proprietà immobiliari, Pierluigi Bersani – Assoedilizia risponde

A s s o e d i l i z i a

“L’on. Pierluigi Bersani non si dia pena di sfasciare i patrimoni immobiliari dei privati proponendo l’istituzione della patrimoniale sulle “grandi” proprietà degli immobili: questi si stanno già dissolvendo per conto proprio in virtù dell’abnorme pressione fiscale concomitante con la crisi economica”.

Così il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici risponde all’improvvida uscita del noto uomo politico italiano ad un recente talk show televisivo.

Due dati per tutti: dal 2008 ad oggi il valore del solo patrimonio residenziale privato è passato da oltre 6.500 miliardi effettivi di euro a meno di 5.000 miliardi teorici (meno 24%). L’ Italia, nel confronto internazionale, è il Paese con il maggior livello di tassazione sugli immobili a livello mondiale: il 2,2% sul Pil e il 2,75% sul reddito disponibile, contro la media Ocse di 1,27% e 1,59%, ossia circa 1 punto in più sul Pil e 1,16 sul reddito disponibile.
Ed inoltre, il gettito tributario del settore, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi, è a carico solo di un terzo delle abitazioni e di metà degli immobili complessivi.
Figuriamoci dunque il grado di pressione fiscale a carico di chi paga queste tasse.

Una presa di posizione, quella dell’on. Bersani, che suscita, non tanto irritazione, quanto sconcerto, per la genericità che si dimostra con simili proposte.

A parte il fatto che una patrimoniale ordinaria (cioè annuale) sugli immobili già esiste ed è assai gravosa.

A quali patrimoni immobiliari da supertassare allude Bersani?  A quelli che garantiscono un tetto sulla testa a quasi 3 milioni di famiglie – il 19 per cento della popolazione italiana – che non possono permettersi o non intendono, per le più diverse ragioni, acquistare una casa?
O a quelli che, attraverso la locazione ad uso commerciale, assicurano alle imprese italiane di minore dimensione un finanziamento indiretto della loro attività?
Immaginiamo quale effetto produrrebbe poi una conseguente dismissione massiccia di immobili (per fare cassa) in termini di crisi, dei posti di lavoro e del fatturato, dell’enorme indotto che vi è collegato.

Oppure si riferisce alle proprietà di borghi e castelli e palazzi monumentali?
Queste, se sono ricchezze, lo sono rimaste solo sul piano culturale. Dal punto di vista economico rappresentano solo debiti: costi di gestione e tasse.

Forse alle ville ai monti e al mare? Ma queste, con buona pace di chi le vorrebbe tassare, son già state messe fuori mercato: nessuno più le vuole acquistare.

In ogni caso la manifestazione di idee di questo genere, da parte di figure politiche di primo piano, è proprio ciò di cui si sente il bisogno per rigenerare quella fiducia verso l’economia italiana, che è condizione indispensabile per il rilancio dei consumi e degli investimenti privati, ai fini della crescita economica.

foto presidente 127

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