Archivio per settembre 2015

Cina Italia, Ispi – “La Cina non è ancora per tutti” di Cristiana Barbatelli e Renzo Cavalieri – Europasia

settembre 30, 2015

      Istituto Europa Asia –  EUROPASIA – Europe Asia Institute

All’ISPI di Milano presentazione del volume “La Cina non è ancora per tutti”

LA STRATEGIA PER LE IMPRESE ITALIANE:
RISORSE ORGANIZZATIVE, FINANZIARIE E CULTURALI

Scriveva Matteo Ricci, il gesuita che nel ‘500 riaprì le porte del Catai all’occidente: i cinesi hanno molte parole uguali che possono avere significati diversi, addirittura per il tono di voce con cui si pronunciano. Era il 1583, ma ancor oggi va tenuta presente la complessità di quella cultura se i nostri imprenditori, e non solo, vogliono operare in quel potenzialmente appetibile mercato, il più grande del mondo.

E’ una delle chiavi per spiegare il volume “La Cina non è ancora per tutti. Dialoghi sul mercato cinese” di Cristiana Barbatelli e Renzo Cavalieri edito da Olivares dieci anni dopo la pubblicazione de “La Cina non è per tutti” curato nel 2005 da Maria Weber, prematuramente scomparsa,  pioniera nel portare il mondo dell’analisi politologica vicino al mondo delle imprese.

Nel volume, presentato con una tavola rotonda all’ISPI di Milano, alcuni dei maggiori esperti del mondo accademico e delle imprese italiane riflettono sulle attuali criticità e opportunità del mercato cinese.

In guardia contro i facili entusiasmi, è la sintesi. Per operarvi ci vogliono ingenti investimenti di risorse, organizzative e finanziarie. E culturali. Un approccio interdisciplinare, quindi.

Innanzitutto solo una relativamente piccola parte del miliardo e 300 milioni di cinesi consuma. La Cina rimane anzitutto la fabbrica del mondo e preferisce esportare mentre i risparmi delle famiglie vengono accantonati. Negli ultimi 15 anni le nostre esportazioni sono sì aumentate in valori assoluti ma si sono quasi dimezzate (dall’1,5% allo 0,8%) sul totale delle importazioni cinesi. Segno che non riusciamo ad essere competitivi con altri Paesi. I due terzi delle 2000 imprese italiane che operano in Cina hanno aperto uffici, non fabbriche, e con investimenti modesti, in media 5-7 mln di euro. Una formula per affermarsi è creare una nicchia al seguito dei colossi. Starbucks, la multinazionale del caffè, ha aperto un mercato di cui possono approfittare i nostri piccoli ma più qualificati operatori del settore.

Gli sconvolgimenti finanziari di luglio – caduta della Borsa e del renminbi, la crescita del pil di “solo” il 7,3% – stanno per essere assorbiti. Ma si stanno altresì chiudendo gli spazi di una maggiore autonomia dell’economia dalla politica. Stanno tornando alla grande orgoglio, nazionalismo: come sta avvenendo, d’altronde in molti Paesi occidentali.

Ciononostante la Cina è oggi più aperta di ieri. In particolare, la legislazione protegge maggiormente gli operatori stranieri dalle interpretazioni delle burocrazie locali; ma restano sempre valide “leggi non scritte” da rispettare.

I lavori, introdotti da Carlo Secchi (Ispi e Università Bocconi) e da Francesco Boggio Ferraris (Fondazione Italia Cina) hanno registrato gli interventi di Romeo Orlandi (Osservatorio Asia) e dei due coordinatori del volume Cristiana Barbatelli (Barbatelli&Partners Management Consultant) e Renzo Cavalieri (Università Cà Foscari e Studio legale BonelliErede Belex). Sono seguite le esperienze di tre operatori sul campo: Massimo Roj (Progetto Cmr), Umberto Simonelli (Brembo), Massimiliano Toti (Intesa Sanpaolo).

