Archivio per ottobre 2014

Paolo Savona e Giancarlo Mazzuca “La vita oltre l’euro” – Riflessioni a margine della presentazione del libro (Rubbettino Editore) – Milano Palazzo Cusani 77

ottobre 24, 2014

ISTITUTO EUROPA ASIA
EUROPE ASIA INSTITUTE
Presidente Achille Colombo Clerici informa

di Benito Sicchiero

Paolo Savona alla presentazione del libro di Giancarlo Mazzuca “La vita oltre l’euro”

USCIRE DALLA MONETA UNICA? MEGLIO L’UNIONE POLITICA EUROPEA

Perché da sette anni l’economia dell’Italia va a fondo? Perché alcuni Paesi dell’Unione Europea crescono, mentre altri sono sull’orlo del fallimento? Perché Francesi e Inglesi sono arrivati al punto di immaginare un referendum per liberarsi di quest’Europa? Sono le domande che i politici – italiani ed europei – sono stati costretti a porsi, quest’anno, subito dopo gli choccanti risultati delle elezioni europee. Molti di questi politici, soprattutto in Italia e in Francia, oggi pensano che l’Europa e l’euro debbano essere cambiati, oppure l’Unione rischia di implodere.

“Minacciare di uscire dalla moneta unica per convincere l’Ue a fare le riforme che servono” sembra suggerire Paolo Savona presentando, a Milano, il libro «La vita oltre l’euro» di Giancarlo Mazzuca, direttore de “Il Giorno” (Rubbettino Editore), frutto di una conversazione con l’imprenditore Ernesto Preatoni.

Mazzuca conosce da tempo l’economista: “E’ sempre stato un inflessibile custode della lira ai tempi di Bankitalia ed un europeista convinto anche quando è stato ministro del Tesoro. Avendo ben presente il suo passato di rigoroso monetarista, sono rimasto piuttosto sorpreso nel constatare come, in tutti questi anni, persino lui sia diventato scettico sulla fiducia incrollabile nella divisa comune di certi grands commis di Bruxelles”.

Rispondendo a una domanda di Mazzuca, Savona svela il tallone d’Achille dell’euro. “L’attuazione della moneta unica non corrisponde alla filosofia che ne era alla base”. E la mancata unione politica dell’Europa, “ha reso l’Ue zoppa e le sue istituzioni incapaci di funzionare”.
Cita peraltro Giuseppe Guarino (n.d.r. che da tempo sostiene la tesi della non vincolatività, per illegittimità procedurale, del fiscal compact; tesi dal nostro Istituto in altra sede illustrata).

La soluzione: uscire dall’euro come parecchi chiedono? Andiamoci piano, sembra dire Savona: “Nessuno deciderà mai di affrontare il contenzioso internazionale che un’uscita dall’euro provocherebbe”. Meglio puntare all’unione politica europea; chiedere all’Ue di riformare la sua stessa architettura.Una causa che vale la minaccia, “da sussurrare riservatamente ai partner europei”, di tornare alla lira.
Ma bisogna agire in fretta. “A mercati chiusi – si raccomanda – evitando le corse dei risparmiatori agli sportelli delle banche col relativo crack degli istituti di credito e creando una camera di compensazione per preservare i consumi”.

“Anni fa, di fronte alle difficoltà dell’euro – racconta Savona – mi trovai a dichiarare: abbiamo bisogno di un piano B. Mi telefonò Tremonti, allora ministro, confessandomi: “Un piano B ce l’abbiamo“. Sono convinto che l’abbia anche la Banca d’Italia”.

Anni fa la situazione generale dell’economia era molto più leggibile che ora. Se partiva un attacco alla lira, quand’ero in Banca d’Italia, si intuiva più o meno da dove proveniva.
Spesso dal settore delle materie prime: ed allora, una semplice telefonata ad esempio a Ravenna, per chiedere notizie sull’andamento del tempo, era sufficiente a calmare le acque.
Oggi il panorama è profondamente cambiato ed è assai arduo risalire, sul piano internazionale, alle origini dei fenomeni.

A frenare la politica è la mancanza di una spinta da parte dell’opinione pubblica, non solo italiana ma europea.

