Intervento su Libero Quotidiano del 25 gennaio 2015 – Ci vuole un piano Draghi anche per far ripartire il mattone (e i risparmi) – Achille Colombo Clerici*

Intervento

Ci vuole un piano Draghi anche per far ripartire il mattone (e i risparmi)
Achille Colombo Clerici*

La storica decisione di Mario Draghi per cui la Bce acquisterà titoli pubblici e privati per 60 miliardi al mese, in tutto oltre 1100 miliardi di euro, è perfettamente in linea con la lettera e lo spirito dei trattati e dei patti europei in quanto si pone nell’ottica della crescita delle diverse economie. In concreto questo impegno della Banca centrale servirà a immettere liquidità nel mercato e contrastare l’inflazione, troppo bassa, portandola a un livello prossimo al 2% annuo. E a fornire il carburante per un aumento della produzione di beni e servizi.
Per ottenere questo effetto occorre la ripresa dei consumi e degli investimenti. Oggi anche chi è in grado di farlo non solo non investe, ma nemmeno consuma. I risparmi delle famiglie si accumulano nelle banche, che registrano un aumento mai visto della liquidità.
Ma perché si creino le condizioni per produrre la crescita economica, occorre che torni la fiducia degli italiani e degli investitori esteri nella nostra economia. E al fine di rigenerare la fiducia va presidiata la tenuta del valore del risparmio. Non c’è cosa peggiore che chiedere fiducia a chi si vede svanire dalle mani il frutto del proprio lavoro.
Se la pressione fiscale produce un effetto depressivo sull’economia, ancora peggiore è l’incertezza su quanto domani dovremo sborsare per soddisfare le crescenti richieste dello Stato. Il reddito di un investimento che oggi è sufficiente può essere in futuro annullato da nuovi prelievi fiscali.
Il primo risparmio da presidiare è quello investito negli immobili che costituisce i due terzi della ricchezza delle famiglie. In questo senso occorre la ripresa del mercato immobiliare, che implica tre fattori: mantenimento del valore dell’immobile, remuneratività dell’investimento e produzione di Pil legato all’attività edilizia. Sia diretta, sia nell’indotto che vale oltre 200 miliardi di Pil.
La ripresa del mercato poggia sulla difesa da parte dello Stato dell’investimento diffuso (i milioni di famiglie che hanno investito nel mattone) e non, come si sta facendo, solo sulla promozione di opere pubbliche, infrastrutture, grandi appalti, che vengono privilegiati.
Nonostante fondi immobiliari, Siiq, Siinq rappresentino soltanto 50 miliardi, contro gli oltre 6.000 miliardi del patrimonio immobiliare privato presente nel Paese.
Da oggi dunque l’imperativo per il governo dovrà essere quello di abbassare la pressione fiscale, che produce un effetto depressivo sull’economia, ma soprattutto quello di alleggerire la fiscalità immobiliare. E a tal fine il primo passo è rappresentato dalla spending review.
Minori disavanzi, minor bisogno di gettito fiscale e quindi di tasse.

*Presidente Assoedilizia

Ambrosetti 2014 foto presidente

 

 

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