Manzoni Alessandro alla Biblioteca Ambrosiana – Angelo Sartori Le Pietre del Manzoni – Vittore Ceretti, Urbano Aletti – Istituto Europa Asia informa

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Lezione alla Biblioteca Ambrosiana del professor Antonio Sartori

“LE PIETRE DEL MANZONI” PER CONOSCERE MEGLIO IL GRANDE SCRITTORE

Benito Sicchiero

Di un grande uomo si conoscono le gesta – buone o meno – attraverso le opere da lui lasciate e attraverso quanto tramandato di lui dagli storici.  Ma ci sono anche dimensioni, privata e pubblica, meno note che è interessante apprendere per altre vie. Le epigrafi, per esempio, che, come asseriva monsignor Giovanni Galbiati, indimenticato e grande prefetto dell’Ambrosiana nella prima metà del secolo scorso, si possono considerare come miniature della Storia, ma sempre Storia, avente talora sulla Storia vera il vantaggio, per la sua brevità e concisione, di una maggiore divulgazione e facilità di presentazione degli eventi, resi accessibili e quasi drammatizzati in una frase.

Il professor Antonio Sartori nella sua applaudita lezione “Le Pietre del Manzoni” nell’ambito dell’Anno Accademico dell’ Ambrosiana, ha raccolto le epigrafi del grande scrittore lombardo e italiano: del Duomo di Milano, di quello di Como, di monumenti, di tombe illustri. Non solo. Ci sono dediche, messaggi, oltremodo interessanti: a Teresa Confalonieri, cui attribuisce grandi meriti di patriota e di moglie; le epigrafi “effimere” come quella per le comunioni affissa al portale della chiesa di San Fedele; la dedica alla figlia in occasione del matrimonio scritta su una copia dei Promessi Sposi. E molto, molto altro.

In qualche caso però Sartori ne mette in dubbio l’autenticità. Per citare, l’epigrafe a Tommaso Grossi che si conclude con “il tuo A. Manzoni”: si firma così, si chiede lo studioso, con il cognome, il messaggio ad un vecchio amico?

Scritto su pietra! si usa dire per sostenere una verità inconfutabile. Invece gli scalpellini (oltre ai tipografi) si sono resi responsabili di errori grossolani: U al posto di V, Federico invece di Fedrigo, sacrifizi con una i finale invece che con due. Errori che comunque nulla tolgono al messaggio. Ma che testimoniano l’accuratezza con la quale Sartori ha cercato e documentato. Con talvolta grandi delusioni: come il cimitero di un paesino milanese che recava epigrafi del Manzoni, distrutte per il trasferimento del cimitero stesso.

Antonio Sartori, già docente di epigrafia latina presso l’Università degli Studi di Milano, è accademico Ambrosiano nella Classe di Studi Greci e Latini. Preceduto solamente da sporadici esempi antologici e da un pur prezioso repertorio sommario di mons. Carlo Marcora (Como 1980, ma approntato nel 1972), è autore del Catalogo “Loquentes Lapides-La raccolta epigrafica dell’Ambrosiana”, editore Bulzoni, riproposizione riveduta e ampliata del Catalogo già edito in Pinacoteca Ambrosiana (nella Collana Electa dei Museie Gallerie di Milano), Tomo V, Milano 2009. Nella quale, tuttavia esso risultava sottodimensionato, come è destino non raro per l’epigrafia classica nel mondo moderno, spesso appartata e sconsiderata.

Ma la raccolta epigrafica, che nei secoli si è congregata per varie vie nella sede e nel patrimonio della Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana, merita di essere posta all’attenzione degli studiosi e non solo, più di quanto fu mai: testimonianza anch’essa, meno rutilante dei dipinti della Pinacoteca, meno preziosa dei codici manoscritti della Biblioteca, eppure insostituibile, benché talvolta sommessa, memoria lontana nel tempo (I-IV secolo d.C.) e nei luoghi (in buona parte di provenienza romana) di una comunità di cui fu espressione spontanea e diretta. Le schede epigrafiche comprendono alcuni contributi di Matteo Cadario, Marco Sannazaro, Fabrizio Slavazzi.

Commenta Achille Colombo Clerici presidente di IEA:
“Tra le iscrizioni lapidarie che riguardano Manzoni, una in particolare mi richiama alla mente due amici. Ad ogni fine di primavera, Vittore Ceretti ospitava nella sua casa di Morosolo gli amici, per la fioritura delle azalee e dei glicini. Era di maggio; ed il paesaggio sul Lago di Varese presentava i toni della tenuità e della trasparenza del cielo lombardo.  Per arrivare da Vittore si passava davanti alla casa di Urbano Aletti. Austero e romantico edificio che all’esterno presenta una lapide cementata nel muro di cinta il 29 giugno 1973 in occasione del centenario della morte di don Lissander.
La lapide reca l’iscrizione: “In questa villa della sua comitale famiglia Stefano Stampa dimorò, studiò, dipinse e nell’agosto 1847 accolse l’amato patrigno Alessandro Manzoni insonne d’ansie politiche sociali religiose la vigiglia del Quarantotto”.

Foto d’ archivio: Achille Colombo Clerici con mons. Franco Buzzi, prefetto della Ambrosiana

Colombo Clerici con Mons. Franco Buzzi 2

 

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