Archivio per luglio 2015

Esodo Estivo primo Week End Agosto 2015 – In viaggio 9 milioni turisti – Europasia, Assoedilizia

luglio 31, 2015

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute
e
Cescat – Centro Studi Casa Ambiente Territorio di Assoedilizia

 

Le previsioni dell’andamento del turismo estivo 2015, anno di fine crisi. Dichiarazione del Presidente Cescat Achille Colombo Clerici: “Lo sviluppo del settore penalizzato dall’insipienza del pubblico e del privato”

PRIMO WEEK END D’AGOSTO, SULLE STRADE  POCO MENO DI 9 MILIONI

Nel primo week d’agosto in viaggio su strade e autostrade poco meno di 9 milioni, più dello scorso anno. Il 2015 è infatti l’anno della ripresa anche per il turismo domestico dopo sette anni di vacche magre, e gli operatori balneari esultano indicando presenze superiori a quelle pre-crisi. Ma la diluizione nelle partenze fa prevedere un solo “bollino nero”, il giorno 8. Traffico molto intenso, da «bollino rosso» verso sud, l’ 1, 2, 7 e 9 agosto. È quanto prevede l’Istituto Europasia e Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia. Quindi niente problemi da record sulle autostrade, anche se code e rallentamenti saranno inevitabili in taluni tratti.

Saranno in totale 33-35 milioni i turisti estivi italiani 2015, una cifra che mette un grande segno più davanti a quella del 2014. Alle vacanze si rinuncia solo in casi estremi, si riducono semmai durata, distanze dal luogo di residenza e si tagliano i divertimenti. Le vacanze dureranno: fino a 6 giorni per il 64%; da 7 a 12 per il 32%; da 14 a 21 per il 3%. Spenderanno mediamente quasi 800 euro pro-capite.

Le mete. Il 48% sceglierà il mare, il 14% la montagna (stagione non positiva) e le città d’arte, l’ 11% i laghi. Il restante 13% si divide tra campagna (agriturismo), crociere, fitness, ecc.

Dove si alloggia. Alloggi privati 42%, alberghi 34%; case di proprietà 13%; altro (agriturismo, spa/terme/centri benessere, campeggio) 11%.

Stranieri. Le città italiane vengono viste, all’estero, come il miglior connubio al mondo di arte, di paesaggi e di buona cucina. Il Belpaese viene indicato quale prima meta da parte dei turisti stranieri anche se, per motivi vari, si posiziona solo al quinto posto dopo Francia, Usa, Spagna e Cina nelle presenze effettive. La presenza dei turisti stranieri è in costante aumento: principalmente tedeschi (saldamente primi con oltre il 22% del totale), seguiti da nordamericani, francesi, britannici, spagnoli. Anche se, in assoluto, si tratta di piccole cifre, consistente incremento percentuale di cinesi, latinoamericani e indiani. Potrebbero essere di più se venissero concessi più visti, pare che soltanto una parte della richiesta venga soddisfatta.  Le mete: aumenta costantemente l’interesse per le città d’arte “minori”, la costiera Amalfitana, le Cinque Terre, la Versilia, il Tigullio, il Lago di Garda, il Mezzogiorno e le isole, soprattutto tra i turisti definiti “repeater”, ovvero coloro che sono già stati in Italia, ma ci ritornano per altre vacanze.

Secondo Europasia, pure il prossimo week-end conferma alcune tendenze in atto da tempo:

– la dilatazione del periodo di vacanze estive che va da metà giugno a fine settembre.  Ad oggi alcuni milioni hanno effettuato un periodo importante di ferie;
– la suddivisione delle vacanze in più periodi (2 milioni fanno gite frequenti di 2-4 giorni);
– la permanenza nelle grandi città, perché più vivibili, proprio nel mese di agosto;
– l’utilizzo, per scegliere le proprie mete, di internet (circa il 60%);
– la riduzione della durata media della vacanza.