Foto:
– Giancarlo Mazzuca con Achille Colombo Clerici

Giancarlo Mazzucca con Achille Colombo Clerici

Svizzera Italia – Serata “Società del Giardino” Milano Ringraziamento alla Svizzera per Expo 2015 – Istituto Europa Asia partecipa

ottobre 23, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

 

Serata dell’Amicizia Italo-Svizzera organizzata dalla Società del Giardino di Milano

CATTANEO, GARIBALDI, MAZZINI TESTIMONIAL D’ECCEZIONE

Colombo Clerici: “Temporanee vicende politiche non possono incrinare quanto secoli di storia hanno cementato”

di Benito Sicchiero

Alcune nuvole sono apparse all’orizzonte dei tradizionali ottimi rapporti tra Canton Ticino-Svizzera e Lombardia-Italia, costituite dai referendum antifrontalieri e antiExpo voluti dalla Lega ticinese, primo partito del Cantone.

E’ apparsa quindi quanto mai opportuna la serata dedicata all’Amicizia Italo-Svizzera organizzata dalla Società del Giardino di Milano, quale ringraziamento alla Confederazione per la prima adesione ad Expo 2015.

Ma che può essere interpretata anche quale dimostrazione di come istituzioni e cultura ticinesi abbiano atteggiamenti più riflessivi rispetto a posizioni di certa opinione pubblica.

Dopo l’introduzione di Gaetano Galeone, presidente della Società del Giardino e di Massimo Baggi, Console generale di Svizzera e Decano del Corpo, è toccato ai relatori Marco Cameroni, già Console generale di Svizzera a Milano ed a Luigi Ceschina, caporedattore di www.tvsvizzera.ch illustrare tali indirizzi.

Partiamo dal progetto tvsvizzera.it.  E’ il ritorno, con le nuove tecnologie, dell’informazione che  faceva conoscere agli italiani la Svizzera attraverso la sua TV, e proponeva una lettura giornalistica dal punto di vista elvetico degli avvenimenti nazionali e internazionali.

Non con una tv, però – che sarebbe stata decisamente più onerosa – ma sul web, più moderno e flessibile del broadcast.

Ovviamente – ha aggiunto Ceschina – non possiamo trasmettere tutto. Non abbiamo i diritti (e in fondo nemmeno l’obbiettivo) di trasmettere lo sport, o le serie tv e i film USA in Italia, ma possiamo trasmettere tutto ciò che è autoprodotto, che rappresenta comunque una discreta fetta dei nostri palinsesti.

Certo, abbiamo subito gli influssi dei media italiani, in quanto va considerato che se noi a sud siamo oscurati, Rai, Mediaset e gli altri network italiani non lo sono in Svizzera, quindi ogni giorno abbiamo a che fare con la loro concorrenza.

Abbiamo mantenuto, questo sì, il nostro “essere svizzeri”. La nostra è oggettivamente una TV diversa: nei toni, nell’approccio, nella cultura.

E’ toccato all’indimenticato, e sempre amico dell’Italia, Marco Cameroni, nella componente centrale della serata, rinfrescare la memoria su quale ruolo abbia svolto nella storia il Canton Ticino – sia pure in rapporto alla propria forza politica ed economica – a favore dell’Italia migliore.

E l’ha fatto con un nobile intervento citando tre grandi nostri protagonisti: Carlo Cattaneo, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e i loro rapporti con il Canton Ticino.

C’è, ed è in piena attività, una importante testimonianza: il museo Vincenzo Vela, a Ligornetto, con il noto padiglione ottagonale che è stato definito un “pantheon” del Risorgimento, con le sculture dei più importanti protagonisti della storia dell’Unità d’Italia.

Ricco di episodi e di citazioni, l’excursus di Cameroni ha dimostrato la solidarietà sempre espressa dai Ticinesi a favore degli italiani in lotta per l’indipendenza, per la democrazia, per la libertà.
Certo, ci sono stati momenti di irrigidimento in questa politica causati dalle pressioni subite dal governo federale da parte dei governi stranieri anti italiani ed anche dallo stesso governo italiano in alcune fasi della sua storia, che hanno generato dolorose espulsioni (“Addio Lugano bella …”): ma il sentimento popolare è sempre stato di fratellanza nei confronti dei vicini del sud.
“Non possiamo pensare – commenta Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia di Milano e dell’Istituto Europa Asia nonché socio fondatore dell’Associazione culturale svizzero-italiana Carlo Cattaneo di Lugano – che temporanee vicende politiche possano, a medio e lungo termine, incrinare quanto secoli di storia hanno cementato”.

