Archivio per dicembre 2014

Immobili Fisco – “Squilibrio Fiscale” – Il Giorno 13 dicembre 2014 – Achille Colombo Clerici

dicembre 15, 2014

Achille Colombo Clerici*

All’origine quasi tutto era Stato. Le entrate fiscali per il 96 % erano erariali.
Lo Stato devolveva alle autonomie locali risorse finanziarie per consentire loro di fronteggiare le proprie spese – che raggiungevano circa il 25 % di tutta la spesa pubblica – mediante trasferimenti annuali.

Negli anni, tuttavia, lo Stato, non solo ha trasferito a Comuni e Regioni alcuni propri compiti, alleggerendosi del relativo carico – uno su tutti, l’edilizia residenziale pubblica – ma ha altresì innescato una politica di progressiva riduzione dei trasferimenti finanziari ai Comuni consentendo ad essi di procurarsi risorse principalmente attraverso la fiscalità locale, quasi esclusivamente immobiliare (prima l’ICI, ora IMU e TASI).

A fronte di questa duplicazione del prelievo, sarebbe risultato corretto che lo Stato permettesse, se non la detraibilità, quanto meno la deducibilità di quanto pagato ai Comuni.  Neanche per sogno.

Lo Stato continua a incassare quanto e più di prima, contribuisce sempre meno al finanziamento dei bilanci dei Comuni e spinge in tal modo questi ultimi a calcare la mano sui propri contribuenti.

Qui si presenta però un altro grave squilibrio.

Se i bilanci dei Comuni sono e saranno finanziati solo dalla fiscalità locale, sarebbe logico che a concorrere fossero chiamati tutti gli utilizzatori dei “servizi” comunali stessi. Così non avviene poiché sono esclusi pendolari e city users; e pagano in modo ridotto quasi tre quarti delle famiglie residenti, per via del meccanismo distorcente dell’esenzione diretta dall’IMU per le abitazioni principali. Rimangono infatti a pagare l’IMU, oltre alle prime case signorili, solo le seconde case, le abitazioni date in locazione, gli immobili commerciali.

Finché dunque nel ragionare sulla Local Tax non si prenderà in considerazione la fruizione dei servizi comunali, invece del possesso dell’immobile, che sta alla base dell’attuale sistema, si rimarrà lontani dai necessari presupposti per una corretta impostazione del problema.

Rimane poi aperta la questione dell’invarianza del gettito, meglio della spesa comunale. E’ la storia del pollo di Trilussa: per ogni euro che tizio (le abitazioni principali) non paga, ci sarà sempre un caio (tutti gli altri immobili) che dovrà pagare al suo posto.

Oggi dunque a finanziare i servizi comunali è rimasto un terzo delle abitazioni e la metà di tutti gli immobili.

Ambrosetti 2014 foto presidente

Il Giorno 13.12.2014

Opera Pia Sella – Tradizioni Piemontesi “TRADIZIONI DELLA SACRALITA’ POPOLARE IN PIEMONTE” Convegno a Mosso 20 dicembre 2014

dicembre 11, 2014

Istituto Europa Asia IEA

Convegno organizzato dall’Opera Pia Sella il 20 dicembre a Mosso (Biella)

TRADIZIONI DELLA SACRALITA’ POPOLARE IN PIEMONTE

Il Natale nell’immaginario collettivo del “vecchio Piemonte” – scrive Taccuinodiviaggi – è da sempre legato alla figura di Gelindo, la statuina del presepe del pastore-contadino con l’agnello sulle spalle, il cappello in testa, i calzoni sotto il ginocchio, la “cavagna” al braccio e la piva musicale.

Ma il Gelindo ha lasciato traccia anche nei proverbi e nei modi di dire legati a questo periodo festivo.
Dal noto motto “Gelindo ritorna”, indirizzato a chi parte, ma per qualche dimenticanza o raccomandazione da fare torna sui suoi passi, all’apostrofare qualcuno con l’espressione “ët sài an Gelindo”, cioè un bonario, un semplicione, al detto “ei ruva Gelindo!” per anticipare l’avvento del Natale stesso.

Da questo personaggio è nato il teatro sacro popolare allestito un tempo nei teatri locali, negli oratori e nelle stalle contadine, che è tornato alla ribalta da alcuni anni in molte aree del Piemonte.

Ed è proprio ispirandosi a Gelindo che l’Opera Pia Sella – anch’essa una tradizione piemontese essendo stata fondata nel 1799, oggi presieduta dal discendente Nicolò Sella di Monteluce – ha organizzato per il 20 dicembre prossimo a Mosso (Biella) il convegno “Tradizioni della sacralità piemontese”. Questo il programma.

Ore 9,30 saluto del sindaco Carlo Grosso.

Moderatore: Luisella Aimone.

– Fulvio Conti: religiosità popolare e sopravvivenze pagane. Attone di Vercelli;
– Don Carlo Dezzuto. La tradizione dei pellegrinaggi nei Santuari biellesi;
– Alberto Galazzo: Pietro Magni a Oropa;
– Lelia Zangrossi: Tradizioni natalizie piemontesi;
– Gianfranco Pavetto: Il teatro popolare nel Biellese;

Dibattito.

Al convegno è stato invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

L’Opera Pia Sella fu fondata come scuola elementare nel 1799 da don Maurizio Pio Sella.
Oggi la sua missione è di testimoniare e portare nel presente gli intenti educativi, sociali e culturali della Famiglia Sella.
L’istituzione assume la forma giuridica di Opera Pia alla sua morte, quando la lascia sua erede universale.

