Archivio per giugno 2015

Banca D’Italia Rapporto Economia Lombarda Giugno 2015 – Bankitalia Milano, sala Assolombarda

giugno 10, 2015

A s s o e d i l i z i a
Property Ownwers’ Association Italy
e
Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Il rapporto di Bankitalia sull’economia della Lombardia
DOPO ANNI SI RESPIRA ARIA DI MODERATO OTTIMISMO

Una conferma, se ce ne fosse bisogno: l’economia di Milano e della Lombardia, in ripresa anche se lieve, è la locomotiva del Paese. Lo dice il rapporto della Banca d’Italia, sede di Milano, presentato in uno strapieno auditorium di Assolombarda ad una platea di imprenditori, tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.
Le cifre parlano di recupero degli ordinativi (+0,4%)   e della produzione industriale (+0,2%, stime Prometeia e Istat) anche nel primo trimestre 2015 dopo che nel 2014, in controtendenza con i dati macroeconomici del Paese, fatturato e ordinativi avevano registrato sempre il segno più. E’ il cauto segnale dell’uscita da una guerra durata sette anni. E l’atmosfera in Assolombarda profumava di moderato ottimismo. In conclusione. Anche questa volta Lombardia e il Paese ce la faranno, un po’ come è successo per Expo.
La ripresa resta sì fragile, ma con decisivi segnali positivi. All’aumento della domanda proveniente dall’estero si aggiunge, per la prima volta da tre anni, l’aumento degli ordini interni. A supporto si aggiungono la fiducia generale che cresce, il QE di Draghi che continua con ottimi effetti, la spinta delle riforme interne.
Il trend positivo risulta ancora più evidente se si guarda alla produzione industriale lombarda che incrementa nel 2014 dell’1,5% (nell’anno metà delle imprese ha chiuso con un bilancio in crescita). Nell’ambito dei crediti e dei finanziamenti, oltre a quello della produttività, il rapporto presenta segni contrastanti in quanto, per molti anni, l’Italia non ha reagito ai cambiamenti globali nel mondo.
Vi sono alcuni punti principali di forza che il rapporto sottolinea: il primo riguarda gli scambi con l’estero che continua ancora a crescere, con gli ordini interni che finalmente si rialzano (più 0,9% rispetto al 2013) e la domanda dall’estero che sale fino al 3,1%. Il secondo aspetto positivo è l’investimento diretto dall’estero che tocca, in Lombardia, il 54,3% del totale italiano dopo una stagnazione durata dal 2008 al 2013. Quindi l’innovazione, fondamentale, dalla ricerca alla capacità di applicarla alle imprese (in Lombardia il 5,7% delle pubblicazioni universitarie è realizzato con partner industriali, sostanzialmente in linea con la media europea). Si aggiunge l’occupazione: il 46,8% delle imprese prevede di assumere nel 2015, e di queste il 23,5% con un aumento complessivo di dipendenti rispetto al 2014.

Cosa fare perché la Lombardia, e con essa il Paese, continui nella difficile via della ripresa?

Le imprese accrescano i livelli di digitalizzazione; le imprese familiari si affidino sempre di più ai managers; si dotino sempre di più di strumenti digitali; si allarghi la contrattazione aziendale volta a rilanciare merito e produttività.

Fondamentale resta il finanziamento da parte del sistema bancario, che soffre di alti livelli di crediti inesigibili: bisogna individuare forme adeguate e alternative per la valutazione delle garanzie e del rischio di credito per le piccole imprese.
Un particolare settore, quello delle costruzioni e del mercato immobiliare: nel 2014 si è attenuata la riduzione del livello di attività economica nelle costruzioni, in atto dal 2007. Il valore della produzione a prezzi costanti si è contratto dello 0,4 nella media dell’anno, contro un calo del 6,4 per cento nel 2013. Sempre nel 2014 il valore dei lavori pubblici messi a bando in Lombardia è aumentato del 5,9 per cento e il loro numero è salito del 22,2 per cento. Nel mercato immobiliare residenziale il numero delle compravendite è cresciuto del 3,0 per cento rispetto al 2013, pur rimanendo a un livello inferiore alla metà rispetto al punto di massimo del 2006.