Foto: Achille Colombo Clerici. Pres. Istituto Europa Asia, Europasia

Presidente  Venezia 2015

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“Una politica per gli affitti” – QN Giorno, Resto del Carlino, La Nazione – 26 Settembre 2015 – Mobilità abitativa per lavoro, studio… – Achille Colombo Clerici

settembre 28, 2015

di Achille Colombo Clerici

Il censimento del 2011 ci offre i dati della mobilità abitativa su base annua in Italia, dai quali risulta che  hanno cambiato casa/residenza nell’anno precedente la rilevazione, per motivi fra i quali il principale dovrebbe esser quello di lavoro, solo 5,5 abitanti su cento. Esclusi emigranti, immigrati e nuovi nati.

Secondo i dati Istat Datawarehouse per l’Italia – Eurostat Population and Housing Census per gli altri Paesi europei – ACS per gli Stati Uniti – siamo il fanalino di coda del mondo occidentale. A cambiar casa nei PAESI BASSI sono 7,9 abitanti su cento; nel BELGIO  9,5; In FRANCIA  10,9; nel REGNO UNITO  11; in PORTOGALLO  11,2; in SVEZIA 11,4; in DANIMARCA 12,1; negli STATI UNITI sono 14,5.

Uno dei principali motivi della “staticità” degli italiani è il fatto di essere proprietari dell’abitazione nella quale vivono, fenomeno che vede l’Italia ai primissimi posti in classifica, con oltre il 74% (un altro 9% abita in case a titolo in qualche modo equivalente alla proprietà) delle famiglie che si trova in questa condizione.

E’ evidente che in una fase storica quale l’attuale, in cui si accentua ogni tipo di disuguaglianza anche grazie al crearsi di aree a forte sviluppo occupazionale contrapposte ad altre che presentano una spiccata assenza di fonti di lavoro, occorre permettere ai lavoratori di seguire l’offerta di lavoro.

E gli stessi processi di ristrutturazione aziendale o istituzionale sono favoriti se c’è la mobilità abitativa.

La recente vicenda degli insegnanti costretti a trasferimenti anche di centinaia di chilometri dal luogo di residenza ne è la cruda rappresentazione.

Ma non è semplice trasferirsi quando si è proprietari di una casa della quale magari si sta ancora pagando il mutuo.

L’ alta percentuale di abitazioni occupate a titolo di proprietà è il frutto di una politica pluridecennale che ha favorito l’acquisto a scapito della locazione.
Le esenzioni dalla Imu e dalla Tasi promesse dal Governo Renzi e non accompagnate da un parallelo e contestuale alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni sono l’esempio di un provvedimento dalle buone intenzioni che in pratica, però, accentuerà lo squilibrio esistente.

E’ prioritario quindi rilanciare l’affitto per favorire la mobilità del lavoro come ha recentemente sostenuto all’annuale convegno di Confedilizia a Piacenza il viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando. Una tesi da noi sempre sostenuta.
Punto da cui partire è garantire, all’investitore negli immobili destinati alla locazione, un rendimento pari a quello offerto da altre forme di investimento, riducendo l’abnorme tassazione che  grava sulle cosiddette “seconde case”, quali sono gli alloggi in locazione considerati dal Fisco alla stregua delle ville al mare e ai monti.

Poi bisogna garantire al proprietario il rispetto dei termini contrattuali, in altre parole   la disponibilità dell’immobile al termine della locazione. Casi di particolare fragilità sociale – famiglie che per perdita del posto di lavoro, malattie od altro meritano particolare attenzione e riguardo – non vanno accollati all’incolpevole “padrone di casa” chiamato a svolgere una funzione sociale che non gli compete – ma sostenute da politiche sociali attive.