Viene successivamente arricchita da altri lasciti della famiglia, fra cui l’Oratorio seicentesco antistante il palazzo (lo statuto prevedeva sin dall’inizio un cappellano, con ufficiatura quotidiana per le scolaresche), reliquie, quadri e addobbi.

Nel 1853 sorgono l’asilo infantile e la scuola femminile gestiti dalle Suore Rosminiane, e diventa così uno dei primi ginnasi italiani a fornire istruzione femminile.

Viene eretta Ente morale il 30 agosto 1863.

Le sue aule, che hanno visto molti dei protagonisti della nascente industria biellese assieme a giovani membri della famiglia del fondatore, tra i quali il nipote Quintino, chiudono nel 1986 per mancanza di alunni.

Da allora l’Opera Pia ha sviluppato attività riguardanti cultura, documentazione, aggregazione di giovani ed ha pubblicato diversi volumi riguardanti la sua storia.

Svolge nella sua sede concerti, mostre di arti figurative, rassegne annuali di poesia, concorsi artistici periodici per giovanissimi.

È anche la sede della Pia Istituzione medico Sella, fondata nel 1854, erede universale del medico filantropo Bartolomeo Sella.

Foto archivio: Nicolo’ Sella di Monteluce, Achille Colombo Clerici, Elena e Domingo Merry del Val

Ambrosetti 2014 Nicolo' Sella, ACC, Elena e Domingo Merry del Val

 

 

Museo Duomo Milano, la visita di “Amici di Milano”, Istituto Europa Asia e Assoedilizia – Nuovo Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo

dicembre 11, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy

       Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

      Associazione AMICI DI MILANO

                *   *   *

Assoedilizia, Istituto Europa Asia, Amici di Milano in visita all’istituzione culturale a un anno dall’inaugurazione

IL GRANDE MUSEO DEL DUOMO DI MILANO TRA STORIA ED ARTE

di Benito Sicchiero

Ha appena compito un anno il Grande Museo del Duomo di Milano appartenente ella Veneranda Fabbrica,  di cui poche ore fa è stato nominato presidente l’insigne biblista Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo.

Vi si entra dall’ala di Palazzo Reale una volta riservata alla Soprintendenza.

Colpisce la collaborativa coesistenza dei simboli di due poteri, quello civile e quello religioso, per secoli plasticamente rappresentati nella città dal Duomo e dal Broletto: edifici ben distinti anche se poco distanti l’uno dall’altro e collegati da una breve via rettilinea.

Ma nel dopoguerra (1948) l’autorità civile, quasi a ribadire che il patrimonio artistico del Duomo non era circoscritto ai soli credenti, ma era un patrimonio della città tutta, della sua anima, della sua cultura, delle sue tradizioni, concesse nove sale situate al piano terreno dell’ala più antica di Palazzo Reale, già dimora visconteo-sforzesca, sistemata dall’architetto Piermarini nella seconda metà del Settecento, per raccogliere e valorizzare tutto il materiale non in opera sul Duomo, legato alla sua storia e alla sua costruzione.

Si ebbe finalmente la sede idonea per ospitare ed esporre le opere da salvaguardare, la cui quantità era notevolmente aumentata dopo i danni inferti dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale.

Il Museo del Duomo venne inaugurato nel 1953, a cura dello studioso Ugo Nebbia. Presto però la disponibilità di altre opere provenienti da magazzini della Fabbrica o dalle sacrestie del Duomo, rese necessario un maggior spazio espositivo. Negli anni Sessanta il Museo venne ampliato e riaperto con l’aggiunta di altre dieci sale concesse dal Comune di Milano, alcune delle quali di grande prestigio architettonico, completamente riallestite e riordinate dall’architetto Ernesto Brivio secondo un progetto storico- cronologico.

Nel 2013 il Museo ha riaperto dopo un ampio intervento di ristrutturazione e riallestimento secondo il progetto dell’architetto Guido Canali. Le sale sono diventate 26 su circa 2.000 mq di superficie per un totale di 14 aree tematiche: raccoglie il Tesoro del Duomo e le opere d’arte provenienti dalla Cattedrale e dai depositi storici della Veneranda Fabbrica. I pezzi della collezione sono collocati in un percorso cronologico che permette di scoprire tutte le fasi di costruzione della Cattedrale, dalla sua fondazione nel 1386 fino al XX secolo.

In una studiata penombra che fa meglio risaltare le opere eccezionali in oro, argento, pietre preziose, smalti, aprono il percorso le Sale del Tesoro che raccolgono gli oggetti liturgici realizzati per il Duomo – rilevante il secchiello liturgico dell’arcivescovo Gotofredo, detto situla dell’VIII secolo d. C.; ed, esempio di arte ottoniana in avorio e argento, commissionata dall’arcivescovo Gotofredo, la Copertura di Evangelario detta Dittico delle cinque parti della fine del V secolo –  seguite dalla Sala delle origini, dalle Sale dell’epoca viscontea e dalla Sala della piena età sforzesca.

Di grande interesse è la successiva Sala delle vetrate, dedicata all’arte vetraria in Duomo. Testimonianza ampia e significativa è costituita dai pannelli dell’Antico Testamento.

Nella Sala del pieno Cinquecento si staglia La disputa di Gesù nel tempio, opera giovanile del Tintoretto, ritrovata nella sacrestia del Duomo dopo la seconda guerra mondiale e proveniente dalla collezione del Cardinal Monti.

Le Sale borromaiche raccolgono testimonianze della grande azione riformatrice in Duomo di Carlo Borromeo e del cugino Federico.

