“Revisione Catasto, procedimento kafkiano” Libero Quotidiano del 24 febbraio 2015

“Libero Quotidiano” edizione  del 24 febbraio 2015

Achille Colombo Clerici

L’impressione è che il processo di revisione dei classamenti e dei valori immobiliari, disciplinato dalla riforma contenuta nella legge delega fiscale, si stia delineando come un vero procedimento kafkiano.

Uno sgomento soprattutto per i piccoli proprietari di casa che vedono allontanarsi sempre più la possibilità di difendersi davanti ad una burocrazia tributaria agguerrita, assistita dallo schieratissimo apparato delle amministrazioni comunali e protetta da un sistema normativo più adatto a far giustizia sommaria che giustizia fiscale .

Se il problema fosse semplicemente quello di far emergere l’evasione fiscale del settore e stanare gli immobili fantasma, mettendoli a regime, potremmo concordare.

Ma qui rischiano di essere travolti i piccoli contribuenti, i più deboli ed indifesi, che faticosamente cercano di salvaguardare giorno dopo giorno il proprio risparmio investito nella casa, che son sempre stati ligi al fisco, che sperano di lasciare ai propri figli il frutto del proprio lavoro.

Tralasciamo pure di parlare delle complicatissime, possiamo dire oscure ai più, formule tecniche (algoritmi, funzioni statistiche etc.) nelle quali si racchiude tutto il meccanismo di determinazione dei valori sulla base dei quali si concretizzerà il debito tributario.

Tralasciamo di dire che la comprensione di tale meccanismo, sia pure attraverso la presenza dei rappresentanti di categoria nelle commissioni censuarie, è difficile.

La legge delega in materia fiscale del marzo 2014 parlava di “esperti” «anche indicati dalle associazioni di categoria del settore immobiliare».

Il decreto legislativo del dicembre 2014, entrato in vigore il 28 gennaio scorso, parla invece di “indicazione delle associazioni di categoria operanti nel settore immobiliare”.
Come dev’esser intesa questa apertura al possibilismo normativo?

Tralasciamo pure di dire dell’invarianza del gettito che è già assai difficoltoso, se non impossibile, verificare a livello comunale.
Perché occorrerebbe tener conto di alcune variabili conosciute solo dal comune, come il gettito delle nuove costruzioni, della riqualificazione immobiliare con la conseguente rivalutazione automatica dei valori catastali, del recupero dell’evasione, nonché l’entità della portata delle esenzioni.
Se si arrivasse poi ad ipotizzare che questo controllo debba avvenire a livello statale, sarebbe come vanificarne ogni effetto.

Ma rileviamo che è addirittura sovvertito il sistema per portare a conoscenza degli interessati la variazione delle rendite ed i nuovi valori.
Aspetto rilevantissimo, poiché dal momento della piena conoscenza scattano i termini per l’impugnazione innanzi alle commissioni tributarie.
Prima il contribuente era garantito dal sistema della notificazione: aspettava al suo domicilio che gli “consegnassero nelle mani” l’atto tributario che lo riguardava, cioè l’accertamento della nuova rendita.
Ora questo atto se lo deve andare a cercare.  All’albo pretorio, attualmente on line in molti comuni, dove certamente l’affissione non è una notificazione, nonostante la legge la definisca tale.
Ad abundantiam si prevede che la comunicazione gli arrivi in ufficio mediante la pec (posta elettronica certificata): beato colui che ha l’uno e l’altra.
Ma il sistema, stiamone certi, non è sicuro nemmeno per le grandi immobiliari, i fondi, le Siiq e le Siinq: cioe per i professionisti del settore.

Il legislatore non sa più cosa fare e cosa dire per mascherare il fatto che pur anche una miriade di mezzi di comunicazione, anche collettiva, non può equivalere e quindi sostituire la semplice consegna dell’atto “nelle mani” del destinatario.

Sorge il pensiero che il proprietario immobiliare, per essere veramente sicuro, debba monitorare permanentemente il Catasto, richiedendo almeno ogni mese la scheda relativa al proprio immobile, per controllare se i dati della rendita siano cambiati.

C’è da chiedersi quanto ciò soddisfi l’esigenza del rispetto della nostra Costituzione e dei principi fondamentali del nostro ordinamento.

Non sarà per caso che il fisco, nello spirito del “non disturbare il manovratore”, voglia aumentare i valori catastali cercando di tenerne il più possibile all’oscuro il contribuente?

foto presidente 131

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