Monsignor Giuseppe Arosio – Nuove Chiese Diocesi, Curia Milano – Per il Trigesimo della scomparsa – Ricordo di IEA

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La scomparsa di Monsignor Giuseppe Arosio

DON PEPPINO DELLE 59 CHIESE

Colombo Clerici: “Sapeva condurre, con semplicità ma con fermezza, ad un cammino di fede”

Il 20 maggio, Monsignor Giuseppe Arosio, per tutti don Peppino, lasciava la vita terrena a Monza, dove era nato nel 1925. La sua figura eccezionale è bene riassunta dal Cardinale Angelo Scola: “Il ministero di don Peppino è strettamente legato al territorio di Monza. Dopo i primi incarichi nelle parrocchie S. Biagio e S. Rocco, nel 1961 assunse la responsabilità della comunità di San Giuseppe, seguendo con competenza e passione la costruzione della chiesa parrocchiale. Questa passione venne notata dal Cardinale Carlo Maria Martini che gli offrì l’Ufficio per le Nuove Chiese che resse dal 1984 al 2001. Il Piano Montini per l’edificazione di nuovi luoghi di culto permise a don Peppino di mettere a frutto la sua passione per l’arte e per la liturgia. Si teneva sempre aggiornato per conoscere la realtà delle altre Chiese, seguiva personalmente i cantieri riuscendo a infondere in tutti quell’entusiasmo che permette di affrontare ogni ostacolo nella profonda convinzione che si stia lavorando per un compito, per una missione più alta. Fino a quando gli fu possibile don Peppino spese la sua competenza e la sua passione per le chiese che aveva iniziato e qui è opportuno ricordare la sua ultima realizzazione, la chiesa dell’Ospedale di Monza. Proprio nel Duomo, un luogo ricco di storia e di arte che testimonia il profondo legame fra questo sacerdote e la città in cui era nato, salutiamo don Peppino e lo ringraziamo per quanto ha donato alla nostra Chiesa nei lunghi anni del suo ministero”. Chiesa fatta dalla Comunità dei credenti raccolti attorno alla Mensa dell’Eucarestia – ricorda Carlo Capponi, responsabile Beni culturali della Curia Milano – questo era il segreto per cui i “suoi” edifici di culto erano seguiti e amati, non come un dovere di ufficio, seppure di Curia, ma come una sincera e profonda affezione alle persone che gli chiedevano una chiesa in cui celebrare la Messa domenicale.
Parroco a Monza, iniziò la ricerca con la sua nascente Comunità parrocchiale esempi di edifici che si confacessero alla loro specifica situazione di Chiesa che accoglie. Raccontava dei tanti viaggi fatti in Italia e all’estero, tra i quali un pellegrinaggio in Terrasanta, dopo mesi di studio su riviste specializzate d’oltralpe. Dell’incontro con un architetto non cattolico, condizione che lo pose contro gli Uffici di Curia che poi, nemesi della vita, si sarebbe trovato a presiedere. L’annuale giornata diocesana “Nuove Chiese” divenne lo spunto per convegni, seminari di studio per riunire artisti e tecnici.  Tante sue frequentazioni e amicizie con celebri architetti, primo tra tutti Aldo Rossi, certo non inserito funzionalmente nelle organizzazioni ecclesiastiche, portarono mormorii tra confratelli e benpensanti che spesso riempiono le sacrestie più dei primi. Capì che la bellezza dell’Annuncio doveva essere segno vivo tangibile e non solo tema della predicazione. Si staccò da consolidati circoli storicizzati andando a cercare chi perseguiva ricerche e compì lo sforzo di mettersi in ascolto, per poter aprire un dialogo.
La formazione liturgica era data da lui e dai suoi consulenti a chi già operava nella ricerca dell’architettura e dell’arte in modo libero e profondo. L’apertura ai concorsi ad invito, in cui chiamare esponenti di alto profilo con un occhio anche all’estero. La scelta non di “Scuole cattoliche”, primariamente, ma di Atenei per la formazione seria di professionisti.
Nella sua vita di Curia seguì la costruzione di 59 chiese portando a compimento i piani organizzativi già pensati dal suo predecessore, l’architetto mons. Renato Corbella. “Piano 22 chiese per 22 Concili”, “Piano Cardinale Montini”. Con lui lavorarono architetti come Botta, Gregotti, Belgiojoso, Caccia Dominioni, Dahinden, Canella, D’Ardia, Gabetti e Isola e Galantino.
L’impegno alla formazione lo fece organizzare viaggi di studio sia in Italia che all’estero, vivo nel ricordo di molti quello in Terrasante. E il viaggio a Colonia in occasione della riapertura delle cento chiese romaniche nel 1985, così come un tour della Svizzera con tappe al santuario mariano eretto da Le Corbusier, alle chiese di Zumthor e alle benedettine abbazie barocche in cui gustare la sapienza della celebrazione. A tanti restano in mente lo schiarirsi la voce con seguente uscita di neologismi tedeschi di sua invenzione che segnavano la presa in carico di una domanda, di una richiesta a cui sempre seguiva una parola di indirizzo e di aiuto nella via della ricerca.
Per il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici che lo ebbe per molti decenni amico  e punto di riferimento morale e spirituale, “nel suo ministero pastorale dominava la grande umanità, la capacità di stare con gli altri e di condurli con semplicità, ma con fermezza ad un cammino di fede”. Ne ricorda ancora la sua tradizionale presenza in Engadina dove tutte le domeniche d’estate celebrava la Messa a Celerina sempre affollatissima dei suoi “parrocchiani” ed amici. E a Ferragosto la tradizionale Messa da campo all’Alpe Marguns, meta di fedeli provenienti da ogni parte della regione.

Foto:

– Due amici di Don Peppino: Luigi Caccia Dominioni e Achille Colombo Clerici
– La S. Messa di ferragosto al Marguns celebrata da Don Peppino
– “Wanderer fantasie” in Engadine

Colombo Clerici con Luigi Caccia Dominioni

messa Marguns

Wanderer fantasie in Engadine

 

 

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