Sale a tema sono la Sala degli arazzi, con quattro dei sette arazzi donati da san Carlo Borromeo alla Veneranda Fabbrica del Duomo; la Sala della galleria di Camposanto, in cui sono raccolti i modelli e i bozzetti delle sculture e dei rilievi del Duomo; la Sala delle prove d’ingresso, una particolare serie di sculture in terracotta, saggi che gli scultori presentavano all’amministrazione della Fabbrica per poter lavorare al cantiere della Cattedrale; la Sala della Madonnina ospita opere riferibili alla Madonnina, tra cui l’intelaiatura originale in ferro.

Concludono il percorso espositivo le Sale dell’ottocento che raccoglie i modelli delle statue che rappresentano l’arte ottocentesca dal Neoclassicismo alla Scapigliatura, verso il Liberty.

Nella sala sono anche esposti l’imponente S. Filippo Apostolo e un Telamone, entrambi provenienti dalla facciata; la Sala del Modellone con il modello ligneo del Duomo di Milano. Accanto i modelli delle semi facciate Castelli e Buzzi; la Sala del Novecento in cui sono esposte le formelle della quinta porta del Duomo eseguite da Lucio Fontana e Luciano Minguzzi per il concorso. Il vincitore fu Minguzzi che eseguì la porta, posata in opera nel 1965.

Il Museo del Duomo collabora con diverse realtà nazionali e internazionali su progetti di tutela e valorizzazione del patrimonio: citiamo il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale; i volontari del Touring Club Italiano; la Regione Lombardia, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia; l’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani; l’ICOM- International Council of Museums.

L’impegno nella divulgazione del Museo del Duomo vede la collaborazione di prestigiose associazioni e istituzioni locali e nazionali per garantire qualità e ampiezza della missione educativa: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, con la collaborazione del quale è stato realizzato il progetto multimediale “Leonardo e il cantiere del Duomo di Milano” che include la ricostruzione 3D di alcune fasi costruttive della cattedrale;  VAMI Volontari Associati per Musei Italiani.

Foto: da dx Mons. Gianantonio Borgonovo, Armando Torno, Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia, AM e IEA

Mons. Giantantonio Borgonovo, Armando Torno, Achille Colombo Clerici

 

 

Articolo “Libero Quotidiano” pubblicato il 7 dicembre 2014 – “Distorsioni della fiscalità comunale” Achille Colombo Clerici

dicembre 10, 2014

Achille Colombo Clerici

In principio quasi tutto era Stato. Le entrate fiscali per il 96% erano erariali e solo per il 4 % locali. A fronte di questo sbilanciamento, lo Stato consentiva agli enti locali di fronteggiare le proprie spese, che raggiungevano circa il 25 % di tutta la spesa pubblica, mediante trasferimenti annuali di risorse finanziarie.

Negli anni, tuttavia, lo Stato, non solo ha trasferito alle autonomie locali alcuni propri compiti, alleggerendosi del relativo carico – uno su tutti l’edilizia residenziale pubblica – ma ha altresì innescato una politica di progressiva riduzione dei trasferimenti finanziari ai comuni.
Solo per l’anno 2013 si è trattato di un taglio di ben 2250 milioni.

Parallelamente ha istituito la fiscalità comunale (principalmente ICI, ora IMU e Tasi) la quale, come è ovvio tende a crescere perché sospinta al rialzo dal progressivo ridursi dei “finanziamenti ” statali.

A fronte di questa duplicazione del prelievo a carico dei contribuenti, sarebbe risultato corretto che lo Stato permettesse, se non la detraibilità, quanto meno la deducibilità dalle imposte erariali di quanto pagato ai Comuni.

Neanche per sogno. Lo Stato continua a incassare quanto e più di prima, contribuisce sempre meno al finanziamento dei bilanci dei Comuni e spinge in tal modo questi ultimi a calcare la mano sui propri contribuenti.

Qui si presenta però un altro grave squilibrio.

Se i bilanci dei comuni sono e saranno finanziati solo dalla fiscalità locale, sarebbe logico che a concorrere fossero chiamati tutti gli utilizzatori dei “servizi” comunali stessi.

Così non avviene poiché sono esclusi pendolari e city users e pagano in modo ridotto quasi tre quarti delle famiglie residenti, per via del meccanismo distorcente dell’esenzione diretta dall’Imu per le abitazioni principali.

Rimangono infatti a pagare l’Imu oltre alle prime case signorili, solo le seconde case a disposizione, le abitazioni date in locazione, gli immobili commerciali – cioè proprio gli immobili che fanno mercato.

Ma le distorsioni non sono finite: per via del riferimento della fiscalità comunale al parametro patrimoniale-immobiliare (e non invece a quello reddituale) può esser chiamato a pagare l’Imu, sulla base di un criterio catastale, colui che ha una minima capacità contributiva, mentre non paga chi, pur avendo una elevatissima capacità contributiva, abita ad esempio in una casa che per il catasto non è classificata signorile.

E’ forse così che si attua il dettato costituzionale secondo cui tutti debbono concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva?

Finché dunque nel ragionare sulla Local Tax non si prenderà in considerazione la fruizione dei servizi comunali, invece del possesso dell’ immobile, che sta alla base dell’attuale sistema, si rimarrà lontani dal porre i necessari presupposti per una corretta impostazione del problema.

Rimane poi aperta la questione dell’invarianza del gettito, meglio della spesa comunale: è la storia del pollo di Trilussa.
All’interno di una fiscalità comunale di questo genere, per ogni euro che tizio non paga, ci sarà sempre un caio che dovrà pagare al suo posto.

