Giorno QN “Quanto costa la burocrazia” Achille Colombo Clerici – 11 Luglio 2015

Achille Colombo Clerici

 

Secondo una ricerca svolta dalla Camera di Commercio di Monza su dati Eurostat e Registro imprese, la macroarea che comprende Milano, Lodi e Monza si pone al quarto posto tra le grandi aree metropolitane europee per valore del Pil – 184.721 milioni di euro – dopo Londra (623.189), Parigi (617.454) e Madrid (198.652); precedendo Barcellona e Berlino.  Se si considera invece il reddito pro-capite, la Grande Milano si colloca al sesto posto con 44.700 euro, dietro Stoccolma, Parigi, Bruxelles, Londra, Amsterdam, che sono tutte capitali europee e godono perciò dell’indotto di tale ruolo. E’ l’ennesima conferma del tradizionale ruolo di locomotiva del Paese. Frenata purtroppo da fattori da questo importati: che si chiamano bassa natalità, eccesso di burocrazia, malfunzionamento della giustizia civile, pressione fiscale elevata.

A causa di un welfare per la famiglia ancora insufficiente per quanto riguarda le lavoratrici potenzialmente madri (carenza di asili nido, assenza pressocchè totale di incentivi alla maternità e quant’altro), Milano, con un tasso di natalità del 9,2 per mille è al penultimo posto tra le 17 macroaree europee analizzate, seguita solo da  Liverpool.

Ogni anno, in media, un milanese perde oltre 200 ore per il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche che lo interessano con un danno economico – mancato lavoro, costo di trasporto per raggiungere vari uffici, parcelle di consulenti –   che si calcola in circa 1.000 euro tra timbri, comunicazioni, autorizzazioni e certificati, per un ammontare complessivo di 4.135 milioni di euro. Poi c’è la giustizia civile la cui lentezza, senz’altro inferiore alla media dell’Italia che si pone al penultimo posto in Europa seguita solo da Malta, rappresenta comunque un notevole freno alla voglia di investire degli stranieri e soprattutto alle ragioni del danneggiato. Infine le tasse. La pressione fiscale – ossia il totale delle tasse e degli oneri sociali rispetto al reddito complessivo del Paese – che ufficialmente è del 44,1% del Pil, secondo alcuni osservatori economici non terrebbe conto del sommerso, pari al 17,3% del Pil, facendo raggiungere con il 53,2% il vertice delle economie avanzate, più di Danimarca e Francia. Siamo al paradosso che più cresce il sommerso e più diminuisce la pressione fiscale.

Ambrosetti 2014 foto presidente

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