Foto archivio:
– Achille Colombo Clerici con Marco Cameroni nella casa di Vittore Ceretti

Achille Colombo Clerici con Marco Cameroni nella casa di Vittore Ceretti

 

 

Sinodo Conclusioni finali – Relazione Ottobre – Istituto Europa Asia informa

ottobre 22, 2014

Istituto Europa Asia
Europe Asia Institute

Presidente Achille Colombo Clerici informa

“Relatio Synodi”. Ma tre punti non ricevono la maggioranza: la comunione ai divorziati risposati, gli omosessuali e la comunione spirituale

Di Salvatore Cernuzio

CITTA’ DEL VATICANO, 18 Ottobre 2014 (Zenit.org) – Cala il sipario su questo Sinodo 2014. La Relatio Synodi, il testo finale dell’assise, è stata presentata questa mattina, letta dai cardinali Erdo e Assis e da mons. Bruno Forte, vista la sua lunghezza.
Sedici pagine compongono infatti il tanto atteso documento in cui sono confluiti gli interventi dei Padri nelle due settimane di assemblea e soprattutto i circa 470 “Modi” presentati dai Circoli minori, ovvero gli emendamenti presentati dai diversi gruppi linguistici sulla “Relatio post disceptationem” di lunedì scorso.

In tutto sono 62 i punti redatti dai Padri con cui – ha sottolineato padre Lombardi nel briefing lampo di questa sera in Sala Stampa vaticana – si è cercato di bilanciare ogni argomento: non solo le sfide e le difficoltà delle famiglie di oggi, ma anche gli aspetti positivi, la bellezza e la ricchezza della famiglia. Diverse parti utilizzate sono state poi “recuperate” dall’Instrumentum laboris, e quindi – ha detto il portavoce vaticano –“facevano già parte del cammino sinodale”.

Non tutti e 62 punti, però, hanno ricevuto con la maggioranza dei due terzi, ma solo 59. Per trasparenza, infatti, la Santa Sede ha reso pubbliche – per volontà del Papa – le votazioni dei singoli numeri, non contando gli astenuti né gli assenti tra i 183 Padri riuniti oggi pomeriggio in Aula.

Dalla griglia è emerso che tre parti della Relatio non hanno raggiunto il quorum, ovvero i tre paragrafi relativi alla ammissione alla comunione dei divorziati risposati, dell’accoglienza pastorale degli omosessuali e della comunione spirituale. Esattamente il 52, il 53 e il 55, i quali comunque hanno ricevuto la maggioranza semplice di voti.

Non si può dire, tuttavia, che questi punti siano stati “bocciati” o “rigettati”, ha precisato Lombardi. “Forse – ha detto – è più corretto parlate di punti che non hanno raggiunto la maggioranza qualificata perché non esprimono il consenso della maggioranza sinodale”.

Ricordiamo sempre che tutte le parti del documento finale – ha aggiunto il direttore della Sala Stampa – sono state formulate “in un modo provvisorio e di ricerca. Non si possono considerare espressione dell’intera assemblea del pensiero del Sinodo”. Tantomeno i Padri hanno mai pensato di lavorare ad un “documento chiuso”, ma ad un approfondimento che costituirà la base per il prossimo Sinodo dell’ottobre 2015.

Evidentemente, ha osservato il portavoce vaticano, i tre punti ribattezzati (già “della discordia”), richiedono una riflessione più “matura” e hanno incontrato “reali difficoltà in certe parti della Chiesa”. E a chi osservava che, con questa mancata maggioranza, si è voluta “ribaltare” la Relatio post disceptationem che invece sembrava ‘aprire’ a tutte queste situazioni, il gesuita ha risposto a tono: “La dinamica da pensare non è quella delle contrapposizioni ma del tentativo di inclusione. Lo sforzo della Relatio post disceptationem era inclusivo”.

Quindi, “la logica è stata: ‘Siamo riusciti a mettere insieme le cose?”. Non dimentichiamo, ha concluso Lombardi, “la specificità del Sinodo e del documento. È una forma diversa delle proposizioni, è un qualcosa ancora in cammino”, che pertanto non esprime “in modo maturo, uno stadio della riflessione dei Padri”, ma un “contributo” per un cammino ulteriore. Quello verso il Sinodo 2015 dedicato al tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa nel mondo contemporaneo”. 

foto presidente trinità dei monti

Camera Commercio Italo-Russa – 50° Anniversario Fondazione – Milano, Cinquantenario, Volume celebrativo – Istituto Europa Asia

ottobre 22, 2014

Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

Il magnifico volume bilingue “50 anni di cooperazione” traccia la storia dell’interscambio tra i due Paesi

CAMBIANO I REGIMI, RIMANE L’AMICIZIA TRA I POPOLI

Edito dalla Camera di Commercio Italo-Russa presieduta da Rosario Alessandrello. I messaggi dei presidenti Giorgio Napolitano e Vladimir Putin. Colombo Clerici: “Da secoli la Russia guarda all’Occidente quale partner naturale”

“Nel corso del tempo cambiano i regimi, cambiano i governanti, ma i rapporti tra Italia e Russia – ad eccezione di particolari momenti storici – si sono mantenuti solidi e costanti, basati sull’amicizia dei due popoli, sul comune patrimonio culturale, sullo spirito di partecipazione e solidarietà”.