Quando si parlava di esenzione IMU per la prima casa, realizzata non nella forma della detrazione dalle imposte erariali, avevamo denunciato questo effetto.
Dopo i passaggi dialettici tra service tax, trise, Tuc, Iuc, è sbucata la tasi che si è aggiunta all’Imu, per coloro che erano rimasti a pagarla.

Insomma, se si continua sulla via intrapresa, occorre avere chiara almeno l’idea che i servizi comunali verranno pagati solo mediante la patrimoniale immobiliare: che oggi significa Imu più Tasi sugli immobili-mercato, e domani local tax, sempre e solo sugli stessi beni ed in minina parte sull’abitazione principale.
Ed il contribuente che rimarrà invischiato in tale gioco rischierà di esser stritolato.

Ambrosetti 2014 foto presidente

libero

S. Satiro Chiesa Milano – Concerto di Natale del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Milano –Anniversari Collegio e Bramante

dicembre 10, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute
e
Associazione Amici di Milano

 

Il 15 dicembre iniziativa del Collegio degli Architetti e degli Ingegneri di Milano per celebrare il 450° dell’istituzione e il 500° della morte del grande architetto e pittore

CONCERTO A SAN SATIRO NELLA CHIESA DEL BRAMANTE

di Benito Sicchiero

Ricorrono quest’anno i 500 anni dalla morte di Donato di Pascuccio d’Antonio, detto il Bramante, architetto e pittore italiano, considerato tra i maggiori artisti del Rinascimento: e ricorre anche il 450° anniversario della costituzione del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Milano per curare la formazione degli aspiranti ingegneri e architetti e rilasciare, allora, le “patenti” per l´esercizio della professione.

Il duplice anniversario che intende sottolineare l’auspicabile continuità dell’arte del Bramante in tutte le successive generazioni di ingegneri e architetti milanesi fino ad oggi, viene celebrato il 15 dicembre con un concerto nella chiesa di San Satiro in via Torino, a Milano, che il prevosto mons. Gianni Zappa ha per la prima volta messo a disposizione.
La chiesa di Santa Maria presso San Satiro fu d’altronde il primo progetto noto bramantesco: in origine un edificio di modeste dimensioni risalente al IX secolo, che venne riedificato costituendo uno dei capolavori rinascimentali del Bramante, celebre per la prospettiva illusoria della “finta abside”; profonda solo 90 centimetri, produce un effetto di profondità di ben 25 metri.

Tra gli organizzatori del concerto Gianni Verga, nome nella vita del Collegio e della politica del capoluogo lombardo.

Alla celebrazione è stato invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

E’ opportuno ricordare, sia pure succintamente, l’artista e l’istituzione.

Della prima formazione del Bramante si conosce pochissimo, mentre si sa che giovanissimo si perfezionò ad Urbino alle scuole di Piero della Francesca, Paolo Uccello, Mantegna e Melozzo da Forlì.

Dopo un breve periodo a Bergamo si trasferì a Milano dove eseguì sia in qualità di architetto che di pittore numerosi lavori alla corte di Ludovico il Moro.

Della sua attività di pittore sono a noi pervenuti solo pochi affreschi, mentre rimangono le testimonianze degli interventi architettonici da lui progettati sia a Milano (Santa Maria presso San Satiro, Basilica di Sant’Ambrogio, Santa Maria delle Grazie; anche palazzi di civile abitazione come il cortile della “Casa dei Grifi” in via Valpetrosa, angolo dell’antica Trattoria dell’Orso; famiglie Soldati-Premoli, Sala, Dalla Palma), sia nel territorio del ducato (Duomo di Pavia).

Nel 1499, dopo la caduta dello Sforza, si trasferì a Roma, dove ottenne importanti lavori e dove trovò un ambiente intellettuale ed artistico che permeò ed elevò la sua arte.

A lui si deve la realizzazione del Chiostro di Santa Maria della Pace, del Tempietto di San Pietro in Montorio e del Cortile del Belvedere.

Nel 1506, Giulio II nominò Bramante architetto pontificio, incaricandolo di numerosi progetti urbanistici tra cui il più importante la demolizione e la ricostruzione dell’antica basilica costantiniana di San Pietro.

Il suo progetto fu originale e grandioso, ma i lavori per la sua realizzazione vennero definitivamente interrotti dalla morte prima del papa e poi dello stesso Bramante nel 1514.

Il tempo della sua vita terrena fu comunque sufficiente a fare di lui il più grande innovatore dell’architettura italiana del Rinascimento.

Il Collegio degli ingegneri e architetti di Milano è il continuatore dell´antico Collegio fondato a Milano nel 1563.  Nel 1797, con legge della Repubblica Cisalpina, il Collegio fu chiuso in forza dei disposti della Libera Costituzione, che aveva imposto lo scioglimento di tutte le vecchie associazioni di carattere corporativo; le prerogative del Collegio in materia di formazione e rilascio dei diplomi passarono all´Università di Pavia.

Dopo l´Unità d´Italia, nel 1865, fu aperto a Milano l´Istituto Tecnico Superiore, scuola universitaria di ingegneria, che avrebbe poi preso il nome di Politecnico, avente come scopo la formazione dei quadri professionali.

Ne conseguì che nel 1868 fu riaperto anche il Collegio, come libera associazione culturale, organizzata su nuove basi per contribuire al progresso della cultura e della pratica dell´esercizio professionale post-universitario.

La sua attività proseguì fino al 1925, quando il Collegio non ritenne di poter rinunciare alla propria libertà e fu chiuso in applicazione delle leggi corporative fasciste, che prevedevano la soppressione delle autonome associazioni professionali.

