ASPENIA – UOMO E ROBOT, INTEGRAZIONE O CONFLITTO? – Nuovo numero della Rivista, presentazione nella Sala Falck di Assolombarda – Fazioli pianoforti – Marzo 2015

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA-Europe Asie Institute

Presentato in Assolombarda il nuovo numero di Aspenia, rivista dell’Aspen Institute Italia

UOMO E ROBOT, INTEGRAZIONE O CONFLITTO?

Benito Sicchiero

Indirizzato ai giovani – il titolo infatti parla di “Giovani e robot. L’impresa digitale e il suo futuro” – in realtà l’incontro dibattito in Assolombarda (Milano) in occasione dell’uscita del nuovo numero di Aspenia, la rivista dell’Aspen Institute Italia, ha riproposto l’interrogativo sulla relazione tra l’uomo e l’automazione, l’impatto che le innovazioni tecnologiche portano alla società e all’impresa. Folta la selezionata platea.
Achille Colombo Clerici rappresentava Assoedilizia e IEA.

Nell’introduzione della rivista, Marta Dassù e Roberto Menotti affermano che “siamo entrati in una fase storica in cui diamo per scontata la presenza pervasiva di macchine complesse che lavorano per noi e con noi, quasi senza accorgerci di quanto questo abbia già cambiato la vita quotidiana”. Mentre l’accesso a tecnologie a basso costo sta riducendo le barriere d’ingresso per alcuni tipi di business, il “digital divide” sta innalzando nuove barriere per i lavoratori, rischiando alla fine di impoverire larghe fasce di consumatori potenziali e dunque innescando un circolo vizioso “depressivo” che avrebbe, a sua volta, un effetto distruttivo anche sul ruolo dello Stato come strumento di compensazione dei difetti del mercato; visto che a lungo andare calerebbe fatalmente il gettito fiscale, e con esso l’efficacia di qualunque intervento pubblico a tutela dei cittadini più svantaggiati.

Infatti se, a lungo termine l’innovazione crea nuova occupazione, a breve e medio termine essa emargina una larga fascia di lavoratori, sostituendoli, e imponendo loro gradi di specializzazione crescente. Lo si è visto agli albori della rivoluzione industriale, con le barche a vapore e con i telai meccanici.

Dalla medicina alla produzione industriale, dalla mobilità all’assistenza agli anziani, non c’è campo che non sia in qualche modo interessato dalla presenza di macchine in grado di svolgere funzioni e compiti in modo ogni giorno più simile ai loro omologhi umani. Si salvano i lavori legati a creatività e insegnamento, meno sostituibili, anche se supercomputer come Watson di Ibm sostituiranno tante capacità intellettive dell’essere umano. E se la società cresce in modo lineare, e non esponenziale come la tecnologia, il gap si allarga. Un problema non solo italiano, ma bisogna iniziare a fare dei cambiamenti e bisogna iniziare a farli ora. A partire dal superamento del sistema di apprendimento nozionistico, incurante del talento personale.

La trasformazione è necessaria per non perdere terreno sui mercati mondiali che vedono l’Italia tra i sei Paesi al vertice dell’automazione industriale: il 40% del settore manufatturiero è detenuto, a pari merito, da Usa e Cina; seguono con un altro 20% Germania e Giappone e pure con il 20% Italia e Corea del Sud. L’Italia è conosciuta nel mondo per il Made in Italy: il segno distintivo del nostro modo di fare manifattura. Un patrimonio culturale che appartiene alla storia ma che è alla base del nostro futuro.

Sottolinea Roberto Napoletano, direttore de Il Sole 24 Ore, moderatore, che le esportazioni in Italia valgono 400 miliardi, oltre un quarto di Pil, con un utile di 100 miliardi.

Hanno partecipato al dibattito, organizzato da Aspen Institute Italia, in collaborazione con Assolombarda, Il Sole 24 Ore e Valore D-Microsoft: Akhil Aryan, co-founder di One-Shop, Silvia Candiani, consigliere Valore D, General Manager, Consumer Cee, Microsoft; Chiara Giovenzana, Director of Community Engagement – Singularity University; Maximo Ibarra, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Wind Telecomunicazioni; Gianfelice Rocca, Presidente di Assolombarda; Giulio Tremonti, Presidente dell’Aspen Institute Italia.

In conclusione, una sfida tra due pianisti che competevano eseguendo su un pianoforte Fazioli e su un pino digitale brani di Chopin e di Rachmaninoff: il pianista Roberto Prosseda e il robot Teo Tronico. L’ha vinta l’uomo.

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