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“Seconde case”: Basta vessazioni – Il Giorno QN, Il Resto del Carlino, La Nazione – Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia 19 settembre 2015

settembre 21, 2015

“La politica delle esenzioni fiscali (abolizione di IMU e TASI) per la prima casa non incide direttamente sull’andamento del settore immobiliare; in altri termini, se non è accompagnata da un parallelo e contestuale alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni e sulle compravendite,  non innesca un processo virtuoso per il sostegno del mercato.

Riguarda infatti immobili che non “fanno mercato” essendo sostanzialmente indisponibili. Il mercato è determinato viceversa proprio dalle transazioni economiche aventi ad oggetto immobili disponibili per la compravendita e per la locazione: le cosiddette “seconde case” che sono destinate all’affitto e la nuova produzione edilizia rimangono escluse dalle esenzioni.

Quelle esenzioni, da un lato creano problemi ai Comuni, che tenderanno a scaricare l’onere, per la compensazione del minor gettito, sulle spalle delle seconde case e degli immobili commerciali. Come d’altronde è già puntualmente avvenuto, nonostante le assicurazioni preventive che questo effetto non si sarebbe verificato in virtù di un parallelo aumento dei trasferimenti, già nelle due occasioni precedenti, con le esenzioni dall’ICI e dall’IMU.

Ma il Premier Renzi ha assicurato che a fronte di quelle esenzioni ci sarà “un assegno” per i Comuni di 3,6 miliardi. La tassa sulla casa, ha aggiunto, è diventata una “tassa psicologica”, metafora di un fisco vessatorio ed è quindi una priorità “politica” abolirla.

Siamo d’accordo: la tassa sulla casa, non solo quella sulla prima casa.

D’altro lato le esenzioni, come concepite dal Governo, rappresentano un trascurabile bonus fiscale, che non indurrà certo ad un aumento dei consumi, se non per i contribuenti dai redditi inferiori.

L’effetto finale per il Paese sarà una continua tendenza ad acquistare case come abitazioni in proprietà, per evitare una tassazione che diversamente risulterebbe abnorme e crescente. Condannando l’Italia ad essere sempre più un Paese di prime case, con conseguente sclerosi del mercato immobiliare e della mobilità dell’abitazione.”

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Svizzera Italia – Battaglia Marignano Celebrazione Cinquecentenario 13 Settembre 2015 – Comitato

settembre 14, 2015

Istituto Europa Asia – EUROPASIA – Europe Asia Institute

Commemorato il 500° anniversario dell’evento bellico di Marignano (oggi Melegnano)

LA BATTAGLIA DEI GIGANTI, SVOLTA NELLA STORIA DELLA SVIZZERA

Benito Sicchiero

La neutralità della Svizzera – questo piccolo straordinario Paese saldamente unito nonostante quattro lingue e due religioni principali – ha, secondo alcuni studiosi, le origini nella battaglia di Marignano (l’odierna Melegnano) detta anche Battaglia dei Giganti, il cui cinquecentesimo anniversario è stato degnamente celebrato nel luogo dove si svolse, oggi parco pubblico di San Giuliano Milanese, alle porte della metropoli lombarda.

Un episodio trascurato perché di battaglie combattute da eserciti stranieri che si disputavano parti dell’italico suolo  è ricca la storia; e nonostante l’altissimo numero di morti e di feriti (si calcola circa la metà dei 60.000 contendenti) ne abbia fatto uno degli scontri più cruenti di quei secoli.

In realtà Marignano ha rappresentato una svolta nella storia della Svizzera. Nonostante non sia stata l’ultima battaglia combattuta dai Confederati, la neutralità venne comunque decisa di lì a poco anche per l’arrivo della Riforma che rese impensabili guerre di conquista di tutta la Confederazione.

L’esercito di Francesco I di Valois-Angoulême, re di Francia, tentava la riconquista del Ducato milanese, perduto dal suo predecessore Luigi XII nel 1512; e quello della Confederazione elvetica tentava di difendere la supremazia ottenuta nello stesso 1512 in Lombardia, restaurando sul trono il duca nominale, Ercole Massimiliano Maria Sforza, figlio ed erede di Ludovico Maria il “Moro”.