E il confronto con le altre regioni-locomotiva d’Europa quali Baviera o Catalogna? E’ in corso un’indagine di Assolombarda i cui risultati verranno resi noti a breve.
I relatori (in ordine di intervento). Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda; Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia; Alessandra Mori e Paola Rossi, Bankitalia, divisione analisi e ricerca economica territoriale; Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda; Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italia; Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia.

Foto: Achille Colombo Clerici con. Giuseppe Sopranzetti e Alfio Noto

Achille Colombo Clerici tra il direttore della Banca d'Italia Milano Giuseppe Sopranzetti a sin. ed Alfio Noto, già Direttore della stessa sede Bankitalia

 

Giorno QN 6 Giugno 2015 – E’ il turismo la marcia in più – Expo – Achille Colombo Clerici

giugno 9, 2015

Giorno QN ediz. 6 Giugno 2015 –  “E’ il turismo la marcia in più” – Expo – Achille Colombo Clerici

L’Esposizione Internazionale di Milano genererà benefici per l’intero sistema turistico italiano 2015, contribuendo ad invertire la tendenza negativa degli ultimi sette anni.   Secondo Bankitalia 8 milioni di stranieri in più, che genereranno una spesa aggiuntiva stimata in 5,4 miliardi di euro per un totale di quasi 39,6 miliardi.  Per l’Enit, ci attendiamo una crescita sostenuta da India, Corea, Emirati Arabi, Cina, Usa e Canada con meta importante le città d’arte, comprese quelle minori, grazie a un ricco calendario di mostre ed eventi che hanno attirato e attireranno molti visitatori – connazionali e stranieri – amanti del binomio cultura-enogastronomia.

Finito Expo, si apre il Giubileo: nel 2000 ci sono stati 25 milioni di pellegrini-turisti che hanno speso circa 70 miliardi di euro (equivalente). Difficilmente si raggiungerà un exploit simile: ma si tratterà comunque di un consistente apporto sia ai valori dello spirito sia ai valori più materiali.

Quanto sia importante il turismo per l’economia italiana lo dicono le cifre: sulla base dei dati 2014 il contributo totale (diretto e con l’indotto) al pil sarà quest’anno di 165 miliardi di euro con circa 2.600.000 occupati nel settore, ed incrementi dell’1,7-1,8%, più del doppio delle previsioni per l’economia in generale (0,7%).

Se il turismo interno non ha ancora raggiunto i livelli pre-crisi, è dall’estero che giungerà l’input più consistente. Dando per acquisiti e in incremento gli afflussi da Germania, Francia, Usa, Gran Bretagna, bisogna puntare sui Paesi di più rapida espansione nel settore. La Cina è salita al primo posto per spesa turistica complessiva nel mondo; e in Italia non è irragionevole prevedere, grazie a Expo, il milione (o quasi) di visitatori (sono stati oltre 500.000 lo scorso anno), che spendono pro capite più di mille euro, più di quanto spende il turista statunitense (762 euro).

La Repubblica Popolare è d’altronde sempre più vicina e coinvolgente: secondo un rapporto Ispi l’adesione dell’Italia assieme ai principali Paesi europei all’Asian Investment Infrastructure Bank voluta dalla Cina nonostante l’opposizione di Washington, aprirà la strada alla nostra imprenditoria per la realizzazione di colossali infrastrutture in Eurasia.

Presidente Venezia

 

Monsignor Giuseppe Arosio – Nuove Chiese Diocesi, Curia Milano – Per il Trigesimo della scomparsa – Ricordo di IEA

giugno 8, 2015

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La scomparsa di Monsignor Giuseppe Arosio

DON PEPPINO DELLE 59 CHIESE

Colombo Clerici: “Sapeva condurre, con semplicità ma con fermezza, ad un cammino di fede”

