Immobili Fisco – “Squilibrio Fiscale” – Il Giorno 13 dicembre 2014 – Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici*

All’origine quasi tutto era Stato. Le entrate fiscali per il 96 % erano erariali.
Lo Stato devolveva alle autonomie locali risorse finanziarie per consentire loro di fronteggiare le proprie spese – che raggiungevano circa il 25 % di tutta la spesa pubblica – mediante trasferimenti annuali.

Negli anni, tuttavia, lo Stato, non solo ha trasferito a Comuni e Regioni alcuni propri compiti, alleggerendosi del relativo carico – uno su tutti, l’edilizia residenziale pubblica – ma ha altresì innescato una politica di progressiva riduzione dei trasferimenti finanziari ai Comuni consentendo ad essi di procurarsi risorse principalmente attraverso la fiscalità locale, quasi esclusivamente immobiliare (prima l’ICI, ora IMU e TASI).

A fronte di questa duplicazione del prelievo, sarebbe risultato corretto che lo Stato permettesse, se non la detraibilità, quanto meno la deducibilità di quanto pagato ai Comuni.  Neanche per sogno.

Lo Stato continua a incassare quanto e più di prima, contribuisce sempre meno al finanziamento dei bilanci dei Comuni e spinge in tal modo questi ultimi a calcare la mano sui propri contribuenti.

Qui si presenta però un altro grave squilibrio.

Se i bilanci dei Comuni sono e saranno finanziati solo dalla fiscalità locale, sarebbe logico che a concorrere fossero chiamati tutti gli utilizzatori dei “servizi” comunali stessi. Così non avviene poiché sono esclusi pendolari e city users; e pagano in modo ridotto quasi tre quarti delle famiglie residenti, per via del meccanismo distorcente dell’esenzione diretta dall’IMU per le abitazioni principali. Rimangono infatti a pagare l’IMU, oltre alle prime case signorili, solo le seconde case, le abitazioni date in locazione, gli immobili commerciali.

Finché dunque nel ragionare sulla Local Tax non si prenderà in considerazione la fruizione dei servizi comunali, invece del possesso dell’immobile, che sta alla base dell’attuale sistema, si rimarrà lontani dai necessari presupposti per una corretta impostazione del problema.

Rimane poi aperta la questione dell’invarianza del gettito, meglio della spesa comunale. E’ la storia del pollo di Trilussa: per ogni euro che tizio (le abitazioni principali) non paga, ci sarà sempre un caio (tutti gli altri immobili) che dovrà pagare al suo posto.

Oggi dunque a finanziare i servizi comunali è rimasto un terzo delle abitazioni e la metà di tutti gli immobili.

Ambrosetti 2014 foto presidente

Il Giorno 13.12.2014

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