Con queste parole il presidente della Camera di Commercio Italo-Russa Rosario Alessandrello ha presentato il magnifico volume bilingue “50 anni di cooperazione” edito in occasione del 50° anniversario della nascita della Camera, solennemente celebrato a Mosca lo scorso maggio.

Nell’occasione inviati calorosi messaggi dal presidente della Repubblica Italiana e dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici ha commentato: “Con il grande vicino d’Europa è auspicabile un ulteriore rafforzamento dei rapporti per ragioni logiche – ad esempio l’integrazione delle due economie – ed anche per le affinità tra i popoli italiano e russo. Dai tempi di Pietro il Grande la Russia ha guardato all’Occidente quale partner – chi non ricorda Charles De Gaulle e la sua celebre frase “un’Europa dall’Atlantico agli Urali”? –  nonostante ideologie e politiche che, temporaneamente, possono interrompere tale processo”.

Come si legge nel libro, la storia dell’interscambio italo-russo comincia alla fine dell’800 in Crimea dove una comunità di agricoltori siciliani (per singolare coincidenza anche l’attuale presidente della Camera è siciliano) aveva importato alberi di aranci, limoni e mandarini. Lo scambio raggiunse un livello notevole, tanto che nel 1904 venne fondata una organizzazione mista tra gli esportatori di prodotti prevalentemente agricoli dei rispettivi Paesi.

Molti anni dopo furono i circoli d’affari italiani ed alcuni enti per il commercio estero dell’Urss a volere la costituzione della Camera di Commercio Italo-Sovietica. L’idea si concretizzò nel 1963 quando l’allora Presidente del Consiglio dell’Urss, A.N. Kosygin, a Genova per la prima grande esposizione sovietica del dopoguerra, ne parlò con Vittorio Valletta e Franco Marinotti, che ne divenne poi primo Presidente.

Il gruppo dei soci fondatori era costituito, per parte italiana, da Fiat – che costruì la più grande fabbrica di automobili, Togliattigrad –  Snia, Montecatini, Edison, Pirelli, Olivetti, Eni, per citare solo alcune tra le aziende più importanti.
La Camera aprì nel 1972 il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca, che fu inaugurato dall’allora presidente del Consiglio italiano, Giulio Andreotti. Seguirono gli accordi con il Comitato per la Scienza e la Tecnica e con l’Accademia delle Scienze.

Oggi l’interscambio con la Russia ha superato i 50 miliardi di dollari e l’Italia è il secondo esportatore europeo con 10,8 mld di euro, superando la Cina.

Foto d’ archivio:
– da sin.‎Console Russo Alexander Nurizade, Roi Alessandrello, Achille  Colombo Clerici

Console Russo Alexander Nurizade Roi Alessandrello Achille  Colombo Clerici

 

 

Svizzera Italia – Infrastrutture – Convegno a Biasca – Tratta Arcisate Stabio – Istituto Europa Asia

ottobre 21, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

 

Italia e Svizzera a confronto sulle infrastrutture. Se ne parla il 23 ottobre a Biasca

FERROVIA ARCISATE-STABIO, 8 CHILOMETRI, DUE MONDI DIVERSI

Colombo Clerici: “Dobbiamo rispondere in maniera adeguata all’efficienza del Paese confinante”

Benito Sicchiero

Con “Corridoio 4 metri” viene definito l’adeguamento delle ferrovie italiane e svizzere sull’asse nord-sud del Gottardo – tratto Canton Ticino-Novara-Busto Arsizio – per consentire il trasporto di semirimorchi e container con un’altezza agli angoli di 4 metri e di treni bipiano.
I lavori si concluderanno nel 2020. Ricordiamo che la Svizzera sta completando un colossale progetto di traforo delle Alpi – il progetto AlpTransit – cerniera del Corridoio ferroviario europeo Genova-Rotterdam destinato a favorire un rapido collegamento di uomini e merci tra Mare del Nord e Mediterraneo.

Se ne parlerà giovedì 23 ottobre 2014 a Forte Mondascia Biasca (www.fortemondascia.ch) dalle ore 10.30 alle 12.15 ca.

Relatori: Stefano Ardò, Responsabile sviluppo rete, FFS Infrastruttura Ticino; Alessandro Fattorini, Ufficio federale dei trasporti, Direzione divisione infrastruttura; Daniel Salzmann, Capo progetto FFS Corridoio 4M;  Peter Jedelhauser, Resp. FFS Organizzazione di progetto asse nord-sud S.Gottardo.