Il 20 maggio, Monsignor Giuseppe Arosio, per tutti don Peppino, lasciava la vita terrena a Monza, dove era nato nel 1925. La sua figura eccezionale è bene riassunta dal Cardinale Angelo Scola: “Il ministero di don Peppino è strettamente legato al territorio di Monza. Dopo i primi incarichi nelle parrocchie S. Biagio e S. Rocco, nel 1961 assunse la responsabilità della comunità di San Giuseppe, seguendo con competenza e passione la costruzione della chiesa parrocchiale. Questa passione venne notata dal Cardinale Carlo Maria Martini che gli offrì l’Ufficio per le Nuove Chiese che resse dal 1984 al 2001. Il Piano Montini per l’edificazione di nuovi luoghi di culto permise a don Peppino di mettere a frutto la sua passione per l’arte e per la liturgia. Si teneva sempre aggiornato per conoscere la realtà delle altre Chiese, seguiva personalmente i cantieri riuscendo a infondere in tutti quell’entusiasmo che permette di affrontare ogni ostacolo nella profonda convinzione che si stia lavorando per un compito, per una missione più alta. Fino a quando gli fu possibile don Peppino spese la sua competenza e la sua passione per le chiese che aveva iniziato e qui è opportuno ricordare la sua ultima realizzazione, la chiesa dell’Ospedale di Monza. Proprio nel Duomo, un luogo ricco di storia e di arte che testimonia il profondo legame fra questo sacerdote e la città in cui era nato, salutiamo don Peppino e lo ringraziamo per quanto ha donato alla nostra Chiesa nei lunghi anni del suo ministero”. Chiesa fatta dalla Comunità dei credenti raccolti attorno alla Mensa dell’Eucarestia – ricorda Carlo Capponi, responsabile Beni culturali della Curia Milano – questo era il segreto per cui i “suoi” edifici di culto erano seguiti e amati, non come un dovere di ufficio, seppure di Curia, ma come una sincera e profonda affezione alle persone che gli chiedevano una chiesa in cui celebrare la Messa domenicale.
Parroco a Monza, iniziò la ricerca con la sua nascente Comunità parrocchiale esempi di edifici che si confacessero alla loro specifica situazione di Chiesa che accoglie. Raccontava dei tanti viaggi fatti in Italia e all’estero, tra i quali un pellegrinaggio in Terrasanta, dopo mesi di studio su riviste specializzate d’oltralpe. Dell’incontro con un architetto non cattolico, condizione che lo pose contro gli Uffici di Curia che poi, nemesi della vita, si sarebbe trovato a presiedere. L’annuale giornata diocesana “Nuove Chiese” divenne lo spunto per convegni, seminari di studio per riunire artisti e tecnici.  Tante sue frequentazioni e amicizie con celebri architetti, primo tra tutti Aldo Rossi, certo non inserito funzionalmente nelle organizzazioni ecclesiastiche, portarono mormorii tra confratelli e benpensanti che spesso riempiono le sacrestie più dei primi. Capì che la bellezza dell’Annuncio doveva essere segno vivo tangibile e non solo tema della predicazione. Si staccò da consolidati circoli storicizzati andando a cercare chi perseguiva ricerche e compì lo sforzo di mettersi in ascolto, per poter aprire un dialogo.
La formazione liturgica era data da lui e dai suoi consulenti a chi già operava nella ricerca dell’architettura e dell’arte in modo libero e profondo. L’apertura ai concorsi ad invito, in cui chiamare esponenti di alto profilo con un occhio anche all’estero. La scelta non di “Scuole cattoliche”, primariamente, ma di Atenei per la formazione seria di professionisti.
Nella sua vita di Curia seguì la costruzione di 59 chiese portando a compimento i piani organizzativi già pensati dal suo predecessore, l’architetto mons. Renato Corbella. “Piano 22 chiese per 22 Concili”, “Piano Cardinale Montini”. Con lui lavorarono architetti come Botta, Gregotti, Belgiojoso, Caccia Dominioni, Dahinden, Canella, D’Ardia, Gabetti e Isola e Galantino.
L’impegno alla formazione lo fece organizzare viaggi di studio sia in Italia che all’estero, vivo nel ricordo di molti quello in Terrasante. E il viaggio a Colonia in occasione della riapertura delle cento chiese romaniche nel 1985, così come un tour della Svizzera con tappe al santuario mariano eretto da Le Corbusier, alle chiese di Zumthor e alle benedettine abbazie barocche in cui gustare la sapienza della celebrazione. A tanti restano in mente lo schiarirsi la voce con seguente uscita di neologismi tedeschi di sua invenzione che segnavano la presa in carico di una domanda, di una richiesta a cui sempre seguiva una parola di indirizzo e di aiuto nella via della ricerca.
Per il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici che lo ebbe per molti decenni amico  e punto di riferimento morale e spirituale, “nel suo ministero pastorale dominava la grande umanità, la capacità di stare con gli altri e di condurli con semplicità, ma con fermezza ad un cammino di fede”. Ne ricorda ancora la sua tradizionale presenza in Engadina dove tutte le domeniche d’estate celebrava la Messa a Celerina sempre affollatissima dei suoi “parrocchiani” ed amici. E a Ferragosto la tradizionale Messa da campo all’Alpe Marguns, meta di fedeli provenienti da ogni parte della regione.