Al termine della guerra, nel 1945, si riaprirono separatamente i Collegi degli ingegneri e degli architetti, che negli anni successivi si riunirono sotto l´antica denominazione di Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano.

Patrimonio del Collegio è l´antica Biblioteca e l´Archivio. Nell´Archivio sono conservati documenti che interessano la vita del Collegio; la parte più antica è costituita da una raccolta di manoscritti e originali a stampa, datati dal 1563 al 1800: si tratta degli “Statuti” e “Regolamenti”, degli “Ordines” e degli “Stilati”, cioè pareri emessi con valore di sentenza.

Nel 1878 Elia Lombardini, ingegnere idraulico di fama mondiale, morendo lasciava al Collegio la sua importante biblioteca tecnica.

Il Legato Lombardini, che comprendeva circa 1.100 volumi, costituì la base della Biblioteca del Collegio che, arricchita da altri lasciti ed acquisizioni, comprende oggi circa 20.000 volumi di argomento storico-tecnico: testi, atlanti, opuscoli e periodici pubblicati tra il 1500 e il 1900.

Attualmente la Biblioteca è collocata presso l´Istituto Milanese per la Storia dell´Età Contemporanea a Sesto San Giovanni.

Foto: Achille Colombo Clerici con il vice presidente dell’Associazione Amici di Milano Ippolito Calvi di Bergolo

Achille Colombo Clerici con Ippolito Calvi di Bergolo, vicepresidente di AMICI DI MILANO

Immobili Fisco – IL GIORNO Quando il fisco fa paura. 6 dicembre 2014 – Assoedilizia Achille Colombo Clerici

dicembre 10, 2014

A s s o e d i l i z i a

“Il Giorno” Ed. 6 dicembre 2014 – Quando il Fisco fa paura.

Achille Colombo Clerici

Adottare misure depressive dell’economia, quali sono gli inasprimenti fiscali, significa far deperire un Paese. L’economia decresce, le entrate fiscali diminuiscono, i problemi si inaspriscono per carenza di mezzi finanziari necessari ad affrontarli e rischiano di esplodere, lo Stato si ritrae gradatamente dai suoi compiti istituzionali, storicamente fronteggiati con le risorse fiscali, e cerca di scaricarli sui contribuenti quali oneri fiscali indiretti.

Lo Stato sopporta un onere annuo di circa 3,5 miliardi per le calamità naturali? Qual modo migliore per alleggerirsi che quello di istituire una bella polizza assicurativa obbligatoria a carico degli immobili. Non si tratta forse di una forma indiretta di costo fiscale? Altri 6 miliardi che, ovviamente, si aggiungerebbero ai 3,5 già acquisiti al bilancio statale.

Qualche giorno addietro, presentando il XIX Rapporto del centro Einaudi, l’economista Mario Deaglio ha riaffermato quanto da tempo diciamo assieme a Confindustria, ad Abi e ad autorevoli economisti: ai fini della crescita economica, necessaria alla ripresa del Paese, occorre   il rilancio dell’edilizia in quanto in grado di trascinare molti altri comparti economici e produttivi.

Ma occorre intendersi bene su cosa fare per rilanciare questa benedetta edilizia. Perché “edilizia” non significa solo appalti di opere pubbliche o costruzione di nuovi edifici; ma vuol dire soprattutto sostegno al mercato immobiliare ed all’investimento in immobili del risparmio delle famiglie.

A questo proposito vorrei richiamare l’attenzione su una delle componenti fondamentali del sistema-mercato, della quale si ha l’impressione che i nostri governanti non tengano conto: la componente psicologica. Il mercato, in altri termini, non risponde solo a regole tecniche o a formule matematiche. Ma risponde principalmente alla componente rappresentata dal sentimento e dalla fiducia degli operatori.

Se non si procede ad una defiscalizzazione generale che rigeneri la fiducia e riavvii la ripresa degli investimenti in edilizia da parte dei milioni di risparmiatori italiani;  se non si evitano provvedimenti demagogici e controproducenti, tirando in ballo ad ogni piè sospinto patrimoniali ed imposte successorie; se non si imbriglia la riforma del Catasto che spaventa  (perché basata sul principio: prima pagate, poi verificheremo se è equo) non si darà slancio alla ripresa dell’edilizia ne’, tanto meno, si uscirà dalla recessione.

foto presidente 128

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“Scoprire Milano” Libro IL GIORNO, Alberto Oliva – Presentazione Unione Commercio Milano – Giancarlo Mazzuca

dicembre 5, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute
e
AMICI DI MILANO.    Associazione
Informazione

 

di Benito Sicchiero

Un volumetto-guida scritto da Alberto Oliva ed edito da Il Giorno

IL PIACERE DI SCOPRIRE LE CONTAMINAZIONI DI MILANO

Il box trasformato in mini galleria d’arte; il ristorantino con un piccolo palco per rappresentazioni teatrali; il bar con il complessino musicale. Una miriade di locali di intrattenimento, del corpo e dello spirito come si suol dire, che sfuggono a una definizione precisa tanto le attività ludiche e culturali e gastronomiche si confondono contribuendo a porre Milano – con oltre 250.000 eventi all’anno – al primo posto in Europa.

Il sipario su questa realtà riservata a pochi, frutto del lavoro, della passione, della capacità imprenditoriale di tanti microimprenditori ben differenti dall’immagine stereotipa dei bottegai, è stato sollevato da un giovane attore-scrittore-regista – anche lui quindi esempio di contaminazione – Alberto Oliva che ne ha fatto una guida mettendo tra due copertine con il titolo “Scoprire Milano. Locali, negozi, gallerie e spazi alternativi per vivere bene in città” quanto scrive sulla rubrica Anime Nascoste pubblicata da Il Giorno.