Commenta Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia-Cescat: “Quello del turismo è l’unico settore che può progredire anche in tempi di crisi economica, in cui la produttività stenta a crescere; ciò in quanto il suo sviluppo non è in alcun modo legato ai limiti di capacità di assorbimento da parte del mercato, come avviene per i beni durevoli, poiché risponde alla insopprimibile naturale tendenza ad un continuo miglioramento ed accrescimento culturale e di benessere. Sicché il turismo ha dimostrato di rappresentare, in questa congiuntura economica, la via di uscita per controbilanciare la stasi di altri settori.
“Purtroppo, nel nostro Paese assistiamo ad un insufficiente utilizzo delle potenzialità di questo comparto economico. Scontiamo l’incapacità pubblica, in sede locale e nazionale, di portare a sistema il ricchissimo asset del patrimonio turistico, nonché gli effetti di una miope politica centrale di promozione nell’ambito internazionale. E l’insipienza dei privati: prezzi alti, servizio spesso non adeguato, assenza di una cultura dell’ospitalità, frammentazione dell’industria turistica; assenza di grandi tour operators; una dotazione alberghiera che risponde solo in parte alle richieste di una clientela media in continuo aumento.

“Se l’Italia vuole mantenere e migliorare la propria posizione internazionale in campo turistico, scesa dal 1970 dal primo al quinto posto nella classifica mondiale, occorre un deciso cambiamento di strategia, a cominciare da incentivi pubblici, come hanno già fatto i governi di Francia, Spagna, Grecia, Croazia e di altri Paesi. Seguono l’integrazione della politica per il turismo con quelle dei trasporti, dei beni culturali e dell’ambiente: nonché un coordinamento unico che superi la frammentazione di competenze tra Regioni e la miriade di strutture di promozione locale.”

 

 

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Giorno QN “Le due Italie del Fisco” 25 Luglio 2015 – di Achille Colombo Clerici

luglio 27, 2015

Giorno QN “Le due Italie del Fisco” 25 Luglio 2015 – Achille Colombo Clerici

Ci sono due Italie.
C’ è una Italia che sta acquattata dietro la minor efficienza, per non dire l’inerzia, della Pubblica Amministrazione. In cui Catasto, Uffici finanziari, Comuni, funzionano a rilento. Qui i cittadini sono meno sensibili alle riforme che riguardano la modernizzazione delle istituzioni, perché saranno interessati dalle stesse quando tutto l’impatto iniziale si sarà decantato, l’asprezza della novità sarà stata assorbita, gli effetti distorti delle normative saranno stati in parte eliminati ed in parte corretti.
E c’è un’Italia, che sostiene il resto del Paese, un’Italia che vive in prima linea: qui le istituzioni funzionano più che altrove, le leggi sono applicate subito, senza tergiversazioni, se un sistema è distorto incide immediatamente sulla pelle dei cittadini.
In questa Italia vivono cittadini abituati a stare all’erta, a difendersi anche dalle storture delle norme, a far sentire la propria voce in modo deciso.

Le due Italie possono essere riassunte in parametri. Il reddito, il gettito delle diverse imposte, il residuo fiscale. Ci riferiamo ai dati pro capite che sono gli unici significativi.

Reddito – Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria coprono una fascia compresa tra i 32.000 euro del Trentino Alto Adige, i 29.000 euro della Lombardia e i 25.000 euro ed oltre delle altre regioni. Da 15.000 euro in giù, cioè circa la metà, il reddito procapite di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia.

Gettito fiscale – Ogni cittadino di Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Liguria, Veneto versa da 11.000 a 10.000 euro all’anno; i cittadini della Campania, della Calabria e della Sicilia, anche in questo caso, circa la metà, da 6.000 a 5.500 euro.

Residuo fiscale, cioè la differenza tra quanto il cittadino paga di tasse e quanto riceve in cambio in servizi – Qui la situazione è più variegata a causa delle regioni del Nord a statuto speciale Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige (Friuli Venezia Giulia è in sostanziale pareggio) che si pongono nel rapporto dare-avere allo stesso livello del Sud. Comunque il Nord presenta un residuo fiscale attivo di circa 3.000 euro pro-capite; in Italia centrale è mediamente di 700 euro, mentre i cittadini delle regioni meridionali ricevono in servizi più di quanto versano in tasse per oltre 3.000 euro a testa.
In sintesi, nel 2014 lo Stato ha speso per ogni cittadino – compresi gli interessi del debito pubblico – circa 9.400 euro.
Su un totale nazionale di 8.824 euro pro capite di entrate tributarie registrate nel 2012 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati a livello territoriale), ben 7.124 euro finiscono nelle casse dello Stato (pari all’80,7 per cento del totale); 902 euro pro capite sono destinati alle Regioni (pari al 10,2 per cento del totale) e solo 798 euro pro capite (pari al 9 per cento) confluiscono nelle casse degli Enti locali (Comuni, Province e Comunità montane).