Foto:

– Due amici di Don Peppino: Luigi Caccia Dominioni e Achille Colombo Clerici
– La S. Messa di ferragosto al Marguns celebrata da Don Peppino
– “Wanderer fantasie” in Engadine

Colombo Clerici con Luigi Caccia Dominioni

messa Marguns

Wanderer fantasie in Engadine

 

 

LEONARDO DA VINCI, UN’ ”INTERVISTA IMPOSSIBILE” Finazzer Flory – Milano Museo della Scienza, Venezia La Fenice – Expo 2015

giugno 8, 2015

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L’opera di Massimo Finazzer Flory al Museo della Scienza e della Tecnologia

ESSERE LEONARDO DA VINCI, UN’ ”INTERVISTA IMPOSSIBILE”

Colombo Clerici: “Probabilmente non avremmo avuto un Genio noto in tutto il mondo se non fosse stato accolto da Milano, aperta alla modernità e alle teorie controcorrente”

Per la prima volta un allestimento non per vedere Leonardo da Vinci ma per ascoltarlo. Conosciamo la sua pittura ma non le sue parole, il suo pensiero senza il quale non potremmo capire né l’artista e il grande scienziato ma soprattutto l’uomo Leonardo.

Massimiliano Finazzer Flory attore, regista, drammaturgo, spiega così la sua ultima fatica durata tre anni in ricerca di fonti autentiche e nell’acquisizione di una lingua rinascimentale, per portare in scena per la prima volta le parole originali di da Vinci: un’”intervista impossibile” con il Genio a mezzo millennio dalla morte. Resa però possibile dalla profonda conoscenza di Leonardo e dalla sua attualità avendo saputo prevedere con centinaia di anni di anticipo come si sarebbero comportati i suoi discendenti.

Nella Sala Falck del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, sotterraneo dominato dalle macchine gigantesche della ottocentesca fabbrica (Leonardo si sarebbe trovato a casa sua) Finazzer Flory diventa “fisicamente” Leonardo indossando costumi d’epoca e con un trucco che è una vera e propria ricostruzione del volto del Genio di Vinci; recita in lingua rinascimentale su testi originali di Leonardo fra cui il celebre Trattato di pittura.

Nell’intervista impossibile, effettuata di volta in volta da personaggi d’eccezione della scienza e dell’arte, Leonardo risponde a 67 domande – una per ogni anno della vita – sulla sua infanzia, sulle sue attività in campo civile e militare, su come si fa a diventare “bono pittore”, sul rapporto tra pittura e scienza, pittura e scultura, pittura e musica. Ci parla dell’anatomia e della psicologia.

Commenta il Cenacolo e le figure degli apostoli, accenna al suo rapporto con la religione, affronta il tema dell’acqua, allude alla moda di allora, risponde agli attacchi dei nemici, spiega i moti dell’animo, offre profezie sul volo dell’uomo e, infine, dispensa sentenze e aforismi per vivere il nostro tempo. Il teatro diventa allora il luogo in cui possiamo fare esperienza della sua arte. Il format dell’intervista impossibile è un escamotage che ha permesso all’autore di tenere insieme la storia e l’immaginazione, i fatti e il nostro presente.