Il volumetto è stato presentato ad un pubblico anch’esso il più vario – uomini e donne di cultura, imprenditori, artisti, giornalisti, e quant’altro – al Circolo del Commercio di Milano.

A discuterne con l’autore l’assessore al Commercio del Comune Franco D’Alfonso, il direttore de Il Giorno Giancarlo Mazzucca, il chief engineering del Gruppo Autogrill Aldo Papa, il vicepresidente di Confcommercio Milano Simonpaolo Bongiardino.

Ha coordinato il caporedattore de Il Giorno Piero Fachin.

“Scoprire Milano” è stato distribuito allegato al quotidiano.

“Anime nascoste – ha scritto Oliva – è una rubrica editoriale che nasce dalla convinzione che le cose belle a Milano sono nascoste, e bisogna andare a scoprirle.

Gli articoli escono sul quotidiano Il Giorno tutte le domeniche, ognuno racconta un luogo di cultura a Milano, attraverso l’incontro e il dialogo con la sua anima fondatrice.

Cerco posti in cui accadano eventi che mettano in comunicazione discipline e pubblici diversi, creando nuovi interessi, battendo strade inesplorate e innovative con la forza e l’entusiasmo dell’impresa privata.

Sono tanti i luoghi a Milano in cui si accendono tutte i giorni scintille di creatività, che molto spesso non riescono ad ottenere l’attenzione della stampa.

Al centro di questi articoli è la città.

Dagli eventi, dai luoghi e dai personaggi che la animano emerge Milano.

L’obiettivo che mi spinge a scrivere è quello di scoprire e consigliare ai lettori nuovi luoghi, ma anche nuove attività che questi luoghi propongono”.

Attraverso foto e schede nella guida vengono illustrati un’ottantina di locali fra negozi, gallerie d’arte, bar, ristoranti, librerie e persino ostelli e bed and breakfast: “anime nascoste” finalmente svelate.

Ordinate per zona, categoria di locale e tipologie di eventi abbinati, con indici di pratica consultazione, indirizzi, sito web e contatti per informazioni, è un manuale utile per scoprire una città diversa. Ma soprattutto è la chiave per svelare l’anima dei milanesi, qui nati o qui giunti adottandone comunque subito lo spirito. Che è quello della riservatezza e della capacità, come le case di Milano che sono semplici e austere all’esterno, ricche e con splendidi giardini varcata la soglia.

“Scoprire Milano” aiuterà i turisti di Expo a comprendere rapidamente la città che niente ha da invidiare a metropoli di fama ben superiore e non sempre meritata.

Certo, la riservatezza paga uno scotto. Non c’è una rete che metta in collegamento tante interessanti esperienze e realizzazioni, che le valorizzi a livello nazionale e internazionale. Ma resta il piacere della scoperta.

Foto: Il presidente di Amici di Milano e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici con il Direttore Giancarlo Mazzuca

Giancarlo Mazzucca con Achille Colombo Clerici

Asilo Mariuccia Cerimonia 112° Anniversario – Società Umanitaria

dicembre 2, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

Ricca di eventi la sera del 3 dicembre all’Umanitaria alla presenza di Prefetto e Sindaco

di Benito Sicchiero

L’ASILO MARIUCCIA COMPIE 112 ANNI

Colombo Clerici: “In campo umanitario ha affiancato la modernizzazione di Milano nell’industria, nell’associazionismo, nella finanza. Tutti i milanesi guardano con rispetto e con grande affezione a questa benemerita istituzione della nostra città, ricca di storia e di meriti sociali.”

E’ diventato un “luogo comune” milanese: l’Asilo Mariuccia, la cui Fondazione è presieduta da Camillo de Milato, Generale di Divisione già Comandante Militare Esercito Lombardia, compie 112 anni con una serata ricca di eventi: nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria di Milano, alla presenza del Prefetto e del Sindaco, si comincerà con il  premio annuale ( “il sorriso” di Stefania Scarnati) assegnato ad Alessandra Kustermann, primario alla clinica Mangiagalli, fondatrice di servizi di accoglienza per le cure di donne e minori vittime di violenze sessuali e domestiche.

Quindi sarà firmato un gemellaggio con le Croce Rossa Italiana-Comitato di Milano (Presidente Antonio Arosio); saranno premiate due ricercatrici (Flavia Salvatore e Eleonora Zeni); l’Associazione “Riccardo Nannini” premierà un minorenne; sarà presentato l’annullo filatelico. Giusy Laganà condurrà la serata.

Invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici: “L’Asilo Mariuccia, in campo umanitario, ha affiancato la modernizzazione di Milano nell’industria, nell’associazionismo, nella finanza. Tutti i milanesi guardano con rispetto e con grande affezione a questa benemerita istituzione della nostra città, ricca di storia e di meriti sociali.”

Asilo Mariuccia ha una storia tanto interessante quanto sconosciuta. Si deve ad una donna, Ersilia Bronzini Majno (1859-1933) una delle protagoniste dell’emancipazionismo milanese di fine Ottocento: una giovinezza non facile, presto orfana di madre, il padre, piccolo imprenditore, travolto da una crisi economica che le impedì di terminare le scuole primarie.

A ventiquattro anni Ersilia sposò il giovane avvocato Luigi Majno, vicino alle posizioni dei socialisti. La sua prima occasione di impegno sociale si svolse nella guardia medica diurna e notturna gratuita per le donne povere organizzata da Alessandrina Ravizza.