Alla conferenza stampa seguirà la visita del cantiere del Corridoio 4M di Crocetto, condotta da Francesco Ielapi, FFS Capo progetto gallerie di Crocetto e della Giustizia.

Gli elvetici attribuiscono grande importanza alla realizzazione dell’opera, in quanto il corridoio di quattro metri può esplicare i suoi effetti unicamente se anche in Italia il profilo sarà ampliato. Solo così i convogli potranno raggiungere i terminali del Nord Italia.
Perciò hanno deciso di finanziare con 120 milioni di euro la realizzazione delle misure di ampliamento in Lombardia.   A questo proposito l’Ufficio federale dei trasporti (UFT) e Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), gestore delle infrastrutture ferroviarie italiane, hanno concluso la convenzione per il finanziamento, la pianificazione e la realizzazione degli adeguamenti necessari sulla linea di Luino. Anche tra Chiasso e Milano il profilo ferroviario sarà ampliato a quattro metri. Questi lavori saranno finanziati dall’Italia (ca. 40 milioni di euro).

A fronte del concreto impegno dei vicini svizzeri, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici insiste per una analoga risposta da parte delle autorità politico-istituzionali locali e nazionali. Ma le premesse non sono buone, come dimostra il caso Arcisate-Stabio: poco più di 8 chilometri di ferrovia da costruire tra l’Italia e la Svizzera, collegando le direttrici del Sempione (Losanna, Ginevra e Berna) e del Gottardo (Bellinzona e Lugano), grazie all’interscambio ferroviario di Gallarate; e collegando inoltre Varese con il Canton Ticino e con Como (attraverso l’interscambio di Mendrisio); e l’aeroporto di Milano Malpensa con le città della Svizzera centrale e meridionale.

I lavori, iniziati nel 2009 con l’obiettivo di terminarli in tempo per Expo, vedono: il tratto svizzero quasi completato, quello italiano al palo (la più ottimistica delle ipotesi parla di fine 2016).
Perché?
Si è scoperto, un po’ in ritardo, che le rocce e il terreno di scavo non possono essere utilizzati per i lavori in quanto inquinati da arsenico: il che li trasforma in rifiuti industriali pericolosi, che vanno trasportati e smaltiti in siti speciali con un notevole appesantimento degli oneri.
L’impresa costruttrice non li vuole sostenere, le ferrovie non vogliono sborsare più di quanto stabilito in sede di appalto, l’ente nazionale preposto non ha ancora individuato il sito di stoccaggio. Risultato, tutto fermo, con gli scavi che tagliano boschi, campagne e città in bella vista.

In un momento, c’è da aggiungere, nel quale una nostra “bella figura” avrebbe il suo peso.
Monta infatti in Canton Ticino – dove il primo partito è la Lega locale – una certa aria antitaliana che se la prende con i frontalieri ed anche con il Governo.

Rimane il fatto che gli 8 chilometri della Arcisate-Stabio fotografano un mondo diverso.

Foto:
– Achille Colombo Clerici con il Ministro Maurizio Lupi a Cernobbio, Ambrosetti Forum 2014

Ambrosetti 2014 Colombo Clerici con Maurizio Lupi

 

 

Delio Tessa “La rava e la fava” Giampiero Casagrande Editore, Mauro Novelli Curatore Istituto Europa Asia presenta

ottobre 20, 2014

EUROPE ASIA INSTITUTE

“La rava e la fava” presentato alla Kasa dei Libri il 22 ottobre

DELIO TESSA, POETA-CHARLOT DI MILANO E DEL TICINO ANNI ‘30

Il prossimo 22 ottobre alle 18.00 la Kasa dei Libri di Andrea Kerbaker, largo De Benedetti 4, Milano, ospiterà la presentazione del volume di Delio Tessa La rava e la fava. 50 prose disperse (pagg. 280, 20 euro, Giampiero Casagrande editore), curato da Mauro Novelli, che propone alcuni scritti del poeta milanese inediti per il pubblico italiano nel settantacinquesimo anniversario dalla sua scomparsa. Il programma della serata prevede letture sceniche di Mario Chiodetti e Rosa Sarti.