In un’intervista rilasciata in Usa, Finazzer Flory affronta il tema della cultura italiana nel mondo: “Se Leonardo rappresenta la migliore Italia gli italiani non rappresentano Leonardo. Perché la sua cultura è oggi quanto mai universale mentre la nostra Italia è diventata provinciale.  Dovremmo far viaggiare ovunque le opere d’arte italiane. La nostra diplomazia dovrebbe avere nell’arte la migliore strategia: mettendo in relazione le nostre opere con i più importanti musei e città del mondo condurrebbe la nostra immagine a un ruolo di leadership che non ha altrove. Non siamo una potenza economica o politica o militare. Siamo solo (in) potenza cultura. Il marketing del nostro paese dovrebbe passare attraverso la cultura”.

“Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile” è stato rappresentato in cinque città del Giappone e in altrettante città statunitensi – New York la più recente – con il titolo Being Leonardo. E’ approdato a Milano all’interno del programma cultura di Expo fino a ottobre. Oltre al Museo della Scienza (25 settimane ogni sabato fino al 31 ottobre 2015 dalle ore 18.00, partecipazione libera fino ad esaurimento posti, informazioni sui siti www.finazzerflory.com e www.museoscienza.org ), sono coinvolte altre istituzioni milanesi, la prima delle quali è l’ordine dei Domenicani:  lo spettacolo viene infatti rappresentato anche presso la Basilica di Santa Maria delle Grazie all’interno della Sacrestia del  Bramante.
Prossimamente vi sarà una rappresentazione al Teatro La Fenice di Venezia.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, invitato con la consorte signora Giovanna, commenta: “Una rappresentazione audace e coinvolgente. E al Maestro Finazzer Flory il plauso per l’iniziativa che diffonde ulteriormente nel mondo l’immagine dell’Italia migliore assieme a quella della sua icona, Leonardo il Milanese. Sì, milanese, nonostante sia nato e morto al di fuori della nostra città. Perché allora, anche allora, Milano aperta alle innovazioni, consentì di esprimere al meglio le sue eccelse pulsioni controcorrente. Forse senza Milano e il suo spirito, Leonardo sarebbe rimasto sì un Genio, ma misconosciuto”.

Foto: Achille Colombo Clerici con Massimiliano Finazzer Flory

Achille Colombo Clerici con Massimiliano Finazzer Flory

 

 

Giorno QN – Sidief Banca Italia Locazioni – Con l’ Imu dimezzata ripartono gli affitti – 30 Maggio 2015

giugno 1, 2015

Achille Colombo Clerici*

A margine del Seminar Aspen di Venezia ho espresso in un’intervista alcune considerazioni su realtà e divenire dell’investimento in immobili in locazione: spunto, uno studio Sidief, la società di gestione del patrimonio immobiliare residenziale di Bankitalia.

Il mercato della locazione privata in Italia è oggetto di una profonda trasformazione a causa della crisi che dura da sette anni, della disoccupazione, di cambiamenti culturali rispetto alla abitazione, soprattutto da parte dei giovani. Ma è soprattutto l’imposizione fiscale, cui si aggiunge la farraginosità delle procedure urbanistiche, ad allontanare gli investitori pure interessati all’ immobiliare.

Nell’Europa che solitamente usiamo definire avanzata, la locazione di mercato o privata rappresenta un pilastro fondamentale delle politiche della casa. Prendiamo quale esempio la Germania (ma potremmo citare anche Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera, Paesi scandinavi eccetera): il settore privato della locazione serve ampi strati della società.  In Italia il segmento resta marginale: l’ “affitto” rappresenta quasi  sempre una soluzione di ripiego per chi una casa non se la può comprare.

Resta comunque il fatto che soprattutto nelle città maggiori, dove più rilevante è la locazione, si registra uno spostamento di interesse verso l’affitto, confermato da una maggiore tenuta dei canoni rispetto ai prezzi. La locazione è oggi più conveniente dell’acquisto, perché, a parità di “costo” economico,  consente migliori e più funzionali condizioni abitative.