Nel corso di quella esperienza conobbe Anna Kuliscioff e prese i primi contatti con quel gruppo di donne della borghesia milanese che, attraverso l’impegno a favore dei ceti più disagiati, avevano dato vita a quello che viene definito “femminismo pratico”: singolare e proficua collaborazione tra principi socialisti e destra illuminata.
Dopo la repressione dei moti del 1898, constatando la facilità con cui le associazioni femminili operaie venivano perseguitate politicamente, propose di riunirle per renderle più forti e accrescere il loro prestigio. Fondò così nel 1899 l’Unione Femminile Nazionale, associazione che, dopo una parentesi di chiusura durante gli anni del fascismo, è tuttora operante. Nel 1902, dopo il trauma subito per la morte della figlia Mariuccia, fondò un istituto, dedicato alla figlia, per il recupero delle bambine e delle adolescenti “traviate”, vittime cioè di violenze sessuali, o già avviate sulla strada della prostituzione.

Si occupò per tutta la vita dei problemi legati alla delinquenza minorile, soprattutto puntando sul reinserimento sociale delle giovani fanciulle attraverso la formazione e il lavoro. Diresse sino alla morte l’Asilo Mariuccia.

Oggi la Fondazione è presieduta da Camillo de Milato affiancato da Tiziano Barbetta, Mario Furlan, Silvia Lillia Gardino, Diego Montrone, Maurizio Faini, Susanna Mantovani, Silvio Garattini, Anna Maria Franca Magro, Fiorella Imprenti.

Foto: ‎da sin. Antonio Arosio, Achille Colombo Clerici, Camillo De Milato, Giusy Laganà, Pierfrancesco Majorino.

da sin  Antonio Arosio Achille Colombo Clerici Camillo De Milato Giusy Lagana' Pierfrancesco Majorino

ISPI – Italia Svizzera Dibattito, Tavola Rotonda – Milano Via Clerici – Istituto Europa Asia informa

dicembre 1, 2014

Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute
Informazione

 

Tavola rotonda all’ISPI di Milano con Lucio Caracciolo, Remigio Ratti, Marco Guerra e Alessandro Aresu

I RAPPORTI ITALIA-SVIZZERA ALLA PROVA DELLA CRISI

di Benito Sicchiero

“In Italia, più grave della congiuntura economica e monetaria è la profonda crisi di fiducia nella capacità dei governanti” ha sintetizzato Luca Caracciolo, direttore di Limes alla tavola rotonda Ispi “Noi nel mondo senza ormeggi. I rapporti Italia-Svizzera alla prova della crisi”.

Ma il numero di novembre della rivista di geopolitica dall’emblematico titolo “Quel che resta dell’Italia” tratta inoltre i tre punti caldi che interessano il nostro Paese: i Balcani, il Mediterraneo e il Medio Oriente, l’euro e l’Eurozona.

Per arrivare – problema di nicchia, certo, ma non meno importante in particolare per Milano e per la Lombardia – ai non ottimali rapporti con il Canton Ticino.

L’economista ticinese Remigio Ratti, esperto in tali rapporti e in materia di logistica internazionale, ha portato ad esempio AlpTransit, la grande opera di trafori ferroviari delle Alpi, e le relative infrastrutture, snodo del Corridoio europeo Rotterdam-Genova destinato a rendere più rapidi i collegamenti di uomini e merci attraverso il Continente e non solo.

Utilizzando i porti liguri, le merci provenienti dall’Estremo Oriente e dal Mediterraneo che oggi raggiungono i porti del Nord Europa, risparmierebbero 3-4.000 chilometri e 8-10 giorni con evidenti positive ricadute sia per l’Italia sia per i Paesi del Centro Europa.

Con un investimento di 20 miliardi di euro interamente sostenuto dalla Svizzera, AlpTransit si concluderà nel 2019 (il primo più impegnativo tratto verrà inaugurato nel 2016) fino al confine italiano.

E a sud di Chiasso? Niente si muove.

Per scongiurare il rischio è nato sei mesi fa a cavallo tra Ticino e Lombardia il “Progetto LuMi” (Lugano-Milano), un investimento di 5 miliardi di euro: coordinatore l’architetto italiano Luca Clavarino attivo in Ticino nell’ambito della consulenza economico-finanziaria, insieme a tecnici che ben conoscono il tema. Obiettivo l’attraversamento del Ceresio con un tunnel a canna unica anziché doppia; mentre lungo i 43 chilometri che dovrebbero collegare Chiasso e Milano si pensa di costruire una «galleria profonda» dopo Seregno, aggirando Monza.

Per la realizzazione è indispensabile il sostegno dell’economia privata.

Marco Guerra, direttore esecutivo dell’Union Bancaire Privée ha trattato la questione del denaro italiano collocato nelle banche svizzere che vede in corso una serrata trattativa tra i responsabili dei due Paesi non senza – ha sottolineato Guerra – toni ultimativi da parte italiana.

Una trattativa che riguarda comunque una parte minima dei depositi nelle banche svizzere, 150 miliardi su oltre 2000 complessivi off shore: una soluzione della querelle è quindi possibile in quanto l’economia della Svizzera e del Canton Ticino in particolare non ne soffrirebbe in misura consistente.
L’analisi di Alessandro Aresu, direttore generale, Lo Spazio della Politica, infine, ha tratto il ruolo della magistratura nel quadro politico italiano in quanto burocrazia e carenze delle istituzioni chiamano sempre più spesso in causa il giudice, costretto così ad assumersi una funzione che non gli è propria.

