La “Bella Principessa” Bianca Sforza – intervista Leonardo – Vittorio Sgarbi Monza Villa Reale – Expo 2015 Assoedilizia ed EuropAsia

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Il ritratto, attribuito a Leonardo da Vinci, in mostra alla Villa Reale di Monza

LA BELLA PRINCIPESSA PERDUTA E RITROVATA

di Benito Sicchiero

In principio c’era uno splendido ritratto femminile di profilo di centimetri 33×29,2 realizzato a inchiostro, matite colorate e biacca su pergamena con supporto ligneo, acquistato nel 1998 da un collezionista, Peter Silverman, per 21.000 dollari in contanti, da un antiquario di New York e attribuito allora ad uno sconosciuto artista tedesco del 1800. Ma ricerche successive hanno portato numerosi esperti a identificare nel vero autore nientemeno che Leonardo da Vinci e nel personaggio ritratto Bianca Sforza, figlia illegittima poi riconosciuta dal Moro, mecenate di Leonardo.

Da ieri e fino al 30 settembre la “Bella Principessa” – questo il titolo dell’opera – viene ammirata negli appartamenti di Umberto I e della regina Margherita nella quasi completamente restaurata Villa Reale di Monza. A salutarne l’arrivo la musica malinconica suonata nelle corti del Quattrocento e del Cinquecento, le autorità – dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni al sindaco Roberto Scanagatti – e un selezionato pubblico di invitati, tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Se il ritratto parla al cuore del visitatore, “la storia della sua riscoperta – ha detto nella presentazione Vittorio Sgarbi, ambasciatore per Expo delle Belle Arti – è più appassionante di un romanzo, come spesso capita alle cose preziose”.  E la racconta, supportato dal grande esperto di Leonardo Martin Kemp, in diretta video, e dagli studiosi Mina Gregori, Cristina Geddo, Elisabetta Gnignera. Le loro convinzioni, unite ad un ampio materiale iconografico, sono contenute nel catalogo dell’esposizione edito da Scripta Manent, direttore Federico Ferrari.

L’opera era stata asportata dal volume conosciuto come “La Sforziade”, imponente poema dell’umanista Giovanni Simonetta per celebrare le gesta del suo signore Francesco Sforza, conservato nella Biblioteca nazionale polacca di Varsavia. Pubblicato a Milano da Antonio Zarotto nel 1490, l’incunabolo (titolo originario “Commentarii rerum gestarum Francisci Sfortiae”) era stato scritto originariamente in latino con una versione italiana ordinata poi dal secondogenito Ludovico. L’esemplare di Varsavia era stato realizzato per il matrimonio di Bianca, la “Bella Principessa” appunto.

Secondo una versione, “La Sforziade” finì nelle mani di Luigi XII di Francia fino al 1518 quando il successore Francesco I ne fece dono a Sigismondo I di Polonia per le sue nozze con la figlia di Gian Galeazzo, Bona Sforza. Nel primo quaderno di 4 fogli – spiega ancora Sgarbi – manca un foglio intero, quattro pagine. Usando i fori della cucitura come una guida si possono far combaciare la pergamena del ritratto con quella del quaderno. Dopo un oblio di secoli e le recenti vicende, il ritratto viene preso in esame da Kemp che ne sospetta subito l’autore, il Genio.

“Sicuramente l’opera è autentica – conclude Sgarbi – .Se non è di Leonardo, vuol dire che in quegli anni a Milano c’era un artista che era meglio di lui”.

Per tornare alla cronaca di questo periodo Expo, a Vittorio Sgarbi va riconosciuto il merito di avere allargato il perimetro culturale dell’evento a Milano e all’intera Lombardia trasformando in poli espositivi palazzi, chiese, musei.

Foto archivio: Achille Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi

Achille Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi

 

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