Immobili Fisco – Il Giorno QN 24 gennaio 2015 – “Il pantano dei tagli” di Achille Colombo Clerici

A s s o e d i l i z i a

di Achille Colombo Clerici*

IL PANTANO DEI TAGLI

La spesa pubblica corrente cresce continuamente: negli ultimi otto anni è aumentata del 17%, qualcosa come 20,9 miliardi, pari a 4,1 miliardi all’anno di media.

Sospinta al rialzo, si sente dire, ma vorremmo esser smentiti, da 60 mila centri di spesa; come se la ex Fiat oggi Fca avesse 2mila uffici acquisti in funzione.

Parallelamente gli investimenti pubblici, che generano crescita economica, si contraggono di circa 5 miliardi all’anno: più o meno, per fare un parellelismo, di quanto l’Italia «contribuisce al netto» a mantenere l’Unione Europea.

Nel frattempo continua il gioco a rimpiattino tra Stato e Comuni. Il primo riduce di anno in anno i trasferimenti a questi ultimi, dichiarando però che nel 2015 non ci saranno aumenti della Tasi. I Comuni chiedono che sia loro garantito per il 2015 un gettito fiscale non inferiore a quello del 2014.

Insomma, ciascuno tende a voler spendere, magari più dell’anno prima.
Sulla base di dati elaborati dall’Istituto Europa Asia relativamente al 2013, le entrate generali pubbliche in Italia sono pari al 47,5% del Pil, mentre la spesa complessiva pubblica è pari al 50,6% . In Germania, per avere idea delle differenze, si tratta del 45,1%, contro il 45%

Se osserviamo il quadro delle spese da tenere sotto gli occhi, possiamo avere una vaga idea del mare magnum rappresentato dal problema in generale e dei mille e mille rivoli attraverso i quali questo mare si sta ingrossando.

La spesa primaria corrente dello Stato è di 670 miliardi all’anno. Questo importo si suddivide in 160-170 miliardi pagati dallo Stato datore di lavoro; 380 versati dallo Stato generoso, quali contributi a famiglie e imprese; e 130 per beni e servizi.

La ricetta per operare i necessari tagli è nota agli addetti ai lavori: riduzione dei centri di spesa, efficientamento generale e soppressione degli enti inutili. Per la voce beni e servizi compresa la spesa sanitaria occorre procedere a una congrua riduzione di quantità e prezzi.

Si sta procedendo in tal senso? L’impressione è che l’operazione sia estremamente ardua, soprattutto per la resistenza di un apparato che rema contro.

Ma è mai possibile che il Paese si impantani su questa impasse?

*Presidente Assoedilizia

foto presidente 116

 

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