Gli svizzeri si batterono con asce, spade e picche contro i cannoni e i fucili del francesi e la cavalleria veneziana, e vennero sconfitti, sia pure con onore.

La cerimonia ha visto la partecipazione della Presidente della Confederazione svizzera Simonetta Sommaruga che ha tenuto il discorso principale, seguito da un’analisi storica di Jürg Stüssi-Lauterburg, della Biblioteca militare federale «am Guisanplatz».

In precedenza il Sindaco di San Giuliano Milanese Alessandro Lorenzano, porgendo i saluti agli ospiti – tra i quali i consoli generali a Milano di Svizzera Massimo Baggi e di Francia Olivier Brochet – ha rilevato come quella strage di europei su suolo europeo costituisca l’antitesi dello spirito di amicizia e di solidarietà rappresentata da Expo in corso, negli stessi giorni, a poche decine di chilometri.

Il programma, coordinato da Franco Valli,  ha visto la rievocazione storica della battaglia per voce recitante e orchestra di fiati proposta dall’Unione Filarmonica di San Pietro di Stabio, oltre a intermezzi dell’Ensemble e dell’Orchestra di archi del Conservatorio della Svizzera Italiana; completata da un programma supplementare che ha avuto inizio alle ore11.00 e si è concluso con un culto ecumenico alle ore 17.30 nella Chiesa parrocchiale di Zivido, in vicinanza del monumento “Ex Clade Salus” e al “Parco dei Giganti”. Alla funzione ecumenica ha partecipato il vicario generale dell’Arcidiocesi ambrosiana, monsignor Mario Delpini.

Per la rievocazione, il capo Dipartimento cultura della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, Diana Segantini, ha promosso la docufiction “Il cielo di Marignano”, del regista Ruben Rossello, prodotta da Luca Jäggli, che è stata presentata  in anteprima al Centro Svizzero di Milano, in presenza di autorità e del cast degli attori, in contemporanea con la presentazione del libro fotografico “Il cielo di Marignano”, edito da Seb Società Editrice di Chiasso.

La Fondazione Pro Marignano si è mossa con un anticipo di tre anni, come ha affermato il capo progetto Fulcieri Kistler. E’ stata promossa   un’intensa attività storiografica, con due importanti simposi di studiosi e storici a Bellinzona e a Milano. La Posta Svizzera ha emesso un francobollo speciale su Marignano. E il Museo nazionale Svizzero di Zurigo ha allestito una mostra speciale. La Fondazione Pro Marignano ha provveduto al restauro dell’Ossario dei caduti a Mezzano, assai danneggiato nel 2012, e a un’accurata manutenzione del monumento “Ex Clade Salus” a Zivido.

Foto: il Presidente di Europasia Achille Colombo Clerici con il Presidente della Confederazione Elvetica Pascal Couchepin

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Bici “Targhe” – Iscrizioni identificative sui telai delle biciclette – Regione Lombardia, mozione

settembre 9, 2015

A s s o e d i l i z i a

Soddisfazione di Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia che per prima ha sollevato la questione

IL CONSIGLIO REGIONALE: “TARGA” PER LE BICICLETTE

Il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha accolto con soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio Regionale di una mozione per inserire nel disegno di legge di riforma del Codice della Strada in discussione al Senato l’obbligo dei costruttori di biciclette di apporre sui telai un numero di identificazione. Una sorta di “targa” con due principali obiettivi: agevolare il recupero dei velocipedi rubati (secondo Riccardo De Corato, Fdi, ogni anno 320.000 su un totale di 4 milioni) e identificare i ciclisti che contravvengono alle norme del Codice della Strada.

