Cina Italia Turismo – Istituto Europa Asia Inst EUROPASIA – Rapporto Maggio 2015

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Europe Asia Institute

Secondo l’Istituto Europa Asia buoni i segnali anche per Expo: raggiungibile l’obiettivo del milione (o quasi) di visitatori

LA CINA TURISTICA SEMPRE PIU’ VICINA ALL’ ITALIA

Milano Roma 30 maggio 2015

Un milione di turisti cinesi per Expo? Se non la cifra tonda, un’affluenza non lontana. Tutti se l’augurano e il dato dell’ambasciata italiana a Pechino dei primi tre mesi dell’anno parla di più 40% di concessioni di visti turistici rispetto allo stesso periodo del 2014.

Bisogna inoltre tenere presente che, essendo l’Italia nell’area Schengen, anche altri Paesi europei stanno facendo visti a cinesi che poi, auspicabilmente, passeranno anche per l’Expo. Può essere utile un raffronto con i dati 2014 quando vennero rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche italiane in Cina quasi 330.000 visti turistici, su un totale di 390.000 (più 13% rispetto al 2013), ma i turisti cinesi in Italia sono stati oltre 500.000: ciò significa che almeno il 22% è giunto da altri Paesi dell’area Schengen.  E quindi che l’obiettivo del milione per Expo non è irragionevole; convinzione confermata dai risultati della campagna vendite di biglietti. Per Giancarlo Dall’Ara, professore universitario e curatore di «Italy China Friendly» (una rete di strutture turistiche) “si può fare di più. C’è ancora una burocrazia che fa rallentare il rilascio dei visti”». Tanto che la proposta del docente è di “sospendere il visto dalla Cina per i mesi di Expo, come hanno fatto le destinazioni vicine che hanno avuto un boom”, mentre un risultato si è già ottenuto: posticipare l’entrata in vigore dell’obbligo delle impronte digitali per i visti da alcuni Paesi, tra cui la Cina.

Elaborando dati e informazioni di fonti diverse oltre ai propri, l’Istituto Europa Asia presieduto da Achille Colombo Clerici offre una panoramica sul turismo dei cittadini della Repubblica Popolare e la sua probabile evoluzione nel mondo e in Italia.

La Cina ha già superato gli Usa come fonte di turismo internazionale ed è destinata a diventare nel 2020 il più grande mercato di origine a lungo raggio, di pari passo con la crescita del reddito medio.
Il pil pro capite è aumentato del 148% negli ultimi dieci anni: tra il 2003 e il 2013 ad un tasso medio annuo del 5,5% nelle economie Bric e i redditi medi dovrebbero continuare ad aumentare parallelamente allo sviluppo economico.

Oxford Economics prevede che entro il 2023 ci saranno così altri 61 milioni di famiglie che potranno permettersi viaggi internazionali, rafforzando il ruolo della Cina come principale mercato di origine del turismo internazionale. Inoltre, la United Nations World Tourism Organization (Unwto) e la European Travel Commission (Etc) sottolineano come i cinesi – anche quelli a livelli di reddito relativamente più bassi – spendano circa il 53% del loro reddito disponibile (escluse le spese per beni di prima necessità) in viaggi.

In Cina i viaggi d’affari rappresentano ormai meno della metà della domanda e potrebbero scendere ulteriormente, mentre i redditi delle famiglie e la domanda di viaggi di piacere continuano a crescere. Entro il 2023, i viaggi di piacere rappresenteranno il 62% del totale dei viaggi in uscita del mercato cinese.

Quale è il rapporto con l’Italia? Durante il loro soggiorno nel nostro Paese, i turisti cinesi (appartengono al ceto medio-alto, molti i laureati, buone disponibilità economiche), tendono a visitare più di cinque città italiane preferendo le mete dell’arte, dello shopping, dell’enogastronomia ma anche località turistiche meno scontate (come Napoli, Lago di Como, Forte dei Marmi, le Cinque Terre e Capri).  Milano, Firenze e Venezia attirano ciascuna dal 15 al 17% del turismo cinese nel suo complesso; seguite a ruota da Roma, al 5° posto.

Se le città italiane sono destinazioni molto popolari tra i cinesi, la durata del soggiorno è relativamente bassa rispetto ad altre città europee – in media meno di due notti per città – perché questi turisti nel nostro Paese tendono a organizzare viaggi con più tappe piuttosto che a fermarsi in un luogo unico. Ma il futuro resta positivo: secondo le previsioni, i primi quattro mercati in termini di crescita per i visitatori cinesi entro il 2023 sono tutti situati in Italia. Un progresso, visto che nel 2013 l’Italia si è collocata al sesto posto tra i top ten mondiali nella destinazione dei turisti cinesi, mentre nel 2012 era fuori classifica.

Quale è il loro apporto all’economia italiana? Secondo dati 2014, i più recenti a disposizione, i cinesi in giro per il mondo soprattutto per turismo sono stati 114 milioni ed hanno speso 130 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 117 miliardi di euro); pro capite più di mille euro, più di quanto spende il turista statunitense (762 euro). Del resto il reddito medio del turista cinese che viene in Europa ed in Italia nell’80% dei casi è superiore a quello medio italiano.

Bene dunque, ma si deve fare meglio. Ci sono poche guide turistiche che parlano cinese, così come scarseggia materiale informativo su monumenti e luoghi di interesse. Né è ancora tradotto in cinese il portale che promuove gli eventi per Expo. Le rotte dirette Italia-Cina sono ancora poche, tanto che – lo abbiamo visto – i cinesi sbarcano in Italia di rimbalzo, all’interno di viaggi organizzati che cominciano centinaia di chilometri più a nord, da Francoforte o da Parigi.
Grave lacuna questa del nostro sistema turistico che non favorisce sinergie tra le compagnie aeree ed i grandi tour-operators internazionali (nella carenza di quelli italiani) ai fini dell’incremento dei flussi turistici verso l’Italia.
I prezzi degli alberghi sono alti e gli albergatori dovrebbero predisporre ambienti “amichevoli” (ad esempio, piatti cinesi, bollitore per il tè nelle stanze, collegamenti tv via satellite con emittenti cinesi, organizzazione di shopping tour, di visite ai monumenti cittadini e alle località enogastronomiche dei dintorni ecc.).

Achille Colombo Clerici Venezia 2

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