Inoltre, crollo dei prezzi e mutui bassi non bastano a far ripartire il mercato delle compravendite. Un segnale concreto di cambio di rotta, da parte del Governo, così da rigenerare fiducia e quindi innescare la ripresa, sarebbe ritornare alla situazione fiscale quale era quella prevista dalla legge sul federalismo fiscale prima delle modifiche apportate nel dicembre del 2011. Quindi, dimezzare il prelievo IMU per tutti gli immobili locati; ripristinare la deduzione forfetaria dal canone di locazione nella misura del 15 %, per spese afferenti la produzione del reddito; eliminare i coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali ai fini fiscali che, invece di abolire le sperequazioni esistenti, le accentuano.

Inoltre, la prevista Local tax andrebbe rapportata ai servizi comunali effettivamente goduti dai contribuenti e dovrebbe porsi a carico dei fruitori diretti di questi servizi, come avviene all’estero, ad esempio in Inghilterra con la Council tax. E non viceversa venir usata come patrimoniale sugli immobili.

presidente Venezia maggio 2015

Achille Grandi – Duomo Como, Concerto Acli 70 Anniversario – Orchestra Sinfonica “Carlo Caccia” di Novara diretta dal Maestro Renato Beretta, accompagnato dal “Coro dell’Opera di Parma” Giugno 2015

giugno 1, 2015

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Nel Duomo di Como la solenne celebrazione del fondatore Achille Grandi, antifascista e strenuo fautore dell’unità sindacale

LE ACLI – ASSOCIAZIONI CRISTIANE DEI LAVORATORI ITALIANI COMPIONO 70 ANNI

Benito Sicchiero

Le Acli-Associazioni cristiane dei lavoratori italiani compiono 70 anni. Un anniversario   importante – tanto più a Como, la città che ha dato i Natali ad Achille Grandi, fondatore e primo presidente dell’associazione – che viene celebrato in Duomo venerdì 5 giugno con l’esecuzione della “Messa di Requiem di Giuseppe Verdi”, Orchestra Sinfonica “Carlo Caccia” di Novara diretta dal Maestro Renato Beretta, accompagnato dal “Coro dell’Opera di Parma” con il Maestro Emiliano Esposito.

Se la nascita ufficiale delle Acli porta la data del 1944, a pochi giorni dalla liberazione della città e all’indomani della firma del Patto di Roma che aveva sancito la costituzione della Cgil unitaria, le basi risalgono addirittura al secolo precedente, precisamente al quarto Congresso cattolico italiano del 1877 in cui si affermava: “bisogna risolutamente far cristiano l’argomento del lavoro”. La chiesa affronta la “questione sociale”,  ma bisognerà aspettare ancora a lungo perché questi valori assumano la dignità di struttura.  Infatti, nel 1891 Leone XIII emanava la famosa enciclica Rerum Novarum, e nel 1931 Pio XI rilanciava i contenuti con l’enciclica Quadragesimo Anno. Ma è con la fine della seconda guerra mondiale e la vittoria della democrazia sul fascismo, che vengono alla luce le Acli come “costola sociale” dell’Azione Cattolica e avamposto della Chiesa nel mondo del lavoro.

Ecco le parole con cui il fondatore delle Acli, Achille Grandi ricostruisce i momenti delle origini: “Era convincimento di noi tutti che i lavoratori cristiani, pur entrando in un’organizzazione sindacale che affermava solennemente di rispettare tutte le opinioni politiche e religiose, avessero bisogno di un’organizzazione che li formasse solidamente nella dottrina sociale cristiana”.

Per la storia sarà bene ricordare che il nome di “Acli” fu trovato dell’avvocato Vittorino Veronese, presidente dell’Icas e che i principali costruttori dell’associazione, assieme allo stesso Veronese, furono mons. Borghino, l’avvocato Ludovico Montini, Pastore, Giannitelli, Bellotti, Cuzzaniti, Frascatani, mons. Civardi ed altri.  Ma è stato Grandi uno dei protagonisti della storia sociale politica dell’Italia contemporanea.