“Assoedilizia – afferma Colombo Clerici – trova finalmente al suo fianco persone (amministratori regionali, sindaci come Pisapia, politici, giornalisti e soprattutto l’opinione pubblica) impegnate in una piccola battaglia di civiltà. “Ricordiamo quando, diversi anni or sono, abbiamo per primi avanzato la proposta della “targa”, sia per responsabilizzare il ciclista, sia per limitare i numerosi furti delle due ruote, non certo per penalizzare i ciclisti corretti che meritano l’apprezzamento di tutti.

Fummo attaccati e sbeffeggiati soprattutto dall’associazione dei ciclisti organizzati milanesi che si mobilitarono anche in chiassose pubbliche manifestazioni.
Ci volle addirittura la morte di una anziana, travolta sulle strisce pedonali, per determinare una svolta nell’opinione pubblica.

La stessa cosa avvenne quando criticavamo, oltre trent’anni fa, le imprese dei graffitisti selvaggi, gli stessi a cui – sostenevamo – poco importava l’arte murale, ma importava aggredire la città e le sue case. Oggi le città italiane sono piene di muri imbrattati, meta di “artisti” provenienti da mezzo mondo.

“Ben vengano quindi, anche a proposito degli strumenti di identificazione per le bici, queste resipiscenze che fanno giustizia delle gratuite accuse di oscurantismo che ci furono a suo tempo rivolte: quando invece il nostro obiettivo era, ed è sempre, il rispetto della legalità, l’amore per la città e la tutela dei diritti del vivere civile”.

Foto: Achille Colombo Clerici con il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni

Ambrosetti 2014 con il Governatore Lombardia Roberto Maroni

 

 

Ambrosetti Cernobbio – Forum, The European House – Assoedilizia su Il Giorno 5 Settembre 2015

settembre 8, 2015

A s s o e d i l i z i a

Il Giorno QN 5 settembre 2015
Chi paga il fallimento delle politiche fiscali?

Partecipando al Forum Ambrosetti, dove si dibattono questioni macroeconomiche a livello nazionale ed internazionale, mi si affacciano alla mente alcune considerazioni.

Dal 2000 al 2014, nella perenne rincorsa tra tasse e spesa pubblica, vince quest’ultima alla grande. E così, nei quindici anni presi in considerazione, il debito pubblico è continuato ad aumentare – dal 109% del Pil ad oltre il 132% –  nonostante il progressivo incremento della pressione fiscale che ha raggiunto, in termini virtuali, il 43,5%. Ovviamente, considerazione non da poco, tale livello comprende anche chi le tasse non le paga, cioè la nutrita categoria degli evasori, praticamente intoccabile perché portatrice di voti che possono far vincere o perdere le elezioni: secondo attendibili stime, la pressione fiscale, tra imposte ed oneri sociali, si aggira in termini reali attorno a circa il 54% del PIL.
La politica, fiscale e non, sin qui seguita non è riuscita a ridurre le disuguaglianza tra i più poveri e i più ricchi, anzi l’ha accentuata. I miliardari in euro, nonostante la crisi, sono aumentati della metà.
Secondo dati Istat elaborati dalla Cgia, sempre dal 2000 al 2014 le entrate tributarie sono cresciute del 38,6%, la spesa pubblica del 46,5%, al netto degli interessi sul debito del 4,9%, mentre il Pil è aumentato soltanto del 30,4%.
E’ evidente che l’uscita dal circolo vizioso – più spesa pubblica più tasse – si ottiene principalmente soltanto in due modi: aumentando il Pil, con un incremento considerevole della produzione e dell’occupazione che appare allo stato alquanto improbabile in una fase dell’economia a stagnazione endemica, qual è la nostra; o tagliando la spesa pubblica in maniera equilibrata.
Intanto al prossimo orizzonte si presentano problemi non da poco.   Per   evitare che   scattino   le   cosiddette   clausole   di   salvaguardia previste dall’Unione Europea e da noi liberamente sottoscritte,  entro   la   fine   del   2018 il   Governo   dovrà   recuperare   75,4   miliardi di   euro,   altrimenti   famiglie   e   imprese subiranno  un  aggravio fiscale  di  pari  importo.