Questi dati indicano che, se il costo pubblico per ogni cittadino – in termini di spese correnti, investimenti, servizi – è più o meno uniforme su tutto il territorio nazionale, non così avviene per il concorso da parte del cittadino-contribuente, nel finanziamento dell’onere pubblico attraverso imposte, oneri sociali, fiscalità indiretta. C’è chi continua a pagare molto meno di quanto costi al pubblico.

foto presidente 133

Festa Nazionale Svizzera 2015 Celebrazione – Roma Ambasciata di Svizzera in Italia

luglio 22, 2015

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici

L’AMBASCIATA SVIZZERA A ROMA CELEBRA LA FESTA NAZIONALE

La festa nazionale della Svizzera si svolgerà a Roma, nella sede dell’Ambasciata, il 29 luglio prossimo.

L’Ambasciatore Giancarlo Kessler ha invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici. Colombo Clerici ha risposto con un messaggio: “Desidero vivamente ringraziarLa, unitamente alla Sua gentile Consorte, del cortese e gradito invito al ricevimento che si terrà in occasione della Festa Nazionale Svizzera, esprimendo nel contempo alla Nazione ed all’amico Popolo Svizzero, e al suo Rappresentante in Italia, l’augurio di prosperità e di fulgore”.

Il 1° agosto   1291, nasceva il nucleo della Confederazione con il patto federale trai cantoni Uri, Schwyz/Svitto e Unterwald che, per questo sono chiamati i «Cantoni primitivi». Quando i rappresentanti delle comunità si incontrarono in un piccolo spiazzo di circa cinque ettari, sul Vierwaldstättersee[Lago dei Quattro Cantoni] vicino a Seelisberg (UR), il prato del Rütli, come viene chiamato nei cantoni di lingua tedesca o Grütli, in quelli di lingua francese e in Ticino, la loro intenzione era quella di segnare un’alleanza difensiva contro la pressione degli Asburgo e dei loro balivi che volevano estendere la loro influenza dall’Austria fino al Gottardo.

A questo primo nucleo e con gli stessi intenti, si sono via via aggiunti altri «Paesi» (il termine «Cantone» sarà utilizzato più tardi). Solo nel 1848 nasce la Confederazione Helvetica, la Svizzera come la conosciamo oggi. Fino ad allora era più che altro un agglomerato di territori, città e campagne diversi, cresciuti e sviluppatisi uno nell’altro anche con forti tensioni interne che hanno portato persino a rivolte e guerre civili.

In Svizzera la cerimonia commemorativa del 1° agosto si svolge ogni anno sul prato del Rütli che è Monumento nazionale.

Foto: Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana

Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana

 

Giorno Qn “La scommessa dei porti Italiani” 18 Luglio 2015 – Achille Colombo Clerici

luglio 21, 2015

Giorno QN ” La scommessa dei porti Italiani ” 18 Luglio 2015

Achille Colombo Clerici

Milano, centro nodale tra i porti del Nord Tirreno – Genova, La Spezia, Savona, Marina di Carrara – e del Nord Europa. Con la realizzazione del Terzo Valico ferroviario tra Milano e Genova e del progetto svizzero AlpTransit – trafori del Gottardo-Monte Ceneri in attività dal 2019 e del Loetschberg già in attività – si creerà un Corridoio di alta velocità e di alta capacità che verrà utilizzato anche dalla Via della Seta Marittima di Cina ed altri Paesi asiatici; consentendo alle merci trasportate su navi entrate nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez di risparmiare il lungo e dispendioso tragitto attraverso lo stretto di Gibilterra e il periplo dell’Europa per raggiungere le aree economiche e industriali del centro-nord del Continente.