Nato a Como nel 1883 in una modesta famiglia operaia, Achille Grandi, costretto a lavorare a soli undici anni, ha scoperto presto la passione per la politica e per il sindacato: è stato segretario della Cil dal 1922 al 1926 e deputato nelle file del Partito popolare, tra i pochi che non votarono a favore del governo Mussolini preferendo, a 43 anni, scegliere la strada dell’Aventino con alcuni popolari, i socialisti, i repubblicani e i comunisti, pagando di persona per la sua coerenza. Grandi era pienamente cosciente di ciò che attendeva l’Italia negli anni futuri, tanto è vero che il 2 agosto 1926 scrisse il suo testamento spirituale.

Furono dieci anni circa di estrema precarietà economica. Intorno al 1940 Grandi prende parte ai primi incontri clandestini tra i cattolici di Milano. Nel 1942 il gruppo di Milano si incontrerà più volte con il gruppo di Roma di Alcide De Gasperi: da questi incontri nascerà la Democrazia cristiana. Negli stessi anni maturò l’idea di dar vita a quelle che poi si chiameranno le Acli. Dall’agosto del 1944, Grandi è presidente delle Acli, ma nel 14 febbraio 1945 rassegna le dimissioni. Le sue condizioni di salute si aggravano, morirà nel 1946. Achille Grandi rimane nella storia del nostro Paese come uno dei più limpidi interpreti del cattolicesimo sociale, artefice dell’unità sindacale, antifascista e democratico, uno dei più decisi fautori della scena sindacale unitaria.

Il presidente di IEA Achille Colombo Clerici si unisce agli esponenti delle Acli nella celebrazione di questo storico Anniversario, ricordando, assieme a tutti gli Amici del Centro Studi Achille Grandi di Piazza Sant’Ambrogio a Milano, la fulgida figura del Fondatore delle Acli, ispiratore di un pensiero politico forte.

Foto: Achille Colombo Clerici e Giampio Bracchi vicepresidenti di FVC Fondazione Vittorino Colombo
– con Carlo Bianchi

Achille Colombo Clerici e Giampio Bracchi

Achille Colombo Clerici con Carlo Bianchi 2

Cina Italia Turismo – Istituto Europa Asia Inst EUROPASIA – Rapporto Maggio 2015

giugno 1, 2015

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Secondo l’Istituto Europa Asia buoni i segnali anche per Expo: raggiungibile l’obiettivo del milione (o quasi) di visitatori

LA CINA TURISTICA SEMPRE PIU’ VICINA ALL’ ITALIA

Milano Roma 30 maggio 2015

Un milione di turisti cinesi per Expo? Se non la cifra tonda, un’affluenza non lontana. Tutti se l’augurano e il dato dell’ambasciata italiana a Pechino dei primi tre mesi dell’anno parla di più 40% di concessioni di visti turistici rispetto allo stesso periodo del 2014.

Bisogna inoltre tenere presente che, essendo l’Italia nell’area Schengen, anche altri Paesi europei stanno facendo visti a cinesi che poi, auspicabilmente, passeranno anche per l’Expo. Può essere utile un raffronto con i dati 2014 quando vennero rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche italiane in Cina quasi 330.000 visti turistici, su un totale di 390.000 (più 13% rispetto al 2013), ma i turisti cinesi in Italia sono stati oltre 500.000: ciò significa che almeno il 22% è giunto da altri Paesi dell’area Schengen.  E quindi che l’obiettivo del milione per Expo non è irragionevole; convinzione confermata dai risultati della campagna vendite di biglietti. Per Giancarlo Dall’Ara, professore universitario e curatore di «Italy China Friendly» (una rete di strutture turistiche) “si può fare di più. C’è ancora una burocrazia che fa rallentare il rilascio dei visti”». Tanto che la proposta del docente è di “sospendere il visto dalla Cina per i mesi di Expo, come hanno fatto le destinazioni vicine che hanno avuto un boom”, mentre un risultato si è già ottenuto: posticipare l’entrata in vigore dell’obbligo delle impronte digitali per i visti da alcuni Paesi, tra cui la Cina.

Elaborando dati e informazioni di fonti diverse oltre ai propri, l’Istituto Europa Asia presieduto da Achille Colombo Clerici offre una panoramica sul turismo dei cittadini della Repubblica Popolare e la sua probabile evoluzione nel mondo e in Italia.