La prima scadenza è il prossimo 30 settembre, data entro la quale si dovranno reperire 1,4 mld di euro per evitare l’ennesimo aumento delle accise sui  carburanti, oltre  a  un deciso incremento  degli  acconti Irpef  e  Ires   in  capo a persone fisiche ed  alle aziende.    Entro la fine dell’anno saremo costretti a reperire ulteriori 16 mld di euro; diversamente dal I° gennaio 2016 ci saranno un nuovo ritocco dell’Iva e un nuovo aumento della tassazione.

Foto: Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia

Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia

 

Ambrosetti Cernobbio – Forum, The European House, Workshop 2015 – Assoedilizia: Tasse sulla casa, Matteo Renzi

settembre 7, 2015

A s s o e d i l i z i a

Esenzioni Imu e Tasi

Colombo Clerici: non possiamo, condannare l’Italia ad essere sempre più un Paese di prime case, pena la sclerosi del mercato immobiliare e della mobilità dell’abitazione.

Da Cernobbio, dove partecipa ai lavori del Forum Ambrosetti il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“La dichiarazione di ieri di Susanna Camusso, per cui ‘l’esenzione Imu e Tasi non serve alla ripresa del Paese’ è allineata con le osservazioni che le abbiamo rivolte una settimana fa in occasione di una sua intervista al Corriere della Sera; purché la si legga con riferimento stretto alle proposte del Governo.

In effetti, la politica delle esenzioni solo per la prima casa non incide direttamente sull’andamento economico del settore immobiliare; in altri termini, se non è accompagnata da un parallelo alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni e sulle compravendite non innesca un processo economico virtuoso per il sostegno del mercato.

Riguarda infatti immobili che non “fanno mercato” essendo sostanzialmente indisponibili. Il mercato è determinato viceversa proprio dalle transazioni economiche aventi ad oggetto immobili disponibili per la compravendita e per la locazione: seconde case e nuova produzione edilizia che rimangono escluse dalla esenzione.

Quelle esenzioni, da un lato creano problemi ai comuni, che tenderanno a scaricare l’onere, per la compensazione del minor gettito, sulle spalle delle seconde case e degli immobili commerciali.
(Come d’altronde è già puntualmente avvenuto, nonostante le assicurazioni preventive che questo effetto non si sarebbe verificato in virtù di un parallelo aumento dei trasferimenti, già nelle due occasioni precedenti, con le esenzioni, una dall’ICI, l’altra dall’IMU.)

Ma il Premier Renzi ha assicurato che parallelamente ci sarà “un assegno” per i Comuni i quali vedranno aumentare i trasferimenti a loro favore di 3,6 miliardi.
La tassa sulla casa ha detto Renzi al Forum Ambrosetti di Cernobbio è diventata una “tassa psicologica”, metafora di un fisco vessatorio ed è quindi una priorità “politica” abolirla.
Siamo d’accordo: la tassa sulla casa, non solo quella sulla prima casa.

D’altro lato le esenzioni, come concepite dal Governo, rappresentano un trascurabile bonus fiscale – calcolato mediamente in 17 euro mensili – che si tradurrà in maggiori consumi solo ai livelli inferiori di reddito dei contribuenti.

L’effetto finale per il Paese sarà una continua tendenza ad acquistare case come abitazioni in proprietà, per evitare una tassazione che diversamente risulterebbe abnorme e crescente.

In definitiva, non possiamo, con siffatta politica, condannare l’Italia ad essere sempre più un Paese di prime case, pena la sclerosi del mercato immobiliare e della mobilità dell’abitazione.”

Foto: Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia al Forum di Ambrosetti Cernobbio

Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia al Forum Ambrosetti 2