Un altro passo in questa direzione che cambierà radicalmente la rete della mobilità europea di persone e cose è stato compiuto con il “Piano strategico della portualità e della logistica” del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che il governo utilizzerà come base per riformare il settore “debole, sovraffollato, quasi totalmente dissociato dalle logiche (e dalle direttive) indicate dall’Unione europea”. L’idea dell’Italia “pontile d’Europa nel Mediterraneo” che molti osservatori economici auspicavano da almeno due decenni, non è stata realizzata.

Bisogna, presto, porvi rimedio. Già il sistema portuale italiano denuncia preoccupanti sintomi di debolezza che la lunga crisi di questi ultimi anni ha contribuito ad aggravare. Il primo riguarda i porti di transhipment (trasbordo), che hanno perso competitività rispetto a quelli di altri Paesi del Mediterraneo, dal Marocco a Malta, con conseguente calo del traffico.  Non solo: un’altra debolezza strutturale dei porti italiani è relativa alle dimensioni delle aree portuali. Basti pensare a come la superficie complessiva dei dieci maggiori porti italiani sia dell’ordine di grandezza del solo porto di Anversa, piuttosto che di quello di Le Havre o di Rotterdam.

Secondo il modello ipotizzato dal ministero, dovranno essere istituite otto Autorità di Sistema Portuale (AdSP): Nord Tirrenica: Genova, La Spezia, Savona e Marina di Carrara. Nord Adriatica: Venezia, Trieste, Ravenna e Ancona. Tirrenica Centrale: Livorno, Piombino e Civitavecchia. Sarda: Cagliari-Sarroch e Olbia-Golfo Aranci. Campana: Napoli e Salerno. Pugliese: Bari, Brindisi, Taranto e Manfredonia. Calabra e dello Stretto: Gioia Tauro e Messina. Siciliana: Palermo, Catania ed Augusta.

Presidente Venezia maggio 2015 2

Agenzia delle Entrate – dibattito su Il Sole 24 Ore

luglio 17, 2015

Il Sole 24 Ore 8 15 luglio

“Riforma del catasto, prelievo insostenibile” di Giuseppe Rebecca – articolo pubblicato su Il Sole 24 del 14.07.2015

luglio 14, 2015

INTERVENTO
Riforma del catasto, prelievo insostenibile
di Giuseppe Rebecca
Ci voleva così tanto (15 mesi) per accorgersi che il nuovo catasto edilizio avrebbe comportato un insostenibile aumento nella imposizione degli immobili?

Il riordino del catasto è un atto dovuto, non solo verso la Ue, ma anche per aggiornare gli estimi, fermi al 1988/89, e per variarne l’impostazione di base legata ai vani. Ma probabilmente tutta questa riforma farà la stessa fine della precedente (legge 662/1996), finita nel dimenticatoio.

Oggi la situazione non è equa, essendo a tutti evidente che le valutazione effettuate in base ai dati catastali sono inferiori, pressoché sempre, ai valori di mercato; ma nell`ambito di queste valutazioni ci sono differenze enormi tra città e città, come pure tra zone della stessa città, e anche tra diverse tipologie di immobili.

Non si può però prescindere dalla situazione contingente, e quindi dal gettito che gli immobili oggi assicurano allo Stato e agli enti locali. Si tratta di 42 miliardi di euro, nel 2014, stimabili in ulteriore aumento per il 2015. Solo nel 2011 le imposte complessive sugli immobili erano state di 32 miliardi; e per valutare l`aumento nella sua imponenza si tenga anche conto del crollo delle imposte sui trasferimenti, passate dai 13 miliardi del 2011 a 9 miliardi nel 2014: 4 miliardi in meno.

In una situazione di questo tipo è praticamente impossibile qualsiasi variazione degli estimi. Questa variazione ben avrebbe potuto essere attuata ante aumento della imposizione, non certamente ora. La trovata della clausola di salvaguardia prevista nella legge 23/2014,come pure la previsione di una riduzione in generale della imposizione, appaiono previsioni del tutto inapplicabili. Ma come si fa a legiferare in questo modo? C`è un problema, perché in effetti un problema c`era, e ne spostiamo la soluzione in avanti, con una bella frase. Poi qualcuno troverà la quadra.