Ombrello al gomito e cappello ben calcato in testa, uno Charlot pensieroso si aggira nella Milano fine anni Trenta, lontano da camicie nere e tamburi di guerra. Assiste a fastose parate al Castello, finisce sugli spalti di San Siro, cena tra letterati al Bagutta, ciondola tra gli stand della Fiera campionaria, perlustra i sobborghi, si rintana nel loggione della Scala. Quand’è stanco, o ha voglia di sognare, cerca la poltrona di un cinematografo. È avvocato, ma bazzica malvolentieri le aule del tribunale; piuttosto che concentrarsi sulle cause ama rievocare vecchi processi celebri. Ogni volta che può corre a Lugano, dove invita alla radio personaggi del calibro di Benedetto Croce, Arnoldo Mondadori o Arturo Toscanini.

Le 50 prose riunite in questo volume da Mauro Novelli – che le ha recuperate in periodici lombardi e ticinesi – animano una lanterna magica, in cui scorrono inconfondibili le visioni ambrosiane di Tessa, colte con un sorriso increspato dalla malinconia.

Delio Tessa (1886-1939) fu poeta di altissima ispirazione, riversata in Caporetto 1917, De là del mur, La poesia della Olga, Navili e altri poemetti dialettali di fama ormai internazionale. Uscita l’unica raccolta di versi pubblicata in vita, L’è el dì di Mort, alegher! (Mondadori, 1932), nei suoi ultimi anni si volse al giornalismo culturale, dimostrandosi prosatore di sorprendente modernità, come testimonia questo volume, che viene ad affiancare Ore di città, a cura di Dante Isella (Einaudi, 1988), e Critiche contro vento. Pagine «ticinesi» 1934-1939, a cura di Giuseppe Anceschi (Giampiero Casagrande editore, 1990).

Mauro Novelli insegna Letteratura italiana contemporanea presso l’Università Statale di Milano. Il suo ultimo libro, Divora il tuo cuore, Milano. Carlo Porta e l’eredità ambrosiana, è uscito nel 2013 dal Saggiatore. Per Giampiero Casagrande editore ha riunito in Gatti, farfalle, bimbi e pigotte (2010) i pezzi tessiani comparsi sul “Corriere dei Piccoli”.

Foto archivio:
– Achille Colombo Clerici con Alessandro Gerli, presidente della Famiglia Meneghina

Colombo Clerici con Alessandro Gerli

Nuovo Regolamento Edilizio di Milano – Colombo Clerici: Intervista ripresa da Sole 24 Ore Edilizia Territorio 18/20 ottobre 2014

ottobre 20, 2014

A s s o e d i l i z i a
Property Owners’ Association Milan Italy

 

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Il regolamento edilizio è uno strumento normativo che permette ai comuni di precisare, sul piano attuativo, le varie prescrizioni di legge, sia nazionali, sia regionali, in un quadro di rigoroso rispetto dei rispettivi contenuti e senza travalicarne la portata con prescrizioni obbligatorie aggiuntive.
E di regola, di intervenire in materie eminentemente tecniche.

In questa logica, la norma regolamentare è persino subordinata alle prescrizioni del Piano regolatore generale o del piano di governo del territorio, ove previsto dalle leggi regionali.

Inoltre, ai fini di una maggiore funzionalità e semplicità il regolamento non dovrebbe esser, né un trattato edilizio-urbanistico, né un vademecum per l’operatore.

Nel senso che non deve riprendere, laddove non strettamente necessario, il contenuto delle leggi, magari attraverso trascrizioni ricognitive, massimamente se contenenti varianti: ciò al fine di evitare, da una lato equivoci interpretativi e dall’altro contrasti normativi sempre possibili in presenza di leggi che posson mutare dall’oggi al domani; il che non può esser fatto dal regolamento comunale.

E’ stato questo uno dei motivi che avevano indotto il legislatore dello “Sblocca Italia” a ipotizzare l’inserimento di una sezione normativa volta a prefigurare uno schema di regolamento unico nazionale, all’insegna della razionalizzazione delle materie e della semplificazione.

Questa sezione è stata poi espunta dal decreto, non essendone maturo il tempo, a causa della complessità dell’operazione e dell’evoluzione in atto nella materia.

Il Regolamento di Milano recepisce tutte le norme emesse dal 1999 ad oggi, insieme a quelle del Pgt milanese.

Pregio e difetto al tempo stesso di un regolamento “onnisciente”, quando sia ricognitivo delle norme di legge: poiché, se favorisce la “lettura” del sistema normativo, nel momento in cui riporta il contenuto di leggi, rischia di complicarne l’interpretazione ed, al tempo stesso, si inchioda ad una formulazione normativa che potrebbe variare in tempi molto più rapidi di quelli richiesti per la modifica della norma regolamentare.