Foto archivio: Achille Colombo Clerici pres. IEA con Patrizia Signorini e Massimo Baggi console Generale di Svizzera a Milano

Achille Colombo Clerici con Patrizia Signorini e Massimo Baggi

 

SVIZZERA UE – “Carlo Cattaneo” Associazione Lugano, Bénédict de Tscharner Ambasciatore, Incontro a Palazzo dei Congressi di Lugano – Manifesto Appello Remigio Ratti

dicembre 1, 2014

Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute
Informa

Conferenza con l’Ambasciatore de Tscharner organizzata a Lugano dall’Associazione Carlo Cattaneo

SVIZZERA-UNIONE EUROPEA, ELVETICI IN MEZZO AL GUADO

Il manifesto-appello di Remigio Ratti perché la Confederazione cooperi maggiormente con l’UE

Benito Sicchiero

L’Unione Europea (500 milioni di abitanti) e la Svizzera (8 milioni) condividono importanti valori politici che promuovono congiuntamente anche a livello internazionale: in particolare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, ma anche obiettivi come lo sviluppo sostenibile, la protezione del clima e la tutela della diversità culturale.

Sul fronte economico l’UE è il partner commerciale di gran lunga più importante della Svizzera. Basti pensare che circa l’80% delle importazioni svizzere provengono dall’UE e il 60% delle esportazioni svizzere è destinato all’Europa.  In Svizzera vivono 1,2 milioni di cittadini europei e lavorano circa 270 000 frontalieri europei. Inversamente, 430 000 cittadini svizzeri risiedono in Europa.

Ciononostante la grande maggioranza degli abitanti del ricco e pacifico Paese (88%, erano il 60% negli anni ’90) non se la sente di entrare a far parte dell’Unione accettandone vincoli e vantaggi: timore di perdere la propria identità, di subire immigrazioni incontrollate, di vedere intaccata l’autonomia fiscale e finanziaria, di subire un calo di prosperità, di mettere in forse la democrazia diretta. La volontà popolare, che si esprime attraverso frequenti referendum, condiziona l’attività del governo che tenta, con trattati bilaterali con i Paesi confinanti, di limitare le conseguenze “isolazioniste”. Come uscire dal guado?  E quale è il prevedibile futuro?

Se ne è parlato a Lugano con l’Ambasciatore Bénédict de Tscharner in una conferenza organizzata dall’Associazione Carlo Cattaneo con il Patrocinio del Comune e del Consolato Generale d’Italia dal titolo “Dialogo tra Europa e Svizzera”.

Vi hanno partecipato Franco Masoni Fontana, presidente d’onore della “Cattaneo” ed esperto dei rapporti tra i due Paesi e l’economista Remigio Ratti: punto centrale dei lavori, l’intervista a de Tscharner di Giancarlo Dillena, direttore del Corriere del Ticino.

Invitato il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Nel corso dei prossimi due-tre anni – è questo il pensiero dell’Ambasciatore de Tscharner – saremo chiamati a determinare in modo chiaro una linea di condotta sul nostro modo di essere in Europa, dove ci siamo già sotto molteplici aspetti: economico, politico, culturale e sociale.

Preoccupa perciò il fatto che oggi non si possa più pronunciare la parola Europa e pensare al continente in cui ci troviamo senza dover fare affrettate scelte di campo perché, assillati, si tende a perdere la visione del medio-lungo termine.

Un dialogo tra Europa e Svizzera è necessario.

Prima ancora di lanciarsi in controversie su specifici aspetti occorre riflettere su come darsi una strategia tendente a una relazione strutturata, coerente e duratura con le istituzioni di questa Europa sempre in costruzione.

Puntuali e non sempre aperte a una facile risposta le domande di Dillena che, tra l’altro, ha richiamato temi – come si suol dire – di scottante attualità quali la preoccupante alleanza tra Usa e Germania contro la Russia per la questione Ucraina.

Ratti, ricordato il grande interesse che il progetto dell’Europa unita aveva suscitato ai suoi albori, ha rilevato come tale interesse sia oggi notevolmente scemato tanto da indurlo, con altre personalità svizzere, a redigere un “appello ai cittadini”:

Le Svizzere e gli Svizzeri che hanno firmato questo appello profondamente preoccupati per la confusione che caratterizza oggi  la politica della Svizzera nei confronti dei suoi partner europei, desiderosi di evitare i danni economici e politici che il Paese rischia    di subire se continua a mettere in causa i legami e lo spirito di cooperazione con l’Unione europea ed i suoi Stati membri, coscienti che la chiusura della Svizzera non rafforzerebbe la sua sovranità, ma al contrario l’indebolirebbe, convinti che soltanto un’ampia e dinamica cooperazione con l’Europa offra alla Svizzera una reale possibilità di assicurare il suo avvenire, invitano tutti i loro compatrioti e particolarmente i più giovani a partecipare a un ampio dibattito sull’Europa, a un dibattito sereno e fattuale, per permettere nuovamente alla Svizzera di offrire una politica coerente e orientata a lungo termine, una politica che permetterà al paese di fare valere i suoi interessi nel contesto europeo.

L’appello è stato sottoscritto finora da oltre 3.000 persone.

Interessante e vivace il dibattito che ne è seguito, concluso con il ringraziamento ai partecipanti di Paolo Grandi, presidente della Carlo Cattaneo.

Foto:
– Achille Colombo Clerici e Franco Masoni Fontana
– da sin.Paolo Grandi, Remigio Ratti, Bénédict de Tscharner, Flavio Cotti,  Franco Masoni Fontana

Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana

da sin Paolo Grandi Remigio RattiBénédict de TscharnerFlavio Cotti Franco Masoni