Anche il direttore dell`agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, riteneva fattibile il tutto: «Qualcuno pagherà di meno qualcuno di più», posto che «l`invarianza di gettito sarà calcolata su base territoriale rimodulando le quote che sono locali». Evidentemente così non era. Ora, la questione è addirittura banale. Dato per scontato che con il nuovo catasto le rendite e i valori aumentano, ne deriva che, per garantire la dichiarata invarianza di gettito, le imposte devono corrispondentemente diminuire. E questo per singola imposta e per singola zona territoriale. Ma tenendo conto che le variazioni dei valori saranno le più diversificate, ne consegue che anche le variazioni delle imposte dovrebbero conseguentemente essere variate nelle stesse proporzioni, all`inverso. E tutto questo per garantire la indicata invarianza.

Tradotto in pratica, ci dovremmo trovare con aliquote Irpef diverse da Comune a Comune, e lo stesso accadrebbe per le imposte di registro e per tutte le altre imposte. Assolutamente improponibile; si creerebbe un bailamme tipo Imu e Tasi.

In conclusione, la dichiarata invarianza non può essere garantita, e la revisione delle rendite e dei valori potrà essere attuata solo in un momento di bassa imposizione totale nel settore, non certamente oggi. Ne conseguirebbe una rivoluzione. Quello che stupisce è che per capire questa semplice verità ci sia voluto così tanto tempo. Ma tant`è

Giorno QN “Quanto costa la burocrazia” Achille Colombo Clerici – 11 Luglio 2015

luglio 13, 2015

Achille Colombo Clerici

 

Secondo una ricerca svolta dalla Camera di Commercio di Monza su dati Eurostat e Registro imprese, la macroarea che comprende Milano, Lodi e Monza si pone al quarto posto tra le grandi aree metropolitane europee per valore del Pil – 184.721 milioni di euro – dopo Londra (623.189), Parigi (617.454) e Madrid (198.652); precedendo Barcellona e Berlino.  Se si considera invece il reddito pro-capite, la Grande Milano si colloca al sesto posto con 44.700 euro, dietro Stoccolma, Parigi, Bruxelles, Londra, Amsterdam, che sono tutte capitali europee e godono perciò dell’indotto di tale ruolo. E’ l’ennesima conferma del tradizionale ruolo di locomotiva del Paese. Frenata purtroppo da fattori da questo importati: che si chiamano bassa natalità, eccesso di burocrazia, malfunzionamento della giustizia civile, pressione fiscale elevata.

A causa di un welfare per la famiglia ancora insufficiente per quanto riguarda le lavoratrici potenzialmente madri (carenza di asili nido, assenza pressocchè totale di incentivi alla maternità e quant’altro), Milano, con un tasso di natalità del 9,2 per mille è al penultimo posto tra le 17 macroaree europee analizzate, seguita solo da  Liverpool.

Ogni anno, in media, un milanese perde oltre 200 ore per il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche che lo interessano con un danno economico – mancato lavoro, costo di trasporto per raggiungere vari uffici, parcelle di consulenti –   che si calcola in circa 1.000 euro tra timbri, comunicazioni, autorizzazioni e certificati, per un ammontare complessivo di 4.135 milioni di euro. Poi c’è la giustizia civile la cui lentezza, senz’altro inferiore alla media dell’Italia che si pone al penultimo posto in Europa seguita solo da Malta, rappresenta comunque un notevole freno alla voglia di investire degli stranieri e soprattutto alle ragioni del danneggiato. Infine le tasse. La pressione fiscale – ossia il totale delle tasse e degli oneri sociali rispetto al reddito complessivo del Paese – che ufficialmente è del 44,1% del Pil, secondo alcuni osservatori economici non terrebbe conto del sommerso, pari al 17,3% del Pil, facendo raggiungere con il 53,2% il vertice delle economie avanzate, più di Danimarca e Francia. Siamo al paradosso che più cresce il sommerso e più diminuisce la pressione fiscale.

Ambrosetti 2014 foto presidente