 

Tra le positività:

– Mostra un particolare riguardo agli edifici ad alta efficienza energetica, che vengono posti al centro dell’attenzione per quanto concerne l’accesso agli incentivi volumetrici e i requisiti minimi di efficienza ed il recupero degli immobili esistenti.

A tal fine consente, ad esempio, la realizzazione di alloggi di dimensioni inferiore a 28 metri quadri, e di bagni ciechi anche in appartamenti di meno di 60 metri quadri.

– Norme severe anche per quanto riguarda il contesto urbano: divieto di realizzare sale da gioco e scommesse vicino a scuole, chiese, parchi e ospedali (esempio peraltro di materia di competenza del piano di governo del territorio); regole precise per l’accessibilità dei locali aperti al pubblico; sostituzione delle fognature.

Criticità

“Ci sono  quattro punti sui quali siamo abbastanza critici.

A – L’obbligo del fascicolo del fabbricato, che serve solo a procurare spese a favore dei tecnici che lo redigeranno: un obbligo dichiarato più volte illegittimo dalla giurisprudenza amministrativa e costituzionale, e recentemente oggetto di una impugnativa alla Corte Costituzionale, da parte del Governo Renzi, della legge della Regione Puglia che lo ha di nuovo introdotto.

B – L’obbligo di collaudo statico degli edifici ogni 50 anni e comunque entro un quinquennio dall’entrata in vigore del regolamento, se aventi più di 50 anni di anzianità: con la sanzione, in caso di inadempienza, della inagibilità dell’immobile.
Una norma che, a parte gli evidenti problemi di attuabilità se si vorranno fare dei collaudi a regola d’arte ed efficaci, comporterà ingenti e costose operazioni tecniche.

Quando poi, nella storia della nostra città non si son mai verificati crolli di edifici, se non per esplosioni di gas o per lavori edilizi realizzati in cantieri viciniori.

Sul piano legislativo peraltro esiste già l’obbligo del collaudo (oltre che per le opere nuove) a seguito della realizzazione di importanti lavori di ristrutturazione.

C – L’ obbligo di opere manutentive per la riqualificazione degli immobili, e la presunzione di disuso se si tratta di immobili inutilizzati per un certo periodo di anni con la sanzione del mutamento di destinazione a favore dell’uso pubblico.

D) la norma che liberalizza il parcheggio delle biciclette nei cortili privati, la quale viola i principi della libera disponibilità dei beni anche ai fini della sicurezza.”

Foto d’archivio:
– Colombo Clerici con Ada Lucia De Cesaris vice sindaco di Milano

Colombo Clerici con Ada Lucia De Cesaris vice Sindaco di Milano

Svizzera Italia – “Ticino Tessin” Fiera 52^ Edizione 2014 – Fiera Svizzera di Lugano ed Artecasa – Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute Ottobre 2014

ottobre 20, 2014

Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

La rassegna, giunta alla 52^ edizione, chiuderà domenica 19 ottobre “Ticino Tessin” – La mostra sulla Fiera Svizzera di Lugano ad Artecasa 20

L’edizione 2014 di Artecasa che si è aperta venerdì 10 ottobre e si concluderà domenica 19 ottobre, ospita, nella hall del Padiglione Conza, una riduzione della mostra Ticino Tessin.

Fiera Svizzera di Lugano 1933-1953, che l’Archivio storico della Città aveva presentato alla Villa Ciani lo scorso autunno.

Una vetrina di manifesti e documenti, video e sonori, provenienti anche dalle Teche RSI e dalla Cineteca Svizzera, offre uno spaccato di oltre vent’anni di vita nella Svizzera italiana a cavallo della seconda guerra mondiale.

La mostra sulla Fiera Svizzera di Lugano è visitabile gratuitamente per tutta la durata di Artecasa, proprio nel luogo sul quale sorgeva annualmente la rassegna fieristica luganese.

In occasione dell’apertura della mostra è stato presentato anche l’ultimo quaderno di “Coscienza Svizzera”, intitolato Evoluzione dell’immaginario nella Svizzera italiana.

Simboli, valori e comportamenti di una minoranza, nato a margine del dibattito suscitato dall’esposizione dell’Archivio storico.

Sono intervenuti l’economista Angelo Rossi e lo storico Marco Marcacci, introdotti da Antonio Gili e Remigio Ratti.

 

Foto: Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Lugano Marco Borradori

Colombo Clerici con Marco Borradori

 

 

Giovanni Battista Montini e Milano – Papa Paolo VI proclamato Beato – “Montini Arcivescovo a Milano” di don Luigi Crivelli – Card. Dionigi Tettamanzi – Edizioni San Paolo 2002

ottobre 20, 2014

Associazione AMICI DI MILANO
e
Istituto Europa Asia
Europe Asia Institute

 

Nel giorno della proclamazione di Papa Paolo VI Giovanni Battista Montini Beato, il presidente di AMICI DI MILANO Achille Colombo Clerici, lo ricorda, come uno storico “Amico di Milano”, con le parole del Cardinale Dionigi Tettamanzi.