La Cina ha già superato gli Usa come fonte di turismo internazionale ed è destinata a diventare nel 2020 il più grande mercato di origine a lungo raggio, di pari passo con la crescita del reddito medio.
Il pil pro capite è aumentato del 148% negli ultimi dieci anni: tra il 2003 e il 2013 ad un tasso medio annuo del 5,5% nelle economie Bric e i redditi medi dovrebbero continuare ad aumentare parallelamente allo sviluppo economico.

Oxford Economics prevede che entro il 2023 ci saranno così altri 61 milioni di famiglie che potranno permettersi viaggi internazionali, rafforzando il ruolo della Cina come principale mercato di origine del turismo internazionale. Inoltre, la United Nations World Tourism Organization (Unwto) e la European Travel Commission (Etc) sottolineano come i cinesi – anche quelli a livelli di reddito relativamente più bassi – spendano circa il 53% del loro reddito disponibile (escluse le spese per beni di prima necessità) in viaggi.

In Cina i viaggi d’affari rappresentano ormai meno della metà della domanda e potrebbero scendere ulteriormente, mentre i redditi delle famiglie e la domanda di viaggi di piacere continuano a crescere. Entro il 2023, i viaggi di piacere rappresenteranno il 62% del totale dei viaggi in uscita del mercato cinese.

Quale è il rapporto con l’Italia? Durante il loro soggiorno nel nostro Paese, i turisti cinesi (appartengono al ceto medio-alto, molti i laureati, buone disponibilità economiche), tendono a visitare più di cinque città italiane preferendo le mete dell’arte, dello shopping, dell’enogastronomia ma anche località turistiche meno scontate (come Napoli, Lago di Como, Forte dei Marmi, le Cinque Terre e Capri).  Milano, Firenze e Venezia attirano ciascuna dal 15 al 17% del turismo cinese nel suo complesso; seguite a ruota da Roma, al 5° posto.

Se le città italiane sono destinazioni molto popolari tra i cinesi, la durata del soggiorno è relativamente bassa rispetto ad altre città europee – in media meno di due notti per città – perché questi turisti nel nostro Paese tendono a organizzare viaggi con più tappe piuttosto che a fermarsi in un luogo unico. Ma il futuro resta positivo: secondo le previsioni, i primi quattro mercati in termini di crescita per i visitatori cinesi entro il 2023 sono tutti situati in Italia. Un progresso, visto che nel 2013 l’Italia si è collocata al sesto posto tra i top ten mondiali nella destinazione dei turisti cinesi, mentre nel 2012 era fuori classifica.

Quale è il loro apporto all’economia italiana? Secondo dati 2014, i più recenti a disposizione, i cinesi in giro per il mondo soprattutto per turismo sono stati 114 milioni ed hanno speso 130 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 117 miliardi di euro); pro capite più di mille euro, più di quanto spende il turista statunitense (762 euro). Del resto il reddito medio del turista cinese che viene in Europa ed in Italia nell’80% dei casi è superiore a quello medio italiano.

Bene dunque, ma si deve fare meglio. Ci sono poche guide turistiche che parlano cinese, così come scarseggia materiale informativo su monumenti e luoghi di interesse. Né è ancora tradotto in cinese il portale che promuove gli eventi per Expo. Le rotte dirette Italia-Cina sono ancora poche, tanto che – lo abbiamo visto – i cinesi sbarcano in Italia di rimbalzo, all’interno di viaggi organizzati che cominciano centinaia di chilometri più a nord, da Francoforte o da Parigi.
Grave lacuna questa del nostro sistema turistico che non favorisce sinergie tra le compagnie aeree ed i grandi tour-operators internazionali (nella carenza di quelli italiani) ai fini dell’incremento dei flussi turistici verso l’Italia.
I prezzi degli alberghi sono alti e gli albergatori dovrebbero predisporre ambienti “amichevoli” (ad esempio, piatti cinesi, bollitore per il tè nelle stanze, collegamenti tv via satellite con emittenti cinesi, organizzazione di shopping tour, di visite ai monumenti cittadini e alle località enogastronomiche dei dintorni ecc.).

Achille Colombo Clerici Venezia 2