Il cardinal Dionigi Tettamanzi scriveva del rapporto di Giovanni Battista Montini (Arcivescovo a Milano dal 1955 al 1963) con la nostra città: “Milano per Montini non è stata soltanto l’incontro con una realtà sociale ed economica di straordinaria ed unica identità, così come la diocesi ambrosiana non è stata soltanto l’incontro con una storia cristiana e con una tradizione religiosa che da subito egli ha ammirato e di cui si è fatto entusiasticamente carico per conservarle e rinnovarle. Ma, come scrive Crivelli, “Milano è stata per lui la modernità nelle sue molteplici sfaccettature, nelle sue inarrestabili conseguenze. Egli ha letto Milano come città simbolo di un’epoca complessa di transizione dove, prima che altrove ed in maniera più sperimentale, avanzava il cambiamento sociale e politico, quello del pensiero e quello del costume.”
In realtà “religione ed uomo moderno”, “Chiesa e mondo” costituiscono il tema centrale sul quale la profonda, appassionata ed anche sofferta meditazione del cardinale si è continuamente soffermata, facendo ricorso alla sua limpidissima e vibrante fede e, insieme, al suo rispettosissimo amore alla ragione ed alla cultura.”

Foto archivio:
– Achille Colombo Clerici con il card. Dionigi TettamanziPresidente con Tettamanzi

Fisco Immobili – “Record di tasse sul mattone” Il Giorno ed. 18 ottobre 2014 – Rubrica Assoedilizia Achille Colombo Clerici

ottobre 20, 2014

A s s o e d i l i z i a
Property Owners’ Association Milan Italy

“Record di tasse sul mattone” Il Giorno ed. 18 ottobre 2014

Achille Colombo Clerici*

L’Italia, nel confronto internazionale, è il Paese con il maggior livello di tassazione sugli immobili. Lo confermano gli ultimi dati elaborati in uno studio realizzato per la Confedilizia dal prof. Francesco Forte, Emerito di Scienza delle finanze all’Università di Roma La Sapienza.

Già nel 2011 – emerge dallo studio – la media Ocse di imposte immobiliari dirette e indirette era inferiore di 0,17 punti sul Pil e di 0,18 punti sul reddito disponibile netto rispetto al totale italiano. Si può dire quindi che l’Italia fosse allineata, con un piccolo scarto positivo, alla media Ocse. L’Italia superava invece la media Ue, rispettivamente di 0,30 e 0,50 punti per il Pil e per il reddito disponibile.

Rispetto all’eurozona, la maggiore pressione fiscale dell’Italia era pari a 0,25 e 0,29 punti.

La manovra Monti per il 2012 ha portato l’Italia a una pressione della tassazione patrimoniale immobiliare del 2,2% sul Pil e del 2,75% sul reddito disponibile contro la media Ocse di 1,27% e 1,59%, ossia circa 1 punto in più sul Pil e 1,15 sul reddito disponibile.

Il divario si accentua nei confronti della media Ue – che ha una pressione fiscale, rispettivamente, dell’1,15% e dell’1,40% – e, ulteriormente, con l’eurozona, che ha una pressione dell’1,13% e dell’1,40%, ossia la metà circa di quella dell’Italia sia rispetto al Pil che al reddito disponibile.

L’abnorme tassazione è la causa principale della crisi dell’immobiliare, senza la cui ripresa non ci sarà uscita dal tunnel per l’economia reale del Paese.

Nonostante i tentativi dell’Unione Europea e dei nostri decisori di convincere gli italiani a “dirottare” i loro risparmi  dal mattone ad altre forme di investimento (borsa, fondi, fondi immobiliari e quant’altro) i connazionali continuano a  comprare case, ma all’estero (45.000 unità, una città come Pisa, nel solo 2014), dove la tassazione è minore e soprattutto certa e dove soprattutto i valori immobiliari sono stabili e non precipitano, come avviene da noi a causa della tassazione eccessiva.

Ad ulteriore conferma della difficoltà di investire nell’edilizia del nostro Paese, i costruttori rappresentati dall’Ance denunciano che, a fronte della crisi in Italia, all’estero il fatturato delle nostre aziende è triplicato in meno di 10 anni.

* Presidente Assoedilizia

Ambrosetti 2014 foto presidente

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